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Verso il Mondiale: intervista a Ricardo Bizdikian

| 13 ottobre 2008 | 0 Comments
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Ricardo Bizdikian rappresenta per la pesca subacquea venezuelana quello che Mazzarri rappresenta in Italia, con la differenza che ha 46 anni e si è ritirato presto dall’agonismo, portandosi comunque a casa allori prestigiosi come il campionato panamericano nel 1994 e vari titoli nazionali.

Convocato per 5 volte nella selezione, c’è rimasto a lungo, lasciando una scuola e diversi seguaci, quella del profondismo caraibico. E’ un grande amico di Pipin. Il suo maestro era il sardo venezolano Julio Cubeddu, un pioniere della pescasub in questo paese, l’uomo che trovava le cernie Nassau e Aguajì con le orecchie oltre che con la vista.

Abbiamo pescato assieme in diverse occasioni e ho capito presto perché abbia ereditato con pieno merito il titolo di ‘maestro’; era perlomeno scontato che, in vista dei Mondiali, lo intervistassi.
La sua autorevolezza su un evento qual è questa kermesse, che tocca finalmente le sponde di casa, è unica e del suo mare sa effettivamente tutto. Non è in buoni rapporti con la federazione e i suoi vertici, per questo il suo parere acquista un interesse particolare.

E’ di carattere piuttosto intransigente e non è semplice andarci d’accordo, ma non gli mancano doti pedagogiche ed è sempre piuttosto disponibile. A me ha fatto subito un check-up che, per quanto non richiesto, era inopinabile: potevi precisare qualcosa, ma era sostanzialmente esatto.

Cena tra amici, da sinistra: Melis, Bizdikian, Gonzales e Goracci (Foto R. Goracci)

‘Tu scendi male con il fucile, la posizione con cui lo tieni è sbagliata.’ sentenziò all’inizio, riferendosi al mio Bettini doppio circolare con cui effettivamente pesco da poco tempo e che sotto certi aspetti mi dà perfino fastidio, essendo, come lui del resto, un estimatore degli oleo.
‘Tenendolo, come fai tu, col gomito piegato, ti mangi 4 o 5 secondi di apnea a questa profondità.’.
Pescavamo sul barco hundido, a 27 metri, di fronte a Caraballeda, un luogo buono per i wahoos, che stanno però nei primi 5 metri d’acqua, quando ci sono, non sul fondo, dove alla fine sono rimaste giusto le aragoste; per il resto è una perdita di tempo.

Lui pesca solo con oleopneumatici, che non brillano certo per manutenzione: un 110 e un 85. Manco a dirlo ai wahoos tira col più corto e senza mulinello; qui si usano le lunghe e spesse cime galleggianti attaccate alla boa di poliuretano espanso, come a Cuba, una sorta di floaters caserecci ma efficaci.

‘Sentiamo: e come ti stappi i condotti auditivi?’ si intromise un giorno mentre stavamo vestendoci sopra al relitto, in una discussione tra me e Marco.

‘Tappo la narice opposta e soffio’ gli risposi.

‘No ‘ disse ‘ è così che devi fare’ Si tappò l’altra narice ma, invece di soffiare, aspirò. ‘Il condotto si libera prima per suzione: prova.’ Funzionava.

Pesca senza cappuccio ma con una bandana (bianca!) intorno alla testa, per ascoltare meglio i grugniti delle cernie. Da molto lontano: qui è pieno di pesci che grugniscono, non a caso in America li chiamano grunters, indicando tutto un elenco di specie che spesso differiscono tra loro, ma che hanno il vizio di cominciare a far baccano all’approssimarsi del pericolo. E così li scovi anche dentro alle tane, che altrimenti sorvoleresti ignaro.

