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Bosa 2006: la prima volta di Maurizio Ramacciotti – Parte 1

| 30 giugno 2006 | 0 Comments

Chi crede nel destino molte volte fa fatica a comprenderlo, e quasi mai riesce a prevederlo.
Il nuovo Campione Italiano – Foto A. Balbi

Maurizio Ramacciotti, 40 anni all’anagrafe e da 22 nel mondo delle gare, pareva giunto ad un bivio che avrebbe cambiato radicalmente il suo futuro nel mondo della pesca: scegliere se continuare a gareggiare da atleta o come commissario tecnico della nazionale.

Maurizio ha scelto di essere ancora una volta protagonista sotto il pelo dell’acqua, e pare che abbia proprio scelto la mossa migliore, perché in Sardegna ha finalmente conquistato il suo primo titolo di Campione Italiano Assoluto di Pesca in Apnea.

Dietro di lui troviamo un bravo e costante Roberto Praiola, che ha vinto la seconda giornata di gara, e al terzo posto si piazza Stefano Bellani, che dopo la vittoria della prima giornata forse aveva cullato qualche sogno di bissare il primato anche quest’anno, ma si è poi ritrovato ad applaudire sportivamente il suo amico e compagno di team.


Giovedì 1 giugno 2006.

Locandina – Foto A. Balbi

Di pomeriggio ci si riunisce con i documenti alla mano per procedere all’iscrizione degli atleti alla gara. Come previsto, tanti non hanno i documenti in regola e alcune discussioni, peraltro molto pacate, rallentano un po’ le operazioni.

A seguire c’è il previsto briefing con la direzione di gara e si fa il punto sulla situazione: il grosso nemico è il vento che sta soffiando con forza da giorni. Tutti vogliono comunque fare il possibile per disputare la competizione e per sfruttare tutti i giorni a disposizione, anche la domenica qualora fosse necessario.

Alla fine l’accordo è presto raggiunto e l’appuntamento è fissato per le 7:00 presso il pontile dove sono ormeggiati i gommoni degli atleti: l’idea è di partire il più presto possibile per evitare le ore più ventose.

La notte per molti trascorre insonne, con gli occhi serrati ma con l’orecchio sempre rivolto alla finestra per cercare di capire se il vento ha deciso di mollare o meno.


Venerdì 2 giugno 2006.

Cosa fare? – Foto A. Balbi

All’alba, purtroppo, anche le aspettative del più inguaribile ottimista si scontrano con la dura realtà: il vento non è affatto sceso, anzi, nella notte ha forse dato le sferzate più forti degli ultimi giorni, e alla foce del fiume il mare dà spettacolo di sé con onde e schizzi alti diversi metri.
Non c’è margine per imbastire fantasiose strategie: il direttore di gara Roberto Borra può solo prendere atto della situazione e rimandare tutti all’indomani, stesso luogo e stessa ora.

Scambiando quattro chiacchiere con gli agonisti presenti, i loro secondi e gli organizzatori, si avverte uno stato d’animo di incertezza generale. I pochi atleti che hanno avuto la possibilità di ispezionare il campo gara nei giorni scorsi hanno constatato l’impossibilità di impostare una vera e propria strategia. La pessima situazione del mare rende poco affidabili i segnali presi, conseguentemente verrebbe a mancare la garanzia di ritrovare i pesci marcati. L’opinione generale, infatti, è che la soluzione migliore sia quella di entrare in acqua con un fucile medio, “annusare” il fondale e razzolare alla ricerca di una zona con qualche pinnuto in peso.

Riunione – Foto A. Balbi

C’è chi accetta la cosa di buon grado, come l’atleta Sdive Paolo Cappucciati, che dichiara di apprezzare questo livellamento generato dalle attuali condizioni meteomarine, mentre chi faceva molto affidamento sulla preparazione ora teme che il fattore fortuna possa diventare determinante.


Sabato 3 giugno 2006.

Preparativi – Foto A. Balbi

Trascorrono così un’altra giornata e un’altra nottata, ma stavolta sembra di vedere la luce in fondo al tunnel: il vento si è infatti completamente placato e, sorpresa delle sorprese, il mare sembra quasi completamente appiattito!
La consapevolezza di trovare acqua fredda e torbida, la preoccupazione per tutte le strategie saltate, l’impossibilità di esplorare il campo gara in maniera decente, tutto passa in secondo piano, perché finalmente la gara può avere inizio. Alle 7 del mattino, infatti, il porticciolo sul fiume Temo è brulicante di gente in piena attività.

