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Pesca alla spigola: vacanze d’inverno in Grecia

| 10 aprile 2004 | 0 Comments
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La Grecia d’inverno è prodiga di spigole

Qualche giorno dopo l’inizio del nuovo anno Giuliano Tagliacozzo, uno dei due soci che costituiscono la Polosub di Roma, mi telefona proponendomi una cosa per me assolutamente nuova: una settimana di pesca in Grecia in pieno inverno.
Sono passati molti anni da quell’ estate in cui sono sbarcato a Corfù con una Fiat Campagnola stipata all’ inverosimile da ben due gommoni smontabili con relativi motori, attrezzature da pesca di tutti i tipi e quattro pescatori desiderosi di avventure nel blu del mare ellenico.
Solo un’ altra volta avevo messo piede in Grecia, e solo per fare il pieno di carburante al gommone durante un’ avventurosa vacanza nell’ Albania del secolo scorso.
Giuliano mi propone invece una vacanza completamente diversa, all’ insegna dell’ aspetto e dell’ agguato nella fredda risacca invernale. Obiettivo: la spigola.
E’ inutile dire che accetto con entusiasmo, anche perché so che Giuliano conosce parecchie zone frequentate da spigole in inverno, e mi vengono in mente tutti i racconti sentiti dopo le sue tante trasferte greche in compagnia di pescatori locali.
Alla spedizione si unisce anche Fabrizio D’ Agnano delle Totemsub che, oltre a dover testare un nuovo prototipo d’ arbalete in legno, ha anche bisogno di riprese video di catture di spigole per un nuovo documentario di pesca in apnea in preparazione.
Oltre a me, Giuliano e Fabrizio, parteciperà alla vacanza anche Stefano, un amico di Giuliano.
Proprio Stefano propone di mettere a disposizione del gruppo la sua nuova station-wagon; forse non si rende bene conto di come gliela ridurremo con una settimana di battute di pesca in tutta la Grecia continentale.
Il gommone lo mette Giuliano; il suo Marshall, infatti, ha l’ abilitazione ad essere usato nella pratica della pesca in apnea in Grecia. Purtroppo, ottenere tale permesso non è né facile né veloce, a differenza del permesso individuale, che può essere fatto in qualsiasi ufficio marittimo ellenico.
Le previsioni meteo non sono eccellenti, ma Giuliano è comunque fiducioso; intanto partiamo, poi, sul posto, decideremo l’ itinerario da seguire sfruttando i tantissimi ridossi offerti dalla tormentata costa greca.
Una volta sbarcati a Igoumenitsa, mettiamo la prua dell’auto verso sud sotto la pioggia battente e un cielo che non promette niente di buono.

I frutti della pesca nel bassofondo

E’ ancora buio, il giorno fatica a spuntare, e solo metà della spedizione ha assorbito la nottata passata in cuccetta sulla nave. Una volta fatti i permessi a Prevesa, solo io e Giuliano decidiamo di entrare in acqua con le prime ore di luce del 13 gennaio; Fabrizio e Stefano preferiscono assorbire la nottata al calduccio dell’auto, in previsione delle prossime e faticose giornate di pesca.
Il gommone per oggi rimane sul carrello, anche noi non siamo particolarmente riposati e non prevediamo di stare in acqua più di qualche ora, quindi decidiamo di entrare in acqua da terra qualche chilometro a nord di Prevesa, e di farci venire a riprendere con l’ auto più a sud. Non abbiamo acqua calda per indossare le mute, e ci vestiamo nel gommone sul carrello sotto la pioggia battente. Per fortuna che ci riscalda la passione, altrimenti…

La risacca c’è e non è altissima, all’ ingresso l’ acqua è veramente torbida e decido di allargarmi un po’ per cercare qualche chiazza più pulita. Ci siamo, trovo una zona di sabbia grossa con piccole creste di grotto, e la visibilità è accettabile. Al primo tuffo mi immobilizzo dentro un catino al riparo di un ciglietto orientato parallelamente alla costa. Attendo. La profondità è di soli 5 o 6 metri e lo schienalino fa il suo dovere. Attendo ancora…
Sulla destra vedo un gruppo di saraghi che buca la sospensione e si avvicina; cerco di tenerli sott’ occhio, continuando però a tenere il fucile puntato di fronte a me, sempre parallelamente alla costa. Errore: il grosso dentice (4 o 5 chili) mi punta tra i saraghi e non mi dà certo il tempo di ruotare il fucile di 90° gradi senza dileguarsi. I prossimi aspetti saranno rivolti verso il largo, e vedrò altri dentici e due orate, ma di spigole nemmeno l’ ombra.
Fortunatamente, evito il cappotto con un grosso sarago all’ aspetto e mi dirigo verso terra. Giuliano ha catturato una spigola e quasi non mi crede quando gli dico dei dentici e delle orate, ma il mare è così.