Tutta la sua attrezzatura non brilla certo per raffinatezza e tecnologia, anzi è piuttosto vetusta e dozzinale. E non è nemmeno tenuta bene: usa una giacca Elios cotta dal sole dei Carabi, piena di crepe e di sgarri solo sul dorso. I pantaloni sono Polosub rossastri, improbabili e piuttosto visibili, i calzari sono socks da pallacanestro bianchi, le pinne Sporasub in tecnopolimero, il boccaglio è di un blu elettrico che sembra sottratto a qualche diving.

Su queste acque Ricardo sa tutto, il suo disaccordo con la propria federazione rende disinteressati i suoi consigli che, per questo, risultano anche più attendibili. E su Margarita, che conosce benissimo, svela cose interessanti.

Un barcaiolo, figura fondamentale per questo Mondiale, con un wahoo

Perché la scelta è caduta su Margarita? Non è che poi sia il massimo per la pesca in apnea qui in Venezuel… solo perché è sicuramente meglio organizzata dal punto di vista ricettivo per un evento come questo?

Sulle capacità logistiche non ti sbagli, è forse il miglior posto per organizzare un Mondiale in Venezuela, a parte, al limite, qui intorno a Caracas, dove però vedi da solo che non ci sono né il pesce né i fondali adatti. Tutto il Venezuela costiero è bene o male così: pochissimo reef, grandi distese sabbiose, pesce confinato nei primi metri o in pochi spots isolati al largo, acqua spesso torbida e poco pittoresca. L’occhio vuole la sua parte.

Qui si pesca nelle isole, ma l’unica in grado di garantire un adeguato grado di ricettività è solo Margarita. A Los Roques ci sono quattro posadas ed è un gran problema per gli spostamenti, anche se il pesce c’è, ma poi è parco; a Los Aves non ci sono nemmeno questi due presupposti; la Tortuga è abbastanza pescosa ma ci sono giusto poche capanne ed è troppo lontana dalla costa. Resta Margarita.

E lì a pesce come sta?

Non sta messa male, in fondo, nonostante esista una pressione spaventosa. La sua fortuna è che sia l’ultimo avamposto verso barlovento (sottovento, cioè: l’aliseo, n.d.r.). E verso l’Orinoco soprattutto.

Perché l’Orinoco?

L’Orinoco è il secondo fiume del Sudamerica come portata d’acqua, la corrente alla foce piega ad ovest seguendo l’aliseo. La quantità di nutrimento che questo fiume apporta è sensazionale, insudicia l’acqua verso ovest per miglia, ma richiama tutta la catena alimentare e a noi interessano i banchi di sardine. Sono la base dell’alimentazione dei grossi predatori, quelli che, a mio giudizio, saranno i protagonisti della gara.

Pensi che sarà una gara sui pescioni? Ero convinto del contrario.

Penso di sì; secondo me c’è da impostare la gara sui pelagici, non sulle piccole specie bentoniche.

Perchè, non esistono coro-coros, pappagalli e salmonetes, ad esempio?

Esistono, certo, ma vedrai che stabiliranno delle limitazioni talmente selettive che metteranno fuori causa di fatto tutte queste specie. Ad esempio il peso minimo per il salmonete (la triglia tropicale, n.d.r.): un chilo. Di salmonetes da un chilo, così come di coro-coros, alla fine, a Margarita, ce ne saranno 10 in tutta l’isola.

Dove pensi che saranno scelti i campi gara?

A est, probabilmente nei Frailes (un gruppo di isolotti a poche miglia da Margarita, dall’estensione sufficiente per far competere tutte le squadre, n.d.r.)

Per il discorso dell’influenza dell’Orinoco?

Sì! E’ possibile incontrare molti barracuda, poi wahoos, Jack Crevalle, Cuberas, Pampanos, Cojinuas amarillas (white jacks), perfino pesci vela. Ma bisogna andarli a cercare e dar molta importanza alla fase ricognitiva.

Motivo?

Di’ ai tuoi di ricercare i punti di corrente, cioè i punti in cui la corrente cambia e si fa più forte, le differenze di salinità, di temperatura, i rilievi sul fondo che le fanno innalzare, di studiare le fasi della marea e la loro incidenza nelle ore di gara.
A Margarita i predoni si mettono lì; su questo effettivamente i Margaritenos hanno un logico vantaggio, la Nazionale è composta interamente da gente nata e cresciuta lì.
A Los Frailes è così, sull’altro versante no.

