Home » Articoli » Tirosub: un regolamento in continua evoluzione

Tirosub: un regolamento in continua evoluzione

| 8 settembre 2005 | 0 Comments
Trovi questo articolo informativo?
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]


Tino De Luca – Campione Italiano di Tiro Tecnico di Precisione da 4 metri

Il tiro a bersaglio subacqueo, dalle sue recenti origini ad ora, ha visto modificare radicalmente i regolamenti in funzione delle necessità dei praticanti e del livello tecnico della disciplina, che si è evoluto nel tempo.

Il tiro al bersaglio subacqueo nasce per ‘compensare’ la lontananza dal mare e surrogare, soprattutto nelle stagioni più fredde, le emozioni regalate dalla cattura dei pesci. Per questo motivo, agli albori gli atleti dovevano colpire al volo una sagoma in movimento che, guardacaso, ricordava la forma di un pesce. In seguito si è passati ai tiri multipli che i concorrenti dovevano effettuare, magari nella stessa apnea, utilizzando la stessa serie di aste di diverso diametro, lunghezza e peso -talvolta non perfettamente dritte- messa a disposizione dell’organizzazione, fino ad arrivare all’affascinante tiro tecnico di precisione del passato recente, fatto con i fuciloni ‘spaziali’ iper-presonalizzati, frutto di elaborazioni degne dei migliori ingegneri, che ha avuto però il grosso limite di escludere dalle competizioni quanti non erano in grado di realizzare questi capolavori balistici (bisogna anche considerare che le ditte del settore non potevano di certo produrre simili archibugi a costi abbordabili per i neofiti).

E’ da questo limite che ha preso le mosse l’ultima rivoluzione del regolamento, che ha fatto scomparire il tiro tecnico di precisione da 4 metri di distanza, relegandolo alla finale del Campionato Italiano in veste di mera competizione ‘dimostrativa’, per lasciare il posto al ‘tiro libero’ da 3 metri con fucile di serie, decisamente più alla portata di chi intende accostarsi alla disciplina senza dover sostenere un ‘Master’ in ‘balistica delle armi subacquee’.

Dal punto di vista tecnico, è più che mai giusto mantenere in vita la specialità del tiro di precisione, in quanto risulta sempre spettacolare per l’elevato livello che permette di raggiungere.
Si pensi che bisogna riuscire a centrare un bersaglio di pochi centimetri di diametro posto a 4 metri dalla punta del fucile e circa a 6 dall’occhio del tiratore’

Un tiratore subacqueo in azione – Foto di Paola Violi

LA SCOMPARSA DEL BIATHLON

Nel lavoro incessante di ‘ottimizzazione’ dei regolamenti federali volto a far progredire una disciplina sportiva tramite quegli accorgimenti mirati a garantirne la più ampia diffusione, si è però commesso un errore di fondo, al quale si può ancora porre rimedio. Si è infatti escluso anche il Biathlon di tiro subacqueo, che risulta certamente la disciplina del tiro che più di tutte unisce l’aspetto atletico a quello propriamente tecnico.
Nel Biathlon, l’atleta deve percorrere in apnea un percorso di 10 metri per raggiungere la linea di tiro, caricare il fucile, tirare ad uno dei cinque bersagli (non conta il punteggio, purché il tiro sia nel bersaglio) e tornare sempre in apnea alla linea di partenza, dove deve ventilarsi per ripartire di nuovo, fino ad aver effettuato 5 tiri. Questo gesto va eseguito nel minor tempo possibile, fatto che spiega come mai questa disciplina possa essere praticata con successo solo da atleti bene allenati ed in possesso di un livello tecnico piuttosto elevato.

Davide Mighali ha primeggiato in questa disciplina a livello italiano ed internazionale e detiene il primato mondiale (forse l’ultimo) di percorso netto (cinque tiri in bersaglio) nel minor tempo (1 minuto e 21 secondi s.e.).

La speranza è che si riesca ad inserire nuovamente questa disciplina tra quelle da disputare nella finale del Campionato Italiano, magari anche solo a livello dimostrativo.

In pratica, con il solo Tiro Libero che si svolge in due manches e la staffetta per società in manche unica, si ha la sensazione che le gare di selezione effettuate con una presenza media di una trentina di atleti durino davvero troppo poco, cosa che non fa piacere a quanti si sobbarcano lunghe ed onerose trasferte per un paio di ore di gara.

