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La Baia del Vento – I parte

| 10 febbraio 2009 | 0 Comments
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Tremolante la fiamma che vedo riflessa nel profondo nero dei due grandi occhi che ho dinnanzi, occhi che si muovono continuamente, ora a destra, ora a sinistra, ora in alto, poi in basso, di nuovo in alto, ancora a sinistra. Li seguo attento e incantato, sottolineano le parole che sento, danno a loro la giusta cadenza, anticipano i sospiri, esaltano i ricordi, evidenziano i rimpianti.
Ora sono chiusi e posso notare le forti palpebre solcate dalle piccole rughe del tempo, del sole, della fatica di lunghe giornate di duro lavoro. Anche la voce è ferma, la testa leggermente reclinata in avanti, le braccia appoggiate al piano del tavolo. E’ il silenzio, un silenzio che spiega molte cose, un silenzio che mi parla di un lontano passato, di notti insonni, di sudore, di caldo e di freddo. M’immagino le scene, vedo distintamente un porto, un piccolo e scalcinato molo, un’ancor più piccola barca carica di reti, due remi.

‘Quel giorno’, la voce riprende improvvisa e forte, m’esplode nella testa strappandomi all’incantesimo di quel viso rude eppur gentile, distogliendomi dall’immaginare per riportarmi sulla strada del sapere. E già, perché lui di sapere ne ha da vendere, quel sapere sano e profondo costruitosi giorno per giorno con l’esperienza diretta e con la pratica.
Due labbra bruciate, grandi, solcate da mille rigoli. Dietro ad esse quello che resta di una dentatura gialla e possente, rovinata dal masticare le dure gallette della guerra, dal mordere le tenaci fibre della canapa, dal sciogliere nodi e rompere legacci.
‘Quel giorno, il temporale ci colse mentre ancora salpavamo le reti’. Eh si, è un pescatore, un vecchio pescatore con cui casualmente ho fatto amicizia, un pescatore di lago, di questo grande e meraviglioso lago che è il Garda.

Abita in una vecchia casa fuori paese, quasi in riva al lago, ma da questo un poco sollevata. Alle spalle della casa il fitto bosco, sui lati un piccolo spazio erboso, il socco su cui tagliare la legna per il camino, l’accetta e residui degli ultimi tagli. Pochi metri quadrati che bastano a malapena per una cucina, una camera e un bagno, pochi metri quadrati in cui passare gli anni della pensione, accogliere gli amici e ricordare.
Sul davanti c’è un porticato e sotto a questo un tavolo screpolato e quattro vecchie sedie con la paglia segnata dall’uso. Da qui lo sguardo spazia sul lago, al centro una piccola e ridente baia che si perde verso il largo, a sinistra e a destra alte montagne spruzzate di neve.

‘Ero giovane allora, ed anche mio cugino lo era, ambedue avevamo tante cose da imparare, ancora non sapevamo leggere i venti e le nuvole e fu così che ci facemmo sorprendere dal temporale. Fu un’esperienza impressionante, ma allo stesso tempo istruttiva, infatti imparammo a fidarci degli anziani, ad ascoltare le loro storie, invece che snobbarli e voler fare tutto da soli. Da quel giorno non uscimmo più a pesca da soli, ma ci facemmo sempre accompagnare da un pescatore esperto. A volte era mio padre, altre volte il suo, altre ancora uno zio o qualche loro amico. Ah, i giovani!.’

La voce s’interrompe ancora e vedo il suo sguardo entrare nel mio, come a voler scrutare nei miei pensieri di giovane uomo e ancor più giovane pescatore. Sostengo il suo sguardo indagatore, non perché mi ritenga forte e sapiente, ma perché io sono qui per imparare e questo mi rende sicuro dei miei pensieri, certo che in essi il vecchio pescatore non possa leggervi cose che possano irritarlo.
‘Si certo, noi eravamo diversi da te, tu vieni qui per imparare!’ Ehi, mi ha proprio letto nei pensieri, che forza questi anziani!

‘Ecco, vedi ‘ ‘ allunga un braccio e indica un punto del lago proprio di fronte a noi. La mano è ancora ferma, una mano possente, dura, coi segni del tempo, eppure una mano ancora in grado di serrare con forza, tanta forza da poterti quasi stritolare la tua. ‘Vedi, eravamo la, proprio dietro quella punta sottile, a metà tra l’isola e il paese. Il temporale era sceso da dietro quei monti, un temporale violento che mosse le acque del lago nel giro di pochi minuti. Le onde sbattevano a dritta e a manca il nostro piccolo guscio, davanti a noi gli scogli dell’isola si avvicinavano minacciosi, dietro il porto si allontanava sempre più e noi ” sospiro, un lungo sospiro a metà tra il sollievo e il rimbrotto, poi un poco di silenzio con gli occhi abbassati come a chiedere perdono per quell’errore ‘Noi giù a dargli di remi nel vano tentativo di guadagnare strada verso il porto e non farci portare sugli scogli. Fortuna volle che il temporale durasse poco, veramente poco. E’ tipico di quel temporale, del temporale che scende dalla valle sopra il paese, ma allora non lo sapevamo ed eravamo spaventati, di più letteralmente terrorizzati.’

