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Linea di boe, ovvero: come ti privatizzo il mare!

| 5 novembre 2011 | 16 Comments
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Tutti gli appassionati di pesca in apnea ormai sanno bene che AMP è sinonimo di divieto di pesca in apnea. Sull’ingiusta discriminazione della nostra disciplina, unica attività considerata totalmente incompatibile con le finalità istitutive delle aree protette, abbiamo scritto fiumi di parole e non staremo qui a ripetere i soliti concetti, ormai chiari a tutti meno che ai politici che dovrebbero rimediare all’ingiusta quanto illogica sperequazione ormai da anni eretta a sistema di gestione delle AMP. Sia chiaro: abbiamo capito che a forza di opporci siamo diventati un problema, e quindi continueremo sulla via della contestazione, forti di agomentazioni invincibili, quali la totale assenza di ogni evidenza scientifica a supporto dell’ostracismo che ci è stato riservato.

Vorremmo affrontare il problema da una diversa angolazione. Abbiamo più volte chiarito che tra i principali sostenitori delle AMP con annesso divieto di pesca in apnea vi sono soggetti per nulla disinteressati: i diving. Ai diving noi pescatori in apnea diamo proprio fastidio, anche l’esperienza diretta di Apnea Magazine con gli operatori dell’Argentario in occasione del Campionato Italiano per Società 2005 organizzato dal nostro sodalizio non ha fatto che offrire conferma assoluta di questo assunto.

I vantaggi economici che le AMP portano ai diving sono notevoli: in primo luogo, quelli con sede ricadente nei comuni interessati dall’area sono gli unici autorizzati ad accompagnare gli escursionisti, un vantaggio certamente non da poco. Pur restando liberi di organizzare uscite al di fuori dell’AMP  “a casa degli altri“, i diving locali restano titolari esclusivi dei siti di immersione nell’AMP. Questa posizione economica di monopolio, unita al lustro che un sito di immersione acquista per il solo fatto di trovarsi all’interno dei confini di un’area marina protetta, consente di alzare il tiro e guadagnare di più, sfruttando una risorsa che è di tutti.

Abbiamo documentazione video che dimostra ciò che tutti i pescatori in apnea sanno bene: considerando il mare come una proprietà privata, molti diving – non tutti, non vogliamo certamente generalizzare! – arrivano con i loro barconi fregandosene bellamente delle leggi che impongono alle imbarcazioni di mantenere una distanza di 100 metri dalle boe segnasub e scaricano l’ancora in testa a chiunque si trovi – con pieno diritto – sul “loro” punto di immersione. Quando ci sono competizioni con tanto di ordinanza che interdice l’area, ugualmente in molti se ne fregano e entrano di prepotenza nel campo di gara con la solita scusa “Noi dobbiamo lavorare”, come se, appunto, il mare fosse loro e non anche di tutti gli altri. Sia chiaro: parlo per esperienza diretta, non per sentito dire.

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai adesso ce la prendiamo con i diving in modo così diretto. Ci arrivo subito, ma prima è necessario fare un passo indietro, altrimenti non è possibile capire fino in fondo di cosa stiamo parlando.

Chi ha seguito l’evoluzione dell’istituenda AMP dell’Arcipelago Toscano sa o dovrebbe sapere che l’idea di aggirare i limiti del decreto istitutivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano con l’istituzione di un’AMP ha un padre: Ruggero Barbetti, quel famoso – o famigerato, a seconda dei punti di vista – Commissario Straordinario nominato dall’allora ministro dell’ambiente Matteoli (Altero, che non ha nulla a che spartire, se non la toscanità, con il presidente FIPSAS Ugo Claudio) con un provvedimento in dispregio della legge, successivamente abbattuto da una sentenza della Corte Costituzionale. L’idea di Barbetti nasceva, appunto, dal fatto che il decreto istitutivo del PNAT del 1996, prendendo atto della contrarietà degli enti locali interessati, aveva escluso la tutela a mare di Giglio, Elba e Formiche di Grosseto. Dato che queste stesse aree erano contemplate da una legge dei primi anni ’80 – quindi molto anteriore al decreto – come aree di reperimento, vale a dire tutelabili con lo strumento del’Area Marina Protetta, Barbetti pensò bene di aggirare questa limitazione avviando il procedimento per l’istituzione di un’AMP che, bypassando il giudizio negativo già espresso a suo tempo dagli enti locali, potesse assoggettare comunque all’Ente Parco (che in virtù della Legge quadro sulle AMP avrebbe ottenuto certamente la gestione) anche il mare prospiciente le isole dell’arcipelago ancora non “protetto” (vista la consistenza dei controlli e le continue violazioni perpetrate da bracconieri professionisti e occasionali, le virgolette sono d’obbligo).

