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Pesca in Apnea e AMP: la buona volonta’ c’e’!

| 21 febbraio 2010 | 1 Comment
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Come sempre l’EUDISHOW ha affiancato all’esposizione vera e propria una serie di incontri/dibattito, che si sono svolti tra il palco dell’apnea village e la cornice più intima delle sale convegni ospitate nel centro servizi, di libero accesso per il pubblico ma inevitabilmente frequentate in prevalenza dagli addetti ai lavori.

Alla tavola rotonda patrocinata dalla FIPSAS – intitolata ‘Pesca Sportiva e AMP: necessità di valutazioni oggettive per la regolamentazione della pesca sportiva, sia di superficie che in apnea, nelle AMP italiane’ -spetta senza dubbio un posto d’onore nel calendario degli eventi collaterali, perché ha analizzato nel dettaglio quella che da sempre possiamo considerare la nostra spina nel fianco: l’esclusione tout court dalle AMP, un fenomeno che ci interessa fin dall’istituzione delle prime zone di tutela, nel lontano 1986, ma che è divenuto regola per tutte le aree marine di nuova istituzione dalla fine degli anni novanta.

Chi era presente ha potuto toccare con mano un clima costruttivo e propositivo che ha soddisfatto tutti oltre le più rosee aspettative; certamente, si tratta solo di propositi e disponibilità che dovranno confrontarsi con la realtà e tradursi in fatti, ma sono un ottimo punto di partenza che ha lasciato intendere la totale mancanza di chiusure aprioristiche e pregiudiziali nei confronti della pesca in apnea.

Il sottosegretario On. Roberto Menia, al centro. (A.Fini)

Presenza d’eccezione è stata ovviamente quella del Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare On. Roberto Menia che, insieme ai direttori di AMP dott. Paolo D’Ambrosio (Porto Cesareo), dott. Antonino Miccio (Punta Campanella), dott. Riccardo Strada (Regno di Nettuno) e al prof. Giovanni Fulvio Russo, Docente di Ecologia Marina All’Università Parthenope di Napoli, ha costituito la controparte dialettica ai tre rappresentanti FIPSAS: prof. Ugo Claudio Matteoli, Presidente Federale, prof. Alberto Azzali, Presidente Settore AS e dott. Antonio Terlizzi, Docente di Zoologia Marina all’Università del Salento e componente delle Commissioni Tecnico Scientifiche del Settore AS e di quello Acque Marittime. Il dibattito è stato moderato da Romano Barluzzi, Curatore Editoriale della rivista Pescare Apnea.

La discussione esordiva senza preamboli, diretta al nocciolo del problema, con una domanda apparentemente scomoda. Il moderatore chiedeva al sottosegretario cosa pensasse di una recente dichiarazione della sua ministra, che riportava un’apertura alla fruizione mirata delle Aree Marine Protette, ad eccezione ‘naturalmente’ della pesca in apnea; in particolare, si chiedeva quali fossero le basi di quell’avverbio che non lasciava spazio a nessuna forma di ottimismo.

L’On. Menia faceva una doverosa precisazione rimarcando come quella non potesse considerarsi altro che un dichiarazione personale dell’On. Prestigiacomo e che non costituisse in alcun modo l’esplicitazione della linea ministeriale in tema di tutela del mare e delle sue aree protette. Per quanto sia possibile avere delle visioni diverse e personali, il delegato ministeriale sottolineava come l’approccio governativo si caratterizzi per avere un’impostazione filosofico – culturale ben distante da quella dell’ambientalismo integralista e militante. L’obiettivo è quello di puntare ad un aumento della fruizione delle aree di tutela, in senso generico, da parte dell’uomo, proprio perchè l’idea stessa di preservare la natura escludendo le attività umane rappresenta un’assurdità. Assurdo è anche il non riconoscere che la mancanza di rispetto nell’interazione con l’ambiente, crea dei danni a prescindere dalla modalità con cui viene esercitata. La nuova chiave di lettura deve essere ‘regolamentazione’ della presenza antropica e non più ‘esclusione’.