Anche noi ci apprestiamo a prendere il mare ospitati nell’imbarcazione del simpatico signor Franco, il quale ha avuto il compito di piazzare le boe che delimiteranno il campo gara. Quella più a sud è stata posizionata di fronte a Punta Sea, mentre quella a settentrione ha preso posto davanti alla Torre Argentina, racchiudendo cosi le località di Cala Pinna, Cumpoltittu e S’Abba Drucche. Si tratta del campo di riserva ulteriormente diviso a metà, quello che dà più garanzie in caso di rimonta del vento, in quanto è protetto a nord da Capo Marargiu, che, con le sue colonie nidificanti di avvoltoio grifone, riesce a fare da parziale riparo per il maestrale.

Lo specchio d’acqua nel quale gli atleti dovranno effettuare la gara è situato immediatamente a nord rispetto alla foce del fiume e la profondità sfiora i 30 metri nelle zone più al largo. Il fondale comprende zone miste a sabbia e ciottoli in prossimità della spiaggia e risulta abbastanza monotono fino ai 10-15 metri, in quanto sono presenti rocce piatte. Oltre questa profondità appare l’onnipresente grotto, nel quale, con le giuste condizioni, si possono trovare bei saraghi e maestose corvine.
Purtroppo, sebbene sia presente una leggera onda lunga che sottocosta genera un’interessante schiuma, le condizioni del mare sono tutt’altro che favorevoli: sotto il pelo dell’acqua la visibilità va dai 2 ai 5 metri, la temperatura dell’acqua oscilla tra i 14 e gli 11 gradi a seconda delle zone, e sul fondo è ancora percepibile lo sballottamento provocato dal vento.

Si parte! – Foto A. Balbi

Ecco che la gara ha inizio, sono le 8:15 e i gommoni dei concorrenti si distribuiscono quasi uniformemente nel sottocosta. Solo pochi di loro optano per l’esplorazione della secca che si trova davanti a Cala ‘e Moros, mentre gli altri pescano in acqua molto bassa, forse nella speranza di trovare qualche preda nella risacca.
La prima mezz’ora passa senza che accada praticamente nulla: solo Bruno De Silvestri, ormai spostatosi sulla batimetrica dei 15-17 metri, ha già catturato un sarago di circa 700gr.

Un’altra corvina – Foto A. Balbi

Siamo in prossimità del confine settentrionale del campo gara e da qui procediamo verso sud, cercando di interrogare i barcaioli in merito all’andamento delle catture. Tra i primi che incontriamo c’è quello di Alessio Parisi che dice di avere un sarago e un tordo, mentre Micalizzi è ancora fermo a una sola preda. Cappucciati, non molto distante e ancora senza pesci, ci informa del fatto che il mare si sta via via calmando anche sul fondo.
Vicino a Torre Argentina vediamo Alessio Gallinucci che, con l’arbalete da sessanta in mano, sta visitando un segnale marcato in preparazione e proprio nel momento in cui sopraggiungiamo sta passando un pesce al suo secondo. Vicino a lui sommozza Andrea Calvino con un arbalete da 75; il fondale sotto di loro è di una decina di metri di profondità. Non distanti da loro si aggirano anche Figlioli, Praiola e Lambertini.

A sud, invece, ci sono Lo Vicario e Calcagno, per il momento entrambi ancora col carniere vuoto. Il siciliano è partito all’agguato con lo schienalino ma, accortosi subito dell’assenza di pesce, ha optato per la ricerca in tana. Ancora più in là c’è Bellani, che dopo aver catturato due pesci sottocosta si sta spostando verso il largo.
Ormai è passata più di un’ora di gara e la sensazione generale è che nella schiuma sottocosta non giri molto pesce. Proseguiamo il nostro itinerario nell’ipotetico percorso che ci porta da un atleta all’altro e giungiamo così davanti al gommone di Giorgio Sirchia, ancorato davanti alla località denominata S’Abba Drucche. Si tratta di una spiaggia con ciottoli dove l’atleta palermitano, che pesca da solo e senza nessun disturbo, ha catturato una bellissima spigola che a fine giornata sapremo essere di peso superiore ai 3kg.

