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Coronavirus e Zona Rossa: Si Può Andare a Pescare?

| 10 Marzo 2020

ATTENZIONE, LEGGI GLI AGGIORNAMENTI A FONDO PAGINA

Come molti si aspettavano, l’intero territorio nazionale è stato dichiarato zona rossa, con conseguente estensione delle limitazioni di spostamento. In una situazione di emergenza è comprensibile che anche i provvedimenti normativi possano non essere chiari, soprattutto nel caso di un decreto che era nato per con una dimensione locale, ed è poi stato calato, quasi immodificato, in un contesto nazionale.

Da ieri (10 marzo) sono molti gli appassionati che si domandano se, alla luce delle nuove limitazioni imposte, sia possibile o meno andare a pescare, chiaramente da soli. Le situazioni possibili sono diverse, non tutte contemplabili dalle disposizioni del decreto, per cui è necessario affrontare la questione non solo sul piano normativo.

Il Decreto dell’8 Marzo

La prima ambiguità nasce dal decreto dell’8 marzo 2020 che prescrive di: “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori, salvo comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”.

“Evitare” è una forte esortazione, non un divieto formale, ma è incontestabile che, con l’introduzione dell’obbligo di autocertificazione e le annesse sanzioni, la raccomandazione si sia trasformata in un divieto sostanziale.

Per la Pesca Vuol Dire Che…

Applicato alla pesca sportiva significa che tutti coloro che, per andare a pescare, hanno necessità di spostarsi in auto, possono andare soggetti a controllo da parte delle forze dell’ordine.

In quella occasione, nessuno potrebbe sostenere di stare effettuando uno spostamento per le motivazioni permesse dal decreto, e si esporrebbe quindi alla contestazione di cui all’art. 650 del codice penale:

 “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

Attenzione e dichiarare il falso nell’autocertificazione, nel qual caso si aggiungerebbe anche il reato di “falsa attestazione a pubblico ufficiale” punita, ai sensi dell’art. 495 del codice penale, con la reclusione da 1 a 6 anni.

In queste ore diversi uffici locali della Capitaneria di Porto stanno emanando ordinanze nelle quali si specifica che sono da considerare vietati anche gli spostamenti per mezzo di natanti, se non esclusivamente per attività professionali. Quindi la pesca sportiva DA e CON natante, è da considerarsi vietata fino al 3 aprile. Altre ancora stanno invece vietando genericamente la pesca sportiva.

E se NON Devo Spostarmi?

Alcuni hanno domandato se le stesse prescrizioni si debbano ritenere valide anche per coloro che possono raggiungere il mare percorrendo dei brevi tratti a piedi, abitando in prossimità degli accessi al mare.

Le norme precedentemente citate, riguardanti gli spostamenti in auto, sono state inizialmente scritte per regolamentare gli spostamenti tra comuni e province limitrofe, l’estensione a tutto il territorio nazionale ha poi necessariamente dato luogo a qualche incongruenza.

Il decreto dell’8 marzo però, imponeva le restrizioni ANCHE agli spostamenti all’interno dei medesimi territori, ossia la circolazione non è mai stata libera neppure all’interno delle originarie zone rosse. Nulla esclude quindi che, anche a chi si sposta a piedi, possa essere chiesta ragione e destinazione dei suoi spostamenti, ricadendo a pieno titolo in quanto prima esposto per gli spostamenti in auto a fini di pesca.

È pur vero però che il decreto del 9 marzo prescrive anche che: lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di 1 metro”, che sembrerebbe una disposizione in contrasto con quella, sicuramente preminente, della limitazione degli spostamenti. 

Secondo molti, questa specifica deroga permetterebbe attività sportive esercitabili nelle vicinanze del domicilio, escludendo quindi le stesse qualora integrino la necessità di spostamenti più o meno lunghi in auto, anche all’interno del territorio comunale.

Una Situazione Confusa

Si può forse riassumere che (a meno che non sia stata emanata specifica ordinanza dalla locale CP) se l’andare a pescare implica spostamenti al di fuori del proprio comune, è da ritenersi certamente vietato. Se invece richiede spostamenti, in auto, all’interno del comune, si può provare a richiamare le deroghe concesse a fini di sport, ma nulla vieta che le restrizioni sulle limitazioni di spostamento siano considerate gerarchicamente superiori.

