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Licenza Pesca in Mare a Pagamento Prevista nella Legge di Bilancio 2019?

| 30 ottobre 2018

 

Il 29 ottobre scorso è stata redatta l’ultima bozza della legge di bilancio 2019, ossia il testo della manovra finanziaria che il Governo presenterà in Parlamento domani, 31 ottobre, e sulla base del quale inizierà la discussione in aula per giungere all’approvazione finale, attesa entro dicembre.

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Tra i cosiddetti “provvedimenti fuori contesto” spunta nuovamente la licenza di pesca in mare a pagamento per la pratica della pesca sportiva e ricreativa. Qui di seguito ecco esattamente cosa è scritto nella bozza della legge di bilancio:

Art. Contributo per l’effettuazione dell’attività di Pesca sportiva (Quadri 29/10/2018 ore 11.24)

1. Dopo l’art. 6 del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4 è inserito il seguente art. 6 bis
<<ART. 6 bis
Disciplina della pesca sportiva e ricreativa

1. La pesca non professionale per fini sportivi e ricreativi a mare è subordinata alla comunicazione e al pagamento del contributo annuale di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo.

2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente norma, chiunque intenda effettuare attività di pesca sportiva e ricreativa in mare è tenuto a darne comunicazione al Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo, secondo le modalità stabilite con successivo decreto del predetto Ministero. La comunicazione ha validità annuale.

3. I soggetti di cui al comma 2 sono tenuti al pagamento di un contributo annuale, il cui importo, stabilito con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del Turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente norma, è compreso tra un minimo di 10 euro ed un massimo di 100 euro ed è commisurato alla tipologia della pesca sportiva praticata ed alla tipologia della imbarcazione utilizzata. Con il medesimo decreto sono individuate le categorie di soggetti esentati dal pagamento del contributo annuale. A decorrere dall’anno successivo al primo, l’importo può essere aggiornato con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sulla base della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

4. L’esercizio dell’attività di pesca sportiva e ricreativa in mare, in caso di mancato rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo, è punito con la sanzione amministrativa di cui all’articolo 1168 del codice della navigazione (ndr fino a 51 euro) approvato con regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, è approvata.

5. Il contributo di cui al comma 3 è versato ad apposito capitolo del bilancio dello Stato per essere
riassegnato per l’ottanta per cento, allo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e per il venti per cento sul fondo da ripartire per le esigenze di funzionamento del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia costiera da destinare prioritariamente all’attività di controllo in materia di pesca.>>

6. La quota delle risorse da assegnare al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo è destinata almeno per il 50 per cento alle attività di ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima e per interventi a salvaguardia della risorsa ittica, e per un ulteriore 50 per cento alla promozione della pesca sportiva.

RIASSUMENDO

Gli importi rimangono invariati rispetto alla precedente formulazione della proposta Oliverio, quello che cambia in maniera sostanziale è la ripartizione degli introiti. Almeno formalmente, sparisce la quota destinata a sovvenzionare il fondo per lo sviluppo della filiera professionale, mentre si destina il 20% del totale all’attività di controllo in materia di pesca, e il restante 80% in parti uguali per attività di ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima, per interventi a salvaguardia della risorsa ittica, e per la promozione della pesca sportiva.

Che la volontà di tassare il pescatore ricreativo fosse trasversale agli schieramenti politici lo avevamo detto a chiere lettere fin dal 2014, e il fatto che la proposta spunti proprio dal testo preparato dal governo, e non sia il solito emendamento introdotto in discussione come era stato spesso in passato, lo dimostra una volta per tutte. Il fatto che i ricreativi non si trovino a dover “indennizzare” i pescatori professionisti è già qualcosa, certo bisognerà vedere se e in quale misura, questo balzello inciderà sul numero dei praticanti e su tutto l’indotto.

Vedremo poi quali saranno le reazioni delle associazioni riconosciute della pesca sportiva, è probabile che l’approvazione o il diniego dipenderà dal capire esattamente cosa intenda il governo quando parla di destinare il 50% (dell’80% del totale) per la promozione della pesca sportiva.

AGGIORNAMENTO 31 Ottobre

Quella che da tutti era accreditata come la stesura definitiva della manovra di bilancio 2019, dimostra di avere una vita piuttosto travagliata. Il testo ha ottenuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato ed è stato inviato al Quirinale, ma ha subito una ulteriore limatura. Il Sole 24 Ore e Il Corriere della Sera riferiscono che in extremis è saltata la tassa sulla pesca sportiva, attendiamo comunque di vedere il testo definitivo per darne comunicazione ufficiale.

AGGIORNAMENTO 1 Novembre

Dopo aver preso visione della stesura definitiva del testo della manovra di bilancio 2019, possiamo confermare che l’articolo che istituiva la licenza di pesca in mare a pagamento è stato completamente stralciato. Numerose sono state le voci di dissenso – tra le quali ricordiamo quelle istituzionali della FIPIA e della FIPSAS (quest’ultima apparsa più categorica che in passato, scegliendo la strada del no a prescindere dalla ripartizione dei proventi) – e in molti si sono rallegrati del fatto che il governo abbia fatto una provvidenziale retromarcia.

Tuttavia la tempistica non depone a favore del fatto che le proteste abbiano in qualche modo potuto incidere sul ritiro del provvedimento (il testo definitivo è datato alle ore 0:40 del 31 ottobre), e restano quindi due strade possibili: la prima, più ottimistica, secondo cui il governo può aver davvero soppesato i pro e i contro dell’imporre quella che di fatto sarebbe una tassa sul proprio tempo libero; e la seconda, più pessimistica, secondo cui il governo potrebbe aver semplicemente scelto di stralciare l’articolo dalla manovra, contando di ripresentarlo in futuro con apposito provvedimento (che pare la sorte di diversi degli articoli stralciati, a cominciare da quello sul taglio alle pensioni d’oro).

Una cosa è certa: l’idea di tassare la pesca ricreativa è un’idea troppo diffusa e troppo trasversale perchè la battaglia possa dirsi conclusa. L’attenzione va mantenuta alta perchè, se non sarà il governo, sarà sicuramente qualche proposta di legge (troppe ce ne sono nei cassetti che basterebbe semplicemente rispolverare) a tentare un nuovo assalto alle tasche dei dilettanti.

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