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Accadde In Calabria.


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Io sono nato e cresciuto a Lazzaro e benchè all'epoca dei fatti dovevo ancora nascere è una vicenda che è stata sempre viva nella comunità lazzarese, paese che vive esclusivamente dalle risorse che il mare offre.

 

Grazie per aver ricordato la vicenda, un plauso particolare all'intervento del nipote

:clover::clover::clover:

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Quoto Roby

 

onore a tuo zio :clover:

 

e grazie...

 

 

 

 

 

 

Io sono nato e cresciuto a Lazzaro e benchè all'epoca dei fatti dovevo ancora nascere è una vicenda che è stata sempre viva nella comunità lazzarese, paese che vive esclusivamente dalle risorse che il mare offre.

 

Grazie per aver ricordato la vicenda, un plauso particolare all'intervento del nipote

:clover::clover::clover:

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Alcuni anni addietro nel mare antistante Lazzaro, una frazione del comune di Motta San Giovanni in provincia di Reggio Calabria, morirono due sub, un pescatore ed un pompiere che aveva tentato di recuperarne il corpo.

Pare infatti che tra le rovine di una città sommersa un subacqueo era solito pescare sfruttando le caverne che queste avevano formato e che costituivano un ottimo rifugio per le cernie, ma un giorno la fanghiglia e la tortuosità di uno di questi labirinti gli furono fatali. Lo stesso accadde al pompiere che tentò di recuperarne il corpo. Sembra inoltre che i corpi dei due sventurati non furono mai più recuperati e che l'amministrazione locale decise di murare l'entrata di quella che poi è diventata la loro tomba per evitare altre tragedie.

Io ho descritto per sommi capi come sembra siano andati i fatti, ma non ho mai trovato nessuno che conoscesse meglio i particolari. Pertanto mi chiedo se è presente qualche calabrese nel forum più informato della vicenda e se a voglia di parlarne.

 

.....Montalbano calabrese sono!!!!

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Alcuni anni addietro nel mare antistante Lazzaro, una frazione del comune di Motta San Giovanni in provincia di Reggio Calabria, morirono due sub, un pescatore ed un pompiere che aveva tentato di recuperarne il corpo.

Pare infatti che tra le rovine di una città sommersa un subacqueo era solito pescare sfruttando le caverne che queste avevano formato e che costituivano un ottimo rifugio per le cernie, ma un giorno la fanghiglia e la tortuosità di uno di questi labirinti gli furono fatali. Lo stesso accadde al pompiere che tentò di recuperarne il corpo. Sembra inoltre che i corpi dei due sventurati non furono mai più recuperati e che l'amministrazione locale decise di murare l'entrata di quella che poi è diventata la loro tomba per evitare altre tragedie.

Io ho descritto per sommi capi come sembra siano andati i fatti, ma non ho mai trovato nessuno che conoscesse meglio i particolari. Pertanto mi chiedo se è presente qualche calabrese nel forum più informato della vicenda e se a voglia di parlarne.

 

.....Montalbano calabrese sono!!!!

 

 

scusatemi ho fatto la battuta sopra d'istinto senza leggere tutto il post,

massimo rispetto per i deceduti e onore al vigile del fuoco che ha mantenuto la promessa fatta ad una madre

anche a costo della propria vita.

/Ale.

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Guest Forchetta
mi permetto di rispondere a questa discussione in quanto sono il nipote diretto del vigile del fuoco sommozzatore Alfonso Parisi, fratello di mio padre, deceduto nella grotta antistante il mare di lazzaro in data 13-07-1978. Mio zio era un uomo dal grande temperamento, professionalità e generosità, pensate che era in ferie e lo chiamo ad operare lì in calabria il suo vecchio comandante che sapeva di potergli affidare un missione così delicata. al momento della tragedia aveva 36 anni compiuti da pochi giorni e si era già guadagnato le medaglia al valore civile di bronzo, d'argento ed era in attesa di quella d'oro che purtoppo invece gli fù concessa per i fatti successivi lì a lazzaro, in più era stato quattro volte (4) campione italiano di lotta greca romana. era davvero un grande. i fatti sono controversi perchè il corpo non fù mai trovato e non fù possibile fare l'autopsia, ma si sà con certezza che il corpo non è mai rimasto nella grotta, il grandissimo dottor Ferraro stesso (quello della XMAS) tento di recuperarlo ma si rese conto che nella grotta non c'era. a differenza del pescatore che non era molto esperto mio zio aveva una grande esperienza. la tesi più avvalorata è la seguente: operava una pattuglia congiunta tra mio zio e un carabineire sommozzatore, il carabiniere preoccupato di non poter compiere un'operazione tale provo a dissuadere mio zio che però aveva promesso alla madre del ragazzo di riportargli il corpo. ebbero un diverbio e litigarono e all'epoca non era conosciuto la componente del nervosismo sull'insorgere della narcosi da azoto (l'effetto martini) quindi in condizioni non di impreparazione tecnica come ha scritto qualcuno bensi di agitazione mio zio scese da solo nella grotta e purtroppo gli capito un'incidente nel preparasi, gli si ruppe l'erogatore del bombolino d'emergenza. questa serie di fattori lo fecero operare in non completa tranquillità e si supppone che uscì dalla grotta al limite di una crisi di narcosi da azoto. da quel momento deve essersi addormentato e così morì il pilastro della mia famiglia.

