Home » Pesca in Apnea » Agonismo » Il futuro delle gare di pesca in apnea

Il futuro delle gare di pesca in apnea

| 6 settembre 2002 | 0 Comments
Trovi questo articolo informativo?
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]


Marco Bardi – Foto: Mariano Satta

In molti al Campionato di Calasetta mi hanno chiesto un commento sul futuro delle competizioni e sui regolamenti. Premetto che la mia è solo un’ indicazione di base, spetta poi agli organi competenti pronunciarsi e decidere in merito.

Io credo che il Campionato di prima categoria debba rimanere la gara più entusiasmante e completa di tutti i circuiti e pertanto non vedo la necessità di molti cambiamenti.

Credo che la preparazione del campo di gara sia ineliminabile, perché da lustro alla gara stessa ed evidenzia le doti degli atleti. La spettacolarità di questa competizione verrebbe inevitabilmente meno senza una minima preparazione. Casomai, presterei maggiore attenzione alla scelta dei campi di gara, che aldilà delle opinioni personali ma con i fatti alla mano, non sempre si dimostrano all’altezza per una competizione di questo tipo.

A Calasetta tutti erano contenti, l’anno scorso a Terrasini quasi tutti si lamentavano.

Il Campionato di prima categoria è un appuntamento importante, che diventa il punto di riferimento annuale di ogni atleta. Sono avventure ed emozioni concentrate in 10 giorni che restano scolpite nella memoria di ogni atleta: personalmente mi ricordo tutti i dettagli dei 16 campionati assoluti che ho disputato nella mia carriera agonistica.

Considerando poi le difficoltà per la sicurezza degli atleti che sorgerebbero utilizzando altri metodi, credo che un barcaiolo ed un gommone al seguito come previsto dalla formula attuale garantiscano maggiore sicurezza per l’atleta e assicurino più divertimento ad atleta e barcaiolo. Teniamo presente che questa coppia affiatata vive per giorni preparazione e gara condividendo emozioni, posti da segnare e da ritrovare, tattica di gara.

Solo ad assistere ad una partenza del Campionato attuale si prova una forte emozione…

Non dimentichiamo, poi, che molti atleti del presente si sono formati proprio facendo i barcaioli ad atleti del passato.

La formula in vigore evidenzia molte sfaccettature della pesca in apnea agonistica, come l’organizzazione dell’atleta, le attrezzature, la capacità di prendere bene le mire a terra, la strategia di gara (dove partire, quali spostamenti ecc), l’emozione di cambiare facilmente posto quando non piace, caso in cui si aumenta la possibilità di errore di lasciare una zona buona per una dubbia. Ed ancora, decidere se pescare a segnale con perdite di tempo in spostamenti o razzolare pescando a scorrere, con l’emozione dell’imprevisto. Senza dimenticare che il Campionato assoluto così com’è, costituisce la migliore scuola di esperienze e che aiuta a tenere allenati gli atleti della nazionale a far fronte alle competizioni internazionali.

Foto: Giorgio Volpe

Solo gli Atleti che hanno partecipato a questo tipo di gara possono capirne le sfumature.

Più che eliminare la formula con imbarcazione, forse si dovrebbe porre rimedio a certi guasti evidenziati dalle esperienze degli ultimi anni, e oggettivamente nel far questo diventa difficile accontentare tutti gli atleti, ognuno dei quali – egoisticamente – tende a portare l’acqua al proprio mulino. Si dovrebbe educare meglio la mentalità media dell’atleta, facendogli capire che il passato è passato e che il futuro va costruito insieme.

Tra le migliorie ce n’è una in particolare che mi sento di consigliare: fare in modo che i barcaioli siano assistenti preparati non solo a pescare o preparare la gara, ma in modo da:

1) saper controllare e soccorrere un atleta in difficoltà;

2) conoscere le principali manovre di un primo soccorso;

3) conoscere i regolamenti di gara;

4) essere istruiti prima di una gara su come comportarsi in caso di difficoltà.

