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La preparazione fisica nel nuoto pinnato e nell’apnea: parte 4

| 3 febbraio 2006 | 0 Comments
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Contesto traumatico e posturaleL’analisi di questo contesto è vincolata al modello-stilistico e alla monopinna adottati.

Con la monopinna lineare le posture idrodinamiche ‘a cuneo’, assunte in acqua, evidenziano curve cifotiche dorsali compensate da altrettante importanti curve lordotiche che ritroviamo in diversi soggetti anche nelle posture ortostatiche extra-sport!
Le scarpette allineate alla pala costringono la struttura articolare tibio-tarsica ad una insopportabile iperestensione soprattutto nella fase di spinta propulsiva discendente con la sollecitazione delle aree profonde e superficiali. A dir il vero il piede, in questo alloggiamento flessibile, è continuamente sollecitato in quanto segue le due curve della pala nelle due fasi mostrando alternanza di estensione e di flessione.
Con l’introduzione delle monopinne inclinate l’area interessata da eventi traumatici si è trasferita ai muscoli anteriori della gamba localizzandosi al terzo medio inferiore dei m. tibiali anteriori e connessi tendini con inserzione base metatarsale.

Gli altri traumi presenti in ambedue i contesti sono quelli da sfregamento sulle dita del piede e alle guaine del tendine d’Achille.

Vesciche (foto M. Sanvito)

Eventuali provvedimenti da attuareNella prevenzioneL’importante impegno articolare dei piedi costretti in un alloggiamento saldamente fissato alla pala non consente alcuna regolazione e comunque generalmente non vengono esaminati eventuali adattamenti personalizzati all’atleta.
In alcuni sport quali la corsa e il ciclismo è stata attribuita molta importanza a queste aree di contatto/appoggio e di trasmissione degli impulsi, soprattutto quando si accertino problematiche legate:

  • alle frequenti dismetrie nella lunghezza degli arti inferiori considerando fisiologiche differenze sino a cm. 0,8

  • alla conformazione del piede relativamente alla pianta, agli appoggi e all’allineamento tibiale (eventuali casi di pronazione o supinazione)

  • Precauzioni artigianali (foto M. Sanvito)
  • alle caratteristiche dell’allineamento femoro-tibiale (eventuali varismi e valgismi) e di lavoro dei menischi sui piatti tibiali

  • alle caratteristiche dell’articolazione coxo-femorale e della rotazione del bacino

  • alla presenza di curve vertebrali più o meno strutturate o addirittura di inversioni delle curve fisiologiche (notati diversi soggetti!).

In presenza di una di queste anomalie abbastanza frequenti è possibile assegnare le medesime attrezzature per tutti?
Quale importanza assegnano i tecnici ad interventi di correzione e di compensazione nella preparazione fisica?

Materiali (foto M. Sanvito)

Nei materialiOltre alle problematiche sopra citate in riferimento ai materiali manca un protocollo standardizzato per la catalogazione delle monopinne!

Con quali criteri individuare un attrezzo valido per sesso, per età, per caratteristiche individuali?
Quali sono i criteri per determinare i giusti rapporti di frequenza e ampiezza?

Non si conoscono i parametri di flessibilità, di superficie di spinta, di localizzazione della spinta?
Come misurarli?

Le monopinne artigianali da un lato miglioreranno i limiti cronometrici, eleveranno il grado di specializzazione ma dall’altro complicano le attività di ricerca applicata e di diffusione della disciplina.

Come Preparatore Fisico ho trovato serie difficoltà ad ottenere dati attendibili e correlati nei tests eseguiti con monopinne diverse. In un contesto di ricerca su atleti di alto livello la proposta più accettabile, che mi sovviene, è quella di fissare un modello unico, di provenienza industriale, scegliendo eventualmente due gradi di flessibilità, per velocisti e per fondisti, nelle varie calzate.Nella preparazione fisica

Mobilizzazione (foto A. Balbi)

A chi ha seguito l’evolversi del pinnato non può sfuggire la differenza morfologica tra gli atleti del passato, che utilizzavano le due pinne e le bracciate in mezzo-crawl, e quelli attuali di alta specializzazione che non utilizzano la propulsione muscolare degli arti superiori e del busto.
L’esclusione di queste importanti aree muscolari comporta una maggiore attenzione rivolta a una preparazione fisica indirizzata a migliorare le qualità tonico’posturali attraverso interventi preventivi, compensativi e di riequilibrio muscolare attraverso:

  • esercitazioni di potenziamento dei m. addominali, dei m. toracici, dei m. dorsali e di scarico dei m. lombari;

  • di potenziamento e allungamento di tutti i distretti muscolari degli arti inferiori con particolare attenzione ai m. flessori del piede e alla presenza di un arto inf. dominante;

    esercizi tutti eseguiti in posizione di retroversione del bacino;

  • esercitazioni di mobilizzazione del cingolo scapolo omerale, del rachide e della caviglia;

  • esercitazioni presenti in tempi e forme diverse in tutta la durata della periodizzazione (richiami di forza, ‘)