Se siete tra i pochi fortunati che possono arrivare in acqua nello spazio di qualche centinaio di metri, potreste farlo, ma un discreto margine di incertezza rimane.

 Anche perchè, se guardiamo all’interpretazione che le autorità danno del decreto, in tema di pesca, la situazione è ulteriormente confusa: varie sedi della protezione civile la ritengono vietata, alcuni sindaci dicono sia permessa, alcune polizie locali hanno precisa istruzione di ritenere vietata qualsiasi attività di caccia e pesca. E in una situazione simile, a poco servirebbe cercare di discutere sulle diversità esistenti tra pesca di superficie e subacquea.

Qualche caso Concreto

Per analogia, si può ritenere che andare a pesca possa essere paragonato a fare un’escursione in montagna o in bicicletta (luogo poco frequentato, basso o nullo pericolo di contagio a meno di essere in comitiva), ma segnaliamo che ci sono stati casi di escursionisti sanzionati tanto per essere in gruppo, quanto per essersi recati in zona senza necessità. Così come molte associazioni di ciclisti, sconsigliano ai propri soci di fare allenamenti all’aperto, esortando all’esercizio indoor.

Tornando un attimo alla pesca, ci sarebbero altre argomentazioni del tipo che la pesca ricreativa (quella professionale, con tanto di licenza è lavoro, quindi consentita) sia per qualcuno attività di sussistenza o astrattamente equiparabile all’approvvigionamento in supermercato, che sono però oggettivamente troppo labili, per non dire pretestuose.

L’Obiettivo, stavolta, è più Importante del Contenuto

Comprendiamo perfettamente che vietare gli spostamenti non necessari e poi lasciare aperti i bar o permettere di fare sport nei parchi cittadini (sempre rispettando le distanze ed evitando assembramenti) sia contraddittorio, ma siamo appunto davanti a provvedimenti emergenziali, forse inevitabilmente un po’ pasticciati, di cui però dovremmo sforzarci di comprendere la ratio (stare a casa e limitare al minimo ogni possibilità di circolazione del virus) senza sfruttarne il contenuto, allo scopo di trovare la scappatoia di comodo.

In fondo pensiamoci un attimo, perché siamo arrivati a questa situazione se non perché tanti, troppi, hanno decisamente abusato di libertà non esplicitamente vietate fino a ieri?!

 Non rinunciare alla movida, ai ristoranti, agli aperitivi, a qualunque forma di aggregazione sociale, nella stupida convinzione che il problema fosse locale e non nazionale, cosa ha prodotto?

Un Pessimo Esempio

Sottovalutare, o peggio ignorare, un nemico che invece, da certi comportamenti, ha potuto solo rafforzarsi e imporci rinunce ancora più stringenti, ha dimostrato solo che di buon senso non ne abbiamo nulla, soppiantato da egoismo e individualismo sfrenati.

Adesso sta a noi scegliere se dimostrare un minimo di collaborazione, rinunciando a molte delle nostre abitudini (si spera per il minor tempo possibile), oppure aspettare che la nostra furbizia, o magari quella del nostro vicino di casa, costringa le autorità a provvedimenti ancora più limitanti.

AGGIORNAMENTI 14 MARZO

Facciamo un breve riepilogo della situazione attuale, visto che la discussione “pesca si/pesca no” si è tutt’altro che esaurita, anche perchè le conflittualità del decreto non sono ancora state risolte e anzi, sono state persino acuite da una circolare emanata dal Viminale nei giorni scorsi.

Ordinanze

Le ordinanze delle locali Capitanerie di Porto, di interdizione della pesca ricreativa, sono a macchia di leopardo. Ce ne sono alcune emanate e poi frettolosamente ritirate (es. Lignano Sabbiadoro) e altre regolarmente in vigore (es. Imperia). Anche il personale adetto ai controlli sulle strade (carabinieri e polizie locali) non fa rientrare la pesca nelle motivazioni di stretta necessità, tanto per gli spostamenti in auto che per quelli a piedi, anche all’interno del territorio del comune di residenza.

Sono poi diversi i porti turistici in concessione a società private che hanno inviato comunicazione ai propri soci per avvisare che le strutture sono da considerarsi chiuse, con accesso consentito solo ai meccanici per lavorare. Ai privati è fatto divieto, oltre che di uscire con la propria imbarcazione, anche di effettuare lavori a bordo.

