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In Francia, 4 Bracconieri Condannati a Risarcire 385.000 euro al Parco

| 9 Marzo 2020

Si tratta di una vicenda che ha inizio diversi anni fa, ma che solo nei giorni scorsi ha visto un tribunale pronunciarsi sulla condanna.

I Fatti

Nell’autunno del 2015, dopo oltre due anni di indagini, la gendarmeria marittima e la polizia nazionale, arrestarono 4 pescatori subacquei (Stéphane Avedissian, David Rogliano, Rémi Paulino e Rodolphe Garcin) accusati di aver pescato illegalmente all’interno del Parco Nazionale dei Calanques, vicino Marsiglia. Secondo l’accusa, pescavano di notte in area vietata, e avrebbero prelevato circa 4,5 tonnellate di pesce tra cui anche cernie brune (la cui pesca in Francia è vietata fino al 2023), crostacei, molluschi e decine di migliaia di ricci.

I 4 peraltro, erano personaggi piuttosto conosciuti nell’ambiente transalpino dei pescatori ricreativi, alcuni appartenenti a team agonistici sponsorizzati di rilievo nazionale, oltre che youtuber con un discreto pubblico, altri con licenza da pescatore professionista.

Le aziende erano chiaramente ignare della condotta illecita, ma questo non ha comunque impedito che arrivassero critiche sull’ingenuità con la quale avrebbero associato il loro nome in cambio di visibilità.

Le indagini avevano permesso di ricostruire una complessa rete commerciale nella quale alcuni grossisti, pescherie e diversi ristoranti, si occupavano di smerciare il pescato; tutti professionisti che sono finiti a processo come co-imputati.

Il ricavato del giro d’affari per i bracconieri è stato stimato in circa 166.000 euro. Il parco aveva quantificato il danno, per il quale chiedeva di essere risarcito da tutti i soggetti implicati nella vicenda, in 450.000 euro.

Il Processo

Lo scorso 6 marzo i 4 bracconieri, che nel 2018 erano già stati condannati a pene detentive (sospese) dai 15 ai 18 mesi di carcere, si sono visti obbligare in solido a risarcire 385.000 euro al Parco come riparazione dei danni ambientali e d’immagine, cui si aggiungono 8.000 euro di spese legali.

Lo stesso tribunale ha inoltre condannato 5 tra ristoratori e grossisti a risarcire al parco la somma di 3.000 euro ciascuno, a titolo di risarcimento danni, oltre a 1.000 euro di spese legali. Misure che però sono state molto criticate perchè considerate assolutamente non proporzionate al ruolo della rete commerciale, senza la quale il prelievo illegale non avrebbe avuto ragione d’esistere, non in forma così massiccia e organizzata almeno.

Per quanto si tratti di un giudizio di primo grado, che i condannati hanno già annunciato di voler appellare, si tratta comunque di un pronunciamento che viene considerato storico, soprattutto perchè ha riconosciuto in pieno sia le valutazioni risarcitorie fatte dal parco, sia la sua legittimità ad essere indennizzato per il danno subito, e questo non solo dai diretti interessati, ma anche da tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato alla “filiera”.

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