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Un giorno incontrai per caso Umberto in Sardegna

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Danilo al Centro SUb Pisa: consegna dei brevetti

Abbiamo intervistato Danilo Cialoni, istruttore AA nonchè membro del Comitato Scientifico di AA, perchè volevamo conoscere i retroscena della sua esperienza di apneista: troppo spesso vediamo le figure ufficiali solo come figure ufficiali, quando invece sarebbe interessante chiedere loro quello che non ti vengono a raccontare, o perchè non glielo si chiede o perchè sono troppo impegnati a dirigere le attività di un’associazione che sta diventando sempre più grande. Ringrazio Danilo del tempo e della pazienza che ha dedicato alla nostra curiosità.

Foto di Alessandro Chiappe, Paolo Di Bello e Giulia Sandrucci

Quando hai cominciato ad andare sott’acqua?

Fin da piccolo: con i miei amici mi divertivo a raccogliere muscoli (cozze) alla scogliera del Gombo in San Rossore a Pisa, una tenuta del Presidente della Repubblica raggiungibile via mare e meta delle piccole imbarcazioni da diporto della zona. Ricordo che gareggiavamo a raggiungere i molluschi più profondi fino a quando non arrivammo sul fondo, erano circa otto metri, ma ci sembrava un abisso.

Oltre all’apnea, che altri sport hai praticato?

Lo sport che ho praticato maggiormente è stato il calcio, come difensore. Vedevo lo sport in un modo completamente opposto a come lo vedo oggi, tutto infatti si basava sulla forza fisica, sulla resistenza, sulla grinta e poco anzi pochissimo era lasciato alla mente. Anche il nuoto e una piccola esperienza di pallanuoto mi hanno lasciato solo ricordi di grandi allenamenti da dove uscivi sfinito ma mai rilassato.

Che rapporto hai con la pescasub?

La pratico raramente e soprattutto come mezzo di allenamento. Non lo dite a nessuno ma spesso mentre faccio un aspetto chiudo gli occhio per trovare il miglior rilassamento possibile. In realtà anche quando li tengo aperti i risultati sono mediocri! Convinto che la sicurezza venga prima di tutto la pratico sempre in coppia con un solo fucile, trovo bellissimo andare per mare così.

Che lavoro fai e che altri interessi coltivi, oltre all’apnea?

Sono un dentista e capirete cosa sia per chi ama il mare come me starsene ore rinchiuso in quattro ruvide pareti. Ho però delle bellissime soddisfazioni che in parte compensano ed una grande passione per la medicina di urgenza. Per questo mi trovo spesso a frequentare strutture come il pronto soccorso ed il 118 dove svolgo servizi di volontario e tirocini.

Raccontaci del tuo incontro con Umberto

È stato fantastico!!!! Camminavo per il porto di S. Teresa di Gallura ed ho visto un gruppetto di ragazzi in muta e con pinne enormi che scendevano da un gommone ed entravano in un diving. Ho chiesto se tenevano corsi ed un ragazzone alto e magro a cominciato a storpiare il mio accento mezzo pisano e mezzo livornese!!! Mentre continuava a prendermi in giro mi ha invitato il giorno dopo ad iniziare uno stage con un certo Davidino e la mattina dopo eravamo tutti in mare. Il mare, nelle Bocche, era da paura, ma loro si cambiavano come se nulla fosse. Si respirava un aria di serenità di pace, che ancora adesso rivivo ogni volta che esco in mare, poi appena ho messo la testa sotto il pelo dell’acqua li ho visti sparire nel blù a profondità per me, allora, allucinanti: ho capito subito che questi facevano sul serio. Ignoravo o quasi chi fosse lui, e tutti gli altri, ignoravo cosa fosse il Cica sub Garibaldi di Livorno di cui lui mi parlava, capivo poco dei termini che usavano e di questo aspetto mentale che usciva fuori ogni momento. Poco dopo scoprii che ero uscito in mare con Umberto Pelizzari, Davide Carrera, l’amico Manlio Esposito istruttore AA e tutti gli altri nazionali con i quali pochi hanni dopo mi sarei legato con esperienze e ricordi indimenticabili.

