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Sul significato marinaresco della locuzione “Fare Cappotto”


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Sul significato marinaresco della locuzione “Fare Cappotto”

che anticamente era sinomimo di grande pesca:

 

 

Pur avendo una notevole esperienza di pescate infruttuose non ho mai utilizzato il termine cappotto, non lo capivo e neanche mi suonava molto bene, da buon siciliano preferivo “ non ho pescato una minc..”

Recentemente leggendo alcune interessanti pubblicazioni sull’attività ormai estinta delle tonnare fisse siciliane mi sono reso conto che forse il vero significato marinaresco della locuzione “fare cappotto” è esattamente l’opposto di quello con il quale viene oggi utilizzata dai pescatori! ma andiamo per ordine:

Nei dizionari che ho consultato (zingarelli e dizionario online della treccani) si legge:

cappòtto s. m. [der. di cappa1; nel sign. 2, dalla locuz. fr. faire capot quelqu’un, variamente spiegata]. –
1. Soprabito invernale pesante da uomo o da donna: c. a vita, a raglan (v.), a redingote (v.); c. sportivo; c. alla Bismarck, di taglio militaresco.
2. Locuzioni fig.: dare, fare cappotto, in alcuni giochi e sport, vincere una partita senza lasciare segnare all’avversario nemmeno un punto, o anche vincere tutta una serie di gare o di partite senza lasciare una sola vittoria agli altri concorrenti; nel linguaggio dei cacciatori, fare c., ritornare dalla caccia senza preda.

 

Già dal dizionario si nota una incongruenza nell’uso della locuzione dato che essa è sinonimo sia di vittoria schiacciante nello sport sia di sconfitta nel gergo dei cacciatori intesa nel senso di assenza di catture.

Ma veniamo al suo antico significato nell’ambito marinaresco sorto durante il florido periodo della pesca da terra al tonno rosso, possente pesce migratore in grado di percorrere più di 200 km al giorno. Nella sua fase gregaria (primavera-estate) l’animale si riunisce in branchi che si avvicinano alla costa. La Sicilia, per la sua favorevole posizione geografica, è interessata nel periodo maggio settembre da un cospicuo flusso migratore che ne lambisce prima le sponde occidentali (le isole Egadi in particolare) e poi le coste settentrionali e orientali. Per questo nell’800 si contavano in sicilia una cinquantina di tonnare fisse molte delle quali si trovavano lungo le coste delle calde acque siracusane che attiravano vicino la costa i branchi di tonni. Durante le fasi finali della cattura dei tonni, quando questi venivano issati dalla camera della morte sullo “sciere” una grande barca che ospitava sia i tonnaroti che il pescato, il rais comunicava a terra il numero dei pesci issati dentro le barche per preparare il lavoro successivo nella “camparia” ossia lo stabilimento per la lavorazione del tonno situato a pochi passi dalla “balata” il luogo costiero roccioso spianato per agevolare lo sbarco del pescato. Dalle barche si sventolavano bandiere di colore diverso, ad esempio bianca 10 tonni, verde 20 tonni, rossa 50 tonni. Ma se la pesca andava oltre le aspettative e si riusciva a catturare un numero di tonni superiore a 100 si issava su un lungo bastone una giacca o un cappotto. Da qui ebbe origine l’espressione “fare cappotto” con il chiaro significato di sottolineare una mattanza particolarmente ricca di pescato!

 

Fonti:

Gaetano Malandrino: Vendicari, la tonnara dimenticata -2003 Ente Fauna Siciliana

Fabio Morreale: Tonnare di ritorno, Santa Panagia e altre - 2009 Natura Sicula

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