Purtroppo per Barbetti, le cose non sono affatto andate come sperava, almeno per il momento, in quanto  l’idea di un’area marina protetta calata dall’alto e infarcita di divieti ha incontrato la poderosa opposizione di molti cittadini, tanto al Giglio quanto, soprattutto, all’Elba. Il processo istitutivo ha subito una battuta d’arresto, e da un po’ di tempo a questa parte non se ne sente più parlare.

Pensate che Barbetti e i diving si siano dati per vinti? Ma neanche un po’. Alla fine, ecco cosa è successo.

Il Comune di Capoliveri di cui Barbetti è sindaco ha concluso un accordo con il consorzio dei diving elbano e Mares per il posizionamento di una serie di boe in corrispondenza di 11 punti di immersione siti fra Capo Calvo e la Secca di Fonza, come da cartina qui sotto.

In buona sostanza, i diving del consorzio pagheranno 300 euro l’anno per poterli utilizzare liberamente, mentre il resto del mondo fruirà di tariffe ben diverse, che possono arrivare, per un diving non residente, a 120 euro al giorno. Neanche a dirlo, la pesca di ogni tipo è vietata nel raggio di 50 metri da ciascuna boa… con conseguenze nefaste solo per i pescatori in apnea. Professionisti e amatoriali di superficie, infatti, potranno pescare a 50 metri dalla boa… mentre per i pescasub, viste le profondità, sarà decisamente più difficile.

Questo progetto è ormai realtà: con delibera della Giunta comunale del 25 agosto, infatti, si è data approvazione ed immediata operatività al protocollo di intesa fra comune, CED e Mares. La cosa che forse fa più sorridere noi pescasub è che una delle motivazioni principali alla base del progetto sarebbe…. la sicurezza delle immersioni. Nelle premesse del provvedimento della Giunta comunale, infatti, si legge: “Considerato che che quasi ogni anno si verificano in mare incidenti dovuti al transito di imbarcazioni che non rispettano le segnalazioni previste per i subacquei in immersione“. Davvero interessante: noi apneisti pescatori, certamente i più esposti al rischio di investimento, veniamo spediti a 500 metri dalla costa, ogni anno paghiamo un tributo sotto forma di morti e feriti e, dulcis in fundo, rimediamo verbali di 1000 euro per ogni piccola violazione degli obblighi di segnalazione mentre chi se ne strafrega del nostro segnale e mette a repentaglio la nostra incolumità se la cava con 207 euro di multa, ma l’amministrazione di Capoliveri mostra sensibilità verso l’incolumità dei subacquei con ARA, che possono rischiare l’investimento solo quando entrano in acqua e quando ne escono, per un tempo limitatissimo.

Davvero interessante…. soprattutto in considerazione del fatto che molto spesso i Diving se ne fregano della nostra sicurezza, piombandoci sulla testa a dispetto della distanza di 100 metri che sta loro talmente a cuore da imbastire questo progetto. Forse che le vere motivazioni siano altre, magari quelle già indicate? Se davvero interessa l’incolumità dei subacquei, perché da oltre 40 anni perdura una situazione giuridica inaudita, solo recentemente bilanciata almeno in parte dall’introduzione di una distanza di navigazione minima dalle boe con annessa mini-sanzione? Sì, avete capito bene: fino al 2003 l’ordinamento non prevedeva alcun obbligo di mantenersi a distanza dalle boe, ma solo una pesante sanzione per il subacqueo che non si segalava!