Il presidente Federale, prof. Ugo Claudio Matteoli (A.Balbi)

Il prof. Matteoli apriva il suo intervento ringraziando il sottosegretario per la sua presenza e sottolineando come fosse il secondo incontro, con delegati ministeriali, che la Federazione è riuscita ad intavolare nei pochi giorni della fiera bolognese (il giorno precedente si era discusso con l’On Buonfiglio, Sottosegretario del Ministero delle Politiche Agricole con delega alla Pesca). Il presidente poi metteva in risalto alcuni concetti basilari.

In primo luogo, la fortuna che le risorse relative alla gestione degli specchi di mare e alla tutela delle AMP facciano capo ognuna ad un ministero, quindi due diramazioni dell’autorità centrale. Può sembrare un particolare di poco conto, ma si deve ricordare come la gestione delle acque interne sia invece di competenza regionale, e come questo abbia creato un ginepraio di norme, spesso differenti sulle due rive dello stesso fiume, tale da rendere improbo per la Federazione riuscire a trattare simultaneamente con 20 regioni diverse in assenza di coordinamento.

Secondariamente, ribadiva che considerare le AMP come una ‘bomboniera’ non fosse una strada percorribile nè da un punto di vista ecologico, nè tantomeno dal punto di vista della sostenibilità economica.
Venendo alla parte più attesa, e per noi pescatori in apnea più importante, il prof. Matteoli sottolineava la concreta selettività del prelievo in apnea e, forte di questo, rinnovava la richiesta, già avanzata durante un analogo simposio – seppur davanti ad altro interlocutore – durante l’Eudi del 2008, di una prova scientifica che dia finalmente una risposta oggettiva e non strumentalizzabile sull’effettiva compatibilità della pesca in apnea con le zone C delle AMP. Uno studio serio e definitivo che coinvolga tutti per quello che possono dare: la federazione la manodopera, le università le competenze, le AMP i soldi e il Ministero la certificazione del risultato.

Il biologo Federale dott. Antonio Terlizzi (A.Balbi)

Molto illuminante è stato anche l’intervento del biologo federale dott. Antonio Terlizzi che, facendo cenno alla dichiarazione dell’on. Prestigiacomo oggetto della prima domanda, ha sottolineato come sia indubbiamente frutto di una cultura pregiudiziale che si fonda su supposte evidenze scientifiche ed esperienze fatte all’estero; le stesse che adduceva l’ex ministro ed ex parlamentare dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, e di cui non esiste traccia alcuna – al contrario, esperienze di gestione maturate all’estero, ad esempio nel parco delle Bocche di Bonifacio, dimostrano l’esatto contrario.

Stando così le cose, si rende impellente e non più rinviabile un’azione finalizzata a quantificare la reale incidenza della pressione antropica della pesca sportiva tutta, che ad oggi appare completamente fuori controllo nelle zone C. Lo dimostra il fatto che il cosiddetto ‘effetto riserva’ si verifica solo nelle zone A (no take, ossia di divieto totale) e B (pesca professionale regolamentata), mentre le zone C non presentano incrementi significativi di fauna, tanto da presentare una biomassa analoga a quella rilevata nelle zone limitrofe non sottoposte ad alcun vincolo. L’intervento poi evidenziava come alcuni comportamenti diffusi tra i pesca sportivi, soprattutto la vendita abusiva del pescato, contribuiscano a generare dei contrasti sociali molto forti, che certamente non favoriscono la pacifica convivenza, premessa necessaria per un equo contemperamento di interessi. Resta un dato di fatto: se è vero che quantificare resta fondamentale per poter agire, nulla si potrebbe senza una deroga ai decreti istitutivi, che escludono in partenza la possibilità di una regolamentazione della pesca in apnea all’interno dei confini delle aree marine protette.

Il dir. dell’AMP di Porto Cesareo, dott. P. D’Ambrosio (A.Balbi)

Proprio in quest’ottica, i presidenti Azzali e Matteoli riaffermavano la missione della Federazione nel diffondere il rispetto ambientale mediante i corsi mirati alle varie discipline. LA FIPSAS infatti conta tra i suoi affiliati tutte le tipologie di fruitori della aree di tutela, garantisce una formazione culturale dei suoi tesserati, nonchè la loro tracciabilità e la possibilità di intervenire direttamente nel censurare e punire loro comportamenti dannosi. Per queste ragioni la federazione si pone in una posizione di interlocutore privilegiato e affidabile per permettere l’ingresso dei pescapneisti tesserati nelle zone C.

