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Vincenzo Basile: Pescasub a Nisida

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Vincenzo con il suo polpo

Di certo la mia storia può sembrare del tutto normale e senza nessuno spunto di straordinario, che possa essere fuori dal normale o comunque tale da scaturire una forte curiosità, ma per me è stata sicuramente un’esperienza unica.

Verso la metà di luglio ho fatto un’immersione nei fondali delle ultime coste di Posillipo, proprio di fronte all’isolotto di Nisida a Napoli.
Era una battuta del tutto normale, senonché oltre al solito bottino costituito da pesci da scoglio(Pinterrè, Triglie, Cefali etc) mi sono imbattuto in un bel esemplare di Seppia e con molta fortuna sono riuscito a puntarla lontana dall’osso in mezzo ai tentatacoli che ha sulla bocca ed a portarla via.

Sembrava che la caccia fosse già stata abbastanza generosa per oggi ma mentre stavo quasi per risalire ecco che mi spunta proprio davanti un polpo rosso di circa 2Kg.

L’istinto mi suggeriva di sparargli subito e portarlo via, ma il buon sangue freddo mi impedì di farlo e mi spinse a rimandare l’attacco.
Quella fu la soluzione migliore, infatti avevo con me un fucile di piccolo calibro ed un tiro poco potente sarebbe stato insufficiente ad arpionare la vittima.

Quindi ritornai sui miei passi e studiai la situazione, mentre nel frattempo controllavo che il fucile e la fiocina fossero in buono stato; accertatomi della situazione, iniziai la caccia vera e propria.

Mi muovevo lentamente e aspettavo che il polpo entrasse nella tana senza essere per niente spaventato dalla mia presenza, e solo allora con un improvviso scatto sparai al mollusco proprio in mezzo alla bocca, punto a dir poco infallibile per una buona arpionatura.

Sicuro della preda, senza neanche provvedere allo sgancio dalla fiocina, portai il polpo fuori dall’acqua, contento del buon esito del duello con il cefalopode. Infatti, durante tutta l’operazione di recupero fu un violento attaccarsi e attorcigliarsi di tentacoli sul mio corpo, privo, in quella circostanza, di muta.

Uscito dall’acqua e soddisfatto dell’inaspettato bottino, vidi improvvisamente le persone accalcarsi ed ammirare la stupenda creatura.
Il motivo di tale stupore era nella straordinarietà dell’evento, infatti la costa napoletana è frequentemente battuta da sommozzatori che fanno razzia di tutto e poi non si vedeva un esemplare così grande da parecchio da quelle parti.

Alcune persone mi dicevano che forse quella era l’ultima “purpessa” degna di una buona zuppa di cozze, ciò faceva come è ovvio trasmettere il senso della singolarità dell’accaduto.

Come di solito accade, è sempre per puro caso che si fanno le catture più emozionanti… quella che ho fatto in quella circostanza è stata davvero affascinante se poi ci aggiungiamo la cattura del bellissimo esemplare si seppia.

Di certo ci sono dei luoghi dove si possono trovare esemplari più grandi e forse con minore sforzo (pensate che in quella circostanza fu una lotta a 7 metri di profondità), ma per me rimane comunque una gran bella soddisfazione averla presa dove era considerata quasi una leggenda metropolitana.

Beh, di certo il fondale della collina di Posillipo possiede altre sorprese che devono ancora essere scoperte, e di certo continuerò a pattugliare quei fondali una volta tra i più pescosi d’Italia vista la quantità di anfratti e il tipo di roccia presente.

Infatti, da quelle parti si estende l’intera area dei campi flegrei, ancora oggi a forte attività boracifera e vulcanica, da Nisida fino ad arrivare a Procida si può tracciare quello che rimane di un vecchio cratere sottomarino, dove oggi quello che affiora dall’acqua è costituito solo dalle pareti di quell’immensa struttura naturale.

Forse il rispetto e la salvaguardia del patrimonio naturale ci permetterà ancora di sentire ed a noi tutti apneisti di raccontare altre stupende avventure e di sicuro di continuare a praticare questo stupendo sport.
Questo monito va comunque diffuso e radicato nei giovani e deve avere come pulpito il profondo amore per il mare.

Category: Articoli, Community, Racconti

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