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Via Libera alla Pesca Sportiva nei Porti? Non Proprio, Facciamo Chiarezza

| 11 Febbraio 2019

La notizia dell’imminente approvazione di nuovi protocolli (ultimo in ordine di tempo, quello per il Lazio annunciato dalla FIPSAS) per la regolamentazione della pesca sportiva all’interno dei porti, ha favorito la diffusione della convinzione che a breve il divieto di pesca in ambito portuale sarà abolito e che sarà presto possibile praticare liberamente anche all’interno dei porti. In realtà le cose stanno in maniera molto diversa e, viste anche le numerose richieste di conferma o smentita, cercheremo di spiegare se e come cambieranno le cose.

Solo Modifiche a Livello Locale

Questi protocolli d’intesa non sono una novità assoluta, il Lazio non fa che seguire l’esperienza precedente di diverse regioni italiane tra cui Toscana, Puglia, Sicilia e Sardegna. In tutti i casi però parliamo di provvedimenti ad esclusivo carattere locale. Ad un documento generale nel quali vengono identificate le modalità di esercizio della pesca sportiva e ricreativa nei porti, seguono poi dei regolamenti specifici per ogni singolo bacino portuale interessato, emessi dalla Capitaneria di Porto competente.

Tutto ciò si rende necessario perchè il divieto di pesca normalmente vigente in ambito portuale, NON viene affatto a decadere; al contrario, viene semplicemente derogato in aree selezionate. È SBAGLIATO quindi credere che si potrà pescare liberamente; ogni porto avrà regole proprie ma, in generale: i dilettanti portanno pescare SOLO in zone appositamente dedicate, con limitata estensione a mare, solitamente solo durante il fine settimana e non di notte.

Vediamo ora nel dettaglio le varie modalità di esercizio, perchè non saranno tutte uguali.

Pesca con la Canna: per Tanti, ma NON per Tutti e NON Sempre

L’accesso alle aree riservate alla pesca sportiva finisce spesso per essere a numero chiuso, questo perchè le prescrizioni delle Capitanerie impongono, ad esempio, una distanza di sicurezza tra un pescatore e l’altro (solitamente circa 5 metri). Questo implica che l’area venga controllata e l’accesso regolamentato, anche se magari non in maniera proprio tassativa. In alcuni porti è richiesto solo il possesso del tesserino MIPAAF, in altri è richiesto un ulteriore permesso, talvolta a pagamento a seconda di chi e di come gestisce l’area destinata alla pesca.

Anche le tecniche di pesca sono piuttosto limitate dato che il tratto di mare riservato alla pesca, generalmente, è una striscia d’acqua che corre parallelamente ai moli e limitata a 10/15 metri di estensione verso il largo.

Oltretutto spesso si limita l’utilizzo alle sole lenze munite di galleggiante, vietando l’uso di tecniche che comportino il contatto con il fondale (quindi il potenziale incaglio e la perdita di materiale) e una distanza di lancio che oltrepassi il limite della concessione.

Molto eterogenea è poi la regolamentazione relativa a giorni e orari in cui è consentita la pratica. Nei porti di maggior traffico spesso si sceglie di permettere la pesca solo nelle giornate di sabato e domenica, mentre in quelli minori la pratica è libera tutti i giorni della settimana. Praticamente ovunque invece esiste una limitazione oraria, che può variare tra la stagione invernale e quella estiva, che quasi sempre rende off-limits le ore notturne.

Pesca Subacquea: NON Cambia Nulla!

Come facilmente prevedibile, la pesca subacquea è eslcusa dalla possibilità di sfruttare specchi acquei all’interno di un qualsiasi bacino portuale, e questo in conseguenza di uno dei principali divieti che gravano in un porto: quello di balneazione.

Quest’ultima deve essere intesa nel senso più generico del termine, ossia come: “Il bagnarsi nel mare, nei fiumi, nei laghi” e non si deve mai dimenticare che il suo divieto è sempre volto a tutelare la salute umana, riducendo i rischi derivanti dall’inquinamento o dal dissesto idrogeologico. Nel caso dei porti poi si aggiunge il fattore di rischio derivante dalla presenza del traffico nautico. Appare quindi del tutto evidente come il divieto di balneazione, ovunque esso sia ma a maggior ragione all’interno di una struttura portuale, inibisca qualsiasi attività implichi il contatto con l’elemento liquido, compresa quindi la pesca subacquea.

In Conclusione

La convinzione secondo cui presto si potrà praticare ovunque la pesca sportiva nei porti, è purtroppo del tutto infondata. È vero invece che ci sono delle realtà regionali o locali, alle quali se ne aggiungeranno presto altre, nelle quali è e sarà consentita anche se dietro una rigida regolamentazione e non in tutte le strutture portuali. Per informazioni più dettagliate sarà d’obbligo rivolgersi presso la Capitaneria di Porto di riferimento per il porto di vostro interesse, a meno che detto regolamento non sia reperibile sul suo sito on-line.

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