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Un grande campione del passato: Milos Iurincic

| 21 aprile 2004 | 0 Comments
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Dopo vari tentativi, riesco finalmente a rubare un’ora di tempo alla frenetica attività di rappresentante della Mares del campione. Oltre a questo lavoro che lo porta spesso a viaggiare nella vicina Croazia, poi, Milos è anche titolare del negozio Bignami a Trieste, specializzato in attrezzature subacquee e di pesca in apnea nonché punto di ritrovo di tanti appassionati.
Ci appartiamo nel retro del negozio, nell’ufficio a fianco del laboratorio dove Milos esegue personalmente le riparazioni di fucili per i suoi clienti. Mi fermo ad osservarlo: il suo aspetto è distinto, il suo fisico asciutto e la sua abbronzatura è quella tipica di chi va spesso a pesca. Non dimostra assolutamente le sue 58 primavere: spesso, passando in negozio, quando lo trovo mi soffermo a parlare di pesca, e gli argomenti con lui certamente non mancano, come non mancano i racconti delle innumerevoli gare a cui ha partecipato nella sua carriera d’agonista’

Milos nasce nel marzo del 1946, e la passione per il mare e la pesca lo contagia fin da ragazzo. Comincia a far gare all’età di 18 anni con il circolo Tergeste di Trieste, successivamente passa al circolo Ghisleri -sempre nella stessa città-, di cui è attualmente socio. La sua prima gara di qualificazione risale al 1967 a Salvore, e successivamente a Rovigno: in passato, le selettive della nostra zona si svolgevano proprio nella vicina Croazia.

Dopo tre gare di qualificazione accede al campionato di seconda categoria a Taranto nel 1970 dove arriva terzo, staccando il biglietto per il campionato di prima categoria di Favignana dell’anno seguente, dove ottiene un 10° posto.
In queste gare, racconta Milos, pescava con pinne cortissime, fucili a molla dal tiro inesistente… erano gli anni di Scarpati, Gasparri, Santoro e Toschi, anche se il campione confessa che qualche atleta possedeva già le prime pinne lunghe e fucili ad aria, attrezzature che a quei tempi facevano la differenza.

Nel 1972 ottiene un secondo posto alle spalle di Gasparri al campionato di prima categoria di Santa Teresa. Vince la Coppa delle nazioni a Losinj, in Croazia, mentre arriva secondo alla tradizionale Coppa delle Città, che ha disputato quasi sempre in coppia con Claudio Martinuzzi e che per pochissimi punti non è mai riuscito a vincere.
Nel ’73 è la volta di Villasimius, dove Milos si dedica alla preparazione del campo gara, cosa mai fatta nei campionati precedenti. Mentre è intento a preparare la gara viene contattato dalla Fipsas per partecipare al Gran Premio d’Ustica, dove senza preparazione arriva secondo. Ritorna poi in Sardegna per disputare l’assoluto, ma a causa delle condizioni impraticabili del mare quasi tutti gli atleti decidono di non disputare la gara, (ricordiamo infatti che a quei tempi le competizioni si svolgevano su barche in legno di pescatori locali, che si muovevano principalmente a remi), così il triestino e gran parte dei partecipanti vengono retrocessi.
Nel 1975 proprio a causa della squalifica, partecipa al campionato di seconda alle Tremiti, dove ottiene un brillante primo posto.
Nel ’76 a Favignana per la prima volta campionato di seconda e prima vengono disputati contestualmente, nell’arco di cinque giorni. Milos passa la seconda categoria, mentre in prima si piazza al quarto posto: è l’anno d’oro di Martinuzzi, che vince l’assoluto.
Nel 1976 vince in squadra con Martinuzzi e Bortolin il campionato italiano per società a Palmi, come anche la Coppa delle Nazioni a Losinj; sempre secondo, invece, nella Coppa delle città.
Ad Ustica nel ’77 è in squadra con Claudio Martinuzzi e Antonio Toschi, e l’Italia vince il campionato Europeo; nel successivo campionato di prima categoria delle Tremiti viene retrocesso, si riqualifica con una gara a Rovigno e una a Trieste, poi in seconda alle Tremiti arriva al primo posto.
Nella successiva prima categoria ottiene un quinto posto e, dopo un’altra Coppa delle nazioni vinta a Losinj, decide di ritirarsi dal mondo delle gare a soli trent’anni.