 

 

ho letto tutto , .............sono stato e saro per sempre un vigile del fuoco , mi dispiace moltissimo per tuo zio , sapevo della storia a grandi linee , ma non nei particolari ,pultroppo a quei tempi le procedure di recupero erano molto diverse da quelle attuali , probabilmente , anzi certamente se il fatto fosse accaduto oggi tuo zio sarebbe certamente vivo ,

un sacrificio il suo estremo per mantenere la parola data a una madre che ha perso un figlio , oggi non sarebbe morto tuo zio per il semplice motivo che li dentro ci sarebbe andato con i suoi colleghi e no con uno sconosciuto , o peggio ancora da solo

sono stato un vigile del fuoco motorista navale e padrone di barca e altre specializazioni sia nautiche che terrestri , ma non un sommozzatore , ho rischiato diverse volte di farmi veramente male o di perdere la vita in soccorso a delle persone che lottavano tra la vita e la morte sia a terra che in mare , ho avuto diversi riconoscimenti e anche una medaglia di bronzo al valor civile per i miei interventi , e ti posso dire che spesso un pompiere è prima un essere umano e poi un pompiere , con tutte le sue paure e spesso l istinto prende il sopravento e ti fa fare delle cose che poi a mente fredda non rifaresti mai

 

ci sono delle situazioni particolari dove la nostra professionalita viene esaltata e ci sono delle situazioni dove l istinto prende il sopravvento , il pericolo maggiore è l attesa delle prestazioni , quando tutti scappano e nessuno è in grado di fare niente arrivi te , e tutti proprio tutti aspettano il miracolo , che solo te puoi fare ,

che sia il bimbo in un buco o la persona agonizante dentro una carcassa di auto o una ragazza in mezzo al mare forza 8 , tutti ma proprio tutti aspettano qualcosa da te di sovrannaturale ,

 

io che sono stato li , che ho visuto li ,ho lavorato e mi sono preparato li nei vigili del fuoco , ho vissuto questa professione sempre al massimo delle mie reali possibilita , e spesso con la fantasia e non solo sono andato oltre per cercare il miracolo ,

certe volte io l ho trovato lo posso dire con orgoglio , grazie alla professionalita da vigile del fuoco , ma soprattutto a quel qualcosa che alcuni di noi pompieri hanno e che tuo zio aveva oltre ogni limite , l incoscienza di cercare oltre il possibile ,

a me mi è sempre andata bene e sono riuscito a portare a termine le mie missioni anche disperate , andando come speso accade oltre il dovuto ,

a tuo zio quella volta no , per tutta una serie di episodi spiacevoli che non voglio elencare ma probabilmente è stato lasciato solo ,

diverse disgrazie sono successe in quegli anni ai sommozzatori dei vigili del fuoco e spesso per il recupero di vittime gia morte , oggi sarebbe diverso , ma oggi è oggi e non il 78 ,

grande onore a tuo zio che ha dimostrato ancora una volta che ci sono uomini che sanno sacrificare la loro vita pultroppo anche per ridare un corpo a una madre , ma che sacrificio estremo ha fatto .................................

 

massimo

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Caro CFPARISI, onore grandissimo e fraterno a tuo zio,conoscevo questo fatto e conosco bene le situazioni di recupero subacqueo di persone decedute, dato che ho fatto parte per decenni del soccorso speleosubacqueo del CNSAeSS ( corpo nazionale soccorso alpino & soccorso speleologico ). Non vorrei aprire polemiche inconcludenti, ma a proposito della preparazione tecnica di quegli eroi che partecipavano a questi recuperi, posso dirti che davvero sono stati eroi, mandati in prima linea, talvolta senza le necessarie cautele e conoscenze strettamente tecniche dei posti in cui operavano ( lì si trattava di grotta, e ti assicuro che in grotta le tecniche sono una cosa completamente diversa da quelle dell'immersione ). E' vero che in quegli anni la speleologia subacquea era agli inizi, ma voglio farti partecipe di tante situazioni in cui noi del CNSA&SS, operatori volontari, ma addestrati, siamo entrati in contrasto anche molto acceso con i comandanti ( non con gli operatori ) dei VVFF. Questo mi è venuto in mente quando hai parlato del diverbio con il carabiniere, e ti assicuro che operare in un clima di tensione in situazione del genere è davvero difficile, con rischio massimo per chi deve intervenire. Chiudo qui, se vuoi sapere di più puoi contatrtarmi in privato, e voglio sottolineare che col tempo i rapporti sono talmente migliorati, che poi sono stati i tecnici speleosubacquei del CNSA e SS ha tenere dei corsi di specializzazione per i VVFF. Una cosa voglio anche ricordare, che porto dentro di me come uno dei più bei doni che mi ha fatto questa militanza : dopo più una settimana di infruttuosi tentativi di portar fuori da una grotta allagata sulle alpi Apuane una ventina di studenti intrappolati, ci concessero di intervenire. Salendo il sentiero con la mia attrezzatura in spalle, fui avvicinato dal padre di uno degli studenti, che mi disse guardandomi negli occhi " Io so che tirerete fuori mio figlio, ho fiducia in voi andate , bravi ". Per me quella fu la più grande rivincita sulle frustrazioni subite dagli stop che ci imponevano, e la più grande paga per il lavoro volontario che facevamo. Lo porto ancora con me e mi sento di dedicarlo a tutti coloro che sono deceduti per salvare la vita di altri. :bye:

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