Si alza mostrandosi in tutta la sua forte figura, è alto, due spalle larghe e robuste, mi sovrasta e mi sento piccolo piccolo di fronte a cotanta possanza. Sposta la sedia e, aggirando il tavolo, si porta al limite del porticato. Lo seguo con gli occhi, attento ad ogni suo minimo movimento, aspettando ansioso le sue prossime parole. Non si fanno attendere molto ‘Da qua non si riesce a vederlo bene, ma dietro la punta c’è una piccola baia, la sua costa forma una spiaggia ciottolosa, ecco, stremati dallo sforzo ci lasciammo alla fine trasportare dal vento e dalla corrente e finimmo di arenarci su di essa. Ma sai che ‘ ‘ si ferma, guarda verso la zona che mi stava indicando, gira lo sguardo verso di me e poi di nuovo verso il lago, silenzio!
‘Si, si, sai che potresti farci un giro, sull’altro lato della spiaggia la costa si rialza formando una punta coperta di boschi, alla base una riva rocciosa, formata da una miriade di massi piccoli e meno piccoli, il fondale è basso e ciottoloso, svanisce presto sulla sabbia ma potresti avere delle belle sorprese, ci potresti trovare cavedani, persici, anguille. Si, si, perché non provi ad andarci?’

Detto fatto, dopo poche ore eccomi lanciato in motorino alla ricerca del viottolo che porta alla spiaggia. Le indicazioni che mi sono state date sono solo approssimative: il pescatore non c’è mai andato via terra e poi negli ultimi anni sono state costruite diverse case in quel tratto di costa, alcuni viottoli sono spariti, altri sono stati tracciati.
Per accertarmi di prendere la strada giusta, passo avanti e indietro per due volte il tratto di collina da cui dovrebbe partire il viottolo per la spiaggia, ne trovo solo uno evidente e così mi decido e l’imbocco. Prima passa attraverso alcune vigne, poi inizia a scendere ripidamente in un bosco. Un paio di curve ed ecco, s’intravede il lago. L’ultimo pezzo di sentiero non è percorribile nemmeno con il motorino, pertanto mi fermo, appoggio il mezzo ad un grosso albero e m’incammino verso la spiaggia ciottolosa ormai ben visibile.

Pochi passi e sono sulla spiaggia, ma ‘ Ohi, ohi, devo aver sbagliato qualcosa, sono sull’altro lato della punta, questa non è la spiaggia suggeritami dal pescatore: è più piccola ed anche la baia che la fronteggia è molto più piccola di quello che il pescatore mi aveva detto, per giunta non si vede l’isola che dovrei avere sulla destra. Va beh, vorrà dire che ci vado a nuoto, di sicuro sono sulla punta giusta, si vede il paese li di fronte.

Quel giorno non vidi nulla di pescabile in quel posto, poi non ci tornai più, non ricordo perché, il posto non era malaccio, mi piaceva e mi ero divertito, ma non ci tornai più fino a pochi anni fa quando volendo provare posti nuovi mi venne in mente di questa spiaggia.
Ora lo frequento abbastanza assiduamente, ho trovato la strada giusta e anche se lo spiaggione è molto frequentato, le due punte ai suoi lati risultano essere praticamente deserte e poi l’acqua bassa è la gioia di mia moglie, grazie a questo posto lei ha iniziato ad apprezzare i piaceri dello snorkeling e si è in parte sbloccata dalla paura dell’acqua alta, così ci torno spesso.

E’ la Baia del Vento, piccola baia racchiusa tra la massiccia Punta del Corno, sulla sinistra, e l’esile Punta di San Fermo, sulla destra. Siamo nel medio lago, sulla sponda bresciana, nella zona detta promontorio di San Felice. L’entroterra è formato da dolci colline lavorate a campi, qualche oliveto e radi vigneti; la costa è aspra e boscosa, l’unico punto di respiro è lo spiaggione di questa baia.

