Home » Articoli » Obbligo Revisione Carrello Barca dal 2018: Facciamo Chiarezza

Obbligo Revisione Carrello Barca dal 2018: Facciamo Chiarezza

| 9 aprile 2018

La scadenza del 20 maggio imposta dal DM 19 maggio 2017 – n° 214, che ha re-introdotto l’obbligo dei controlli tecnici periodici (revisioni) anche per i rimorchi leggeri, si avvicina, ma la situazione è tutt’altro che chiara. Diverse sono le voci, peraltro contrastanti, che si sono susseguite negli ultimi mesi e che hanno gettato nella confusione più completa diportisti e pescatori. Vediamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione.

Cosa Prevede il Decreto

Il decreto si occupa del “Recepimento della direttiva 2014/45/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 relativa ai controlli tecnici periodici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi e recante abrogazione della direttiva 2009/40/CE”. In pratica si tratta di un atto con cui il nostro paese accoglie una decisione europea, introducendola nel proprio ordinamento.

Con l’art. 2 (ambito di applicazione), stabilisce che le prescrizioni del dispositivo sono da applicarsi “ai veicoli con una velocita’ di progetto superiore a 25 km/h” identicificando nei commi seguenti le categorie di veicoli interessati. Il comma di nostro interesse recita: “e) rimorchi progettati e costruiti per il trasporto di merci o persone, nonche’ per l’alloggiamento di persone – veicoli delle categorie O1, O2, O3 e O4”.

Ai sensi del Nuovo Codice della Strada (art. 47 comma 2), i carrelli porta barca sono classificati nella categoria O e successive sottocategorie, laddove le prime due identificano i rimorchi che fino a ieri erano sollevati dal’obbligo di revisione periodica:

O1: rimorchi con massa massima non superiore a 0,75 t;
O2: rimorchi con massa massima superiore a 0,75 t ma non superiore a 3,5 t;
– O3: rimorchi con massa massima superiore a 3,5 t ma non superiore a 10 t;
– O4: rimorchi con massa massima superiore a 10 t

I rimorchi di tipo O1 e O2 dovrebbero essere sottoposti a revisione con la stessa cadenza prevista per le automobili, ossia 4 anni dopo la prima immatricolazione e poi ogni 2 (art. 5 comma 1 lettera a). Le disposizione contenute nel decreto dovrebbero (spiegheremo di seguito le ragioni del condizionale) il 20 maggio 2018 come previsto dall’art. 16 comma 1.

Perchè il Decreto non Basta

Spesso capita che le norme varate, per poter essere concretamente applicabili, abbiano bisogno che siano definiti numerosi dettagli pratici e tecnici. È un compito lungo e complesso, che attiene alle stanze della burocrazia e che coinvolge molti più soggetti di quanti si possa pensare. Questi strumenti prendono il nome di Decreti Attuativi, senza i quali i decreti rimangono del tutto inefficaci.

Ed è proprio il caso del decreto 19 maggio 2017, che a tutt’oggi risulta mancante degli strumenti applicativi. Originariamente erano attesi per dicembre del 2017 e, secondo gli adetti ai lavori, i tempi sarebbero stati comunque molto stretti per riuscire a rispettare la scadenza del 20 maggio successivo. Infatti non si tratta solo di stabilire “chi” deve fare “cosa”, ma bisogna anche permettere alle strutture indicate di organizzarsi per poter gestire una mole di lavoro che si annuncia immensa.

I Problemi ancora da Risolvere

Sono diversi e tutt’altro che di poco conto, tra questi i più importanti sono:

PRIMOLa Motorizzazione Civile non ha mai brillato per capacità di smaltimento del lavoro, men che meno oggi che è veramente al collasso e deve fare i conti con la chiusura di decine di uffici periferici, carenza di personale e orari ridotti. Se avete avuto la sfortuna di dover omologare un gancio traino, avrete visto che il tempo medio di attesa è di 6 mesi, che con l’urgenza possono scendere a 2 o 3. Pensare di mandare a revisione diverse centinaia di migliaia di rimorchi leggeri, dall’oggi al domani e senza che il sistema sia in grado di assorbire il colpo, significa solo la paralisi completa.

SECONDONON è affatto chiaro se le officine private, che attualmente si occupano di revisioni auto, possano entrare nella partita. La loro capacità di lavoro sarebbe fondamentale, ma per alcuni non potrebbero affettuare le prove di frenata obbligatorie che si fanno negli ampi piazzali della MTC. Potrebbero quindi, forse, solo revisionare i rimorchi fino a 750 kg, omologati di fabbrica senza impianto frenante, una percentuale ridicola che non sposterebbe di una virgola il problema.

TERZOLa ciliegina sulla torta è poi la questione irrisolta se il carrello vada revisionato carico o scarico. Allo stato attuale non esiste una direttiva unica e capita che sedi diverse si comportino in maniera diametralmente opposta. Il problema non riguarda solo il disagio del diportista che dovrebbe trovare una sistemazione temporanea per il natante, quanto più la reale utilità della prova di frenata su un rimorchio scarico. I sistemi dotati di repulsore hanno infatti la necessità fisica di avere un carico minimo per funzionare correttamente ed essere verificati, senza contare che, proprio per questioni di sicurezza, l’impianto frenante deve funzionare correttamente con il reale carico di esercizio.

Cosa Succederà il 20 maggio?

Il governo Gentiloni è attualmente in carica per il “disbrigo degli affari correnti”, mansione che contempla anche possibilità di emanare i decreti attuativi al fine di garantire il completamento di percorsi attuati da tempo. Ma ammesso che i decreti attuativi possano arrivare entro ila scadenza prevista, non ci sono le tempistiche richieste per fare in modo che la macchina di controllo possa adeguarsi alle nuove disposizioni.

È facile quindi che si andrà incontro ad una inevitabile proroga, anche di diversi mesi. Per averne prova vi basterà scaricare un qualsiasi calendario delle revisioni 2018, come questo, per leggere alla voce rimorchi leggeri che:

“I rimorchi di massa complessiva fino a 3500 kg non sono compresi nell’elenco riportato nel DM 6
AGOSTO 1998 n° 408 e per essi la revisione deve essere disposta tramite apposito Decreto. Al riguardo, l’ultimo provvedimento emesso è il DM 17 gennaio 2003 che prevede la revisione dei rimorchi immatricolati entro il 31.12.1997 nonché quelli già sottoposti a revisione entro il 31.12.1998.
Al momento non è stato emesso alcun provvedimento per l’anno 2018 ma non è escluso che ciò possa avvenire.”

Purtroppo quindi non resta che attendere e vedere l’evolvere della situazione.

2 Curiosità

Sono ben 227 i provvedimenti adottati dai governi Monti, Letta e Renzi, che necessitavano dei decreti attuativi, e di questi il 65,64% (149) sono ancora da completare. Il governo Renzi ha la percentuale più alta di leggi ancora incomplete: l’80%. Il governo Monti è invece quello con la percentuale più alta di leggi implementate, il 58,46%, un risultato raggiunto anche grazie al lavoro di attuazione realizzato dai governi successivi. Possiamo quindi riassumere che, tra i provvedimenti che richiedono il completamento dei decreti attuativi, circa 1 su 3 risulta portato a termine, non certo un dato incoraggiante.

All’indomani della pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, molta confusione è stata generata dal fatto che siano apparse due versioni on-line diverse: una giusta, che riportava il decreto completo, e una errata, che invece risultava mancate proprio del comma “e” dell’art. 2 che ci interessa direttamente.

Tags: , , , , ,

Category: Articoli, Normativa, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

I commenti sono chiusi.