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Guardia di finanza contro la pesca a strascico abusiva

| 26 febbraio 2006 | 0 Comments
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Lo scempio dei nostri fondali non si ferma all’Argentario, ma purtroppo continua lungo tutto il perimetro della nostra penisola.

La zona costiera compresa tra Anzio e Civitavecchia è stata oggetto di monitoraggio e raccolta dati da parte degli uomini della Guardia di Finanza. Ora sono stati resi disponibili i dati dell’ultima operazione effettuata denominata «Strascicopoli» che ha portato ad un risultato davvero sconfortante per la rilevanza numerica degli illeciti: 40 persone denunciate all’autorità giudiziaria, 160 le reti confiscate, quantitativi ingenti di pesce sottomisura rigettato in mare in quanto non commercializzabile, 235 illeciti amministrativi e 240 i soggetti verbalizzati.

Attualmente la pesca a strascico può essere effettuata solo in aree consentite, ad una distanza superiore alle tre miglia dalla costa o in fondali superiori ai 50 metri di profondità.

Di fatto, come ampiamente documentato dalla Guardia di Finanza, le regole vengono sistematicamente violate. I danni ambientali prodotti da questa pratica sono gravissimi ed irreversibili, la distruzione quotidiana delle praterie di poseidonia sta impoverendo definitivamente i nostri mari.
Questi predoni del mare arrecano giornalmente danni economici instimabili a tutta la filiera della pesca, con conseguente perdita di immagine anche da parte dei pescatori onesti.
I danni ambientali arrecati dalle strascicanti sottocosta sono talmente gravi da danneggiare perfino le spiagge. Infatti i fenomeni di erosione delle coste delle spiagge sono anche imputabili a questi criminali, che distruggono con le loro reti la prateria di posidonia, barriera naturale di sostegno delle sabbie.

La risposta della Guardia di Finanza ad una simile distruzione ambientale e alla violazione sistematica delle regole è durissima: in flagranza di violazioni, sarà applicato il codice penale, in particolare gli articoli 635 e 734 riguardanti il danneggiamento e deturpamento delle bellezze naturali, reclusione fino ad un anno e il pagamento di un’ammenda fino ad oltre 6 mila euro.

Apnea Magazine si augura che queste operazioni repressione degli illeciti possano portare a risultati concreti nella tutela dei nostri fondali marini, ormai devastati da questo immane scempio quotidiano.

Category: News, News Pesca in Apnea

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