Danilo ad Andora: ultime indicazioni a un atleta

Come sei diventato istruttore?

Quell’ incontro ha stravolto la mia vita, ho ritrovato infatti stimoli per allenarmi, sono tornato in forma ed ho seguito vari stage con lo stesso Umberto. Nel 2001 ho partecipato ai mondiali di apnea di Ibiza come security diver e l’anno successivo lo stesso Umberto mi ha valutato idoneo per il corso Istruttori AA 2002. Un’esperienza veramente incredibile…

Com’è andato il primo corso che hai organizzato?

Direi aldilà di ogni più rosea previsione. Grazie al Centro sub Pisa che mi ha appoggiato sin dall’inizio offrendomi aula didattica e piscina ed al Chioma Diving di Quercianella, che mi offre appoggio logistico per le uscite in mare, in meno di un anno abbiamo messo su un gruppo di amici uniti dalla stassa passione, che il sabato e la domenica si ritrovano per vivere insieme le emozioni che questa disciplina può farti provare. Lo scopo era di creare un gruppo e l’obiettivo è stato centrato in pieno. Il nuovo corso di primo livello iniziato quest’anno è affollatissimo e vi sono finalmente anche donne e bambini: una grande soddisfazione.

Hai qualche episodio particolarmente divertente da raccontarci?

Mah, l’atmosfera che si respira nel gruppo è sempre molto goliardica, e per questo motivi e spunti di divertimento sono all’ordine del giorno; è molto bello viverli, sono certo che per iscritto perderebbero il loro potere.

E’ cambiato qualcosa nella tua vita, da quando ti dedichi all’apnea? Cosa e come? Sei contento?

L’ apnea mi ha fatto capire l’importanza di ascoltare il tuo corpo e la tua mente, assaporando le sensazioni che provi sia quando queste sono positive sia quando sono negative. Per molte persone che, come me, non hanno questo atteggiamento in modo naturale, può essere veramente stravolgente, perchè si raggiunge una migliore conoscenza di se e si impara a vivere le proprie emozioni con serenità ma soprattutto con consapevolezza.

So che sei uno delle figure cardine dell’organizzazione del Trofeo AA, come è andata questa esperienza?

Per il primo anno Apnea Academy ha esordito in ambito agonistico e lo ha fatto con il primo Trofeo Internazionale Apnea Academy, aperto a tutti gli appassionati purché maggiorenni. Il trofeo si articolava in sei gare di cui tre outdoor e tre indoor. Il bilancio è molto positivo: già la prima gara, l’indoor di Bologna, è stato un successo con oltre 70 atleti in gara, mentre ad Andora, terza gara del trofeo, gli organizzatori si sono visti costretti ad escludere molti team. Un vero peccato, ma questo era indispensabile per mantenere inalterato lo standard di sicurezza, che resta punto fondamentale della nostra didattica. Meno affollata, per ovvi problemi legati alla collocazione geografica, è stata la seconda gara svoltasi nella splendida Siracusa, che ha visto però prestazioni incredibili come i – 72 di Alessandro Rignali Lolli e la vittoria nella statica di volti emergenti come Paolo Acanti.

Ci saranno cambiamenti il prossimo anno?

Stiamo già lavorando con il gruppo di lavoro per il trofeo del prossimo anno soprattutto per evitare i piccoli problemi organizzativi che a volte si pagano alla prima esperienza. Ci saranno sicuramente cambiamenti delle città dove si svolgeranno le gare, anche per dare spazio alle tante società (17 l’ anno passato) che si propongono per organizzare una delle tappe del trofeo. Probabilmente ci saranno anche cambiamenti del regolamento ma mi lascio l’occasione di riparlane a decisioni prese.

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Ultimamente hai avuto molti problemi ad andare sott’acqua. So che non è un argomento molto piacevole da trattare, ma vorrei alcune risposte che possano servire ad altri apneisti che per qualche motivo temporaneo o meno, hanno qualche conflitto con la profondità o che possono incorrere o siano incorsi in un incidente simile al tuo. Puoi raccontarci cosa ti è successo e quando e come?