Un comodo parcheggio in mezzo a piccole ma antiche piante d’olivo, una piccola pizzeria, un noleggio di sdraio, ombrelloni, canoe sono tutti i servizi offerti. Già troppi per i miei gusti, ma tanto io qui non mi ci fermo, parcheggio l’auto e procedo oltre senza troppo guardarmi attorno, portandomi nelle zone oltre la spiaggia, dove posso riaprire gli occhi e lasciarvi entrare il verde del fogliame, il marrone degli alberi, l’azzurro del cielo e dell’acqua, il sollievo dell’essere solo o quasi, di non dover chiedere permesso per poter entrare in acqua, di non rischiare il calpestio delle persone che passano. Un piccolo angolo di paradiso a due passi dal caos, a volte basta così poco: la fatica di due passi a piedi.

Come ci si arriva

Come già detto nei precedenti articoli, al Lago di Garda ci si può arrivare da diverse direzioni e attraverso molte strade, le quali sono già state ampiamente descritte, pertanto qui mi limito a descrivere l’accesso alla Baia dai due punti di collimazione della arterie d’accesso: Crociale di Manerba e Salò.

Da sud ‘ Crociale di ManerbaArrivati, seguendo le indicazione già date nell’articolo sulla Rocca di Manerba, al Crociale di Manerba, procedere dritti in direzione di Salò (viale Roma che presto diventa via Campagnola). Mantenendo la strada principale, oltrepassere una prima rotonda, giunti alla seconda rotonda girare a destra (via Serraglie) in direzione di San Felice. Procedere lungo questa strada che dopo un tratto pianeggiante e rettilineo scende con alcune curve. Al termine della discesa si arriva ad una piccola rotonda, proseguire dritti in direzione Salò ‘ Portese per una strada nuovamente in discesa (via Umberto Zerneri). Si passa un ponte poco evidente e, con una curva a sinistra, la strada riprende a salire. Poco oltre sulla destra si ignora via Porto San Felice; quando la strada riprende a scendere, proprio sul dosso del cambio di pendenza, girare a destra in via San Fermo (cartello indicatore per Baia del Vento e Campeggio Fornella).

Seguire quest’ultima strada che in discesa con diverse curve percorre tutto il promontorio di San Felice; lasciato sulla destra il campeggio Fornella e, poco dopo, l’entrata al rimessaggio nautico di Baia Verde, si perviene ad una secca curva a sinistra (sulla destra la stradina, chiusa alle auto, che porta alla Chiesetta di San Fermo); la strada, ora con nome via Benaco, riprende a salire e, dopo un lieve e lunga curva a destra, si svolta a destra in via Baia del Vento (evidentissimo cartello indicatore Baia del Vento). Il primo cancello a sinistra è l’ingresso del parcheggio, aperto nel periodo estivo dalle 9 alle 20; se è chiuso proseguire fin quasi in fondo alla stradina, dove sulla sinistra, proprio davanti alla pizzeria, c’è un piccolo parcheggio (in estate, a partire dalle 9, è consentita la sosta per una sola ora, con disco orario).

Da Nord – Salò

Arrivando dalla Gardesana Occidentale, passato Gardone Riviera e Barbarano, entrare in Salò seguendo viale Angelo Landi che diventa via Brunati, poi via Francesco Calsone; lasciata sulla sinistra una grande piazza con giardini al centro (Piazza Vittorio Emanuele II), proseguire per via Giuseppe Garibaldi fino ad un bivio a Y, dove si svolta a sinistra per via 4 Novembre e poi, alla prima rotonda, ancora a sinistra per via Zane che, dopo due rotonde, diventa via Papa Giovanni XXIII; allo stop andare a destra (Via Pietro da Salò) e proseguire mantenendosi in riva al lago (via Tavine, che diventa via delle Magnolie e poi, entrando in Portese, via Martiri della Patria). Attraversare l’abitato di Portese proseguendo per via Benaco, uscendo dall’abitato e inoltrandosi nella campagna, curva secca a destra, poi curva secca a sinistra, breve salitella nel bosco, poi ripida discesa. Usciti dal bosco la prima stradina a sinistra è via Baia del Vento.

Arrivando dalla Val Sabbia o da Gavardo / Villanuova sul Clisi, giunti ai Tormini, alla rotonda girare in direzione Salò (via Gardesana) e poco dopo subito a destra in direzione di Desenzano (via Domenico Signori). Questa strada scende in discesa, prendendo il nome di via Europa, con diverse curve; giunti alla rotonda di Cunettone, girarci attorno per 270 gradi e prendere via Zette che, sempre in discesa, dopo alcune curve e tre tornanti si immette in via Tavine, in prossimità del cimitero di Salò. Da qui si prosegue come sopra.
Dal parcheggio si raggiunge con pochi passi la spiaggia. Questo è un lungo e stretto (poi dipende dal livello del lago) spiaggione a ciottoli, sempre molto frequentato, davanti al quale il fondale è basso e sabbioso, risultando non interessante per il subacqueo e il pescatore in apnea, per altro nei mesi estivi in questo tratto di lago ormaggiano numerosissime imbarcazioni. Ai due lati dello spiaggione, però, La Punta del Corno e la Punta di San Fermo rappresentano due mete interessanti sia per lo snorkeling che per la pesca in apnea.