In quel periodo lavora come rappresentante d’attrezzature subacquee, e ormai non è piu’ in grado di conciliare il lavoro con l’agonismo, lascia quindi la scena per ben sette anni nei quali si dedica al lavoro e continua a pescare per conto suo.
A trentasette anni si riaffaccia sul mondo dell’agonismo spinto dalle nuove formule dei campionati con i gommoni e dall’amico Luciano Norante, che in quegli anni partecipa a diversi campionati. Decide quindi di riqualificarsi per l’assoluto, cosa che gli riesce senza problemi. Successivamente va al campionato di seconda e si piazza nei primi quindici, nel campionato di prima a Pantelleria viene invece retrocesso.
Ancora grintoso e con voglia di vincere, si riqualifica e al campionato di seconda di Marzanemi arriva sesto, accedendo così nel 1984 al campionato di prima di nuovo a Villasimius. Una volta sul posto ricerca le mire di dieci anni prima: i pesci ovviamente non erano piu’ gli stessi, ma le zone risultavano sempre valide, così ottiene un importante secondo posto alle spalle d’Antonio Toschi, che era di casa, e da quel momento ritorna a far parte della nazionale.
Dopo un campionato europeo in Spagna dove l’Italia arriva terza, mentre Milos ottiene un quarto posto individuale, segue l’ennesima vittoria alla coppa delle Nazioni a Losinj in Croazia.
Ed ecco arrivare la gara piu’importante a cui Milos abbia mai partecipato: il campionato del mondo nel 1985 alle Isole Baleari, dove l’Italia vince a squadre e Milos ottiene un ottimo secondo posto alle spalle del forte Amengual, che alle Baleari era di casa, e davanti a Toschi.
L’ultima gara a cui partecipa prima di abbandonare definitivamente il mondo delle gare e’ il campionato europeo a Losinj, dove in squadra con LoBaido e Mazzarri guadagna l’ennesima vittoria.
Subito dopo rifiuta un posto in nazionale per il campionato del mondo in Turchia (il primo vinto da Mazzarri) e, spinto dai sempre piu’ pressanti impegni di lavoro e di famiglia, abbandona le gare.

L’intervista

AM: Si inizia sempre dall’inizio: come e’ nata la passione della pesca in apnea?

Milos Iurincic La passione è nata a Muggia (Trieste) sin da ragazzino. Lì abitava mia nonna, quando andavo a trovarla mi buttavo in acqua di fronte a casa sua e restavo estasiato nel vedere tutti quei cefali e branzini che nuotavano in branchi numerosi. Così, una volta acquistato un fucile a molla, incominciai a insidiarli. Mi ricordo bene che all’inizio e con quel fucile riuscivo solo a catturare cefali e salpe, perché i branzini erano troppo veloci e il tiro del fucile troppo lento e impreciso.

Poi in un campeggio a Salvore, in Croazia, conobbi un vecchio pescatore spagnolo che si era trasferito lì, il quale iniziò a portarmi assieme a lui quando andava a pesca; qualche volta chiudeva con le reti e mi faceva fare il bagno con tutti i pesci che erano rimasti dentro, ed io tentavo inutilmente di prenderli con il fucile a molla.

Come ti sei avvicinato al mondo delle gare?

Tutto è cominciato grazie ad un mio amico che insistette per farmi iscrivere al circolo Tergeste, dove poi ho conosciuto tanti pescatori ed iniziato a disputare le prime competizioni.

Ricordo che alla prima gara, che feci a Salvore in Croazia, non sapevo neanche compensare, e le mie quote operative erano entro i quattro metri. Poi grazie a qualche socio che mi spiegò la tecnica, incominciai ad andare subito più a fondo.

Il circolo organizzava delle gite in Dalmazia (Croazia) e lì andavamo a prendere le cernie in compagnia. Erano davvero altri tempi, la subacquea era appena agli inizi e l’ignoranza in materia diffusa: proprio in Dalmazia, su una cernia presi la mia prima sincope e venni salvato dall’amico Corrado Sauro. Per non parlare della preparazione di una gara… di solito si usciva, si faceva tardi, si mangiava, si beveva e poi si faceva la gara magari con il mal di testa.

Per fortuna certe abitudini sono cambiate e l’informazione ha fatto il suo corso.

Quale vittoria in campo agonistico ti ha dato più soddisfazione?

Senza dubbio il campionato del mondo alle isole Baleari in Spagna.

Mi ero preparato molto bene, mi ricordo che mesi prima andai per mio conto in Spagna per visionare la zona, ma purtroppo il tempo non fu clemente e riuscii a capire ben poco del posto.

Poi, nella preparazione ufficiale, trovai delle zone bellissime e mi sentivo sicuro. Nella prima giornata partii sulla zona migliore e mi ritrovai spalla a spalla con Toschi, che aveva trovato la zona a sua volta. Pescammo insieme dividendoci il pesce, poi mi ricordo che presi ancora qualche pesce inventato. La seconda giornata andò decisamente meglio: mi piazzai primo con un totale di ben 98 pesci presi in due giorni di gara, stabilendo così il record di pesci pescati nelle competizioni.

Alla fine mi piazzai secondo a pochi punti dal grande Amengual, mentre a squadre l’Italia vinse, una bella soddisfazione anche se mi rimane l’amarezza del secondo posto.

