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AMP del Conero: considerazioni finali del Convegno

| 27 ottobre 2014 | 0 Comments
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COMUNICATO STAMPA

Da quindici anni ormai si discute sul progetto di “Area Marina Protetta” del Conero. Progetto presentato negli anni a più riprese e poi sempre finora accantonato.
La FIPSAS ha organizzato con la collaborazione della Lega Navale Italiana il convegno svoltosi sabato 24 ottobre alla Loggia dei Mercanti di Ancona per approfondire gli aspetti biologici e giuridici della questione.
Il convegno è iniziato con il saluto, a tutti i numerosi partecipanti, da parte di Sandro Fiorentini, presidente FIPSAS Marche, che ha evidenziato il ruolo della Federazione non solo in ambito sportivo ma anche nella protezione e gestione dell’ambiente ed il ruolo della Federazione e delle società affiliate nell’ambito della protezione civile.

Relatori del convegno sono stati il prof. Antonio Terlizzi della Università del Salento, l’avv. Flavio Barigelletti di Ancona, il Dott. Luca Giaccaglia, biologo marino, il sig. Alessandro Maria Fucili del Centro Sub Monte Conero, che hanno illustrato gli aspetti giuridici ed ambientali e le differenze tra una Area Marina Protetta ed una Zona di Tutela Biologica ed i progetti alternativi di tutela dell’ambiente.
Dopo le relazioni si sono succeduti vari interventi pro e contro il progetto tra cui quelli del Presidente del Parco del Conero, Lanfranco Giacchetti, dei consiglieri comunali Polenta, Berardinelli, Gastaldi, del consigliere regionale Zinni, del sindaco di Sirolo, Misiti, del presidente del Consorzio Vanvitelli, Dorsi, del responsabile FIPSAS settore subacqueo Cioffi.

L'intervento di uno dei relatori davanti ad un pubblico numeroso ed interessato (foto F. Fiori)

L’intervento di uno dei relatori davanti ad un pubblico numeroso ed interessato (foto F. Fiori)

Nei vari interventi sono state evidenziate le criticità del progetto che si possono riassumere in:

1) Le esperienze delle Aree Marine Protette già istituite, pochissime delle quali hanno portato benefici alla fauna ittica. I fondi per gestirle sono insufficienti, per cui non viene svolta alcune azione di vigilanza e sono depredate dai bracconieri, mentre i cittadini rispettosi delle leggi non ne possono più godere.

2) Gli oneri finanziari della gestione ricadono sui cittadini delle aree interessate sotto forma di permessi ed autorizzazioni rilasciate a titolo oneroso.

3) Motivi oggettivi legati all’ambiente della costa del Conero, la nostra costa, che ha un elevato valore paesaggistico, non ha invece sotto il pelo dell’acqua peculiarità tali da giustificare l’istituzione di una A.M.P., non sono presenti organismi rari né in pericolo di estinzione, il fondale presenta un substrato di rocce calcaree ricoperte da alghe e molluschi fino a poche centinaia di metri dalla costa e già alla profondità di dieci metri si estende un fondale “inerte” sabbioso o fangoso. Sono completamente assenti le praterie di posidonia che caratterizzano i fondali di altri mari e per la cui salvaguardia sono state motivate altrove le istituzioni di parchi ed aree protette.

4) Motivi di opportunità socio-economica, importare nel contesto della costa del Conero uno strumento giuridico, qual è l’Area Marina Protetta, che è stato realizzato per ambienti completamente diversi sarebbe una forzatura, qui non ci troviamo su un’isola o su un promontorio scarsamente abitati ma in un territorio densamente antropizzato, con un porto commerciale, un porto peschereccio e due porti turistici tutti di rilevanza nazionale.

5) Motivi di impatto sociale e culturale, i cittadini delle nostre cittadine costiere ma anche gli abitanti dell’hinterland, vivono da sempre in rapporto strettissimo con il mare. Sono centinaia i pescatori sportivi, moltissimi anziani, che con le loro imbarcazioni si dedicano alla pesca sportiva lungo la costa.