Sport e Attività Motoria all’Aria Aperta

Che sarebbe stata una scappatoia abusata lo si era capito fin da subito, prova ne sia che negli ultimi giorni si sono moltiplicate le ordinanze con le quale i sindaci hanno disposto la chiusura dei parchi cittadini che, oggettivamente, si stavano trasformando in luoghi ad alta frequentazione e rischio di contagio.

Sono diverse poi le polizie locali che, nel ribadire che è possibile uscire per fare una passeggiata o per fare attività motoria all’aperto, hanno sottolineato il concetto che queste attività si devono svolgere in prossimità del proprio domicilio.

Riportiamo poi la valutazione espressa dall’avvocato Francesco Ruscelli, presidente FIOPS, il quale ha tenuto a sottolineare che la pesca ricreativa deve essere considerata NON un’attività motoria MA un’attività ricreazionale, NON legata ad un bisogno oggettivo dell’individuo.

FIPSAS

Anche la Federazione, dopo un primo comunicato “pilatesco” emanato l’11 marzo,  nel quale comunque si riferiva solo alle acque interne di sua gestione, ha decisamente cambiato rotta con il comunicato del 12 marzo, nel quale ha fugato ogni dubbio ricordando ai propri tesserati di “osservare scrupolosamente le nuove disposizioni emanate con il DPCM dell’11 marzo 2020” e dicendo chiaramente che: “Qualsiasi attività sportiva o ricreazionale è quindi da ritenersi sospesa fino a nuove disposizioni del Governo”.

AGGIORNAMENTI 17 MARZO

La situazione va tutto sommato stabilizzandosi, esattamente verso la linea della totale chiusura a certe attività che avevamo prospettato fin dall’inizio.

L’ingente numero di controlli effettuati dalla forze dell’ordine, ha portato anche ad un discreto numero di denunce per violazione dell’art. 650 cp (mancata osservanza dei provvedimenti dell’autorità), tra le quali si sono verificati diversi casi di pescatori multati. Sia pescatori con la canna (provenienti anche dal territorio comunale), come accaduto a Savona, sia pescatori subacquei, come avvenuto a Rapallo.

In tema di ordinanze, abbiamo ricevuto una importante precisazione da parte della CP di Santa Marinella che ci conferma che, l’interdizione temporanea applicata alla pesca e al diporto, è estesa anche alle attività sportive acquatiche (nuoto, SUP, surf, kitesurf, etc), poiché attività non necessarie.

Infine, sulla scorta della chiusura dei parchi pubblici attuata da diversi sindaci, segnaliamo diverse ordinanze di comuni rivieraschi (come la n. 13/2020 del Sindaco di Santa Marinella) che vietano l’accesso a tutte le spiagge del Comune, passeggiate e terrazze prospicienti il mare.

AGGIORNAMENTI 20 MARZO

Con apposita ordinanza, valida fino al 25 marzo 2020, il Ministero della Salute ha specificato che: non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona.”

Ancora una volta il provvedimento governativo si dimostra fumoso, non quantificando cosa sia da intendere come “prossimità”. L’incombenza di quantificare numericamente questa distanza è quindi ricaduta in capo a Regioni e Comuni che, con proprie ordinanze, si sono orientati su distanze tra i 200 e i 250 metri dall’abitazione principale.

AGGIORNAMENTI 26 MARZO

Con l’entrata in vigore del Decreto Legge 25 Marzo 2020, n. 19 è stato modificato il regime sanzionatorio vigente a carico di chiunque violi le disposizioni in materia di contenimento del contagio da Corinavirus.

L’art. 4 comma 1 infatti chierisce che: “il mancato rispetto delle misure di contenimento viene punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.”

Il comma 8 aggiunge che:Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.”

In sostanza quindi, le sanzioni penali che venivano comminate ai sensi dell’art.650 del codice penale, sono sostituite con sanzioni amministrative più pesanti o, per le contestazioni avanzate prima dell’entrata in vigore di questo decreto, equivalenti. Le violazioni penali, per i cittadini, rimangono solo nel caso in cui le violazioni configurino il reato di Delitti colposi contro la salute pubblica (art.452), ad esempio nel caso in cui, un soggetto posto in quarantena perchè positivo al Covid-19 o perchè entrato in contatto con soggetto positivo, esca per qualsiasi motivo.

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