Qual è il più bel ricordo che hai di una pescata?

I più bei ricordi riguardano la Sardegna, in particolare la zona di Santa Teresa, le Isole Spargiotto, La Maddalena, dove pescavo con l’acqua limpidissima su delle guglie profonde. Ricorderò sempre gli aspetti al tramonto su questi pinnacoli, dove appena ti appoggiavi comparivano centinaia dentici e orate enormi.

Quali sono secondo te le caratteristiche più importanti per un bravo pescatore in apnea?

Oltre all’allenamento e alla costanza, senza le quali non si ottiene niente, penso che la dote principale di un bravo pescatore in apnea sia la conoscenza e lo studio della fauna e del suo comportamento. Avere, quindi, quell’acume che ti permette di capire quale pietra sulle cinquanta che hai davanti può essere abitata, con quale vento è meglio fare un certo tipo di pesca, l’influenza della corrente.
In pratica, oltre che pescare bisogna ragionare sul perché in una determinata giornata il pesce c’è, mentre in un’altra sembra esser sparito nel nulla. Inoltre, reputo molto importante -soprattutto per i pescatori triestini che hanno ambizioni agonistiche- fare esperienze in diversi tipi di fondale, non solo nella vicina Croazia.

Chi e’ stato il più forte pescatore in apnea che hai conosciuto?

Sicuramente Amengual, il quale, pur avendo problemi fisici, sfoggiava una grinta, un fiuto e un ritmo mai visto in altri atleti. Era ed é un grande stratega, e sapeva benissimo come muoversi in gara… aspetto che conta tantissimo e fa la differenza tra un ottimo pescatore e un ottimo agonista.

Cosa pensi del futuro della pesca in apnea?

Penso che sicuramente avrà un futuro, perché si tratta di un bellissimo e sano sport ed anche in virtù di una nuova coscienza che si è venuta a creare fra gli appassionati grazie ai nuovi regolamenti agonistici -sebbene si sappia benissimo che i problemi del mare vanno ricercati nella pesca professionale e nel fenomeno del bracconaggio con bombole sulle spalle, che purtroppo la gente ignorante accomuna alla pesca in apnea.

Per quanto riguarda i parchi che stanno crescendo come funghi, trovo assurdo come i pescatori sportivi in apnea con i limiti di cinque chili al giorno vengano discriminati rispetto agli altri pescatori di superficie, che pure restano soggetti agli stessi limiti di cattura.

Che soluzioni migliorative proporresti a riguardo?

Penso che si stia andando verso la direzione giusta anche se, purtroppo, pur essendo numerosi i pescatori in apnea sono per lo più solitari e non riescono ad unirsi. Forse bisognerebbe pensare un po’ meno alla pesca e di più a darsi da fare per salvare questa stupenda attività.

Hai sentito delle ultime novità in campo agonistico. Come le valuti?

Sono d’accordo quasi con tutto, inoltre ricordo che già anni fa avevo proposto alla Fipsas un cambiamento di questo tipo, proprio in occasione dei mondiali di Zara. Non sono però d’accordo con la cernia, penso che limitarla ad un esemplare al giorno invece che eliminarla del tutto poteva essere più equo.

Per quel che riguarda i tempi di preparazione, reputo che cinque giorni siano giusti, anche se non penso che la preparazione conti più di tanto… alla lunga si vede che i nomi in vetta alle classifiche sono sempre quelli, indipendentemente dalle varie modifiche apportate ai regolamenti nel corso degli anni. Io stesso devo dire che ho preparato sempre poco, quindi penso che conti ben altro per avere risultati costanti nel tempo.

Per quanto riguarda le gare a nuoto, sono favorevole: si rendono le selettive più accessibili, mentre per i campionati uno spostamento con il gommone e poi a nuoto mi sembra una soluzione valida, in quanto premia il gesto atletico ed il fiuto di saper scegliere la zona giusta dove disputare la gara.

Cosa è cambiato rispetto ai tempi in cui gareggiavi tu?

In particolare, due cose: la tecnologia e la popolarità del nostro sport. Agli inizi della mia carriera, le pinne, le mute ed i fucili erano veramente poco efficaci, mentre adesso esiste il carbonio, esistono mute fatte con ottimi materiali e via dicendo. A parlare di questo mi viene in mente il pescatore polinesiano Nanai, che conobbi a Ustica: pescava senza muta e senza pinne, perché aveva i piedi troppo grandi rispetto ai numeri delle pinne che si producevano allora, e con il suo fucile in legno se la cavava egregiamente.

Per quel che riguarda il secondo punto, devo dire che oggi la pesca in apnea è molto conosciuta: esistono ben due riviste di settore, molte ditte che si contendono il mercato ed una vasta gamma di prodotti, mentre ai miei tempi era per lo più uno sport sconosciuto.