Sia chiaro: questo tipo di gestione dei punti di immersione è lo stesso che noi auspichiamo da lungo tempo, almeno in linea generale e senza riferimento alla surrettizia privatizzazione del mare territoriale realizzata con questa Linea di Boe, per un equo contemperamento degli interessi confliggenti di pescatori in apnea e diving all’interno delle AMP. In buona sostanza, invece di proibire TUTTO ai pescatori in apnea per salvaguardare i pochi, battutissimi siti di immersione dei diving, si è proposto di prevedere zone riservate all’immersione ARA lasciando fruibili ai pescasub le altre aree. Adesso, invece, abbiamo tanto le AMP quanto queste linee di boe apparse a Capoliveri: qualcosa ci dice che presto ci sarà la corsa un po’ ovunque e ci ritroveremo grappoli di microaree interdette, ovviamente in corrispondenza di secche e scogli isolati che rappresentano anche i migliori punti per la praticare la nostra disciplina, che andranno ad aggiungersi alle già numerose AMP (in Italia abbiamo un vero record, con un totale di superficie marina protetta superiore a quello di tutte le AMP del Mediterraneo!).

Tutto questo accade mentre l’illegalità regna incontrastata nelle zone che dovrebbero essere protette: è notizia di pochi giorni fa che un cianciolo ha fatto strage di grosse ricciole in zona 1 a Giannutri, una calata micidiale che sicuramente contribuirà alla lenta ma inesorabile sparizione di questi splendidi pesci. Bracconieri di ogni sorta imperversano nelle aree interdette sulla carta… e in assenza di controlli solo i cittadini onesti e rispettosi delle leggi rinunciano alla fruizione di queste aree, a riconferma che l’Italia è il paese in cui la furbizia paga immancabilmente.

Come giudichiamo questo progetto, peraltro promosso anche da Mares, ossia un’azienda che si occupa non solo di ARA ma anche di pesca in apnea? Sul progetto in sé avremmo ben poco da dire, perché l’idea di evitare ancoraggio selvaggio da parte dei barconi dei diving, offrire un minimo di regolamentazione dell’accesso ai siti di immersione e, perché no, evitare che ci vengano calate reti o praticate altre forme di pesca, inclusa quella in apnea, non ci troverebbe totalmente contrari in presenza di diversi presupposti. Il fatto è che questa iniziativa non sostituisce, ma si aggiunge a tutte le altre che ci vedono penalizzati come categoria, quindi, alla fine della fiera, oggi possiamo solo aggiungere anche le Linee di Boe al lungo elenco di sigle e siglette che identificano tratti di mare interdetti alla nostra disciplina e quindi sottratti alla nostra fruizione: Parchi marini, AMP, ZTB, Oasi Blu, Parchi sommersi, santuari e via “tutelando”. Ovviamente, il tariffario e la privatizzazione “di fatto” operata a preminente vantaggio di chi si è assicurato un posto al sole non ci piace neanche un po’, ma si tratta di dettagli che potrebbero essere rivisti e che, a prescindere da ogni altra considerazione, non riguardano la nostra categoria e non sta a noi contestare. Non ci piace l’idea di fondo di chi tende a considerare il Mare come una proprietà di chi vive sulle sue sponde, quasi a voler dire che un milanese non ha alcun diritto. Non ci piace questa idea nelle AMP e non ci piace neanche nelle Linee di Boe: l’ormeggio/accesso dovrebbe avere uguale costo per tutti i diving… residenti e non residenti, consorziati con il CED o battitori liberi! Il regime di concessione approvato dal Comune di Capoliveri somiglia pericolosamente ad una privatizzazione di fatto, dove i beneficiari delle aree interdette al libero utilizzo da parte dei cittadini sono i diving consorziati con il CED, che possono farne libero uso pagando la metà rispetto agli altri diving elbani e addirittura lo 0,7% rispetto ai diving con sede al di fuori dell’Isola d’Elba. Incredibilmente, un’attività commerciale qual è il diving del CED  riesce a pagare solo il 3,3% rispetto al cittadino non residente all’Elba che desideri fare un’immersione in quelle zone senza pernottare sull’isola. Se questo genere di trattamento differenziato non fosse possibile, siamo portati a credere che il progetto Linea di Boe non avrebbe mai visto la luce, con buona pace della sicurezza delle immersioni :)

Note:

1) Diving, Barca trasporto passeggeri, avente sede operativa all’Isola d’Elba
2) Che pernotta all’Isola d’Elba
3) Dal 1° gennaio al 31 dicembre
4) Dalle ore 10:30 alle ore 24:00
5) Dalle ore 10:30 alle ore 24:00
6) In caso di chiusura dell’ufficio predisposto alla riscossione, la tariffa può essere pagata acquistando il ticket presso le strutture convenzionate.

