Home » Articoli » Pescasub tropicale: nel blu a caccia di wahoo (1a parte)

Pescasub tropicale: nel blu a caccia di wahoo (1a parte)

| 31 dicembre 2014 | 0 Comments
Trovi questo articolo informativo?
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Testo e foto di Antonio Giunta

IMG_1765 copiaCi sono posti nel mondo e situazioni in cui ti senti a casa anche se sei lontano dalla tua e dalla tua vera vita migliaia di chilometri.

Ho lottato un po’ con tutti pur di trovarmi su questa barca in questo momento: le ferie strappate al lavoro in un momento inusuale, la famiglia che protesta, giustamente forse, per il tempo sottratto e per la preoccupazione di sapermi da solo in un mare così lontano…

Però, mentre solchiamo l’Oceano Indiano accompagnati dai saluti sorridenti dei pescatori locali sulle loro micro-barchette a vela, non riesco a non pensare che questo posto e questo momento sono esattamente il posto e il momento in cui voglio essere. Egoismo? Dipendenza da una passione per l’avventura che ci prende come una droga? Chissà…

Con me tre compagni di pesca conosciuti per telefono e incontrati per la prima volta ieri, Lele, Daniel e Lucio, un forte pescatore locale, Nigel, la nostra guida, e un suo assistente, David,  anche lui fortissimo pescasub sudafricano.

La giornata è splendida, col cielo terso e il mare piatto, la costa bassa di Zanzibar si vede appena, ormai lontana, tutto intorno un mare blu cobalto. Ci fermiamo sul sommo di una secca profonda e aspettiamo di scarrocciare un po’ per capire la direzione della corrente, intanto ci si prepara. La pesca prevista è quella nel blu, niente nascondigli, niente rocce, niente pesciolini a tenerti compagnia mentre aspetti il grande incontro.

Tutti peschiamo con l’asta del fucile direttamente collegata ad un sagolone e ad un sistema di due boe: una piccola, per ammortizzare lo strappo, ed una grande, per trattenere l’eventuale pesce. Ci dividiamo in coppie e io capito con Lucio.

IMG_1774 copiaPrimo drift. Le boe vengono lanciate in acqua e noi ci tuffiamo. L’acqua è calda e limpidissima ma l’assenza di qualsivoglia scenario disorienta. Guardo ripetutamente Lucio, la superficie e il flasher, cercando in qualche modo dei riferimenti. Iniziamo i primi tuffi e Lucio, più esperto di me in questa pesca, scende con più ritmo mentre io perdo molto più tempo in superficie a guardarmi attorno. Dopo un po’ comunque anche per me lo stranimento sparisce soprattutto grazie al flasher , che ti da un’idea della profondità e ti illude di avere un posto preciso dove stare in quest’ambiente per il resto tutto uguale.

I tuffi si susseguono ma di pesci, per il momento, non ne vediamo e così dopo un po’ la barca ci viene a recuperare per cambiare zona.

Nuovamente in acqua e quasi subito vediamo un brancotto di 4 o 5 wahoo proprio sotto il pelo dell’acqua. Mai visti prima, sono pesci bellissimi, dei siluri argentati che ricordano un po’ un grosso barracuda e un po’ una enorme palamita. Guardo Lucio e cerchiamo di avvicinarci ma i sagoloni si aggrovigliano e perdiamo l’attimo, spaventando i pesci che spariscono nel blu. Bene comunque.

Ricominciamo a pescare. Dopo un po’ un altro wahoo passa sotto il flasher a velocità di crociera. Lucio scende ad intercettarlo e si viene a trovare, mi spiegheranno poi, in un angolo cieco del pesce, che infatti continua nella sua corsa senza spaventarsi troppo. Arriva a tiro e spara. Il pesce scoda come un pazzo, trascinando via sagolone, boe…e Lucio, che gli nuota appresso.

Mi avevano spiegato di badare al flasher in questi casi in quanto la barca sarebbe stata impegnata ad assistere il sub con il pesce in asta.

Gli rimango vicino allora e un altro wahoo si avvicina. Scendo a tutta birra ma probabilmente non sono proprio nell’angolo cieco e il pesce mi tiene a distanza. Arrivo comunque in qualche modo ad una distanza che reputo congrua e tiro: l’asta non ci arriva. Mentre risalgo ripenso che mi ero ripromesso per l’ennesima volta di stare attento alla distanza, sapendo che il blu inganna e invece, ancora una volta, ci sono cascato: il mio occhio abituato al nostro mare mi ha tradito.

