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Pesca Sportiva e Bracconaggio: Abbiamo Toccato il Fondo?

| 29 Novembre 2020

Le cronache locali livornesi hanno recentemente (28 novembre) dato notizia di un’operazione della Guardia Costiera che ha portato al sanzionamento di due pescatori sportivi con la canna. Al rientro in porto sono stati trovati in possesso di 48 kg di pescato, costituito in prevalenza da orate. Sono stati quindi multati di 4000 euro a testa e hanno subito il sequestro dell’attrezzatura.

La notizia ha avuto un effetto deflagrante perché le testate locali, hanno indugiato sul fatto che uno dei due fosse: “un atleta tesserato di alto livello”, e che i due fossero da giorni sotto osservazione da parte delle autorità di controllo. Oggi, si è avuta la conferma ufficiale che si trattasse del pluri-medagliato Marco Volpi e del giovane figlio Nicola.

Al momento non ci interessa esprimere alcun giudizio sulla vicenda , in questa fase sarà compito della FIPSAS tutelare la propria immagine (QUI il comunicato ufficiale sulla vicenda) e quella dei propri tesserati, con tutte le iniziative conoscitive prima ed eventualmente disciplinari poi. Ci interessa invece spostare la riflessione sull’immagine che ha dato di sé la categoria, soprattutto attraverso i numerosi commenti che sono stati scritti sui social network.

L’Immagine della Pesca Sportiva nei Social

È probabile che i social non siano rappresentativi della realtà che ci circonda, in fondo sono un mondo in cui trovano maggiormente sfogo i polemici e i rissosi, ma forse la maggioranza silenziosa non può più permettersi di voltarsi dall’altra parte. Non può limitarsi a dire che l’immagine del pescatore sportivo che emerge dai social sia solo fuorviata e frutto del comportamento sbagliato di una minoranza chiassosa.

Quella che si spera sia una minoranza, ma che sul web, almeno a giudicare dal numero dei commenti, appare quantomeno come una fetta molto consistente della base dei praticanti, si è distinta per la solita stucchevole argomentazione che si può riassumere nel: “Vorrei vedere voi cosa avreste fatto al loro posto”, lasciando intendere che in una giornata proficua, nessuno si sarebbe fermato ai 5 kg.

Un’argomentazione viscida, perché vuol far serpeggiare il dubbio che si sia tutti della stessa pasta, rispettosi delle regole fino a quando gli eventi non ci mettono nella possibilità concreta di infrangerle. È la solita filosofia per cui se tutti sono ladri nessuno è ladro, se tutti sono sporchi nessuno è sporco.

Mele Marce e Mosche Bianche

Per anni si è detto che i comportamenti sbagliati del singolo finiscono per ricadere sulla reputazione di tutti, ed è proprio per questo che si è detto che la base dovrebbe isolare le cosiddette mele marce. E invece oggi ci si trova a fare i conti con insinuazioni, che vengono dall’interno, secondo cui tutta la cassetta sarebbe ormai andata in malora. Il problema non è cosa questa gente pensi, il problema è che forse è davvero arrivato il momento di fare una profonda riflessione e chiedersi se non abbia ragione.

Non ci sono molte alternative. O la stragrande maggioranza dei pescatori sportivi è veramente l’esempio di rispetto delle regole e sostenibilità che dice di essere; oppure è l’esatto contrario: rispettosa di facciata, ma che aspetta solo l’occasione per trasformasi in ladro, insofferente a limiti (non solo di prelievo) che ritiene ostacolino ingiustamente la propria bravura.

Se il sedicente pescatore sportivo che pratica nel sistematico disprezzo delle regole è una mosca bianca, allora ci dev’essere una netta presa di distanza, a tutti i livelli, anche e soprattutto sui social network, da parte degli organi nazionali e territoriali delle associazioni, delle aziende di settore, come dell’ultimo amatore. Se invece è il rispetto delle regole a fare del pescatore sportivo una mosca bianca, prendiamone atto, però basta lamentarsi delle sanzioni eccessive, basta prendersela con i professionisti che ci accusano di ogni bruttura, basta invocare battaglie per i diritti della pesca sportiva e basta atteggiarsi a paladini e protettori del mare.

Tanti Dubbi

Per 20 anni abbiamo convintamente sostenuto che la pesca sportiva fosse sana e che la sua reputazione non potesse essere sporcata da pochi fanatici che rivendicano il diritto di pescare solo secondo la loro etica personale, mettendo da parte tutte le prescrizioni di legge. Oggi però, dopo aver letto veramente tanti commenti volti a giustificare l’ingiustificabile, troppi scritti per giunta da tesserati federali che dovrebbero ricordarsi di aver sottoscritto il rispetto di un regolamento deontologico quando hanno scelto di far parte di una federazione riconosciuta dal CONI, qualche serio dubbio ci viene.

Chi ha mai avuto l’onere di confrontarsi con il legislatore, di sedere ad un tavolo ministeriale o europeo, magari insieme ai rappresentanti della pesca professionale e delle associazioni ambientaliste, sa poi bene quanto questi commenti e l’immagine che ne deriva, vera o falsa che sia, spuntino fuori al momento meno opportuno e vengano usati contro tutta la categoria come una clava.

Dobbiamo Scegliere

Insomma, dopo tanti, troppi anni di opaca contiguità, forse è arrivato il momento di capire una volta per tutte se il bracconaggio, inteso come pratica della pesca nel sistematico disinteresse versi le regole, sia un fenomeno minoritario o se, invece, non sia un qualcosa di molto più profondamente radicato nella categoria di quanto ci siamo rifiutati di vedere e riconoscere fino ad oggi

È probabile che questa vicenda, o meglio il contorno di voci che ne è seguito, rappresenti il punto più basso in cui la pesca sportiva potesse cadere. Ora sta a noi scegliere se rialzarci, prendendo le distanze, costi quel che costi, da simili comportamenti, e non solo quando finiscono nelle cronache nazionali trasformandosi in un’onda di fango che investe tutti senza distinzioni…oppure possiamo ancora una volta girarci dall’altra parte, fare spallucce, e sarà quel che sarà.

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Category: Editoriali, Pesca in Apnea, The Box

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