La spigola di Sirchia – Foto A. Balbi

Ci spostiamo ancora e troviamo un altro siciliano, Salvatore Milluzzo che dichiara due pesci piccoli, sicuramente fuori peso.
Ecco il campione del mondo in carica Stefano Bellani col suo inconfondibile gommone viola: per lui un sarago, un bel corvinone (che peserà ben 1950gr) e un’altra corvina dubbia. Ora sta pescando col 75 nella secca a sud del campo gara e effettua discese sul filo dei 24 metri, dove la visibilità è un po’ migliore perché arriva a 7-8 metri. Con l’acqua così fredda non dev’essere affatto facile.

Bellani passa una corvina – Foto A. Balbi

Subito dopo è il turno di Guido Castorina, barcaiolo di Aldo Calcagno, che ci informa di avere in carniere due saraghi e un tordo trovati in un fondale di un quindicina di metri.
La prima frazione della prima giornata di gara sta per volgere al termine quando giungiamo quasi al confine meridionale del campo gara e troviamo un gruppetto di gommoni posizionati in prossimità della secca di Cala ‘e Moros: si tratta di Sebastiano Pisci, Daniele Colangeli e Maurizio Ramacciotti. Quest’ultimo, con tre pesci all’attivo presi nei bordi della secca e nel grotto, sembra porsi in una situazione di momentaneo vantaggio rispetto a tutti gli altri.

Pausa – Foto A. Balbi
L’orata di De Silvestri- Foto A. Balbi

È giunto il momento di effettuare la pausa di un quarto d’ora prevista dal regolamento e ne approfittiamo per informarci sulla consistenza del carniere di Bruno De Silvestri. A quanto pare il sardo ha distanziato la concorrenza catturando un’orata, due saraghi, una bella corvina e due tordi. Nella mediocrità generale dei carnieri, il bottino del portacolori Cressi sembra potergli garantire una seria ipoteca sulla vittoria di giornata.

In realtà le cose non sono così semplici perché incontriamo un altro sardo, Alberto Casu, che ci mostra felice un carniere composto da quattro pesci tra i quali due bei saraghi e una corvina. Ci racconta che le sue prede, prese tutte in tana, sarebbero potute essere addirittura cinque se non avesse perso nel torbido un bel sarago, momentaneamente nascosto sotto la muta per non insospettire la vicina concorrenza, poco prima di passarlo al suo barcaiolo. Possiamo facilmente immaginare quali saranno i suoi pensieri in questi minuti di pausa!

Il ligure Paolo Cappucciati, il sardo Carlo Lo Vicario ed il siciliano Nicola Riolo sono ancora fermi a quota un pesce, mentre Antonini ne ha quattro. Manciulli e Micalizzi sono a zero.

Si riparte! – Foto A. Balbi

Sono le 10:30, termina la pausa e gli atleti possono rituffarsi in acqua; in tanti hanno girovagato in lungo e in largo per il campo gara alla disperata ricerca di notizie ma pochi hanno effettivamente scelto di cambiare zona. L’incertezza è tanta e le prede, a conti fatti, sono veramente poche mentre i cappotti per ora abbondano.
Incontriamo due atleti del team Omer: Andrea Calvino e Roberto Praiola; sono molto vicini e a quanto pare hanno due pesci a testa. Calcagno non è distante e continua nella sua esplorazione in tana ma il suo carniere è ancora invariato.

Lambertini ha catturato un pesce, così come Petrini che dice di avere una corvina catturata nella prima ora di gara.

Aiello invece ha ancora il carniere vuoto mentre Corsini, che pesca all’agguato in acqua bassa, ha due salpe e un muggine di dubbia validità. Guardando verso il largo notiamo due gommoni ancora fermi sulla secca e sottocosta contiamo sei gommoni tutti abbastanza vicini. Tra essi c’è quello di Sirchia che ha aggiunto un cefalotto alla spigola già menzionata, mentre poco oltre incontriamo nuovamente Calcagno che ha finalmente dato una scossa positiva al carniere perché alternando tana e agguato ha catturando due muggini, di cui uno discretamente grosso.

Su un fondale di circa 18-20 metri nella parte nord del campo gara ci sono Mancia, il campione italiano in carica, che arranca con due soli pesci a pagliolo pur avendo provato con ogni tecnica, Casu, Micalizzi e Colangeli che ha due tordi e una bella corvina.