Ricarico, sperando di essere nel mezzo del territorio di caccia dei wahoo e mi immergo a mezz’acqua. Un altro pesce si avvicina. Faccio finta di niente e non lo punto direttamente ma cerco una rotta vagamente convergente secondo quanto mi avevano consigliato poco prima in barca. Le distanze si riducono ancora e quando sono “abbastanza vicino” (attimo di dubbio), mi giro di colpo e tiro. Preso!!!

Il tiro è buono per cui già in risalita faccio scorrere il sagolone tra le dita e, in superficie, mi attacco alla prima boa, godendomi la sensazione di essere trascinato da un pesce. Dopo poco però il filo si imbanda: strappato. Altro errore del quale mi avevano avvisato: la carne di questi pesci è tenerissima e la loro reazione furibonda per cui bisogna essere estremamente delicati nel recupero.

Con il cuore ancora a mille ricarico e ricomincio ad immergermi. Le apnee però durano pochissimo e non vedo più nulla. Lucio intanto ha recuperato il suo pesce e viene a riprendermi con la barca: ci siamo avvicinati troppo al sommo della secca e bisogna risalire la corrente per ricominciare a pescare.

Altro drift. Questa volta un bel wahoo passa dal mio lato del flasher. Respirone e giu. Lui non mi calcola minimamente per cui mi gioco il tutto per tutto: una serie di falcate rabbiose e tiro lungo. Preso ancora e, miracolosamente, passato in sagola. Risalgo compiaciuto ma sbaglio di nuovo. Nel nostro mare un pesce insagolato è un pesce preso a meno di grossolani errori di recupero ma qui non funziona in questo modo. E infatti dopo alcuni minuti di tiro alla fune, quando nuovamente vedo il pesce sotto di me, mi accorgo con orrore che la ferita si sta allargando tantissimo. Mi guardo intorno e fortunatamente Lucio mi è accanto col fucile carico così gli chiedo di doppiare il pesce: non lo voglio perdere! Scende mentre io trattengo il sagolone con più forza e lui va a segno. A questo punto, rilassato, recupero il mio primo wahoo!!!!

Bello! Bello!!!! Chiamo a squarciagola la barca e glielo mostro con un sorriso a trentadue denti. Nigel, che nel frattempo era risalito a bordo, vedendomi così contento, si butta in acqua con la fotocamera e mi fa qualche bellissima foto.

DCIM100GOPRO

Risaliamo in barca e risaliamo ancora la corrente. Altri tuffi a vuoto finchè ancora un bel wahoo compare dal blu. E’ incredibile come questi pesci appaiano dal nulla come per incanto dove un attimo prima c’era solo acqua. Scendo a capofitto e lo intercetto: questa volta, fortunosamente, devo essere nell’angolo cieco perché il pesce non si accorge di nulla. Arrivo a tiro e sparo dall’alto.

11.28.09 copia

Preso benissimo, dalla schiena alla pancia. Il pesce accusa vistosamente il colpo in quanto non scoda subito ma rimane un po’ scioccato per 2 o 3 secondi tanto da farmi credere di averlo fulminato. Poi invece comincia a nuotare, potente ma senza strattoni. Mi aggrappo al sagolone forte del buon tiro e mi faccio trainare per poi recuperare appena il pesce molla. Quando invece vengo tirato sott’acqua mollo io fino a guadagnare ancora la superficie. In pochi minuti di questo tira e molla il wahoo è tra le mie mani ed è semplicemente meraviglioso. Lo passo in barca festante e mi ributto.

Altri drift e tanti altri tuffi ma i pesci sembrano essere diminuiti drasticamente. Ad un tratto, nel blu dell’alto fondo, vedo una serie di figure allungate che, anche dalla superficie, mi sembrano molto grandi. Scendo pensando ad un branco di grossi wahoo ma, arrivato a 18-20 metri, vedo un bellissimo branco di squali martello. Sono fondi, ad occhio sui 35 metri ma sono uno spettacolo. Ricordo di aver letto da qualche parte che il martello viene considerato uno squalo pericoloso per cui continuo un po’ la caduta per filmarli ma non gli arrivo mai troppo vicino, anche per via della profondità. Il risultato è questa immagine che, vi assicuro, non rende giustizia ad un branco di una decina di pescioni di circa 3 metri ciascuno.

21ecl0m copia

Altri tuffi, il tramonto si avvicina. Subito sotto il pelo dell’acqua, ad una trentina di metri da me e Lucio vedo un wahoo. Gli corro appresso, mi immergo e tiro da lontano. Preso in coda e perso dopo pochi secondi di furiosa reazione.

Basta per oggi, i giorni di pesca sono ancora tanti…

Vai alla seconda parte dell’articolo  >>—>

Tags: , , ,

Category: Articoli, Pesca in Apnea

Leave a Reply