Non poteva logicamente mancare il punto di vista dei direttori di AMP presenti. Il dott. Paolo D’Ambrosio portava all’attenzione del sottosegretario il problema delle normative. La legge sulla difesa del mare e la legge quadro 394 che hanno premesso la nascita delle prime Aree Marine Protette risalgono, rispettivamente, al 1982 e al 1991. Questo corpo normativo risulta ormai inadeguato, al pari dell’intera normativa sulla pesca, il cui impianto generale risale agli anni sessanta. Carenti risultano anche le normative in fatto di controllo e repressione del bracconaggio, che devono confrontarsi con l’impossibilità di vigilare su specchi di mare così vasti come quelli che sono diventati oggetto di tutela negli ultimi anni e con la necessità di vietare nuove tecniche di prelievo altamente impattanti quali il Vertical Jigging e la traina di fondo. Per elaborare nuovi e più efficaci sistemi di controllo e prevenzione non è più possibile affidarsi ad un impianto normativo obsoleto. D’Ambrosio concludeva con un accenno ai possibili conflitti di gestione generati dai s.i.c. (siti di interesse comunitario della Rete Natura 2000) e sulla necessità di aggirare il problema facendo ricadere tali siti all’interno del perimetro delle aree marine protette.

Il dir. dell’AMP del Regno di Nettuno, dott. R. Strada (A.Balbi)

Il dott. Riccardo Strada specificava come tutti i direttori di AMP provengano da settori della biologia e che, per la natura della propria formazione, siano più che favorevoli ad una ricerca scientifica capace di chiarire l’impatto della pesca in apnea sulle risorse ittiche: sono i primi a chiederla.
Tuttavia, è necessario ricordare che, nonostante si parli veramente di pochi spiccioli, il ministero ha tagliato tutti i fondi destinati alle attività di ricerca e monitoraggio. Se alla cronica mancanza di risorse si aggiunge l’oggettiva difficoltà di pattugliare efficacemente vasti tratti di mare, si comprende come l’unica strada percorribile rimanga quella di cercare il più ampio consenso popolare, nonostante il concetto di mare inteso come res nullius di cui ognuno dispone come crede sia una tara mentale radicata e difficile da superare. Tornando alla selettività del prelievo in apnea con fucile, Strada rifletteva su come questa peculiarità rappresenti al tempo stesso diritto e rovescio della medaglia. La pesca in apnea è senza dubbio selettiva, a livello potenziale, ma
in pratica questa sua caratteristica dipende da come viene esercitata dai singoli individui. Così come tra i cacciatori esistono “signori” che si contraddistinguono per un etica molto più restrittiva di quella tracciata dalle norme ma anche gli ‘sparatutto’, così anche nella pesca in apnea convivono pescatori illuminati e sparatori della domenica. Se la ricerca dimostrerà la compatibilità della pesca in apnea con le finalità istitutive delle AMP, non sarà comunque possibile aprire a tutti, ma bisognerà consentire l’accesso alle zone C solo ai ‘signori’, nella formazione e selezione dei quali la Federazione si accredita come organismo appropriato di riferimento. Resta il fatto che, allo stato attuale delle cose, regolamentare è un obbligo del direttore e, non potendo agire in deroga al decreto istitutivo, la pesca in apnea rimane esclusa, pena la mancata approvazione del regolamento della riserva.

Il presidente del Settore AS, prof. Alberto Azzali (A.Balbi)

Il dott. Antonino Miccio aggiungeva brevemente che le AMP devono diventare dei laboratori a cielo aperto sulla sostenibilità, ma tutto questo sarà impossibile fino a quando non si avranno degli strumenti concreti che possano permettere una quantificazione oggettiva dell’impatto che si intende studiare. Fino ad allora, e in mancanza di adeguati strumenti normativi, i direttori hanno le mani legate.

