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Assoluto 2014: le interviste ai protagonisti (11/11)

| 22 ottobre 2014 | 0 Comments
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Apnea Magazine ha intervistato i protagonisti dell’Assoluto 2014 appena disputato. In considerazione delle discussioni pre e post gara che questa edizione ha scatenato, per la prima volta, la redazione ha deciso di intervistare tutti i partecipanti senza distinzione tra vincitori, qualificati e retrocessi. Agli atleti abbiamo lasciato campo libero nel raccontarci le loro impressioni della preparazione, come si sono svolte le due giornate di gara (tecnica, profondità, attrezzature, pesci presi ed eventuali errori fatti) e una valutazione sul risultato finale.

Buona lettura!

Riolo 1v

Nicola Riolo con il carniere della 1a giornata (foto C.Corrado)

Nicola Riolo – 11° Classificato

Al contrario di come spesso mi accade, quest’anno non sono partito per la Sardegna con l’idea di vincere: le voci parlavano di un campo impossibile ed i “rumors” segnalavano la presenza di diversi atleti nei campi di gara ben prima del periodo consentito dalla circolare normativa. Quindi mi sono adoperato al fine di  impostare una preparazione molto prudente e che mirasse soltanto alla qualificazione.

Infatti, fin dal primo giorno di preparazione, ho capito che uno dei due campi, quello a sud, imponeva solo tre possibilità di massima: a) pesca in fondo al campo gara dove c’era un pò di roccia o sottocosta, ma dove inevitabilmente si sarebbe accalcata la maggior parte dei concorrenti. b) pesca profonda in una secca vastissima con degli scogli molto profondi ma anche tanta sabbia e alga e che dunque non sarebbe stato conveniente perlustrare nei pochi giorni a disposizione. c) pesca all’agguato, aspetto e “tana” nei “barranchi” che di tanto in tanto si scorgevano su fondali di 20/25mt. Nel campo gara a nord invece, quello in cui si è poi disputata la prima giornata, pesce e roccia erano un po’ più abbondanti, per cui ho dedicato la preparazione alla ricerca di qualche tana “mastra”, di posti idonei all’aspetto sia basso che profondo e di qualche zona da razzolo.

Come prevedibile, i pescatori sardi sono risultati giustamente avvantaggiati dalla conoscenza dei campi e, per arginare questo gap, è stato necessario ottimizzare ogni strategia tattica. Durante la prima frazione ho fatto più volte il giro delle stesse tane di saraghi che conoscevo, alternando qualche aspetto sul fondo. Ho anche fatto una sortita a terra, verso il centro del campo gara, per verificare se con quella risacca fosse possibile prendere qualche pesce all’aspetto ma, nei 30 minuti che ho dedicato a questo tentativo, non ho fatto nessun incontro. Alla fine ho portato al peso 4 bei saraghi e un denticiotto che mi hanno garantito un “confortevole” nono posto di giornata. In questo campo ho pescato sempre con un 75 e tahitiana. Sfortunatamente, nell’unico tuffo che ho fatto con un 45 e fiocinella per guardare sotto un piccolo sasso nel quale si era intanato un bel sarago, ho avuto a tiro di 75 un’orata di passaggio di circa 4 chili. Incredibile!

Tra gli altri pesci non presi devo purtroppo annoverare un dentice di oltre tre chili che ha scartato all’ultimo secondo, durante un lungo aspetto nel quale stavo per spararlo e, proprio alla fine, in una delle tane dove ero passato anche in precedenza, si è intanato un bel sarago che non ho potuto colpire per via dello spazio stretto in cui si era andato a incastrare. Nel tuffo successivo, col corto in mano, era già sparito. Vorrei aggiungere che ho fatto entrambe le giornate di gara con dolori all’orecchio sinistro e al seno frontale destro che mi hanno costretto a non superare mai i 30 mt di profondità e ad avere apnee brevi per la lentezza delle manovre di compensazione e la dispersione di aria ed energie che da ciò deriva.

Riolo 1o

Nicola Riolo con il carniere della 2a giornata (foto C.Corrado)

Il secondo giorno sono entrato in acqua pensando a quale strategia potesse preservarmi da un probabile cappotto! Tra le ipotesi meno rischiose, per così dire, ho attuato semplicemente quella del “suicidio”. In poche parole, in barba alle dichiarazioni degli organizzatori sulla bontà di quel campo, ho deciso di restare nell’alga totale ma nell’unica zona (l’estremo nord) nella quale l’acqua  si manteneva un po’ più pulita Alla fine la scelta e stata positiva perché, non stando nella bolgia di concorrenti ammassata a sud verso Capo Ferrato, ho potuto fare mille aspetti e agguati in tranquillità e acchiappare 5 pesci di cui 4 validi (due labridi, uno scorfano ed un sarago).