Se si vuole andare alla Punta del Corno, raggiunta la spiaggia andare a sinistra e in 10 minuti, oltrepassato il pontile in cemento (è l’unico) e un grosso masso isolato, si arriva ad una piccola e bella spiaggia in genere poco frequentata. Volendosi risparmiare un poco di strada a nuoto, un sentierino parte da questa spiaggia e permette di raggiungere le calette che interrompono gli scogli della punta.
Se si vuole andare alla Punta di San Fermo, raggiunta la spiaggia andare invece a destra (3 minuti) fino alla fine dello spiaggione (evidente canneto). Se il livello del lago è basso è possibile risparmiarsi un bel pezzo di nuotata oltrepassando a piedi il canneto (si passa tra questo e il bosco) per fermarsi sugli scogli poco oltre, è anche possibile, a questo punto, portarsi a piedi fino all’inizio della Punta (10 minuti).

La chiesa di San FermoLa Punta di San Fermo è un lungo ma stretto lembo di terra che si allunga sul lato destro del Promontorio di San Felice e si spinge al largo verso l’isola del Garda. Il primo tratto della punta è alto sul lago e finisce su un largo terrazzo erboso dal quale una parete friabile cade a picco sul lago e sulla seconda parte della punta, esilissima e formata da bassi scogli rocciosi ricoperti da rada vegetazione (l’accesso a questa parte della Punta è interdetto trattandosi di proprietà privata, all’inizio della stessa è visibile una villa e relativa piccola darsena).

Duecento metri prima del terrazzo a lago, nel bosco si trova la chiesetta di San Fermo. Trattasi d’una piccolissima costruzione risalente al XV secolo d.C. Innanzi all’ingresso un piccolo piazzale con un’antico pozzo, una panchina e una tabella descrittiva della chiesa. All’interno al centro dell’abside vi è un affresco, attribuito a Giovanni da Ulma, che rappresenta San Fermo; sulla sinistra un dipinto a olio, datato 1563, di Carlo Baciocchi che raffigura San Antonio da Padova.

Il culto di San Fermo, invocato nelle epidemie di bovini e suini,si diffuse nel veronese attorno al IX secolo d.C. per poi espandersi anche nel vicino territorio di Brescia.
Per raggiungere la chiesetta si possono seguire due itinerari o, meglio ancora, combinarli assieme in un percorso ad anello, che vado a descrivere.

Dal parcheggio della Baia del Vento portarsi sullo spiaggione e seguirlo verso destra (guardando il lago) fino ad oltrepassare un caratteristico gruppo di grosse piante proprio in mezzo alla spiaggia. 20 metri oltre i due piantoni, prima di raggiungere il canneto, sulla destra tra i cespugli si trova un sentierino che salendo lievemente raggiunge una rete di cinta. Seguendo, a sinistra, la rete si procede parallelamente alla costa attraverso profumate macchie di alloro. Dopo un duecento metri il sentiero svolta a destra e sale ripidamente nel bosco per una cinquantina di metri, poi svolta ancora a sinistra e con lieve salita si porta ad un piccolo balcone a piombo sul lago (residuo di un tavolino di legno), dal quale ampia è la visione sulla Punta di San Fermo e la prospiciente isola del Garda.

Da qui si prosegue parallelamente alla costa per portarsi al largo terrazzo erboso che chiude la prima parte della Punta. Sulla sinistra si perviene ad una inferriata che protegge l’accesso alla ripida parete sottostante.
Ritornando sui propri passi si attraversa tutto il prato tenendosi a destra per inoltrarsi nel bosco e raggiungere la Chiesa di San Fermo. E’ anche possibile tenersi a sinistra con percorso più diretto e breve ma meno interessante.
Dal piccolo piazzale antistante la chiesa parte una strada sterrata che in circa 10 minuti di cammino porta alla strada asfaltata, percorrendo la quale, a destra, con altri 10 minuti si ritorna al parcheggio.

L’intero giro si effettua con una camminata di circa un’ora.

Salvo diversa indicazione le illustrazioni (foto e disegni) sono di Emanuele Cinelli

‘ continua ‘

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Category: Pesca in Apnea

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