Il conclusivo intervento dei rappresentanti del mondo scientifico spettava al prof. Giovanni Fulvio Russo che, concordando su quanto esposto fino ad allora dai suoi colleghi, aggiungeva quale punto fondamentale la necessità di identificare delle organizzazioni di riferimento per l’intero comparto della pesca sportiva, soggetti referenti che fino ad oggi sono mancati e hanno reso problematico anche solo il tentativo di trovare un accordo su una linea comune.

La targa che la FIPSAS ha donato al Sottosegretario (A.Fini)

La tavola rotonda volgeva al termine con le considerazioni riassuntive dell’On. Menia che in primo luogo si diceva estremamente soddisfatto del dibattito, caratterizzato da toni moderati, intelligenti, oltrechè da un approccio fortemente pragmatico. Ribadiva poi come le AMP debbano diventare una risorsa, anche economica, che generi un indotto tale da poter trovare le risorse oggi mancanti per la ricerca e il monitoraggio.

Il primo impegno che il sottosegretario ha preso è quello di riattivare il Tavolo sulle AMP e i parchi, al fine di andare ad agire in primis sulla normazione che lui stesso riconosce ormai vetusta e lacunosa. Sarà obiettivo di questa assemblea elaborare metodologie condivise per le valutazioni d’impatto, protocolli operativi e discuterà anche della definizione delle risorse. Ha rimarcato anche il totale rifiuto di interpretazioni talebane e restrittive dei regolamenti, e una oggettiva necessità di lasciare una certa elasticità di applicazione per migliorare il lavoro di chi agisce sul campo. Condivideva poi in toto il ruolo della Federazione, che offre delle garanzie, a cominciare da un codice di valori riconosciuto, che altri soggetti scarsamente rappresentativi non possono in alcun modo fornire.

Valutazioni

Il clima in cui si è svolta questa tavola rotonda è stato molto cordiale e soprattutto ricco di proposte concrete un po’ da tutte le parti. Gli sforzi della federazione nell’intavolare una discussione seria e la volontà di collaborazione da parte del Ministero e dei direttori delle AMP sono apparsi evidenti, è facile concordare quasi completamente con i convitati tranne alcune perplessità che ci permettiamo di far emergere.

Il dott. Strada ha evidenziato che tutti i direttori di AMP provengono da settori della biologia applicata e che quindi non possono essere contrari alla pesca in apnea in maniera pregiudiziale senza dati oggettivi e scientifici che ne certifichino univocamente l’impatto. Purtroppo dobbiamo rilevare che non è affatto così, gli incarichi di direttore non sempre sono ricoperti da tecnici e non tutti i tecnici hanno l’approccio garantista che lui ha invece dimostrato. Non ci pare il caso di fare nomi, ma è un dato di fatto che esponenti dell’ambientalismo integralista siano a tutt’oggi presidenti di aree sottoposte a tutela e continuino a sbandierare le presunte evidenze di cui il dott. Terlizzi, ha dimostrato l’inesistenza.

Il dott. D’Ambrosio, nel porre giustamente l’accento sulla carenza di normative e di controlli, ha rimarcato la necessità di intervenire, vietando, tecniche di pesca sportiva altamente impattanti come il VJ e la traina di fondo. Viene da chiedersi se non sia utopistico pensare di vietare una pratica quando si riconosce l’assenza di controlli sufficienti sul territorio e quando basterebbe controllare il pescato a terra, sanzionando i prelievi oltre i 5 kg, per tutelare la fauna della riserva.

Nel complesso è stata una manifestazione che ha segnato un piccolo passo in avanti, la federazione è apparsa compatta e determinata nel difendere le ragioni della pesca in apnea, vogliamo sperare che quanto prima questi buoni propositi si concretizzino in progetti di ricerca destinati a chiarire una volta per tutte se l’apneista con il fucile è davvero incompatibile con gli equilibri dell’ecosistema marino o se, come tutti noi siamo convinti, paga solo lo scotto di valutazioni superficiali, intransigenti, poco scientifiche e molto politiche.

La locandina dell’evento

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