Un’altra ora di gara è volata quando troviamo Barteloni che, con un arbalete da 75 alternato ad un cinquantino con la fiocina, sta razzolando ma ha ancora solo due pesci. Nella stessa situazione si trovano anche Trambusti, Parisi e Praiola mentre Volpicelli, che pesca sotto alla Torre Argentina, ha catturato un grosso grongo e un sarago che sfortunatamente la bilancia gli scarterà per un paio di grammi.
Vicino a lui c’è Davide Petrini che ha trovato alcuni saraghi in tana e ne sta passando uno al barcaiolo proprio sotto i nostri occhi.

Manciulli è salito a tre pesci mentre Roberto Palazzo, il portacolori del Sub Club Brescia, non riesce a ingranare la marcia giusta: per lui un solo pesce sotto peso. Carlo Lo Vicario invece è salito a quota tre pesci grazie ad un paio di saraghi trovati proprio in questo finale di gara in un ristrettissimo gruppo di roccette.

Volpicelli – Foto A. Balbi

Ormai mancano pochi minuti alla fine della gara quando ritroviamo il gommone di Bellani e scopriamo che ha ben otto pesci all’attivo. Sicuramente il suo carniere è tra i migliori della giornata, oltre alla grossa corvina ha aggiunto un paio di orate discrete.
Non abbiamo notizie di Maurizio Ramacciotti da un po’ di tempo ma tra gli atleti corre voce che abbia preso un altro paio di pinnuti.

Veniamo invece a sapere che Antonini ha trovato un branco di 30-40 corvine nel quale riesce a fare una cattura di un bell’esemplare prima di osservare impotente il resto dei pesci sparire nel grotto.

Il tempo a disposizione degli atleti è giunto al termine e molti degli agonisti si radunano per confrontarsi; è evidente fin da subito che la lotta per il primato di giornata è un affare tra Bellani e De Silvestri. Il sardo, addirittura, dichiara apertamente al collega toscano: ‘Oggi hai vinto tu’ ma tanto è lo stesso!’, riconoscendo la sua momentanea superiorità ma lasciandogli intendere la ferma intenzione di non mollare la presa.
La terza piazza invece è meno facile da prevedere in quanto ci sono quattro o cinque atleti che possono aspirarvi.

I gommoni rientrano quindi in porto, viene consegnato il pescato e gli organizzatori distribuiscono bevande e un provvidenziale pasto caldo agli atleti che hanno dovuto sopportare temperature decisamente rigide per questo periodo dell’anno.

Le operazioni di pesatura hanno quindi inizio e, man mano che si procede, diventa evidente quanto siano mediamente poveri i carnieri degli atleti in gara. Le pessime condizioni meteomarine dei giorni scorsi hanno sicuramente influenzato negativamente il comportamento della fauna e mettere a pagliolo un pesce non è stata impresa facile, nemmeno per questi 30 agonisti che rappresentano il meglio che il panorama italiano possa offrire. Il totale del pescato ammonta infatti a meno di 55Kg di pesce per una quota pro-atleta di circa 1800gr.

La classifica della prima giornata vede primeggiare due atleti del team Cressi: Stefano Bellani con 10.146 punti, 8 prede e 4 specie, seguito a breve distanza da Bruno De Silvestri con 8.722 punti, 6 prede e 4 specie.
La terza piazza se l’aggiudica uno stupito Alberto Casu con 6.630 punti, 5 prede e 4 specie differenti.

Prima piazza: Stefano Bellani, 10.146 pt. – Foto A. Balbi
Seconda piazza: Bruno De Silvestri, 8.722 pt. – Foto A. Balbi
Terza piazza: Alberto Casu, 6.630 pt. – Foto A. Balbi

Seguono a brevissima distanza Ramacciotti (6.510 punti), Giorgio Sirchia (6.480 punti), Aldo Calcagno (6.284 punti) e Alessio Gallinucci (6.002 punti), tutti racchiusi in una manciata di punti.
Il campione uscente Mancia invece si posiziona solo al diciannovesimo posto.

Quarto: Ramacciotti, 6.510 pt. – Foto A. Balbi
Quinto: Sirchia, 6.480 pt. – Foto A. Balbi
Sesto: Calcagno, 6.284 pt. – Foto A. Balbi
Settimo: Gallinucci, 6.002 pt. – Foto A. Balbi

Per leggere la seconda parte della cronaca, clicca qui

Category: Agonismo, Articoli, Pesca in Apnea

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