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Tiro a segno subacqueo, che passione!!

| 8 gennaio 2003 | 0 Comments
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Foto Credit: Tino De Luca

La passione è una molla che spinge a fare le cose più impensabili ed i sacrifici all’apparenza più inutili. Il tiro a segno subacqueo non si sottrae a questa regola. Questa disciplina è in grado di appassionare gli apneisti a tal punto da spingerli a percorrere chilometri e chilometri per potersi confrontarsi in piscina con altri atleti di tutta Italia. La passione da sola, però, non basta: questo sport, pur rappresentando una delle discipline più spettacolari ed intuitive tra quelle praticabili in piscina, stenta a decollare, e ci si chiede perché. L’analisi della situazione attuale del Tiro a Segno in Italia evidenzia alcune lacune che potrebbero considerarsi veri difetti “di gioventù”: proviamo ad analizzarle insieme.

Regolamenti: sono cambiati troppo radicalmente e troppo spesso per potersi uniformare a quello internazionale, disorientando a volte gli stessi atleti; si è trattato di modifiche fatte in buona fede che, però, non sempre hanno sortito gli effetti voluti.

Estremizzazione delle attrezzature: la natura artigianale delle varie realizzazioni troppo spesso ha fatto la differenza, sbilanciando soprattutto all’inizio il rapporto uomo-attrezzatura; ora, dopo alcuni anni, non è più cosi.. ma il prezzo di questo squilibrio è già stato pagato.

Atleti: il numero relativamente basso dei coinvolti ha generato per lunghi periodi classifiche praticamente identiche, con i medesimi nominativi al vertice (onore al merito comunque); ciò è in parte conseguenza di quanto detto nel punto precedente ed ha allontanato parte dei nuovi entrati, che vedevano i risultati dei primi molto lontani dalla propria portata.

Club Azzurro: inizialmente composto per regolamento dai migliori del Campionato Assoluto e a torto definito in alcune occasioni “Clan Azzurro”, è stato un laboratorio di sperimentazione -che poi ridistribuiva i propri frutti alle società ed ai garisti sotto forma di esperienza ed innovazione- fintantoché i bilanci della Federazione hanno reso possibile un percorso di costruzione di una squadra.

Ora, e non è certo colpa di nessuno, i soldi mancano, gli impegni si diradano e le esperienze positive degli atleti della Nazionale rischiano di restare un patrimonio gelosamente custodito dai singoli -situazione, questa, che crea negativi campanilismi. Ciò mi amareggia molto, poiché personalmente ho speso tanto impegno per favorire un completo scambio di esperienze fra gli atleti del Club Nazionale, una comunione di conoscenze senza remore o paure ingiustificate, che a volte possono tradursi in comportamenti assurdi. Ricordo uno stage di selezione al quale partecipai come atleta: alcuni dei convocati, per paura di veder scoperto chissà quale arcano segreto, si ritirarono in angoli sperduti della piscina con le proprie attrezzature coperte da asciugamani! Quanta acqua è passata da allora: ora i componenti del Club Azzurro si scambiano i fucili e si costruiscono reciprocamente i pezzi speciali, mettendoli in vendita in alcuni casi anche su internet. Di fronte alla carenza di fondi, ci si chiede senel futuro potremo continuare ad accumulare esperienze di questo tipo.

Costi organizzazione gare: piscine costosissime, giudici, medici (poco disponibili), addetti al servizio, segreteria ecc. ecc…..per non parlare dei premi e delle coppe… tanto, troppo forse! Bisogna semplificare ma anche creare strumenti che permettano di organizzare questi eventi in modo più semplice.

Numero e distribuzione delle gare: sono concentrate in zone dove l’adesione è più alta: nord/centro-nord e sud/centro-sud. Non si può cambiare tutto e subito e, forse, non servirebbe a niente, poiché i processi di cambiamento hanno comunque una loro velocità.

Bisogna credere in questa disciplina ed aprire le porte agli appassionati, creando discipline più vicine alle loro possibili soddisfazioni. Quest’anno, sulla base di questa logica, è stata introdotta la specialità del Tiro libero, una specialità di tiro “alla pescatora”, per così dire, vale a dire praticabile con normalissimi fucili di serie. Sono convinto che alla lunga questa novità darà i suoi frutti.

In Federazione, un gruppo di lavoro capeggiato dall’ appassionatissima Paola Violi farà promozione nei vari Club, ma non basta. Sarei dell’idea di creare sinergia tra le varie discipline dell’apnea, cogliendo l’occasione per organizzare gare dimostrative in concomitanza con eventi nazionali quali i campionati di pesca o apnea, invitando anche gli atleti stessi a cimentarsi in acqua nelle specialità a loro più vicine, come il Tiro libero ed il Biathlon.

La promozione non deve essere centrale: anche le società hanno la loro parte di responsabilità, quindi ben vengano le gare sociali, anche ai limiti del regolamento, purchè simpatiche e coinvolgenti (un pesce come bersaglio, un fucile corto uguale per tutti, un’ora in una corsia nella serata di Club ed una pizza con birra in premio al vincitore ‘ tanto per intendersi) Cosi si diffonde uno sport: facendolo provare senza pretese.

Ultimo punto: le ditte produttrici dovrebbero essere più sensibili nei confronti di questo sport; oltretutto, visto che troppo spesso si vedono ergere barricate contro le gare di pesca non si può negare che una visione più sportiva dell’uso del fucile subacqueo non guasterebbe. Onore al merito di Valerio Grassi (ex Omer ora Seatec) che ha sempre creduto nelle potenzialità di questa disciplina.

Come si vede, ognuno deve fare la sua parte. Esorto quindi gli attuali tiratori a determinare un’azione che possa giovare a questo sport e ad agire. Io, per mia parte, continuerò a scrivere di questo sport, del suo aspetto tecnico e dei suoi piccoli segreti, cercando di pagare cosi il debito di riconoscenza per tutte le soddisfazioni che ho avuto e per le belle esperienze che ho avuto modo di fare grazie al tiro a segno subacqueo.

Graziano Napolitano

Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di Tiro Sub

Category: Editoriali

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