Guardate un po’ la tabella dei costi per l’accesso all’Area Marina Linea di Boe. Ci sentiamo di commentare parafrasando una celebre frase di George Orwell: il mare territoriale è di tutti, ma per qualcuno lo è di più che per altri!!!! La prossima volta che sentiremo le associazioni del turismo elbano lamentarsi per il calo di presenze, una cantilena sempre più frequente negli utimi anni, ci faremo due risate di cuore. Intanto, suggeriamo a tutti gli appassionati ARA di organizzare splendide immersioni all’estero: costa meno e c’è molto di più da vedere.

 

 

 

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Commenti (16)

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  1. Linea di Boe di Capoliveri: delibera annullata! - Apnea Magazine | 11 marzo 2014
  1. Giacomo scrive:

    Ciao Giorgio,

    mi chiamo Giacomo Baldi e sono un istruttore ARA proprietario di un diving center consorziato CED, oltre ad essere un istruttore Apnea Academy.
    A tal proposito, essendo all’interno della realtà di linea di boe, e trovandomi quotidianamente immerso nelle problematiche di chi vive il mare, mi sento di dover fare qualche precisazione.
    Faccio una breve premessa: non sono uno di quegli ipocriti che guarda chi pesca con disprezzo! Io pesco nel tempo libero, amo mangiare il pesce che mi procuro. Certo se vedo una cernia a 15 metri non la vado di certo a togliere da un punto di immersione, e di certo non lo condivido con qualche amico apneista. Ma se poi qualcuno la prende, IN MANIERA LECITA, Amen….
    Per quanto riguarda la discriminazione che viene rivolta agli apneisti per quanto riguarda le AMP sono daccordo con voi, ma non volgio commentare questo aspetto perchè altrimenti non finiamo mai.
    Sono ancora più daccordo sul fatto che non ci sia abbastanza controllo contro i pescatori abusivi o peggio ancora i bracconieri, che a differenza del pescatore in apnea fanno un vero e peoprio scempio!
    Quello che volgio commentare pero’ è un’altra cosa. Linea di boe nasce davvero con l’intenzione di aumentare la sicurezza in immersione. Te dici che NOI ” bombolari ” rischiamo meno perchè a differenza di NOI apneisti abbiamo possibilità di sostare sul fondo al passare di un’imbarcazione! Ni! Io ti faccio una domanda: hai mai portato in mare dei subacquei ARA neofiti, magari anche non molto acquatici????? O ancora dei subacquei con problemi motori……i loro sorrisi alla fine di ogni tuffo è la gioia più grande per un istruttore……ma a differenza dei sub esperti, sia i neofiti che i meno fortunati a livello motorio, non sempre hanno un controllo dell’assetto tale da farli rimanere in sicurezza!!!! Soprattutto quando siamo prossimi alla superfice! E quando siamo prossimi alla superficie????? A fine immersione, quando siamo vicini alla roccia, esattamente dove sono state posizionate le famigerate boe. Gia’ perchè le boe sono praticamente posizionate MOLTO vicino alla roccia emersa, punto in cui, già secondo il codice della navigazione ( corretto o no questo non sta a me giudicarlo ) il pescatore in apnea non potrebbe pescare. Questo accade per 9 boe su 11. Le uniche 2 eccezioni sono la boa dei Corbelli e la boa sulla secca di Fonza esterna.
    Te parli di una distanza di 50 metri dalla boa. In realtà lo spazio inibito è di SOLI 25 mt, che diventano 100 qualora ci sia ormeggiata una barca con il segnale che tutti conosciamo di subacqueo in immersione.