Un altro aspetto negativo che ha portato alla drastica diminuzione di partecipanti è l’errata convinzione di molti pescatori in apnea che il Tiro Sub sia una disciplina da ‘pensionati’ o da pescatori modesti. Basterebbe provare una volta a tirare contro un bersaglio per capire quanto sia difficile mettere più tiri anche solo nel bersaglio e quanto ciascuno di noi abbia da imparare sull’assetto del fucile da pesca e sulla sua precisione, elementi decisivi per avere successo con la stragrande maggioranza delle prede incontrate nelle battute abituali.
Per fortuna, però, tra gli atleti che praticano assiduamente il tiro a bersaglio subacqueo vi sono diversi escatori in apnea di ottimo livello, fatto che inevitabilmente smentisce certi luoghi comuni.

Un bersaglio così, spesso vale la vittoria

SPETTACOLO ‘SOMMERSO’

Chi ha avuto occasione di assistere ad una gara di tiro a bersaglio subacqueo ha potuto constatare quanto sia difficile riuscire a comprendere cosa stia accadendo sotto la superficie dell’acqua.
Tutto il fascino di questa disciplina svanisce miseramente perché da fuori non si riesce a seguire lo svolgimento della competizione.
Nelle gare di apnea statica e dinamica quello che accade è abbastanza ‘intuitivo’ per gli eventuali spettatori, mentre in una gara di tiro a bersaglio subacqueo, purtroppo, non si riesce a seguire l’andamento delle varie prove fino a che il bersaglio non giunge tra le mani del Giudice di Gara per l’attribuzione del punteggio.

Eppure, guardando ‘da sotto’, gli spunti tecnici ed atletici sono tali da rendere davvero appassionante e spettacolare il tiro sub, anche per quanti non hanno mai messo la testa sott’acqua.
Alle Olimpiadi di Atene 2004, in tantissimi abbiamo assistito trepidanti ai tiri con l’arco della Medaglia d’Oro Marco Galiazzo, riuscendo da perfetti profani ad apprezzare la difficoltà tecnica e la spettacolarità dei tiri, con le frecce che centravano il bersaglio!

Una ripresa subacquea al Campionato Italiano di Catania del 2004

La soluzione al problema esiste, è scontata ed allo stesso tempo difficile da attuare per i costi che ne deriverebbero.
Molto semplicemente, si tratta di portare fuori dall’acqua ciò che accade sul fondo della piscina.
La presenza di cineoperatori subacquei che riprendono lo svolgimento delle prove di tiro proiettando in diretta le immagini su di un maxi schermo visibile dal pubblico ed uno speaker esperto conoscitore della disciplina in grado di descrivere l’andamento della gara con dovizia di particolari, potrebbero rendere questo sport davvero molto spettacolare. Con un accorgimento di questo tipo il tirosub non avrebbe nulla invidiare alle altre discipline di tiro a bersaglio della terraferma, che vantano un successo di ben altra magnitudine.

Occorre anche il supporto dei quotidiani e delle televisioni locali per fare una buona promozione agli eventi e permettere di fare accorrere quanta più gente possibile ad assistere alle gare, oltre ad una maggiore attenzione da parte delle riviste di settore, che non sempre dedicano spazio adeguato alla disciplina, probabilmente per la modestia del ritorno pubblicitario che ne deriverebbe.

Eppure, un fucile ‘di serie’ ideato per la pesca che viene usato con successo per il Tiro Sub, dovrebbe costituire un ottimo spunto tecnico/pubblicitario tanto per le ditte che li producono, quanto per le riviste che ne ospitano gli spazi pubblicitari.

Molte società hanno provato, con un discreto successo, a cimentarsi in qualcosa di simile a quanto sopra descritto, scontrandosi inesorabilmente contro il muro dei costi elevati.
Organizzare una gara di tiro a bersaglio subacqueo con le difficoltà di disporre di impianti idonei -i gestori sono troppo spesso refrattari al semplice binomio ‘fucile-piscina’-, reperire i premi ed i trofei (per fortuna in buona parte sponsorizzati), garantire un ristoro adeguato per tutti gli atleti e gli accompagnatori durante e al termine della gara: tutto ciò mette a durissima prova le casse dei circoli, nonostante l’opera di ‘volontariato’ di parenti ed amici, loro malgrado coinvolti nell’organizzazione.

La Federazione ha dimostrato di avere sicuramente a cuore le sorti del Tiro a Bersaglio Subacqueo, sforzandosi di individuare tutti gli accorgimenti atti a favorire una maggiore partecipazione, tuttavia siamo ad una svolta ‘epocale’, dove chi si farà carico di organizzare competizioni ad alto livello dovrà fare il ‘salto di qualità’ per favorire l’avvicinamento di nuove leve ed una migliore promozione della disciplina.

Category: Altre discipline, Articoli, Tiro al Bersaglio Subacqueo

Leave a Reply