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Pesca in Sardegna: i nomi di chi ci vuole affossare

| 9 febbraio 2014 | 0 Comments
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Dopo una lunga attesa e nonostante un’estenuante melina volta a far cadere la questione della regolamentazione della pesca in Sardegna nel dimenticatoio, siamo finalmente arrivati alle battute conclusive, potendo finalmente permetterci di fare nomi e cognomi, naturalmente carte alla mano.

La bozza che abbiamo avuto modo di pubblicare sul sito, molto rimaneggiata ma non per questo divenuta meno punitiva, è stata presentata dal consigliere regionale on. Cesare Moriconi (Partito Democratico), come unico firmatario, diventando ufficialmente Proposta di Legge n°620, in data 22 gennaio 2014 e che potete scaricare a fondo pagina. Due giorni dopo, il 24 gennaio, è stata ritirata dallo stesso proponente, pare perchè resosi conto di quanto fosse lesiva del settore che intendeva ulteriormente regolamentare.

RAS

La pagina del sito istituzionale del CGS dove la P.L. n° 620 risulta ritirata

Affronteremo successivamente in un editoriale dedicato l’analisi volta a stabilire se questo ritiro possa o meno considerarsi una vittoria o se, invece, non sia una preoccupante avvisaglia dell’aria che tira in certi ambienti politici. Per adesso, ci limitiamo ai fatti e al commento della “nuova” proposta.

Il testo ufficiale, dobbiamo ammetterlo, è stato ripulito da molte di quelle pedestri formulazioni normative che avrebbero portato in più circostanze ad un corto circuito giuridico al limite dell’assurdo. Non si trova più traccia tanto della licenza regionale a pagamento, quanto del foglio catture e delle sue tassative regole di compilazione. Stralciati anche i limiti quantitativi di prelievo mensile e annuale, vedono però la luce quelli quotidiani in pezzi per alcune specie di pinnuti quali, ad esempio, l’orata (3pz), la spigola (2pz), la ricciola (1pz), i saraghi (5 pz) e altre specie meno frequenti.

Se apparentemente sembrava che fossero state eliminate le stringenti quote limite mensile e annuale, bisogna tuttavia realizzare che se ne introducono altre decisamente più stringenti, su specie che peraltro non sembrano in così grande sofferenza rispetto ad altre e senza tenere conto del fatto che, pesca in apnea a parte, non tutti gli altri metodi di cattura possono permettere una cattura selettiva o un rilascio con buona probabilità di sopravvivenza.

Vengono riviste al rialzo anche alcune taglie minime: la cernia sale a 60 cm, la corvina a 30 e il dentice a 40. I crostacei invece, ad eccezione della cicala che è specie protetta su tutto il territorio nazionale da anni, diventano off limits per tutti i pescatori dilettanti e non più per il solo pescatore in apnea.

Sarebbe interessante sapere su quali dati scientifici si baserebbero le rivisitazioni delle misure minime.  Chiunque peschi con costanza, infatti, potrà testimoniare come la cernia, nelle acque sarde, non sia affatto un pesce in sofferenza quanto piuttosto stia diventando infestante nei bassifondi. Il fatto che gli esemplari di mole siano negli anni sprofondati non signignifica affatto che questa specie goda di cattiva salute. Le migliaia di cerniotti, dai pochi etti ai due chili di peso, che è possibile avvistare praticamente ovunque entro i 10 metri di profondità, sono la prova che i riproduttori esistono e sono in ottima salute. Questo solo per rimarcare come spesso il legislatore sembri non avere la minima contezza dello stato dei fatti o di fare proprie visioni estremamente parziali, magari perché ad esempio ascolta esclusivamente la campana dei diving, a cui organizzare immersioni profonde con obbligo di brevetti plurimi, non rende l’operazione remunerativa come potrebbe essere se le cernie risalissero a quote accessibili anche senza super-brevetti?

Cancellate anche tutte le limitazioni alla pesca con canna da terra, ad eccezione degli orari di balneazione in periodo di ordinanza balneare che, per la Sardegna, va inspiegabilmente dal 1 maggio al 31 ottobre anziché fino al 30 settembre. Non altrettanta fortuna risulta aver avuto la pesca in apnea: rimane infatti invariato l’articolo che addirittura vieta l’accesso in acqua, dal 1 maggio al 31 ottobre, da qualsiasi spiaggia di sabbia, ciottoli o posidonia spiaggiata, a prescindere dalla presenza o meno di bagnanti.

E’ facile notare come, di fatto, questo articolato normativo limiterebbe la pratica della pescasub a soli 6 mesi l’anno per la maggioranza dei pescatori in apnea, ossia coloro che non dispongono di un mezzo nautico. Viene da domandarsi quale sia la ragione di questa ghettizzazione indiscriminata, ci chiediamo sulla base di quali statistiche sugli incidenti tra pescatore subacqueo e bagnante ci si possa essere basati per imporre un divieto illogico e vessatorio.

Tirando le somme, ci troviamo davanti ad una proposta di legge assolutamente inutile oltreché superflua, che non fa altro che riproporre pedissequamente numerosi articoli della già nota e ormai obsoleta normativa nazionale, senza peraltro curarsi minimamente di risolverne i problemi, ma anzi, creandone di nuovi senza neppure la reale volontà di farlo.

Possibile che in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando la politica non abbia niente di meglio da fare che spendere tempo e denari pubblici, per scombinare un quadro normativo che non ha nessun bisogno di essere ulteriormente peggiorato? Oltretutto senza alcun coordinamento a livello nazionale, con il rischio di creare una situazione feudale anche in un settore come il nostro, fortemente legato all’industria del turismo e per questo bisognoso di poche regole chiare e possibilmente ben conoscibili all’interno di un programma industriale nazionale?

Proposta di Legge n°620

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