    Ora ti chiedo: cosa cambia rispetto a prima???? All’Elba ci sono 40 diving, ed escluso le prime ore del mattino, tutti i punti di immersioni in alta stagione sono sempre frequentati da almeno una barca appoggio per immersioni, dalle quali sempre e comunque bisogna stare a 100 metri di distanza, e dove di certo in tale raggio non è consentito nessun tipo di pesca. Ora con le boe è la STESSA IDENTICA COSA. Con la differenza che pero’ verranno buttate molte meno ancopre sui nostri fondali. Vi sembra una cosa deleteria???? A me sinceramente no.
    Ma veniamo al discorso dei prezzi. Noi Diving consorziati CED paghiamo una quota di 300 € l’anno, contro i 600 € ( e queste quote devono ancora essere confermate ) di un qualsiasi altro diving RESIDENTE non consorziato. Quindi 300 € in meno. Sai perchè? Perchè noi del CED ogni anno contribuiamo alla manutenzione delle boe, non solo spendendo del nostro tempo per la salvaguardia ed i lavori di manutenzione, ma letteralmente ” frugandosi ” in tasca per contribuire alle spese di gestione. Ecco perchè spendiamo meno, ma quei 300 € che credi siano una furbata nei confronti di altri, in realtà noi li abbiamo già pagati con gli interessi. In oltre il CED è aperto a chiunque voglia entrarne a far parte. Se vuoi sapere come fare per entrare a far parte del consorzio basta chiedere. Quindi non è una mafia la nostra.
    Dici che sono discriminati i diving che vengono dalla costa. Ok. Allora come vedi il fatto che tali diving, che spesso si nascondono in maniera subdola sotto false associazioni dilettantistiche no profit, ma che in realtà sono dei diving a tutti gli effetti, imbarcano subacquei a Piombino e li portano all’Elba a fare immersioni a prezzi stracciati???? La chiami concorrenza? Non credo possa definirsi così. Quello che fanno è stracaricare di subacquei, spesso dotati di bombole per la doppia immersione, piccoli battelli. L’unico modo che hanno per poter rientrare in maniera economica, considerando i prezzi che applicano, è quello di abbassare in maniera considerevole lo standard di sicurezza. Linea di boe nasce per far si che tutti possano lavorare nel modo migliore, in maniera omogenea, ma assolutamente non tralasciando la sicurezza.Questo mi sembra un dovere nei confronti di tutti!
    Inoltre il nostro consorzio nasce con l’idea di creare un gruppo che venga ascoltato dalle istituzioni, al fine di salvaguardare la sicurezza in mare. Infatti sono daccordo con te quando dici che certi diving si sentono padroni del ” loro puntio di immersione ” e se ne sbattono di tutti. Che credi, quelli danno fstidio anche a noi, perchè danneggiano in maniera irrimediabile la nostra immagine, contribuendo come si vede al malcontento generale e ad una guerra che fa solo morti. Noi siamo qui per distruggere questo fenomeno. Credete che si possa fare in una stagione? Impossibile, ma almeno ci stiamo provando, e credo che verrà fatto, con l’aiuto di tutti, anche di NOI pescatori in apnea, un buon lavoro.
    Allora, invece di alimentare una protesta proletaria che non porta a niente di buono, invece di affossare qualsiasi iniziativa senza ragionarci con calma, perchè non lottiamo tutti per i nostri interessi? Perchè gli interessi possono essere in comune, sia per il pescatore sportivo, per il pescatore in apnea, per il subacqueo ricreativo, per il diving professionista, per il pescatore professionista, per il proprietario di un ristorante, per quello di un bar o di un autonoleggio, per quelli di un impiegato della coop e per tutti coloro che vivono il mare e le città che le circondano! Perchè se una cosa funziona nella maniera giusta è giusta e funziona per tutti. Ma bisogna guardare più in la del nostro naso!

    Giacomo.