Una pescata di spigole memorabile

La prima giornata di pesca è terminata; la sera ci sorprende mentre siamo in albergo a schiacciare un benefico pisolino, e a cena il sarago e la spigola terranno compagnia al souflaki e all’ insalata greca con feta. Ieri era il mio compleanno, e non mi par vero di festeggiarlo in allegra compagnia in occasione di una gaia zingarata di pesca.

Secondo giorno: oggi si fa sul serio. Stefano e Fabrizio hanno ricaricato le batterie e oggi sono più “carichi” di noi. Finalmente variamo il gommone e ci dirigiamo in una delle zone “magiche” di Giuliano: una serie di scogli semiaffioranti al largo di uno spiaggione. La risacca c’ è ancora, e la visibilità è intorno ai due, quattro metri. Spigole, spigole e ancora spigole. Ne cattureremo circa 20 chili, a occhio e croce. Che bello! Era tanto che non ne catturavo così tante in una pescata, e soprattutto era tantissimo che non ne vedevo in così grande numero. Incredibile! In certe immersioni non ne vedevi nessuna, in altre avevi l’ imbarazzo della scelta. Non enormi, è vero, ma sempre spigole. Fabrizio riesce a fare anche delle belle riprese di catture.
In un’ immersione vedo che il lastronato si allarga un po’, e decido di andare a vedere se gira qualche altro pesce un po’ più fondo. Abbandono la batimetrica dei due metri per catapultarmi nell’abisso degli otto. Capovolta e giù, al limitare tra roccia e alga con il fucile proteso verso il mare aperto. Saraghi, piccoli e medi. Al limite della visibilità vedo una groppa squamosa di un grosso dentice fare avanti e indietro alle spalle del branco dei saraghi, ma non si avvicina, forse non mi ha visto. Decido di risalire sfruttando il riparo del lastronato che si dirige verso la superficie e andare a posare il pedagno più a terra per poi riprovare sul dentice senza l’ impiccio della boa. E qui accade il fattaccio. Mentre calo silenziosamente il piombo da mezzo chilo a cui è collegato il nylon del pallone, vedo con la coda dell’ occhio uno schienone blu che viene ad annusare il pedagno. E’ il dentice di prima che mi ha seguito per canzonarmi. Proprio mentre il piombo si sta mollemente adagiando sul fondo, il dentice gli gira intorno osservandomi di tre quarti mentre sto in superficie attonito a guardarlo. Soddisfatta la sua curiosità mi lascia con un palmo di naso e se ne và. Inutili le ulteriori immersioni, solo qualche saraghetto viene a deridermi. Và bene, me la prenderò con le spigole’

Due spigole di buona taglia

Consiglio di guerra, si decide di ripartire per andare in un posto di Giuliano nell’ Egeo, sotto Corinto.
Caricato il gommone, lasciamo il pesce pulito e impachettato uno per uno in una caffetteria di Prevesa, al ritorno lo riprenderemo.
Partiamo senza nemmeno farci una doccia, contando di fermarci a tre quarti di strada e poi ripartire il giorno dopo. Ci riusciamo, ma per poco non abbiamo rischiato di dormire in macchina. Dopo aver traghettato a Patrasso infatti, gli alberghi aperti sono praticamente scomparsi e solo grazie all’ interessamento dell’ unico ristorante aperto (erano ormai le dieci di sera) in un paesino sulla costa, riusciamo a dormire in un letto decente. La mattina dopo, completiamo il tratto di strada e riusciamo a varare il gommone da una deliziosa spiaggetta incastonata nella costa alta e rocciosa. Meta della giornata sono alcune isole poco lontane dalla costa, che Giuliano sa essere ben frequentate da spigole.

I branzini ci sono, ma sono molto nervosi e provengono da alte profondità. Purtroppo, il bottino della giornata non rispecchierà quello del giorno precedente, ma Fabrizio e Stefano riescono a catturarne qualcuna di dimensioni superiori a quella dal giorno prima. Caricato il gommone, ennesimo consiglio di guerra: si decide di ritornare a Prevesa e via. Ripartiamo piuttosto stanchi ma con negli occhi i pesci del giorno prima.
La cittadina di Prevesa sorge all’ imboccatura di una grande mare interno (mare di Arta). Sulle sue rive sorgono graziosi paesini e alcune isolette costellano la superficie calmissima del fiordo alimentato anche da parecchi torrenti. Il porto con il comodo scivolo sorgono in posizione riparatissima e lo stato del mare esterno non è praticamente percepibile da dove si vara il gommone.
Immaginate l’ amara delusione quando, usciti dal canale, ci troviamo di fronte un mare agitatissimo e con colori da fiume in piena. Raggiungiamo la zona della seconda giornata perché ormai “ci siamo”, ma sappiamo perfettamente che sarà pura utopia pescarvi. Infatti, avvicinandoci alla zona, vediamo innalzarsi nuvole di acqua vaporizzata dovute al frangersi delle onde sugli scogli semi affioranti.