Le considerazioni sulla validità di questo campo gara e dei risultati finali (solo il secondo giorno si scorre una classifica nella quale circa 20 concorrenti non hanno pescato nulla o soltanto un pesce!!) sono decisamente negative. Auspico una commissione di esperti che per il futuro analizzi per tempo l’idoneità e la validità tecnico-logistica dei campi di gara oggetto di richiesta di organizzazione di un campionato. Per il resto mi piace ricordare soltanto l’acqua limpidissima dei giorni di preparazione, l’amicizia col mio barcaiolo Antonello Grosso che ringrazio ancora pubblicamente ed il mio meritato 11° posto che mi motiva ancora di più per essere pronto l’anno prossimo ad entrare in acqua più carico e motivato che mai.

Rosario Lopis – 22° Classificato

La mia idea sui campi è stata subito una delusione, non ero mai stato in Sardegna ma non mi sarei mai aspettato di dover disputare un campionato in “terra santa” su due campi gara uno più brutto dell’altro, con pochissima roccia, anzi quasi assente e missili inesplosi sparsi dappertutto. Sono riuscito a preparare pochissimo a causa di una brutta influenza che mi ha colpito subito dopo il primo giorno di preparazione e, come se non bastasse, avevo rimediato una coltellata al torace a seguito dell’aggressione di un balordo solo 30 giorni prima del campionato. Per quanto rimesso non ero in buona condizione fisica, speravo solo di poter entrare in acqua. Durante la preparazione mi sono affidato al mio secondo che ha dato l’anima pur non trovando quasi niente di stabile sul campo A, mentre invece sul campo B, quello pieno d’alga, ero un po’ più fiducioso perché aveva trovato una decina di buchi nell’alga, sempre abitati, il tutto su un fondale che variava dai 18/ ai 25 metri. Non ho ritenuto opportuno spingermi più fondo perché appunto in condizioni fisiche pessime.

Lopis 1v

Rosario Lopis con il carniere della 1a giornata (foto C.Corrado)

La prima giornata non credo di aver fatto errori perché gli unici pesci che avevo segnati erano uno scorfano e una zona da scorrere dove avevo visto tordi e salpe. Dopo aver trovato lo scorfano mi sono spostato sulla zona delle salpe e scorrendo ne ho catturate tre, poi un tordo e un denticiotto portando a 6 le prede, anche se poi alla pesatura mi sono visto scartare 4 pesci per pochissimi grammi, addirittura una salpa per soli 3 e sarebbe bastata quella per restare nei 20.

La seconda giornata le condizioni del mare con onde di 2/3 metri e acqua sporchissima nei primi 21 metri hanno condizionato molto la mia gara perché in quei buchi che aveva marcato il mio secondo c’era solo alga morta e il mio errore è stato quello di insistere su quelle tane per 3 ore senza vedere una sola coda. Dopo tanto tempo perso mi sono spostato sulla frana a fine campo gara, lato sud, dove già erano una trentina di atleti e dove la visibilità era molto migliore. Pescando nel mucchio sono riuscito a prendere due pesci all’agguato, una salpa e un barracuda, e strappare una corvina e un sarago. Diciamo che la fortuna non mi ha aiutato affatto…Come fucili ho usato un giman labrax 80 per pescare allagguato e un 60 con fioccinetta per le tane.

Per il resto una bella esperienza, sicuramente da rifare e soprattutto, stare là in mezzo a molti campioni che solo qualche anno fa vedevo solo sulle riviste di pescasub è stata una bella emozione, non riuscivo quasi a crederci di esserci anche io.

Roberto Poggioli – 34° Classificato

La preparazione mi è piaciuta molto perchè di pesce nè avevo trovato un pò in varie batimetriche, a 5mt, 15mt, 22mt e sui 28/30 mt. Il campo più a nord il era decisamente il migliore, mentr  quello a sud era più complicato e difficile da interpretare. Della gara posso raccontare poco non avendo praticamente partecipato, abbandonando a metà della prima giornata per una forte labirintite.

Ho fatto il mio primo tuffo, a 25 mt, durante il quale ho avvistato un bel dentice, il secondo ho catturato una murena e il terzo ho dovuto tirare i remi in barca perchè proprio non ce la facevo. L’esperienza di questo assoluto mi è servita tanto sia per confrontarmi con atleti più forti e sia come esperienza. Inoltre, partecipare ad un campionato avendo come secondo Guerrino Casini, che tutte le sere dopo la preparazione mi insegnava sia a curare l’attrezzatura che l’alimentazione, aspetti fondamentali in questo sport, è stata una preziosa lezione.

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