In pratica, con un brevetto di pescatore in apnea si sopperirebbe a molte di queste necessità.

Poi, nella riunione pre-gara dedicherei una parte sostanziosa di tempo proprio all’ educazione ed alla cultura di gara sia per Atleti che per Barcaioli. E’ l’unica occasione importante per trovarsi riuniti tutti assieme e parlare di gare, di sicurezza e di comportamento, oltre che di futuro e di regolamenti.

Importante è vedere insieme quello che non va e cercare di migliorarlo, anche se la perfezione – comunque – non si raggiungerà mai.

In alternativa, per abituare tutti gli atleti a futuri cambiamenti, si potrebbe organizzare un innovativo circuito a coppie, ovvero il primo Campionato Italiano a coppie.

Secondo me potrebbe essere strategicamente importante, in quanto offrirebbe quello che attualmente manca, rappresentando un’alternativa valida e non una soluzione obbligatoria. Ognuno potrebbe scegliere ciò che desidera tra i vari circuiti.

In pratica, il Campionato Italiano a Coppie (CIC) potrebbe basarsi su 5 prove fatte nell’arco dell’anno sfruttando il principio dei campionati di calcio, ovvero una classifica in continuo aggiornamento prova dopo prova, sulla base di un punteggio specifico fatto di percentuali come già utilizzato in coppa Europa.

Foto: Mariano Satta

Ad ogni gara si acquisiscono punti in percentuale rispetto al pescato del primo classificato, in modo da attribuire pari valore ai risultati ottenuti tanto in campi poveri quanto in campi ricchi di pesce.

Potrebbe essere svolto a pinne, ovvero senza mezzi di appoggio, in quanto il compagno garantisce una già qualificata assistenza. Per evitare il rischio di separazione della coppia con conseguente limite di sicurezza, si potrebbe attuare la formula 2 persone con una sola boa prevedendo che nessuno possa allontanarsi a più di 50 metri dal segnale come previsto di legge, con severe punizioni in caso contrario.

L’esperienza di altri paesi ci dice che con questi tipi di gare gli incidenti sono notevolmente ridotti e quindi il profilo sicurezza ne giova considerevolmente.

Punti a favore di questa soluzione:

A) Gli atleti potrebbero trovare grandi stimoli a gareggiare con il compagno di pesca preferito, instaurare un feeling perfetto e condividere con lui il piacere delle emozioni in gara.

B) Le prove si potrebbero svolgere a pinne, senza l’esigenza di spostare mezzi e senza obbligare chi organizza a complicate ed onerose attuazioni.

C) Ai fini dei costi, considerando che le spese vengono divise, un CIC potrebbe costare molto meno di un attuale campionato ed essendo un’alternativa, si è liberi di partecipare oppure no.

D) Strategicamente porterebbe maggiori interessi verso l’economia di questo sport, stimolando le riviste a fare più articoli, il lettore a seguire con maggiore interesse gli eventi e l’aggiornamento delle classifiche, le aziende del settore a spendere meglio in pubblicità su tali numeri e ad avere maggiori interessi sulle sponsorizzazioni. Più entrate da questo sport= maggiore interesse.

E) Non occorrerebbero lunghi periodi di ferie per partecipare, perché ogni prova potrebbe essere effettuata anche nel solo fine settimana ed anche la coppia più lontana potrebbe prendere l’aereo il sabato e rientrare la domenica sera. Non occorrono più lunghi periodi di preparazione e di giorni liberi.

F) Si annulla di fatto il vantaggio per i locali, in quanto 5 prove in 5 posti diversi porterebbero ad avere per tutti almeno una prova “vicino” casa e inoltre i campi gara potrebbero essere sorteggiati al mattino, in quanto l’assenza di mezzi nautici e la più semplice sistemazione logistica permetterebbero una sua determinazione all’ultimo momento.

G) A livello di impatto ambientale non si avrebbero più certi problemi, in quanto si arriva, si gareggia e si va via, lasciando poco tempo per le proteste ed esercitando un impatto limitato sui fondali interessati.