I pellicani si alzano sul pelo dell’acqua

Buttare la giornata non và a nessuno, e ormai è tardi per ricaricare il gommone e trovare una zona più riparata. Decidiamo quindi di partire all’ esplorazione del mare interno. Dopo tutto, a prima vista sembrerebbe un posto ideale per le spigole. Fabrizio decide diversamente, e si fa lasciare in porto per tornare in albergo a visionare le riprese fatte; il posto non lo attira e il freddo è assicurato.
Verissimo, il vento proveniente dalle montagne candide di neve che circondano il fiordo ci gelano le ossa mentre navighiamo alla volta del gruppo di isolette al centro. Uno stormo di pellicani è posato sull’ acqua, e si alza goffamente in volo mentre gli passiamo vicino.
L’ atmosfera è innaturale, ci sembra di navigare in un mare nordico, e la curiosità di mettere la testa in acqua è sempre più grande.
Finalmente arriviamo all’ isolotto maggiore. Lo scandaglio ci avvisa che nelle sue immediate vicinanze è circondato da una piattaforma sabbiosa, che da fondali vicini ai cinquanta metri risale fino a tre o quattro. Vicino alla riva c’ è qualche scoglietto affiorante dalla sabbia, e decidiamo di buttarci proprio lì, Giuliano da una parte e io dall’ altra. Stefano decide di rimanere in “stand by” sul gommone, in attesa di nostre notizie.
Ragazzi, che freddo! L’ acqua sembra più densa da quanto è gelata, e la visibilità non supera i due tre metri. Io agguato in superficie aggirando gli scogli affioranti in maniera circospetta, e vengo premiato. Affacciandomi da uno scoglio semiaffiorante riesco ad arpionare una spigola di circa due chili, senza nemmeno smettere di respirare, sfruttando la posizione “in finestra”. Giuliano ne vede qualcuna, ma non riesce a mettere a segno il colpo. Facciamo qualche spostamento sondando parecchi altri posti, ma senza successo, e alla fine il freddo ci vince. Decidiamo di rientrare alla base.

 

Fabrizio D’Agnano e Giuliano Tagliacozzo con una grossa spigola

Nel viaggio di ritorno assistiamo rapiti allo spettacolo offerto da un immenso branco di cefali, che si sposta in superficie tra due allevamenti di pesce distanti circa cinque o seicento metri l’uno dall’altro. La massa compatta e guizzante si muove senza posa, intruppandosi continuamente in superficie, alzando schizzi e schiaffeggiando l’ acqua. La prima impressione è che ci sia qualche grosso predatore al di sotto, così Giuliano e Stefano si buttano immediatamente, mentre io li assisto dal gommone.
Falso allarme, i cefali brucano la superficie cercando di mangiare ciò che sfugge dai gabbioni d’ allevamento ancorati in mare aperto. Nessun predatore. L’ agitazione dei cefali è dovuta solo al loro immenso numero. La taglia di quelli in superficie si aggira intorno al chilo e mezzo, ma Giuliano e Stefano mi confermano che al di sotto nuotano dei cefali con elica e timone.

Tornati in porto ci rilassiamo e, finalmente, questa sera ceneremo senza il sale addosso.
Il programma del prossimo e ultimo giorno è semplice: tornare il più possibile a nord, verso Igoumenitsa, per pescare a ridosso di Corfù. Anche lì Giuliano conosce qualche posto che ci consentirà sicuramente di divertirci. Peccato, sarei volentieri tornato sulle zone del secondo giorno a rivedere tutte quelle spigole; sarà per un’ altra volta (credevo).
La mattina dopo il vento è cessato e il mare sembra calato. Memori del giorno precedente siamo arciconvinti che però la visibilità è pessima. Giuliano però, prima di partire alla volta del tratto di costa a ridosso di Corfù, ci convince di provare a fare un’ uscita veloce in gommone per vedere come sia la visibilità. Evidentemente anche a lui era rimasta sul gozzo la pescata del secondo giorno. Incredibile, a occhio e croce ci saranno 4 o 5 metri di visibilità nonostante l’ acqua limacciosa del giorno precedente. Tornati di corsa in porto, carichiamo le attrezzature, ci mettiamo la muta e ci andiamo a tuffare a Spigolandia. I branzini ci sono, anche se più spaventati. Alla fine della giornata avremo realizzato una pescata simile a quella precedente nello stesso posto.

Alla sera, passiamo a recuperare il pesce dei giorni precedenti lasciato nel freezer della caffetteria, e ripartiamo in direzione Igoumenitsa per imbarcarci alla volta dell’ Italia. Sulla nave ci consentono gentilmente di lasciare il pescato nella ghiacciaia delle cucine, e al pomeriggio del giorno dopo il pesce arriverà a Roma perfettamente conservato.

Che vacanza ragazzi!

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