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Pesca e Tutela del Riccio di Mare, lo STOP Arriva dai Ristoratori

| 15 novembre 2017 | 0 Comments

Oggi in Sardegna inizia la stagione di pesca del riccio di mare (paracentrotus lividus) e, per il secondo anno consecutivo, si è cercato di trovare una soluzione all’ormai incontestabile sovrasfruttamento della risorsa. La quadratura del cerchio è stata ovviamente impossibile: la diminuzione degli esemplari giornalmente pescabili dal professionista (da 3.000 a 2.000 ricci se pescati con mezzo nautico e barcaiolo, o da 1.500 a 1.000 se prelevati operando da terra), unita all’anticipo alle 13.00 dello stop alla giornata di pesca, non sembra comunque una soluzione praticabile sul lungo periodo.

bracconaggioricciominiLa causa del sovrasfruttamento della risorsa, a detta dei professionisti, sarebbe da imputare interamente al prelievo sconsiderato effettuato dai pescatori abusivi. Ammesso che il problema sia effettivamente la sola pesca illegale, e che un prelievo quotidiano stimato in non meno di 250.000 esemplari, pescati dai soli 189 titolari di licenza, per 5 mesi, sia realmente sostenibile dall’ecosistema, la questione cruciale è la richiesta del mercato.

Perchè è innegabile che: se è così allettante mettersi a pescare illegalmente i preziosi echinodermi, e facile riuscire a venderli, nonostate i teorici ostacoli imposti dalla normativa sul tracciamento del prodotto, lo si deve ad una domanda di mercato che è molto superiore a quanto il prodotto lecito riesca a soddisfare. Quindi è chiaro che qualsiasi normativa, per giunta in assenza totale o quasi di controlli sul territorio, non può avere la minima velleità di tutela della risorsa.

Fa notizia quindi che, dove non può arrivare il legislatore, sopperisca il buon senso di una decina di ristoratori del cagliaritano che hanno scelto di rinunciare per quest’anno alla commercializzazione delle tanto richieste “uova di riccio”, consapevoli che il “petrolio sardo”, come è stato ribatezzato l’echinoderma per l’economia che gli ruota inotrno in alcune zone dell’isola, rischia di questo passo di diventare veramente un ricordo. Un esempio a cui ci auguriamo aderiscano in tanti e non solo in Sardegna, visto che il riccio è oggetto di pesca eccessiva e di bracconaggio in tante parti del sud Italia.

Ma perchè questa iniziativa funzioni realmente è necessario che il consumatore sia il primo a capire il problema e a premiare chi ha fatto una scelta anche contro il suo interesse economico immediato. Anche se, a guardare come ancora non si sia rusciti a debellare la piaga della pesca del dattero (illegale da decenni), qualche dubbio rimane…

stop riccio

 

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