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Licenza di Pesca in Mare a Pagamento: Spunta un Nuovo Questionario

| 10 Dicembre 2018

Dopo lo stralcio sia dell’articolo 6 bis della manovra di bilancio 2019, che dell’emendamento 49.067 (clicca per leggerlo), che introducevano una licenza di pesca in mare a pagamento per i pescatori dilettanti, sono rimasti gli interrogativi sul quale fosse il vero motivo di questa apparente marcia indietro. Al momento si possono solo fare delle ipotesi, ma noi abbiamo ricevuto la segnalazione di un elemento che ci fa sospettare che si tratti di uno stop tecnico, necessario solo a “prenderci le misure” come si deve.

Un Nuovo Studio Statistico

Un campione selezionato a partire da tutti i ricreativi che hanno sottoscritto, dal 2011, la comunicazione ministeriale obbligatoria (meglio nota ai più come “censimento”), ha ricevuto una lettera o una e-mail con la quale, una società privata incaricata dal MIPAAF, sottopone un questionario molto simile a quello che abbiamo compilato anni fa. Per quanto l’invio di queste interviste sia iniziato in estate, le segnalazioni ci sono pervenute da ottobre in poi, mentre in questi giorni pare stiano arrivando comunicazioni di sollecito visto che lo “studio statistico” dovrebbe essere concluso entro il 31 dicembre. Non ci è dato sapere se questo incarico sia stato conferito dall’attuale ministro, on. Centinaio, oppure se si tratti di qualcosa di precedentemente concordato con quello uscente, on. Martina.

Sono state inviate sia delle lettere cartacee, inviate quindi al domicilio di residenza dichiarato dal pescatore, sia delle e-mail. La comunicazione si compone di una lettera generica (non presente nelle e-mail) in cui la Unimar, che si presenta come un’istituto scientifico che svolge attività di ricerca scientifica nell’ambito della pesca e dell’acquacoltura, chiarisce i termini del progetto statistico iniziato nel luglio di quest’anno.

Si aggiungono poi un questionario (nelle e-mail anche un esempio di compilazione) e una lettera personale, quindi indirizzata espressamente al pescatore, in cui si spiega meglio cosa fare se si accetta di collaborare.

Nel caso della lettera cartacea, si verrà ricontanti telefonicamente al fine di essere intervistati per fornire le risposte risposte alle richieste del questionario; nel caso della e-mail si chiede di compilare il questionario e rispedirlo in formato elettronico, oppure di compilarlo a penna e poi fargli una foto da inviare tramite WhatsApp.

Quali Dati ci Chiedono

A ben guardare le domande sono molto simili a quelle a cui abbiamo già risposto anni fa, forse un po’ più specifiche, così specifiche da non poter non apparire sospette. Vediamo perché.

Il primo e il secondo riquadro chiedono i nostri dati anagrafici e quelli relativi alla nostra attività ricreativa di pesca, indagando in pratica su dove e come peschiamo. Nel terzo riquadro si inizia con i dati economici, spostando l’attenzione su “quanto” peschiamo, cercando di quantificare le nostre abitudini venatorie (attrezzo, tipo di pesca, uso del mezzo nautico) in termini di giorni/anno. Il 4° box è un foglietto venatorio vero e proprio, nel quale si chiede di quantificare (anche se cumulativamente) il nostro prelievo in termini di specie, numero di esemplari, peso e taglia media. Si chiude poi con l’ultimo riquadro che vorrebbe conoscere quanto spendiamo annualmente per la pesca vera e propria, le attività di gestione (es. ormeggio, manutenzione e assicurazione barca) e quelle connesse (alloggio, viaggi e ristorazione).

ndr. Il questionario cartaceo e quello elettronico differiscono leggermente quanto a organizzazione, ma i dati richiesti sono sostanzialmente gli stessi.

Servirà Davvero allo Scopo?

Se l’esperienza del censimento ci ha insegnato qualcosa, è che questo è il modo più sbagliato di condurre l’indagine, che soprattutto ricaverà dati completamente sbagliati, ed è anche abbastanza facile comprenderne il motivo. Se nel 2011 si poteva ancora pensare che il censimento avesse solo fini statistici, oggi non ci crede più nessuno e tutti sanno bene che non si tratta più del SE tassare o meno la pesca ricreativa, quanto più del da QUANDO iniziare a farlo.

È quindi ovvio che chiedere ad un dilettante di stimare il suo prelievo, quando l’unica ottica in cui tutti i governi hanno ragionato è stata quella di considerare la pesca ricreativa un concorrente sleale della pesca professionale, può portare solo a risultati irreali quando non del tutto risibili. Un dato serio si potrebbe ricavare dai controlli…eh ma i controlli costano, e i soldi per incrementarli li si vuole sfilare dalle tasche dei pescatori prima di iniziare a farli!

Per contro, l’attività di pesca verrà (come già successo nel censimento) sovrastimata perché nessuno si assumerà il rischio di vedersi limitato nelle zone da frequentare e nelle tecniche da praticare. Fioriranno quindi i pescatori multidisciplinari e, soprattutto, gli incalliti viaggiatori. Non ci dimentichiamo che, secondo gli iperbolici dati raccolti con il censimento, i pescasub in Italia (tra assidui e occasionali) sarebbero oltre 300.000, quattro volte le già ottimistiche stime fatte da UCINA nei primi anni 2000.

Ma il vero muro di gomma saranno i dati di spesa. La pesca, soprattutto se praticata a livello medio-alto, è una spesa continua, un sacrificio che richiede rinunce e risparmi che spesso vengono nascosti persino (o soprattutto) alla moglie/compagna/fidanzata, figurarsi se li si va a sbandierare all’emissario di uno Stato che ha già provato tante, troppe volte, a metterci le mani in tasca.

Certo si può anche obiettare che queste informazioni servano a valutare la consistenza economica dell’indotto generato dalla pesca dilettantistica, eppure qualcosa ci lascia pensare che sarebbe stato molto più semplice ottenere dati, certamente più veritieri, rivolgendosi alla filiera commerciale e produttiva di chi con i ricreativi ci lavora tutti i giorni, dati che sarebbero anche facilmente ricavabili dalle numerose banche dati di cui già dispone il nostro “zio Sam”.

La Privacy, questa Sconosciuta…

E poi c’è un’ultima perplessità che ha colto tanti: ma la privacy e i nuovi protocolli tanto sbandierati sull’utilizzo delle informazioni personali? Mesi a intimidire il privato che non avrebbe più potuto usare gli indirizzi mail dei suoi clienti per azioni che non fossero state esplicitamente autorizzate dagli stessi, e ci ritroviamo con una società privata, che non è mai stata titolare dei trattamento dei dati personali incamerati con il censimento, che ci viene a cercare a casa su mandato del ministero? Una cosa è certa: abbiamo compilato quel questionario ESCLUSIVAMENTE per ottenere il rilascio di un’attestazione obbligatoria ai fini della pratica, che oggi si venga contattati, a qualunque scopo, da un soggetto terzo, cui è stato unilateralmente permesso di accedere ai nostri dati personali, ci fa senza dubbio storcere non poco il naso.

Insomma, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma secondo noi stanno solo cercando di prenderci per bene le misure

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