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Pesca Tonno Rosso 2018/2020: Di Nuovo Beffa per gli Sportivo-Ricreativi

| 11 maggio 2018

Qualche giorno fa è stato pubblicato, dal MIPAAF, il Decreto Direttoriale con sui si stabilisce la
ripartizione dei contingenti nazionali di cattura del tonno rosso per il triennio 2018-2020. Se da un lato i pescatori sportivi possono dire di avere mantenuto il diritto di pescare il pregiato tunnide, l’impostazione del decreto conferma quella del dispositivo varato per il triennio precedente e, quindi, non fa che confermare la sostanziale beffa la pesca sportiva.

Il contingente destinato agli sportivo ricreativi (SPOR) si conferma quel ridicolo mezzo punto percentuale scarso che permetterà di prelevare:

18,61 tonnellate complessive nel 2018, pari allo 0,478% della quota nazionale
20,34 tonnellate complessive nel 2019, pari allo 0,472% della quota nazionale
21,60 tonnellate complessive nel 2020, pari allo 0,454% della quota nazionale

Vale la pena ricordare che la quota SPOR “sarebbe” da dividere tra le circa 6000 licenze: ossia 3,10 kg di tonno per autorizzazione che, al netto delle taglie minime previste (30 kg), significa 1 tonno (piccolo) ogni 10 imbarcazioni circa. E questo senza dimenticare che la quota della pesca ricreativa è sempre suscettibile di “esproprio” non appena quella professionale avrà finito di fagocitare le sue spettanze.

C’è poco da commentare: anche se i quantitativi aumentano (perchè aumenta la quota nazionale concessa dall’Europa) il tonno si conferma, di fatto, essere un’esclusiva di una piccola parte della filiera professionale; mentre ai pescatori sportivo/ricreativi si lasciano le briciole e contestualmente si chiudono entrambi gli occhi su situazioni di illegalità diffusa generate da norme tanto illogiche quanto palesemente discriminatorie.

Sia chiaro, è comprensibile che il popolo italiano ceda una quota, anche rilevante, del proprio diritto di pesca ai professionisti, che con il proprio lavoro dovrebbero mettere il pesce nel piatto delle famiglie italiane, ma è innegabile che ormai si sia superato ogni limite di decenza, scegliendo di continuare a pregiudicare pesantemete non solo il diritto dei cittadini, ma anche e soprattutto il consistente indotto generato dalla pesca dilettantistica. Tra l’altro, ci risulta che buona parte dei tonni accaparrati da un pugno di imbarcazioni – in modo perfettamente legale! – finisca sul mercato estero, con buona pace delle italiche mense.

Oltretutto continua a sapere di ridicolo che si continui a insistere su misure di (presunta) tutela della risorsa “tonno rosso”, quando si sceglie di continuare a non vedere la distruttività di sistemi di prelievo che uccidono inutilmente molto più di quello che poi commerciano realmente.

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