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Un Mondiale in altalena – Prima parte

| 8 dicembre 2008 | 0 Comments
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Dal 20 al 26 ottobre Isla de Margarita è stata la protagonista assoluta della pesca in apnea mondiale.
In questa isola caraibica, situata a poche miglia dalla costa venezuelana, i rappresentanti di ben 21 nazioni si sono ritrovati per contendersi il titolo di Campione del Mondo nell’edizione 2008 della rassegna iridata, organizzata dalla locale Federazione sotto l’egida della CMAS.

Ferrero, Presidente CMAS, e Cubillan, Presidente della Federazione Venezuelana (Foto A. Balbi)

Sessantatre gli atleti in gara, ma molte di più le persone coinvolte tra riserve, capitani, assistenti e accompagnatori.
Negli ultimi giorni prima della gara si respirava un’atmosfera di grande festa all’interno della base logistica della manifestazione, stabilita presso l’Hotel Portofino. Una festa animata soprattutto da quelle squadre che non avevano grandi ambizioni di classifica e che, conseguentemente, non sentivano eccessivamente la pressione della gara e la responsabilità del piazzamento.

I campi di gara erano stati resi noti con larghissimo anticipo per consentire a tutti i partecipanti di effettuare sopralluoghi mirati ad approfondire la conoscenza dei fondali e delle condizioni di pesca.
La scelta era caduta sull’arcipelago delle Frailes, una decina di isolotti quasi completamente disabitati, e alcuni scogli affioranti, situati ad una quindicina di miglia a nord est di Isla Margarita, con fondali adatti ad ogni tipo di pesca, mettendo tutti i concorrenti in condizione di fare carniere, vista anche la quantità di specie presenti in Oceano.

Per le squadre di punta – Spagna, Italia e Croazia in testa – il cammino di avvicinamento alla competizione era cominciato già da tempo, con numerosi sopralluoghi. Dalle perlustrazioni gli azzurri avevano ricavato impressioni molto positive sulla possibilità di fare carniere con prede importanti e soprattutto di riuscire a superare le varie difficoltà che tipicamente affliggono i pescatori mediterranei nelle competizioni oceaniche.

Lo squadrone spagnolo al compelto (Foto A. Balbi)

Anche questa volta, però, i favoriti d’obbligo erano gli spagnoli con in testa il tricampeon mundial Pedro Carbonell, che, avendo già annunciato il ritiro dall’agonismo dopo il mondiale, era determinato a fare tutto il possibile per conquistare il quarto titolo mondiale. E poi c’era il campione spagnolo 2007 Kerejeta, di professione pompiere, che in gioventù aveva trascorso due mesi di vacanza a Margarita e che negli ultimi tempi aveva effettuato diversi sopralluoghi, come i compagni di squadra.

Molte attese anche per il greco Sideris, fresco vincitore della Spearfishing Champions League, e per il giovane croato Gospic, campione euro-africano in carica.
Meno accreditati, invece, gli atleti di casa, tutti margueriteñi, a causa di un tasso tecnico ed una preparazione complessivamente inferiori rispetto ai migliori pescatori mediterranei. Ma i copioni già scritti non si addicono alle competizioni sportive in generale, tanto meno alle gare di pesca in apnea, nelle quali entrano in gioco tantissimi fattori.

Lunghe discussioni sugli sconfinamenti ma in gara non ci saranno nemmeno le boe (Foto A. Balbi)

Così le sorprese cominciano ad arrivare nelle ultime settimane di preparazione: acqua pulita, assenza di corrente, taglio freddo e pesce in costante diminuzione, disturbato forse dal continuo aumentare del numero di imbarcazioni in giro per il campo gara.
Tutto l’opposto di quanto era stato rilevato durante i sopralluoghi… e non soltanto dalla nostra nazionale.
Chi pensava di impostare la gara sulla pesca dei pelagici si trova spiazzato e con l’assoluta necessità di escogitare, nel giro di pochi giorni, una nuova strategia per la competizione più importante dell’anno.

La sfilata ufficiale di tutte le squadre partecipanti, che si svolge nel più importante stadio di baseball, sport nazionale in Venezuela, dell’isola apre ufficialmente la manifestazione.
Intanto cominciano i primi pettegolezzi che danno la nazionale francese un po’ in subbuglio a causa delle decisioni di Esclapez, selezionatore transalpino, circa la scelta dei titolari.

Un barcaiolo si accinge a caricare i fucili sull’imbarcazione (Foto A. Balbi)

Dal punto di vista più tecnico, si parla invece di pesci molto fondi, che in pochi avevano cercato in preparazione, contando sull’abbondante presenza di pelagici, poi spariti.

Alla riunione dei capitani, unico appuntamento ufficiale prima della competizione, si chiariscono e approfondiscono alcuni aspetti regolamentari.
Si discute per circa un’ora di quale sanzione spetti a chi viene trovato a pescare fuori campo gara e di come si possa fare a determinare la corretta posizione degli atleti considerato che, a causa delle dimensioni dei campi, il semplice traguardo delle boe risulterebbe difficile’ peccato che in entrambe le giornate di boe non se ne siano viste affatto.
A nessuno viene invece in mente di indicare i punti dove i concorrenti dovranno radunarsi prima della partenza, particolare insignificante che però avrebbe evitato il caos nella seconda giornata.