  2. Giorgio Volpe scrive:

    Ciao Giacomo,

    permettimi di precisare che:

    1) L’articolo 5 del regolamento delimita l’area marina linea di boe con le coordinate delle 11 boe e stabilisce che “si prende come riferimento la boa d’ormeggio che indica il centro dell’area circolare con raggio pari a 50 mt. e diametro di 100 mt”; una volta definita così l’area, l’articolo 19 prevede il divieto di praticare la pesca in apnea all’interno dell’area, punto e basta. Dell tuo riferimento ai 25 metri in caso di boa senza barca all’ormeggio non ho trovato traccia, se esiste per cortesia indicaci articolo e comma del disciplinare;

    2) nessun codice della navigazione impedisce la pesca in apnea a ridosso della costa rocciosa. La legge proibisce la pesca in apnea a distanza inferiore a 500 metri dalle “spiagge frequentate dai bagnanti”. Esistono anzi ordinanze che con riferimento alla costa rocciosa a picco stabiliscono espressamente la possibilità di pescare in apnea senza distanza da costa, anche in orario di balneazione, ogni volta in cui non siano effettivamente presenti dei bagnanti;

    3) Nell’articolo 3 del protocollo si chiariscono gli impegni che il CED si è assunto ufficialmente: monitoraggio e studio dei fondali interessati, aiuto nella stesura del listino prezzi (!!!), verifica e raccolta dei dati sull’impatto ambientale del sistema di ormeggio in sostituzione dell’ancoraggio libero (risibile: quis custodiet ipsos custodies????), attività sussidiaria di controllo e aiuto in promozione, divulgazione e formazione sull’iniziativa. Punto e basta: nessuna manutenzione, anzi l’articolo 29 del regolamento prevede espressamente il finanziamento del fondo di manutenzione con le sanzioni amministrative previste per chi viola le sue disposizioni.

    Ciò detto, per la questione sicurezza non neghiamo che possa esistere per l’immmersione ARA, semplicemente riteniamo – e continuiamo a farlo – che il problema riguarda principalmente gli apneisti, che in una pescata stazionano (o dovrebbero stazionare) per 2/3 del tempo in superficie. Posto che una pescata può durare 4-6 ore o anche più, fai i conti di quante immersioni ci vogliono per totalizzare un tempo in superficie pari a quello trascorso da un pescasub in una sola battuta. A fronte di questa situazione, per noi apneisti non si fa nulla…. cosa sospetta, che fa pensare alla “tutela dell’immersione” come una scusa bella e buona per privatizzare ad esclusivo vantaggio dei diving porzioni di mare territoriale, che è di tutti i cittadini, residenti o meno nel comune di Capoliveri.

    Quando parli dei 100 metri mi fai venire voglia di postare dei video che io stesso ho girato all’Argentario e che dimostrano come stanno le cose. La verità è che il pescasub sono sulla secca o sulla punta ben prima di qualsiasi diving, che dovrebbero restare a 100 metri dalla boa. La verità è che i diving, mediamente, se ne STRAFREGANO e ci buttano l’ancora in testa. Ripeto, sto facendo video e penso che li posterò tutti insieme, per dimostrare senza dubbio che si tratta di un costume diffuso e non di poche pecore nere. Quindi con la linea di boe cambia tutto: i pescasub fuori e i diving liberi di operare. E’ talmente evidente che non mi pare il caso di aggiungere altro.

    Per quanto riguarda il discorso dei prezzi, gli articolo di regolamento e protocollo di intesa che ho citato smentiscono la tua ricostruzione. Né convincono le tue argomentazioni: il CED ha tentato di fare manona e ci è riuscito, in barba al resto del mondo. Il problema della concorrenza sleale non si risolve con la privatizzazione di un bene pubblico, esistono le norme del codice civile. Che vi siate dati da fare per concretizzare questo progetto è perfettamente logico: i diving del CED sono i principali fruitori di queste aree, a prezzo stracciato.