  • utilizzo del nuoto puro nei vari stili per il miglioramento delle qualità articolari, muscolari e cinestesiche;

    Non in sostituzione alla preparazione fisica specifica!
    Rammentando che i benefici curativi, declamati da generazioni di medici, sono stati decisamente ridimensionati!
    Anche il nuoto, negli assetti idrodinamici e nei coinvolgimenti muscolari, favorisce posture in cifosi e non è certo risolutivo agli atteggiamenti scoliotici;

  • impiego di una preparazione polisportiva mirata al miglioramento delle capacità condizionali specifiche ma aperta anche allo sviluppo di nuovi e diversi schemi motori.
    Nei periodi introduttivi generali si possono introdurre sport complementari quali la corsa, il ciclismo, il fondo, … traendone i benefici generati dalle forti sollecitazioni sull’apparato cardio-circolatorio, respiratorio e muscolare.
    Possono essere inserite uscite di bici o di corsa anche per il mantenimento della forma in situazioni post-traumatiche.
    Nel caso della corsa lenta di rigenerazione su fondi naturali si traggono benefici anche nel recupero successivo allo sforzo (trasporto lattato), per la attivazione della capillarizzazione profonda e superficiale, per il miglioramento delle qualità elastiche del muscolo per la contrapposizione alle contrazioni eccentriche del pinnato.

Stretching (foto A. Balbi)

L’inserimento di metodologie di potenziamento muscolare nel nuoto pinnato rappresenta una situazione multiforme, auspico che la figura del preparatore fisico unitamente agli staff medici possa stabilire delle linee guida disciplinari individualizzate; attualmente nel microcosmo del pinnato si assiste ad una varietà di interventi verificabili purtroppo anche in altri sport:

  • società che non prevedono alcuna attività ‘a secco’ ritenendo la sola l’attività in acqua adeguata alle esigenze agonistiche e auxologiche degli atleti

  • società che la prevedono solo per gli atleti di vertice tralasciando i settori giovanili

  • allenatori tecnici privi di competenze che applicano metodiche inefficaci o sbagliate

  • atleti che si avvicinano a realtà della cultura fisica che per metodologie e per ‘contributi chimici’ sono assolutamente da evitare

Negli allenamenti tecniciIl tecnico e il preparatore fisico devono chiaramente lavorare in sinergia cercando di adattare l’allenamento alle caratteristiche e alle esigenze dell’atleta, a maggior ragione nel caso puro dilettantismo.
Importante che non si verifichino sovrapposizioni nella somministrazione di lavori di qualità e che vengano inseriti nella periodizzazione fasi alternanti di carico e di scarico.

Vorrei soffermarmi sulla scarsa importanza che viene rivolta alle esercitazioni di riscaldamento e defaticamento ‘a secco’ e alla gestione ‘passiva’ dei tempi morti durante le manifestazioni.
Il preparatore fisico può intervenire sull’atleta e/o sull’allenatore attivandoli all’esecuzione di precisi esercizi o applicando passivamente tecniche di mobilizzazione, di allungamento e di massaggio.

Un’altra considerazione, espressa in vari contesti, riguarda la corrispondenza che viene attribuita dagli allenatori tra il modello prestativo del nuoto e quello del pinnato.
Molti tecnici provengono dal nuoto, preferirei dall’atletica!

Le affermazioni precedenti riguardo a produzioni di lattato e consumi di VO2max dovrebbero raccomandare:

  • tempi di recupero maggiori dopo tests/prove sub-massimali

  • recuperi attivi ‘a secco’ nel caso di tempi di recupero lunghi e di nuoto defaticante (in orizzontale) nel caso di tempi brevi (es. tra le serie)

Le capacità di recupero sono differenti tra le piccole e le grandi masse muscolari (arti superiori/nuoto e art inferiori/pinnato), è differente anche la portata della piccola e grande circolazione.
Il recupero passivo, dopo lo sforzo, in ortostasi non favorisce di certo la rimozione del ristagno circolatorio degli arti inferiori.

(foto M. Sanvito)

Che il modello prestativo del pinnato avesse delle affinità con sport quali la corsa, il ciclismo e/o il triathlon è documentato, come è documentato che grandi nuotatori improvvisatisi triathleti abbiano avuto serie difficoltà nelle due prove conclusive.
Con alcuni miei atleti di pinnato, già nei primi anni ’80, avevamo ottenuto incoraggianti risultati nel triathlon, negli anni successivi nel contesto nazionale si era verificata la migrazione di alcuni atleti dal pinnato al triathlon con eccellenti risultati.
A livello internazionale il caso più eclatante era stato quello della Campionessa Mondiale ’83/’84 di Pinnato Anne Marie Rouchon che raggiunse il primo posto nel Ranking Europeo del triathlon nel giro di poco tempo.
Del resto l’applicazione di metodiche polisportive era parte integrante della preparazione introduttiva generale (autunno, inverno) e con richiami più o meno frequenti anche negli altri periodi.

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