6) Motivi economici, ci sarebbe un danno immediato e rilevante per la perdita dei turisti appassionati di pesca sportiva sia di superficie che subacquea. Vi sarebbero ripercussioni negative nei settori della nautica da diporto, della cantieristica minore, del commercio di attrezzature subacquee e di pesca sportiva. Si avrebbe una perdita secca di posti di lavoro per tutti coloro oggi lavorano nei settori della nautica, motonautica, cantieristica, commercio e manutenzione di attrezzature per la pesca sportiva sia di superficie che subacquea.

Una parte della platea che ha partecipato al congegno organizzato dalla FIPSAS (foto F. Fiori)

Una parte della platea che ha partecipato al congegno organizzato dalla FIPSAS (foto F. Fiori)

I promotori del progetto hanno sostenuto i possibili benefici per il turismo naturalistico e subacqueo con la possibilità di portare scolaresche e sub ricreativi a visitare i fondali del Conero. Benefici che sono stati confutati da vari relatori che hanno evidenziato come l’oggettiva natura delle acque della Riviera, quasi sempre torbide e con fondali di scarsa profondità, non consentono tali sviluppi, le giornate appena sufficienti alla attività turistico subacquea si contano sulla punta delle dita.

NECESSITA’ DI SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE MARINO E PROPOSTE

Le nostre coste ed i nostri fondali soffrono dei notevoli cambiamenti dell’ambiente naturale e da una eccessiva pressione della pesca industriale.
E’ necessario una opera di disinquinamento dei corsi d’acqua che avvelenano le nostre acque, rispetto delle regole che già esistono sia per la pesca professionale che per la pesca sportiva e per la nautica da diporto.
Auspicata da vari relatori è poi la creazione di Zone di Tutela Biologica che abbiano funzione di “ripopolamento” e che portino ad un miglioramento della catena alimentare e di conseguenza ad un incremento degli stock ittici.

Le Z.T.B. presenterebbero i seguenti aspetti positivi:
All’interno delle ZTB sono vietati sia la pesca sportiva che la pesca professionale, sono invece permesse senza vincoli le altre attività come il turismo nautico o le immersioni turistiche.
Sono di dimensioni ridotte e quindi sono più facilmente controllabili.
Non hanno necessità di Comitati di gestione né di Consigli di Amministrazione in quanto sottoposte al controllo diretto delle Capitanerie di Porto.

Le proposte alternative alla AMP scaturite dal Convegno sono l’individuazione, con il supporto tecnico di biologi marini, delle zone più adatte per creare aree di ripopolamento in cui sia regolamentato il prelievo ma che consentano l’utilizzo alle attività di basso impatto ambientale.
Affondamento di navi o manufatti al largo della costa che da un lato impediscano lo strascico e dall’altro diventino meta del turismo subacqueo, questo si incrementabile, perché attuato a distanza tale dalla costa da avere una migliore qualità delle acque.

In particolare sono stati ampiamente illustrati dal biologo Luca Giaccaglia e dal progettista Alessandro Fucili i due progetti già presentati alla Regione Marche:
– il primo elaborato dalla FIPSAS per la creazione di una zona di ripopolamento al largo del Monte dei Corvi (a nord del Trave) denominata “Area Monte dei Corvi”;
– il secondo elaborato dal Centro Sub Monte Conero per l’affondamento di alcune navi al largo del Conero denominato “parco dei relitti”, finalizzato al turismo subacqueo.
Una proposta che nasce dal basso e dalle esigenze dell’ambiente marino, e delle categorie che con esso vivono in stretta simbiosi, e non dall’alto delle stanze romane.

AMP del Conero: considerazioni finali del Convegno scritto da Fabio Fiori media voto 3/5 - 1 voti utenti

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