    Finora gli unici morti in questa guerra che i diving hanno scatenato, prima in mare tutti i giorni, poi nelle AMP e adesso con questa nuova mirabolante iniziativa – che, ripeto, apprezzeremmo se fosse alternativa alle AMP con divieto integrale di pesca in apnea e sviluppata senza svendita ai soliti amici del Giaguaro – sono i pescatori in apnea. Combattere per i “nostri” diritti non è possibile, perché quelli dei pescatori in apnea sono continuamente calpestati anche grazie al contributo dei Diving. Quindi non abbiamo interessi in comune, ma interessi confliggenti e vivaddio se esistono persone come te che non hanno un atteggiamento ipocrita verso la pesca in apnea: ciò non toglie che la categoria dei diving è nostra nemica per sua scelta. L’interesse in comune è quello ad una tutela efficace del mare, ma anche i diving si accontentano di curare il proprio orticello, e pazienza se fuori dal punto di immersione non ci resta una lisca. Basta che ci sia pesce dove si portano i turisti…. per il resto che si distrugga pure tutto. Se si riesce a cacciar fuori tutti gli altri, compresi i professionisti, dal posto di “lavoro”, il diving è soddisfatto al 100%.

    Se si pensava che questa iniziativa sarebbe stata accolta con soddisfazione anche da noi, si è pensato male.

  3. Francamente sono allibito per le storie che devo leggere. Questione di sicurezza? Sarebbe sicurezza portare le scuole sub sui cappelli delle secche? Persone incapaci di un controllo motorio e)o dell’assetto portate in sicurezza al largo? Davvero?
    Mi viene da piangere a sentirvi portare queste “esigenze” al cospetto della pluralità delle persone. Ma ammesso e NON CONCESSO fosse vero mi spiegate come si misura la sicurezza a seconda di quanto si paga? Cosa diavolo avrebbe da spartire la sicurezza ed il tariffario? Ma vergognatevi siete senza scuse ed il rumore delle unghie sugli specchi è forte come la voglia di fare affari ad escludendum!!!!!!

  4. Ciao Giacomo, forse sei tu che non vedi più in là del tuo naso, io penso invece di riuscirci e quel che vedo è che ci avete cacciato da un altro tratto di mare per i VOSTRI interessi. Anche perchè noi pescatori in apnea di “interessi” non ne abbiamo; vorremmo solo continuare ad esercitare la nostra attività e invece, piano piano, un pezzetto alla volta, e con il vostro aiuto, ci stanno togliendo spazi.
    Come avresti reagito, tu, se sulle secche dove esercitate la vostra attività il Comune di Capoliveri avesse “deliberato”, per ragioni di sicurezza, il solo esercizio della peca in apnea a discapito dell’immersione con ARA?

  5. Emanuele Mocci scrive:

    Non pratico immersioni con le bombole,perciò mi chiedo quale aumento della sicurezza comporti interdire un area ai pescatori in apnea,per chi pratica le immersioni ara,o come le garanzie di sicurezza fornite possano variare in base alla provincia di residenza dell’azienda o società sportiva che organizza le escursioni(se la discriminante è il maggior costo dovuto dal raggiungimento dei siti di immersione,non è certo aumentando il costo del permesso che si aumentano le risorse da dedicare alla sicurezza…).

  6. massimo tres scrive:

    Ma per piacere…
    Dopo le amp arrivano le boe…qualcuno si privatizza il mare
    perchè molti cacciasubacquei li usano altrimenti direi ai diving di farsela a pinne la strada
    vivere il mare…interessi e grana
    andate a lavorare in fabbrica o a zappare la terra altro che diving e vivere il mare…lasciamo perdere poi le cernie ammaestrate
    :O

  7. Alessandro Fini scrive:

    Ciao Giacomo, il Sig. Giorgio Volpe ha già chiarito la posizione dei pescatori in apnea..aggiungo una sola domanda.
    Perchè, se il problema come tu dici e scrivi “IN MANIERA LECITA” maiuscolo, non siamo noi, ma i bracconieri che vi portano via le cernie dai punti di immersione, non si accomunano le forze per chiedere anche in mare il rispetto della legalità, ma si fa di tutta l’erba un fascio e si cacciano via solo i pescasub? .. Tu stesso chiedi unione ma questo atto non può che allontanare le parti..
    Non ho prove ma so che molte delle cernie vengono prese anche con le bombole..

  8. Raoul scrive:

    Ovviamente sono disgustato dal continuo esilio che i pesca sub devo subire dalle coste italiane……. Da pescatore mi sento molto piu rispettoso del mio mare di qualsiasi altro visitatore sia sotto che sopra la superficie……… Una sola consiferazione sull’ iniziativa dell’ elba…… Ma la mares come fa a sponsorizzare tale iniziativa avendo a catalogo una linea completa di attrezzature per la pescasub ???? Forse avra nei progetti futuri quello di abbandonare la pesca anche perche non penso che questo tipo di iniziative giovino agli incassi !!!!!

