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La licenza di pesca a pagamento s’ha da fare!

| 28 Febbraio 2015 | 0 Comments

Come annunciato qualche giorno fa, ieri mattina il World Fishing ha ospitato un importante incontro voluto e organizzato dalla FIPSAS sul tema della licenza in mare per la pesca sportiva e amatoriale che ha visto la partecipazione di importanti esponenti dell’esecutivo e del parlamento. Purtroppo, impegni improvvisi hanno impedito la partecipazione di alcuni componenti della commissione agricoltura della Camera dei Deputati, tra i quali l’On. Oliverio (PD), primo firmatario di un disegno di legge attualmente in discussione in commissione che, nell’ambito di un set di norme quasi integralmente dedicato alla pesca professionale, prevede l’introduzione di un permesso di pesca a pagamento per tutti i pescatori dilettanti (i cui proventi sarebbero destinati principalmente al finanziamento della pesca professionale) nonché la proibizione di nasse e palangari per tutti i pescatori non professionisti.

L’incontro è stato aperto dall’intervento dell’On. Silvia Velo (PD), Sottosegretario di Stato all’Ambiente e alla tutela del territorio e del mare, la quale ha preso atto, scusandosene, di aver sempre interpellato sia le associazioni rappresentative dei circa 35.000 operatori della pesca professionale che quelle ambientaliste, ma di non aver mai coinvolto quelle della pesca sportiva e amatoriale, che pure rappresentano oltre un milione di cittadini. Sembra strano, ma da sempre quando si tratta di determinare il futuro della pesca sportiva le nostre istituzioni pendono dalle labbra di chi ha interessi confliggenti o convinzioni molto distanti circa il rapporto tra uomo e natura.

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A quanto pare, il Governo è determinato a introdurre una licenza di pesca a pagamento per tutti i pescatori sportivi e amatoriali, inclusi i pescatori subacquei in apnea.

Subito dopo, il Presidente della FIPSAS Ugo Claudio Matteoli ha rimarcato la totale contrarietà della federazione all’introduzione di una licenza a pagamento i cui proventi fossero destinati anche solo in parte alla pesca professionale. Anche in occasione dello sventato tentativo di blitz con cui lo scorso autunno si era tentato di istituire un permesso di pesca a titolo oneroso con un emendamento alla legge di stabilità Matteoli aveva usato toni molto forti, bollando come demenziale il proposito di spillare denari alla pesca sportiva per sovvenzionare quella professionale.

Contrario all’istituzione di un permesso a titolo oneroso anche il Presidente della FIPO, che ha mostrato preoccupazione per le conseguenze negative che una simile novità finirebbe per avere sul mercato delle attrezzature, che ad oggi vale oltre 350 milioni di euro l’anno – senza considerare il comparto della pesca in apnea, certamente poca cosa ma non per questo trascurabile.

Il Presidente della FIPIA Fulvio Calvenzi ha invece dichiarato la totale indisponibilità a discutere dell’introduzione di una licenza fintanto che i politici non faranno il loro dovere rispetto alla ridefinizione delle regole, un compito che disattendono ormai da oltre un decennio nonostante l’imposizione stringente di ben due atti aventi forza di legge (il Dlgs 153/2004 prima e il Dlgs 4/2012 poi). Secondo FIPIA, è inaccettabile che a fronte di così evidenti inadempienze la politica trovi il tempo di infilare proposte di nuove tasse in emendamenti alla finanziaria o con un paio di articoli “volanti” inseriti in una proposta di legge per interventi nel settore della pesca professionale.

Altri interventi di giornalisti, operatori di settore e semplici appassionati hanno declinato con varie sfumatore il secco “no” della categoria all’introduzione di un nuovo balzello, ma l’On. Venittelli (PD), membro di spicco della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ha difeso a spada tratta l’introduzione del nuovo balzello, limitandosi ad un’apertura circa la destinazione dei fondi raccolti in attività e interventi a favore della pesca dilettantistica.

Morale della favola: mettiamoci l’elmetto e prepariamoci a questa licenza per la pesca in mare a pagamento. Pare che il partito di Governo abbia ormai deciso che anche i pescatori dilettanti debbano dare il proprio contributo alla causa comune (sic!) e mettere mano al portafogli per continuare a pescare. Speriamo che questi signori, sempre molto efficienti quando si tratta di frugare nelle tasche dei cittadini, trovino anche il tempo di fare il proprio dovere e rimettere mano al DPR 1639/68, un vero colabrodo normativo che non ha mai rappresentato un fulgido esempio di sintesi fra competenza specifica e tecnica legislativa e che, con il passare degli anni, si è trasformato in un vero manifesto della solita italietta da quattro soldi, quella in cui il cittadino traboccante di senso civico si scontra con l’impossibilità di capire anche solo cosa è lecito e cosa no.

Alle associazioni della pesca dilettantistica che tentano di sfondare il muro di gomma delle istituzioni esprimiamo la nostra gratitudine, rilevando che… con un supporto maggiore da parte di tutti gli appassionati ed una maggiore sinergia tra le varie sigle la nostra categoria potrebbe vantare ben altro potere contrattuale e conseguente capacità di incidere su certe scelte, fino ad oggi prese con il solo coinvolgimento della pesca professionale e delle associazioni ambientaliste.

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Category: Approfondimenti, Articoli, Normativa

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