La mattina della prima frazione il cielo è sereno e l’Oceano decisamente calmo. Il porticciolo di El Tirano brulica di gente.
In cerca di curiosità, guardo le attrezzature che concorrenti e barcaioli vanno pian piano caricando sulle imbarcazioni: si vedono quasi esclusivamente arbalete, e i pochi oleo sono misure corte o, come nel caso dell’ucraino Lagutin (che però se li costruisce da solo), medie.

Le tipiche imbarcazioni utilizzate per il Campionato (Foto A. Balbi)

In un paese in cui il concetto di tempo ha un significato molto diverso dal nostro, l’organizzazione cerca freneticamente di mettere insieme tutti i protagonisti dell’evento, facendo fronte anche a qualche intoppo non previsto.

Solo dal vivo si comprende quale sia l’impegno necessario per mettere in piedi una competizione di questo livello, che vedrà sul campo gara circa settanta imbarcazioni e trecento persone tra atleti, assistenti, commissari di gara, barcaioli, giudici.

Alla fine, con notevole ritardo, la carovana di imbarcazioni coloratissime, tutte in legno con motore fuoribordo e originalissimi serbatoi di carburante fatti con grossi bidoni di plastica, lascia la darsena diretta verso le Frailes.
La prima frazione viene ridotta a cinque ore e, non appena il giudice da’ il via, parte una vera e propria gara di motonautica; le imbarcazioni sfrecciano sull’acqua, ogni concorrente cerca di arrivare per primo nelle poche zone dove il pesce sembra concentrarsi.

La prima giornata prende ufficialmente il via (Foto A, Balbi)

Molti concorrenti scelgono di pescare a terra, nella schiuma che l’onda oceanica forma sbattendo contro gli isolotti dell’arcipelago.
Ma intorno agli isolotti si può anche tentare la carta della pesca in grotta, ci sono infatti numerose spaccature che si infilano all’interno della roccia per decine di metri sul cui fondo stazionano spesso branchi di pesce da insidiare con fucili lunghi, anche dotati di doppio elastico.
Una tecnica impegnativa visto che bisogna fare molta attenzione alle correnti create dal flusso e riflusso dell’onda.

Chi, come i sudafricani, ha scelto di puntare per la prima parte di gara sulla pesca profonda, sul filo dei quaranta metri, deve fare i conti con una corrente impetuosa e comunque non ottiene i risultati sperati.

Blignaut discute della sua squalifica (Foto A. Balbi)

Blignaut decide allora di spostarsi a terra, si infila in una grotta e, sfruttando alcune bolle d’aria, ci rimane oltre un’ora mettendo insieme un gran bel carniere con otto pesci validi.
Purtroppo per lui li tiene in cintura, cosa vietata per regolamento, e l’infrazione gli costa la squalifica facendogli perdere quello che sarebbe stato il secondo posto di giornata.
Anche Sideris pesca fondo, cattura due cernie, una di quasi nove chili, l’altra superiore ai sei, e ne lascia una terza in tana dopo averla fulminata, la corrente lo porta via e non riuscirà a ritrovare il punto. A conti fatti quel pesce gli avrebbe permesso di vincere il mondiale.

Gli spagnoli si defilano dalla confusione, approfittano della profonda conoscenza del campo per pescare indisturbati e, a dimostrazione della forza dello squadrone iberico, si prendono le prime tre posizione della classifica di giornata con, nell’ordine, Kerejeta, Fuentes e Carbonell.

Oltre 20 chili di picua… (Foto A. Balbi)

Gli italiani invece annaspano, non trovano i pesci segnati in preparazione e non riescono a venire fuori da una situazione diventata improvvisamente molto ingarbugliata.

Solo Ramacciotti riuscirà a mettere insieme un discreto carniere che gli permetterà di arrivare quinto di giornata, dietro agli spagnoli e a Sideris.
Bellani e De Silvestri, con due pesci a testa, si ritroveranno rispettivamente al diciottesimo e al diciannovesimo posto: decisamente poco per chi era partito con ben altre ambizioni.
Tra i primi dieci troviamo anche, nell’ordine, i croati Buratovic’ e Gospic’, il francese Benoist, il locale Ortega e lo statunitense Harold.

Alla lunghissima pesatura, l’entusiasmo del pubblico si scatena per lo splendido barracuda catturato da Zephirin Tarahu di Tahiti, un pesce di oltre 20 chili che gli permetterà di conquistare, a fine campionato, il trofeo per la preda più grande.
Oltre ai barracuda, le prede più frequenti nei carnieri dei concorrenti sono gli zapatero e i coro coro.

Non ne azzeccano invece nemmeno uno i concorrenti finlandesi che portano alla pesatura solo pesci di specie non valide.
Nella classifica a squadre, che nulla ha di ufficiale, la Spagna è nettamente in testa, seguita dalla Croazia, per l’Italia solo il terzo posto.

Catturata una preda si ricarica velocemente il fucile (Foto A. Balbi)

Un concorrente risale con uno Zapatero fiocinato (Foto A. Balbi)

Tra le attrezzature curiose questa strana fiocina (Foto A. Balbi)

Un Mondiale in altalena – Prima parte scritto da Salvatore Rubera media voto 2/5 - 1 voti utenti

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Category: Agonismo, Articoli, Pesca in Apnea

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