Peschi ancora e in che zone?

Certamente, pesco ancora per lo più in Croazia sia in Istria che, quando il tempo lo consente, anche in Dalmazia, e riesco ancora a fare belle catture.

Cosa pensi di iniziative come il Trofeo ‘Sporasub’?

E’ una iniziativa sicuramente lodevole, anche se personalmente non condivido il particolare regolamento: pescare in coppia con un solo fucile alternando i tuffi lo vedo abbastanza deprimente. Va bene il discorso della sicurezza, ma vengono a mancare gli stimoli… la vedrei meglio come gara individuale, con un assistente che segue il concorrente sulla verticale.

Quale consiglio ti sentiresti di dare a chi vuole incominciare con questo sport?

Sicuramente, adesso iniziare è più difficile: ai giorni nostri, se parti da zero senza avere un minimo di conoscenza non vedi neanche una pinna, quindi consiglio caldamente di iscriversi ad un circolo di pesca, frequentare un corso di apnea, partecipare alle gare anche solo per carpire qualche malizia ai veterani e poi… tantissime ore di mare sulla pelle, magari con un compagno più esperto da cui apprendere le tecniche.

Che tipo di pesca prediligi?

Mi piace molto la pesca profonda con l’acqua chiara, in particolare mi piace pescare scorrendo il fondale e variando la tecnica in base alle prede che si incontrano, dalla cernia, al dentice alla ricciola. Non amo particolarmente pescare a segnale, e mi sento più soddisfatto se nel mio carniere ho diverse specie.
In certi periodi dell’anno, quando non è possibile fare altro, mi dedico alla pesca delle spigole. Si tratta di una pesca indubbiamente divertente, magari con un po’ di mare mosso, ma non la reputo tecnicamente tanto appagante.

Come saprai il numero dei partecipanti alle gare a Trieste è in netta ripresa, ma perché nella nostra zona pur essendoci tanti pescatori pochi partecipano alle gare?

Mah, penso che principalmente le cause siano da ricercare nei fondali miseri e ‘a senso unico’ della costa triestina, che non si prestano alle competizioni. Tra l’altro, fra divieti, norme di balneazione assurde che spingono l’apneista nel fango a 500 metri dalla costa eccetera, resta ben poco per praticare il nostro amato sport. Risulta quindi comprensibile come tanti preferiscano pescare nella vicina Croazia, dove i fondali sono più interessanti e le leggi più sensate.

Cosa si potrebbe fare per rendere le selettive locali più accattivanti?

Penso che questo obiettivo si potrebbe raggiungere prendendo spunto dai nostri vicini sloveni, che ogni anno organizzano le gare di qualificazione in Croazia tramite un loro club oppure, come si faceva ai miei tempi, organizzando le gare a Parenzo, Salvore o Rovigno. Ovviamente, per fare una cosa del genere ci vorrebbe qualcuno che si prendesse cura dell’organizzazione, una figura che, purtroppo, a Trieste manca.

Nella realtà triestina bisogna dire che pochissimi veterani si prodigano per divulgare e trasmettere ai più giovani il nostro sport, magari portandoli a pesca. Quali sono i motivi che impediscono il ricambio generazionale?

Penso che nelle altre zone d’Italia i pescatori in apnea siano più abbondanti, mentre a Trieste e soprattutto in regione siamo in pochi e molto gelosi delle proprie zone di pesca, visto anche il poco ricambio che ha il nostro mare rispetto ad altre zone italiane. Insomma, non c’è molto spirito di aggregazione, e tanti pescasub del passato si sono convertiti ad altri tipi di pesca.
Per quelli che continuano, pochi hanno tempo libero da dedicare ai circoli, mentre gli altri si tengono ben stretti i propri segreti.

Perche’ hai smesso con l’agonismo?

Principalmente per motivi di lavoro e famiglia

Che attrezzatura usi?

Adopero prevalentemente attrezzature Mares o Sporasub. Come fucili prediligo lo Stealth con regolatore, che mi permette di pescare sia al libero che in tana, mentre per la pesca in schiuma preferisco un arbalete Viper, ovviamente pinne in carbonio e mute lisce-spaccato anche da 8mm nei periodi invernali, visto le temperature polari che raggiungono le nostre acque d’inverno.

E per finire cosa significa per te la pesca in apnea?

E’ uno sport bellissimo, ci si muove in un mondo nuovo, un mondo senza peso, un ritorno alle origini, un benessere che ti accompagna per tutta la permanenza in acqua. E’ una sensazione a pelle, un bisogno, una necessità… chi ha la passione difficilmente riesce a rimanere all’asciutto più di qualche giorno, si sente perennemente attratto dal mare e dai suoi abitanti, questo per me è la pesca in apnea.

Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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