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Addio, Mitico Bruno!

| 14 Giugno 2019

Bruno De Silvestri è un pezzo di storia dell’agonismo della pesca in apnea, probabilmente il miglior atleta italiano degli ultimi 20 anni, certamente il talento più vincente che la scuola sarda abbia mai espresso e forse il più conosciuto agonista italiano all’estero come dimostrano i tanti commenti arrivati sul sito e sui social da ogni parte del mondo. Il suo nome non è mai mancato nelle cronache e nelle interviste di gara che Apnea Magazine ha pubblicato fino a poco tempo fa. Abbiamo così chiesto a Simone Belloni, che più di tutti noi lo conosceva, di ricordarlo a modo suo, salutandolo come si fa con un amico che parte per un lungo viaggio…

di Simone Belloni Pasquinelli

Oggi è una di quelle giornate in cui scrivere mi diventa pesante. Giornate in cui arriva la brutta notizia che, come al solito, si presenta senza bussare. Ti piomba tra capo e collo e ti lascia stordito… impietrito. Ed allora la tua mente va in “rewind” e comincia ad arraffare qua e là nello sgabuzzino delle memorie. Io ne ho diverse. Non solo perché l’ho intervistato varie volte per Apnea Magazine ma anche perché con lui, in un Agosto di esattamente 9 anni fa, ho passato una giornata di pesca nelle acque di casa sua: al Poetto.

Mi ricordo benissimo tutto. Dal contatto telefonico all’incontro. Un uomo schietto, un solido atleta. Preparava il Mondiale di Lussino che lo avrebbe visto protagonista il mese seguente, a Settembre. Puntiglioso, attento ai particolari, curioso di provare il nuovo pedagno che si era preparato proprio in vista del grande appuntamento. Fin da subito mi disse che in questa giornata il pesce sarebbe stato più abbondante a terra, nella fascia media, ma che lui avrebbe pescato al largo, intorno ai 30 metri, proprio per cercare di acquistare il “ritmo” mundial.

Aveva un anima azzurra quest’uomo. Aveva la pelle salata, solcata dalle impronte che il mare scava solo sui visi dei marinai.  Non penso che ci sia da aggiungere altro se non forse pensare che venne dal mare ed al mare riportò le sue spoglie.

Se non pensare che se ne vanno sempre i migliori e quindi sulla terra, probabilmente, rimane poca roba.

Se non abbracciare tutti i suoi cari, i suoi amici, i suoi commilitoni come solo il mare può fare nella sua infinita vastità.

Se non fermarsi un attimo a riflettere.
A chiederci: “dove?”.
A chiederci: “quanto ancora?”

Siamo nella clessidra e granello dopo granello il tempo passa, il tempo svuota inesorabile.
E allora, caro Bruno, è il momento che impariamo una volta per tutte quanto siamo fragili, inconsistenti, labili.

Proprio da te ed attraverso il tuo ricordo. Attraverso quel sorriso di chi pareva saperla lunga e poterti fregare in ogni momento e su ogni terreno.

Io non credo che tu abbia perso.
Anzi, se ben ricordo, era il tuo finale perfetto.
Sei stato anche un ottimo regista, cazzo!
Ci hai “fregato” con un finale thriller.

p.s. oggi vengo per l’ultima volta da te con questa “mia”… che sei tu.

Simone

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Category: Agonismo, Articoli, Pesca in Apnea, The Box

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