  9. Salvatore Rubera scrive:

    Da pescatore in apnea non posso che condividere tutti i commenti in cui si sottolinea la continua e perseverante discriminazione a cui siamo sottoposti.
    Tuttavia, chi conosce i numeri che le aziende fanno nella subacquea sa benissimo che, in termini di fatturato, il rapporto tra ARA e pesca è per noi assolutamente perdente.

    E’ quindi normale che un’azienda tenda a curare di più il settore che le garantisce maggiori guadagni.

  10. Tommaso Pratesi scrive:

    Mi contengo… quindi dirò solo che le ragioni addotte alla base dell’iniziativa, nonchè quelle esposte dall’amico IBRIDO (bombolapenista) sono RISIBILI… e ci sarebbe sinceramente da VERGOGNARSI se non si fosse in Italia… paese in cui la soglia della vergogna ha ormai raggiunto quote inarrivabili ai più…
    Potrei raccontarne mille su come i diving (es. ai corbelli o a Fonza) ti buttano l’ancora in capo e fanno girare le eliche ad un passo da te, così che te ne devi andare… o come dopo essermi alzato alle 4 ed aver raggiunto un punto di pesca alle 8 alle 9 tocca uscire dall’acqua perchè arriva l’orda di 20 bombolari…
    Mi dispiace ma proprio non credo che chi ha tutta la vostra carica di irruenza ed arroganza possa avere amore per qualcosa… tantomeno per il mare… possesso e amore sono proprio cose che non stanno insieme… ed è chiaro a tutti che il vostro è un atto di possesso…

  11. Ciao Giorgio,
    Una domanda banale, aldilà di ogni posizione di merito.
    È legale che un comune faccia una legge su un’area marina?!?!?
    Siamo sicuri che si possa istituire un’area marina protetta con divieti di accesso e pesca per motivi economici?
    Non mi torna per niente. Ti sei già informato?
    Massimo

  12. Giorgio Volpe scrive:

    Ciao Massimo,

    per rispondere alla tua domanda, che è la stessa che ci siamo posti preliminarmente, abbiamo richiesto tutti gli atti (propedeutici e finali) all’amministrazione di Capoliveri e alla Capitaneria di Porto e li abbiamo inoltrati ad un legale. Purtroppo i tempi per un ricorso al TAR sono serrati e la procedura (AAMPIA docet) è lunga e costosa, ma in ogni caso stiamo creando una sinergia per cercare, quantomeno, di prepararci per l’esportazione di questa “iniziativa” in altri comuni (già ci giungono notizie di richieste analoghe dei diving all’Argentario, stiamo assumendo informazioni).

    L’idea è quella di analizzare il problema per individuarne i punti deboli ed essere pronti ad agire per abbattere provvedimenti analoghi qualora sussistano i presupposti per intentare un ricorso al TAR.

    In ogni caso, distillando gli argomenti potremo favorire azioni di contrasto a livello locale già in fase di analisi delle richieste dei diving, un po’ come abbiamo fatto con i vari dossier sulle AMP.

    Non è facile contrastare questo genere di azioni, ma stiamo provando a fare quanto possibile in sinergia con le associazioni effettivamente attive nella tutela della pesca in apnea.

  13. Tommaso Pratesi scrive:

    Qualcuno sa dove possono essere rintracciate le sanzioni relative???

  14. davide scrive:

    Salve a tutti, in quanto io parto da terra nella zona di Rio marina,Ortano.. ho delle limitazioni nel sotto costa??

  15. andrea scrive:

    Purtroppo questo crea solo astio, e purtroppo sò che a tutto ciò ci sarà chi in qualche modo staccherà queste boe per protesta ,e con il pericolo per la navigazione, spero che tutto ciò non accada e che questo scempio di nascondersi dietro alla conservazione dei fondali abbia fine.
    L’ Elbano si da’ la boa sui piedi e il tempo mi darà ragione…..buona boa a tutti ( gli Elbani)

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