H) Una società organizzatrice avrebbe meno problemi perché una singola prova è come organizzare poco più di una semplice selettiva. Servirebbe da stimolo anche per trovare nuove società organizzatrici che invece di rinunciare al titanico impegno di un Campionato di prima categoria, potrebbero fare esperienza avvicinandosi con una prova del CIC.

Foto: Giorgio Volpe

I) Maggiore interesse nel pubblico, in quanto a rotazione più o meno tutte le regioni sul mare potrebbero avere una gara in zona e quindi qualunque appassionato potrebbe partecipare come spettatore ed osservare da vicino lo svolgimento della prova. Inoltre, se si adottassero nuovi strumenti si potrebbe offrire qualcosa in più al pubblico. Ad esempio, a fine pesatura si potrebbe prendere la buona abitudine di lasciare il microfono ai primi cinque classificati e dar loro 3 minuti di tempo a testa per commentare in diretta la gara, entusiasmando gli appassionati ed il pubblico presente. In alternativa, si potrebbero intraprendere altre iniziative di questo tipo.

J) Maggiori possibilità di gratificazione per i principianti che si avvicinano, in quanto in 5 prove vi sono maggiori possibilità di mettersi in evidenza o con la preda più bella o con il risultato della prova e 5 possibilità di confrontarsi con i più bravi e carpire esperienze.

K) Maggiori possibilità di avvicinare i giovani, che vogliono stimoli e semplicità organizzativa ed allo stesso tempo sentirsi in un ambiente d’elite.

L) Con 5 prove si premiano gli atleti più costanti nell’arco dell’anno e che meglio sanno adattarsi a 5 differenti situazioni di pesca, di gara, di periodo.

M) Sarà più semplice utilizzare zone di pesca dei litorali considerando i periodi. Ad esempio, i fondali costieri della Liguria, come quelli della Toscana o del Lazio, potrebbero rivelarsi idonei alla pari di altre zone se utilizzati nei periodi opportuni. Ciò consentirebbe di non concentrare le gare solo in Sicilia, in Puglia o in Sardegna, come è accaduto negli ultimi 10 anni.

Punti a sfavore:

A) Trovare 5 società organizzatrici. A pensarci, però, la semplicità strutturale della prova potrebbe rivelarsi un vantaggio ed avvicinare all’organizzazione di una competizione società minori che con la formula attuale non potrebbero farlo.

B) Costruire un nuovo programma di regole di qualificazione e di gara. Anche in questo caso potrebbe dimostrarsi più un vantaggio che uno svantaggio, stimolando l’ambiente a partecipare a nuovi modi di gareggiare e educare gli atleti ad una nuova visione agonistica, valutando con la pratica i cambiamenti con vantaggi e svantaggi, dando la possibilità di correggere la mira gradualmente.

C) Accessibilità e spese. Qualcuno potrebbe lamentarsi dei costi e del tempo necessario, ma sarebbe come se una società di calcio di 3° categoria volesse far cambiare i regolamenti del campionato di Calcio perché non ha soldi e tempo. Una tale organizzazione costerebbe meno di una vacanza e chi ha veramente passione potrà permettersi di partecipare. In fin dei conti è un Campionato Nazionale importante ed è impensabile organizzare un Campionato Nazionale adatto anche a chi non vuole o non può spendere niente. Si devono fare delle scelte in ogni caso. Limitare completamente costi e gare significherebbe la morte del settore. E’ una dura realtà che si deve accettare, purtroppo.

Se non si è disposti a sostenere neanche un minimo costo, conviene partecipare ad un torneo di carte.

D) Occorre una valida selezione dei campi di gara, altrimenti la prova a pinne diventa molto negativa. Occorrono zone rocciose costanti, con fondali adatti a molte specie di pesci e garanzia di catture nei limiti. Andranno selezionate molte zone che nel tempo daranno la certezza di validità.

Category: Agonismo, Articoli, Pesca in Apnea

Leave a Reply