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Jump Blue CMAS: la nuova frontiera delle gare di apnea

| 4 maggio 2003 | 0 Comments
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Negli ultimi tempi abbiamo accennato più volte al Jump Blue, il nuovo modello di competizione in apnea appena partorito dalla CMAS che vedrà celebrare il primo campionato del mondo individuale nel 2003, in Tunisia.
In questo speciale cercheremo di chiarire non solo in cosa consista questa nuova disciplina, ma anche perché è nata, come si inserirà nel panorama delle competizioni in apnea nazionali ed internazionali, che tipo di esigenze hanno favorito la nua nascita e, non ultimo, che tipo di commenti sta suscitando nell’ambiente.

Premessa Regole del gioco Pros & Cons Le opinioni

Premessa

Le gare di apnea sono una realtà che si è sviluppata molto negli ultimi anni grazie all’impegno di un’organizzazione come l’AIDA, che ha saputo organizzare manifestazioni mondiali con una buona partecipazione da parte di nazioni di tutto il mondo. L’AIDA non è né una confederazione sportiva né tantomeno un organismo riconosciuto a livello nazionale o internazionale: in buona sostanza, si tratta di un’associazione spontanea che si è posta delle regole ed un obiettivo di fondo, la promozione e lo sviluppo dell’apnea.

Dal primo campionato del mondo AIDA ad oggi, l’apnea agonistica internazionale si è giocata principalmente su tre discipline: l’assetto costante, l’apnea statica e l’apnea dinamica. La prova principe di queste competizioni è sempre stata quella dell’assetto costante, una disciplina indubbiamente ricca di fascino e che racchiude in sé molto dello spirito che permea ogni apneista, ma che nella realtà ha dato grossi grattacapi a chi si è trovato ad organizzarne le competizioni.
Nell’arco di pochi anni, la prestazione media degli atleti in gara è aumentata a dismisura, fino a toccare quote da capogiro nella World Cup del 2001, disputata ad Ibiza e vinta dall’Italia. In quell’occasione, l’austriaco Herbert Nitsch stabilì addirittura un primato mondiale, raggiungendo quota -86 metri: con quella prestazione si misero ancor più in evidenza i grossi problemi logistici insiti nell’organizzazione di questo tipo di gare. Non a caso, nella Pacific Cup AIDA di quest’anno (ma anche, ad esempio, nel campionato italiano di assetto costante di Siracusa) si è dovuto prevedere un limite di profondità massima per la prova di assetto costante (nella Pacific Cup era fissato in 70 metri), al fine di aggirare almeno in parte il problema dell’assistenza: tante ore di competizione a certe quote rendono necessaria la presenza di molti subacquei altamente specializzati e in grado di prestare assistenza agli apneisti….una sfida davvero difficile.

Il limite di profondità ed il numero crescente di atleti in grado di raggiungere tale limite finiscono per rendere la prova di apnea statica il vero ago della bilancia di questo modello di competizione: un segnale a dir poco preoccupante.

La CMAS, una confederazione sportiva riconosciuta dal CIO (il Comitato Olimpico Internazionale) cui aderiscono ben 113 federazioni sportive nazionali, anch’esse riconosciute dai rispettivi governi (il riconoscimento è conditio sine qua non per l’affiliazione alla CMAS), ha deciso di promuovere e valorizzare l’apnea creando un proprio circuito agonistico ufficiale. Per far questo, non poteva appropriarsi del modello di competizione proposto dall’AIDA: problemi di carattere legale e di opportunità impedivano una scelta del genere.

In primo luogo, i sommozzatori con brevetto sportivo tre stelle CMAS possono operare entro i 40 metri: qualsiasi disciplina sportiva dell’apnea CMAS, conseguentemente, non poteva prevedere assistenza con sommozzatori al di sotto di tale quota.

In secondo luogo, la CMAS si propone l’obiettivo della promozione dell’apnea come sport di massa e non d’elìte: per far questo, doveva tenere in ampia considerazione varie questioni, tra le quali spiccano la possibilità di facilitare un coinvolgimento degli atleti e del grande pubblico, l’ingresso di sponsor e media, la possibilità di organizzare competizioni a tutti i livelli senza grossi problemi organizzativi e la necessità di superare i limiti palesati dall’assetto costante in pochi anni di prova “sul campo”.

Ebbene, il lavoro della CMAS è sfociato in questa nuova disciplina dal nome Jump Blue, che vedrà celebrare il primo Campionato del Mondo individuale dal 10 al 15 Settembre 2003 a Bizerte, in Tunisia. Se il Jump Blue sia destinato ad un grande successo o ad un fallimento, nessuno può saperlo: solo il tempo potrà sciogliere questo dubbio. Di sicuro, si tratta della novità più importante degli ultimi anni, una novità che apre prospettive sicuramente molto interessanti e che potrebbe rivoluzionare l’ambiente sportivo dell’apnea.

Non resta che vedere di cosa si tratti, ma non prima di aver chiarito che questo “speciale” è solo l’inizio di un discorso che verrà sviluppato nei prossimi mesi.

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Category: Altre discipline, Apnea

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