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Viaggi di pesca: Diario Australia – Conclusione

| 10 aprile 2004 | 0 Comments
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La permanenza nel deserto ci ha ormai forgiati come degli aborigeni. Ciò che all’inizio del viaggio poteva far pensare ad un grosso sacrificio, oggi, dopo più di venti giorni, è normalità.
Siamo completamente temprati ed adattati ad una vita a contatto diretto con gli elementi naturali. Davvero non ci spaventa più niente, e nulla è più privazione.
Incredibilmente, e solo oggi dopo tanti anni, ho di nuovo la sensazione del tempo che trascorre lento. Ricordate quando eravamo bambini e passavamo quei pomeriggi indimenticabili che non finivano mai? A me è successo di nuovo, il tempo si è fermato e, come d’incanto, trascorre lento e le giornate si sono raddoppiate.

L’altro giorno, in acqua, abbiamo vissuto dei momenti di tensione che, comunque, si sono risolti nel miglior modo possibile. Io e Massimo siamo rientrati a terra dopo essercela vista brutta con un branco di squali in un’acqua color caffellatte.
Eravamo entrati a nuoto proprio di fronte l’accampamento, ed avevamo deciso di uscire qualche miglio più a nord pescando a corrente. Alberto, con il fuoristrada, ci avrebbe aspettati a terra.
Avevamo con noi anche un canottino gonfiabile, di quelli che usano i bambini per fare il bagno, da adoperare come portapesci.
Di fronte l’accampamento, la barriera corallina si estende per circa 500 metri, e così ci siamo vestiti e siamo entrati in acqua. Tutto ok fino a quando, per un gioco particolare di corrente, la visibilità si è improvvisamente azzerata.
Ci siamo trovati completamente in mezzo al mare, con dieci metri di fondo e visibilità inferiore al metro. I pesci pescati, che ormai erano in acqua perché il canottino si era “tristemente” sgonfiato, facevano da richiamo appetitoso per gli squali, che arrivavano in gran numero. Tutto questo al buio più completo.
Non dimenticherò mai quelle sensazioni. Trovarsi nell’acqua color caffellatte con il timore di essere addentati in qualsiasi momento è davvero disarmante. E per fortuna che il nostro autocontrollo è stato dei migliori, altrimenti il panico avrebbe preso il sopravvento. Che esperienza!! Francamente, non la auguro a nessuno. Essere attorniati dai pescicane con l’acqua cristallina è già di per sé psicologicamente impegnativo, figuriamoci se ciò succede nell’acqua torbida.
Avrei voluto una turbina sulle pinne! Alla fine poi, sono stato pervaso da un particolare senso di fatalismo: succeda quel che succeda, pensavo tra me e me, mentre pinneggiavo svelto verso la riva. Alla fine ci siamo improvvisamente trovati in un metro d’acqua e ci siamo guardati senza dirci nulla, ma con la faccia di chi ha appena vissuto un’esperienza quantomeno particolare. Che storia ragazzi!!

Adesso siamo a Calbarry, ottocento chilometri più a sud.
Ci siamo sciroppati ore ed ore di deserto alla “mite” temperatura di +52°. Ciò significa viaggiare immobili, senza alcun contatto con la tappezzeria rovente dell’automobile. Dal finestrino solo aria bollente, sembra quasi che qualcuno ti punti un fon in faccia. Sudati come dei lottatori di sumo, siamo arrivati in questa splendida cittadina a picco sul mare. La prima cosa che ho fatto è stato tuffarmi immediatamente per trovare refrigerio.
Incredibilmente, l’acqua è notevolmente più fredda ed è un piacere. Mentre rientravamo in automobile abbiamo incrociato una sottospecie di autovettura modello “famiglia Addams”, con dentro il nostro amico Omar.
Omar ha uno stabilimento balneare a Santa Marinella, e passa metà anno in giro per il mondo. Sapevamo della sua presenza in loco, ma l’incontro è stato del tutto casuale. Non potete immaginare che gioia: abbracci, baci e subito a casa. Casa dolce casa.
La mia prima doccia con acqua dolce dopo venti giorni, una vera goduria. Acqua dolce e sapone, sono di nuovo un essere umano. Ad un puzzo terribile si è sostituito un gradevole profumo di pino silvestre. I piaceri del progresso!!

Romina, compagna di Omar e mia carissima amica, ci ha ospitati da vera padrona di casa, mettendoci a disposizione ogni bene: asciugamani profumati, letti comodi per dormire, bevande fresche… e poi i ha cucinato un’ottima cena, finalmente non a base di pesce.
Oggi a pranzo, invece, ho cucinato linguine Barilla con granchi che abbiamo da poco pescato sul bagnasciuga e, come antipasto, ottime ostriche australiane, che non hanno nulla da invidiare alle migliori francesi.

Mi sento finalmente a casa. Tra breve ricomincerà la marcia di avvicinamento verso Perth, dove saremo ospiti di Jon e Shine.

Il mio diario dunque finisce qui, e mi auguro possa essere stato momento di svago e di piacevole lettura.
Cosa altro posso dirvi. Beh, sono stato messo a dura prova, ma l’esperienza che ho fatto è stata forse una delle più emozionanti e forti della mia vita. Ho conosciuto un nuovo Alessio ed è stata una importante occasione per scavare e guardarmi dentro. Ho conosciuto il risveglio di istinti primordiali sopiti, ho provato ciò che significa entrare a contatto con una natura incontaminata e con pesci che non hanno mai visto l’uomo. La dove l’uomo non è un attore principale ma una semplice comparsa.
Ho imparato a vivere senza energia elettrica e senza acqua dolce ed ho inoltre capito come la nostra esistenza cosiddetta “moderna” sia a volte tesa al soddisfacimento di inutili bisogni indotti. Insomma, ancora una volta, ho imparato, ed è stata una grossa iniezione di fiducia in me stesso.

Approfitto per ringraziare la Ditta Polosub e L’Emporio della Pesca di Civitavecchia per avermi messo a disposizione materiali di prima qualità. Inoltre un ringraziamento particolare va a Raoul La Rosa preparatore atletico personale.
Mi auguro di raccontarvi quanto prima del mio prossimo viaggio.

Dedicato a Marco Turilli Doussol

Sommario Diario di Viaggio in Australia di Alessio Gallinucci:

1° Parte

2° Parte

3° Parte

4° Parte

5° Parte

6° Parte

7° Conclusione >> sei qui

Viaggi di pesca: Diario Australia – Conclusione scritto da Alessio Gallinucci media voto 3/5 - 1 voti utenti

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Category: Articoli, Pesca in Apnea, The Box

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