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Qualificazione 2015, le interviste ai primi 5: Diego D’Alessandro

Diego D’Alessandro, 2° classificato

Sono partito molto carico per questo campionato, volevo fare bene e ci sono riuscito. Era un campo di gara con un fondale che si addice alle mie caratteristiche di pesca. Durante la preparazione non ho segnato molti posti, ho marcato perlopiù zone dove pescare a scorrere. Ho fatto diverse simulazioni di gara e notavo che qualcosa l’avrei razzolata. Solo nel campo di gara vicino all’isola (quello della seconda giornata per intenderci) avevo trovato due posti con un po’ di pesce concentrato e che mi garantivano qualcosa in più.

da1Al via sono partito sulla discesa a est della secca, su di un posto con delle lastre a 13-14 metri di fondo impugnando un Viper 55 con fiocina. Prima di entrare in acqua mi accorgo che più di qualcuno ha deciso di farmi compagnia nella zona. Appena entrato in acqua vedo subito una corvina grossa entrare in uno spacco, alzo il capo per guardarmi attorno e mi arriva una botta in testa. Un gommone dei miei marcatori ha pensato bene di investirmi prendendomi con il centro della chiglia sulla testa. Il dolore mi si ripercuote fino all’osso sacro. Sono seguite affermazioni indicibili visto il fatto che era un incidente evitabile mantenendo la giusta distanza! A seguito della botta ho fatto davvero fatica a scendere e ad ogni movimento mi si accentuava il dolore al collo. Dopo qualche minuto di stallo riesco a scendere e a sparare la corvina che poi peserà 1,5 kg. Per fortuna, celato agli occhi degli altri, riesco a scendere nuovamente nello spacco e prendere la sorella minore ed un bel sarago. Decido di spostarmi su una zona che avevo segnato dove razzolare dai 16 metri fino a 19. Riesco ben presto a sparare due saraghi nel grotto ma in un attimo vengo circondato da almeno altri dieci gommoni. Decido di spostarmi sulla parte più fonda del ciglio, ma la profondità mi premeva sulla schiena e mi faceva venire dei capogiri. Desisto. Scarto i punti di grotto più fondi e mi sposto nuovamente sulla zona di lastre della partenza dove riesco a catturare un marvizzo al limite del peso, poi decido di salire in gommone dieci minuti prima della fine della gara. Rientro in porto contento della pescata anche se dolorante. Concludo una frazione di gara di contenimento al 4 posto e speranzoso mi vado a mettere a letto imbottito di antinfiammatori.

Al via della seconda frazione parto spedito impugnando ancora il fido Viper 55 con fiocina. Il punto è una bellissima pietra a 16 metri che ospitava un intero branco di saraghi di notevoli dimensioni. Arriviamo in due sul posto. In 20 minuti riesco a prendere 5 bei saraghi. Il resto del branco nella confusione creata da me e dall’altro concorrente (Adriano Riggio) decide di defilarsi dalla zona e così mi sposto su un secondo spot, molto promettente. In preparazione in questo spacco avevo visto due corvine grosse (una enorme)  e diversi saraghi. La profondità è 24 metri, la corrente e la schiena indolenzita non erano il massimo. In navigazione mi rendo conto che un pallone è pedagnato precisamente sullo spacco. Mi avvicino e mi informo sulle sue catture e la sua risposta mi rasserena: aveva sparato due pesci nello spacco, un sarago ed un corvo, questo però risulta essere di 800 gr. Decido di provare ugualmente a perlustrarlo. Alla prima discesa sparo un sarago, con il 55 e l’arpione, appena fuori dallo spacco. Alla seconda mi affaccio allo spacco e riesco a scovare una mostella da 440 gr che prendo immediatamente. Delle grosse corvine nessuna traccia.

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Risalgo in gommone e decido di riprovare sul punto della partenza ma vedo che Riggio ha avuto la stessa idea prima di me e quindi opto anche in questo caso per un razzolo alla base della secchetta. Impugno sempre il Viper 55 con la fiocina e incomincio a scorrere. Alla seconda discesa qualcosa mi fa pensare di cambiare tecnica e fucile: prendo il 110 e incomincio a fare degli aspetti. Al terzo tuffo vedo una bella orata che in maniera non facile riesco a portare a tiro e a catturare. L’adrenalina sale in proporzione al carniere. Scendo altre due volte riesco a catturare anche un tordo nero, che fa capolino dietro delle rocce. Con 9 pesci all’attivo, 4 specie e ancora un’ora e mezzo di gara sono già contentissimo, ma risalgo in gommone a sgranchire un po’ la schiena. Decido di ritornare sulla pietra della partenza mentre il mio assistente, Andrea Fazzolari,  insiste per andare a rivedere lo spacco delle grosse corvine; decido di ascoltarlo. Ripartiamo spediti verso il famoso spacco, scendo, appena davanti allo spacco accendo la torcia e incomincio la ricerca quando, nel punto più angusto, intravvedo la coda di una corvina indubbiamente grande. Prendo la mira e sparo, lascio il fucile e risalgo. Comunico ad Andrea di aver sparato la corvina e le grida e l’esultanza non lo tenevano quasi più sul gommone. Scendo nuovamente e riesco a disincastrarla dallo spacco portandola in gommone. Non era quella enorme ma ad ogni modo un gran bel pesce da 1,8 kg e la quinta specie a paiolo con cui termino la gara.

Non ho nessun rammarico delle giornate di gara, non ho sbagliato nulla e riuscito a prendere tutti i pesci che ho visto. Strategicamente non credo di aver fatto errori e sono molto soddisfatto. L’incidente della prima giornata non ritengo abbia condizionato la mia gara, diversamente forse avrei cambiato strategia o altro, non so. Sono contentissimo e ringrazio di cuore l’amico Andrea Fazzolari che ha contribuito al risultato, e faccio un plauso all’organizzazione per l’ottima riuscita della manifestazione.

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Category: Agonismo, Interviste, Pesca in Apnea

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