Il 19 dicembre 2002 dopo un tuffo a meno 38 sono riemerso con una forte dispnea (difficoltà respiratoria) ed una cospicua emottisi (emissione di sangue proveniente dalle vie aeree). Alle indagini svolte al pronto soccorso di Pisa, che frequento come tirocinante, è stato confermato, tra l’altro con un esame Tac, un quadro di edema polmonare che si è risolto nell’arco di pochi giorni. Si tratta di un incidente molto raro per fortuna, nei confronti del quale stiamo svolgendo alcune ricerche collaborando con il CNR di Pisa. Ancora non è chiarissimo il meccanismo patogenetico che sostiene questo tipo di edema, ma sicuramente oltre ad una certa predisposizione entrano in gioco manovre forzate svolte a quote elevate che finiscono per aumentare ancora di più la pressione nei capillari polmonari, dove è presente una grande quantità di sangue per effetto dell’ emocompensazione (blood-shift). Secondo alcuni studiosi potrebbe entrare in gioco anche un fenomeno di sovradistensione alveolare in risalita. Chi sa…. Vedremo!!!!! Ma comunque, perché si verifichi un evento del genere, bisogna aver forzato per molte volte con piccoli episodi che poi piano piano si fanno sempre più importanti. Quindi chi si avvicina all’apnea può stare sereno perché parliamo di situazioni che sono veramente rare e particolari.

Cosa hai provato?

Avevo chiaro cosa stava accadendo e quindi ero molto tranquillo, ho provato solo una grande rabbia perché ho capito subito che mi sarei dovuto fermare per un breve periodo, sospendere gli allenamenti e le gare, ma chi mi conosce sa che non sono tipo che si arrende facilmente.

Che problemi ti sta causando? Come li stai affrontando?

Nella vita di tutti i giorni nessuno, una volta rientrato il quadro acuto tutto torna normale. Già la sera ero in buone condizioni per quanto riguarda l’apnea sto evitando tuffi molto profondi e riprenderò tra poco con incrementi molto graduali cercando di riprendere le mie quote nel modo più naturale possibile. Non bisogna dimenticare che prima di tutto si deve cercare il benessere ed il divertimento!

Che consigli hai da dare a chi ha problemi di questo genere?

Non si può che ripetere le solite raccomandazioni, ascoltare il nostro corpo e non forzare mai in uno sport dove, più che in altri, con la forza non si va lontani anzi…….. Profondi.

In cosa consiste il tuo incarico nel Comitato Scientifico? Che programmi hai per il futuro, sia da questo punto di vista, sia per quanto riguarda la tua attività di istruttore?

Sono uno dei membri del gruppo scientifico di Apnea Academy e come tutti gli altri del gruppo, compreso il responsabile Nicola Sponsiello, svolgiamo studi che ci aiutino a capire le tante modifiche che il nostro corpo subisce durante un tuffo in apnea. Attualmente sono in corso numerosi lavori il cui scopo è sempre quello, aumentando le conoscenze, di migliorare la sicurezza ed il benessere durante le immersioni in apnea.

Per concludere in bellezza: quest’estate hai organizzato dei corsi di apnea in barca a vela in Grecia, cosa ci racconti in proposito? Hai già qualche programma per il prossimo anno?

Questa è stata un’esperienza veramente incredibile. La società tra le onde di cui è socio lo stesso Umberto Pelizzari ha organizzato corsi di vela ed apnea durante una vacanza in barca a vela. Ne è risultato un mix incredibilmente indovinato che anche grazie alla bravura dello staff ha dato vita a due settimane all’insegna del divertimento durante le quali gli allievi hanno appreso le basi della navigazione a vela e dell’ apnea intesa non come lo sforzo innaturale di trattenere il fiato ma come un profondo viaggio nel mare ed in se stessi. Visto il successo il prossimo anno si prevede di ripetere l’esperienza in Grecia e di organizzare anche settimane di vela ed apnea in Sardegna.

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