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Giacomo De Mola: il Mio Agguato Profondo alla Cernia Bianca

| 10 Dicembre 2019

L’agguato profondo é la mia tecnica preferita per insidiare diverse specie di pesci, in particolare la reputo la strategia regina per la cattura della cernia bianca. (Epinephelus aeneus).

È un gioco mentale, una connessione tra uomo e pesce, un po’ come i vecchi indiani nativi d’America cacciavano i bisonti nelle praterie. Infatti, non lo nascondo, in questo tipo di pesca mi sento letteralmente tornare indietro nel tempo, a quando il prelievo umano era sostenibile, senza fucili ma solo con arco e frecce. Nel nostro caso, solo un arbalete e un dardo spinto dalla forza di elastici. A fare la differenza: la nostra abilità, la conoscenza del fondale e del mondo sommerso.

Preparazione e Discesa

Il tuffo inizia in superficie, con una adeguata preparazione alla ricerca della massima concentrazione e del perfetto equilibrio tra rilassamento e adrenalina. Poi la capovolta, calma ma diretta, e la discesa.

Cerco di arrivare sul fondo il più lentamente possibile, se vedo i pesci in discesa già prendo una decisione di dove appoggiarmi; “l’atteraggio”non è mai in prossimità del pesce, ma avviene a una certa distanza. Una volta sul fondo effettuo una pausa, a volte anche abbassando il viso e perdendo il contatto visivo con la cernia, credo che la tranquillizzi.

Inizia la Caccia

Poi inizia la vera e propria azione di pesca: un avvicinamento lento, tirandomi con la mano libera.
Piccole soste o aggiramenti di ostacoli, sempre in base al comportamento del mio avversario.
Se il pesce si dimostra nervoso, mi fermo, o l’azione rischia di venire completamente vanificata.
Se invece è tranquillo, posso anche forzare un po’ l’andatura e velocizzarla.

Questo tipo di pesca però è adatto solo ad un subacqueo davvero maturo ed esperto, che abbia piena coscienza dei propri limiti, perché l’apnea è sempre prolungata. Quindi esorto tutti i neofiti a non tentare di emulare questa tecnica. È molto più utile prendere confidenza con queste azioni nel bassofondo. In pochi metri d’acqua è più facile allenare l’acquaticità, e senza che sia mai necessario tirare l’apnea.

Sono momenti magici, di completa connessione con il mare.

La soddisfazione che si ottiene con questo tipo di catture è fuori dal comune. Potremmo sorprenderci di quanto riusciremo ad arrivare vicino al pesce. Tenendo però sempre ben a mente che né un pesce, né questa intensa sensazione, valgono la nostra vita.

Le Mie Attrezzature: l’Importanza della Muta

In una pesca così specializzata, la scelta dell’attrezzatura riveste un ruolo cruciale in ogni fase della cattura. Il primo elemento su cui mi soffermo è la muta, che deve mantenermi caldo anche in profondità, dove le temperature si tengono piuttosto basse durante tutto l’anno, e dove effettuo apnee mediamente lunghe. Per fare questo scelgo di privilegiare un neoprene elastico ma non troppo soffice, un materiale che non si schiacci eccessivamente in profondità.

Questo mi permette anche di poter economizzare sula zavorra e non dovermi trovare a combattere con violenti sbalzi di assetto tra superficie e quota di pesca. Per avere tutto questo ho contribuito a sviluppare le mute in liscio spaccato della linea TEAM, realizzate in neoprene HEIWA SK e che io uso nella combinazione da 7 mm nella giacca e 5 sui pantaloni.

Come Scelgo le Pinne

Ci sono poi le pinne, che devono avere una risposta potente ma senza impegnarmi in sforzi muscolari e dispendi energetici che, dopo lunghi percorsi sul fondo, aumenterebbero esponenzialmente il pericolo. La particolare qualità del carbonio e della lavorazione pale SUPREME, mi garantiscono questo equilibrio, permettendomi un vigoroso stacco dal fondo ma senza affaticare i muscoli delle gambe. E con poche e stabili falcate mi riportano velocemente in superficie.

Un Fucile per Ogni Occasione

Infine il fucile, il protagonista assoluto della cattura. Per questa pesca scelgo fucili con un ottimo assetto, precisi ma che al tempo stesso siano il più maneggevoli possibile. Le cernie bianche sono pesci spesso imprevedibili: possono costringerti a repentini cambi di bersaglio o perché scattano o perché puoi trovarti in presenza di più pesci vicini, che pur tranquilli saranno sempre vigili e pronti alla fuga e tra i quali potresti dover scegliere in una frazione di secondo.

Lo SNIPER, nelle misure da 105 e 115 centimetri, rappresenta per me l’optimum. La stabilità e velocità di tiro migliorata dall’enclosed track, l’impugnatura ergonomia che si adatta benissimo alla mia mano e uno sgancio invertito molto dolce, sono il mio compromesso ideale. Accoppiati con le gomme NITRO da 14 mm, contraddistinte da una mescola molto progressiva, da un piccolo foro interno (1 mm) e dall’anima ambra con rivestimento esterno viola, rasentano la perfezione. Le aste da 6,75 mm acquistano così una velocità e una precisione, con un rinculo assolutamente gestibile, che uno non si aspetterebbe da elastici così compatti.

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