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Chi vuole davvero l’AMP di Capo Testa?!

| 29 aprile 2015 | 0 Comments
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DSC_2226bL’istituzione dell’area marina protetta di Capo Testa – Punta Falcone è un argomento che ha infervorato gli animi lo scorso anno per poi eclissarsi lentamente,  almeno fino a questi ultimi giorni, in cui sono venuti a galla dei retroscena che fanno sorgere seri dubbi sulle modalità con cui è stato avviato e portato avanti l’iter istitutivo dell’ennesima riserva marina in Sardegna. Sin dall’inizio, il pilastro fondante della vicenda sono stati (i supposti) coinvolgimento e approvazione del progetto da parte degli abitanti di Santa Teresa, ma oggi si scopre che gli incontri con i soli operatori della pesca, del turismo marino e i diving svoltisi tra il luglio 2014 e gennaio 2015 – oltretutto su iniziativa dell’Ispra e non del Comune – non sono il principio quanto la coda di un processo iniziato ben prima, si parla addirittura del 2012.

Il Movimento Sardo Pro Territorio, tramite il suo referente locale Ulisse Murru, è venuto in possesso dal Ministero dell’Ambiente delle carte che attestano come il sindaco Pisciottu abbia portato avanti l’iniziativa in completa autonomia. Davvero copiosa la mole documentale attraverso la quale è stato facile ricostruire l’intera corrispondenza tra il Primo Cittadino e il Direttore Generale per la Protezione della Natura e del Mare; corrispondenza che dimostra come già 3 anni fa l’amministratore del piccolo comune sollecitasse un incontro (marzo 2012) per “procedere al riavvio della procedura tecnico-amministrativa dell’Amp” arrivando ad affermare che “la forte volontà espressa dalla popolazione, che coincide con la visione politica dell’amministrazione, induce e incoraggia la ripresa dell’iter necessario per la costituzione dell’Amp.” Inutile ribadire che non vi è traccia di incontri aperti alla popolazione effettuati prima o dopo quella data, ad eccezione di quelli già menzionati a cavallo tra 2014 e 2015.

Ulisse Murru, e immaginiamo anche i cittadini di Santa Teresa, meritano adesso riposte concrete sul perchè l’amministrazione abbia per anni taciuto su incontri e missive, arrivando persino a negare l’accesso agli atti comunali, diniego che per fortuna non ha trovato eco nella segreteria del ministero. Assodato che il problema non è mai stato l’istituzione della riserva in sé, quanto più le modalità della futura gestione e la loro compatibilità con le realtà preesistenti di pesca e turismo, la comunità dovrebbe avere il diritto di sapere come il suo sindaco stia procedendo su una tematica così delicata come questa, nella più totale trasparenza.

Chi vuole davvero l’AMP di Capo Testa?! scritto da Davide Serra media voto 4.4/5 - 7 voti utenti

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