Ma della squadra che rappresenta il tuo paese che ne pensi?

E’ stata scelta solo gente dell’isola Margarita, scartando nomi che erano ben più di una garanzia; non sono d’accordo affatto con questa posizione. Certo sono tutti pescatori capaci e profondi conoscitori della località, è ovvio, ma io credo che sarà già tanto se arriveranno penultimi.

E perchè?

C’è un particolare che forse ti sembrerà inifluente, ma che secondo me sarà la chiave della loro sconfitta: sono tutti professionisti! Gente che con la pesca ci vive, gente abituata alle mattanze a scopo di lucro, che ha solo un’infarinatura minima del gioco di squadra, che non sa marcare, non conoscono trucchi e segreti, troppo individualisti per competere con gli europei.
Possono contare solo sulla conoscenza del posto e su qualche colpo di fortuna, cosa che con i pelagici è, in fondo, quasi una costante, certo, ma non si affronta un Mondiale in questo modo.

E allora perché il presidente e la Federazione hanno fatto questa scelta?

Cubillan è un politico, non un pescatore, è solo da qualche anno che pratica questo sport.
Certo, bisogna riconoscere che ha fatto molto da quando è diventato presidente, dopo anni d’inerzia da parte dei predecessori nei confronti della disciplina. Come riesce a trovare i soldi lui non c’era mai riuscito nessuno!
Quand’ero agonista io prima di riuscire ad avere un ricambio per l’attrezzatura aspettavi mesi o anni, con lui adesso si nuota nell’abbondanza, mi dicono. E c’è di sensazionale che, quando avanzano soldi del budget, lui li restituisce pure al Ministero!
Tuttavia è un chavista convinto, ed usa la sua posizione per brillare di luce propria; a lui non interessa che il Venezuela vinca la manifestazione, a lui interessa che un Mondiale si faccia qui in Venezuela, dove può rappresentare una vetrina per l’esportazione della Rivoluzione Bolivariana, che si parli di sé e del suo Paese; della squadra è secondario.

Interessante. Ma non otterrebbe di più se anche la sua nazionale vincesse?

Per me lui sa che non può vincere con questa Nazionale e semplicemente gli basta l’organizzazione del mondiale. Se poi si aspetta pure che vinca, semmai dimostra che di pescasub ci capisce ancora meno di quello che m’aspettavo. E, tuttavia, chi può dirlo? Coi pelagici conta anche molto la suerte, certo.

E quindi per te chi saranno i favoriti?

Secondo quanto mi hanno riferito vanno bene i croati. Ricordati di dire ai componenti della tua squadra di cercarsi un ottimo botero (barcaiolo, n.d.r.); è sempre un elemento di fondamentale importanza.
Sanno tutto dei luoghi in cui sta il pesce e non pensare che ci siano troppi ardori nazionalistici nel mezzo; non gliene importa nulla della Patria socialista a quelli, gli piacciono i guaniquiquis (quattrini, n.d.r.).

Che hanno fatto i croati?

Me lo ha riferito proprio il loro botero: quando gli diceva di scendere in un punto perché c’erano i wahoos, quelli scendevano e tornavano con un wahoo.
Quando gli diceva ‘Qui ci stanno i meros’ uno scendeva e tornava subito con una cernia; così per le cuberas e via dicendo. Impressionante!
Chi c’è nella squadra vostra?

Ramacciotti, Bellani, De Silvestri…

Ah! Ramacciotti! Me lo ricordo. E chi è il selezionatore?

E’ Bardi, te lo ricordi?

Ah, sì! Stava a Tahiti, quello con quella faccia da matto’

Mi osserva sorpreso mentre rido… “Ma perché? ‘ conclude ‘ con quegli occhi sbarrati non ha una faccia da matto?”

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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