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Soccorso Pescasub e Apnea: il Recupero del Compagno sul Fondo


Alzi la mano chi negli ultimi anni non è sentito ripetere in maniera ossessiva che, l’attività subacquea, di pesca o apnea, effettuata in coppia, è la sola panacea di tutti gli incidenti. È indubbio che la presenza sopra la nostra testa di un compagno attento sia più che auspicabile, ma a poco serve se il nostro “angelo custode” non sa come agire o va nel panico. Troppo spesso ci si dimentica che non è la presenza, in quanto tale, del compagno a poter essere risolutiva, quanto la sua concreta capacità di intervenire con tempestività e competenza, altrimenti si rischia la pelle in due.

Un compagno in oggettiva difficoltà sul fondo, può generare reazioni emotive estremamente intense in colui che si trova nei panni del soccorritore. Così violente da rendere perfino impossibile effettuare una discesa per tentare di dargli aiuto, anche se le batimetriche sono ampiamente alla sua portata. Esiste una ragione per cui i soccorritori di professione si sottopongono costantemente a sedute di addestramento: questo deve servire a sapere in ogni frangente cosa fare e, soprattutto, a introdurre una sorta di livello automatico di azione che cerca di prescindere dall’emotività del momento e dalla sua deleteria azione di ostacolo alla capacità di ragionare lucidamente.

soccorso esercitazione piscina

Al netto della possibilità concreta di riuscire ad agire (effettivamente molto ridotta) e del fatto che i tempi di intervento sono dell’ordine di una manciata di minuti, resta fondamentale conoscere almeno la teoria su quello che si dovrebbe fare per tentare di recuperare un compagno che sia svenuto sul fondo; come può essere un validissimo aiuto l’aver provato queste manovre in mare o in piscina, magari nell’ambito di un corso di salvamento (BLS) quantomai consigliato.

Come Comportarsi in Caso di Incidente?

Se saremo riusciti a ventilarci a sufficienza da poter arrivare sul fondo, una volta raggiunto il compagno, dovremo sganciare la sua cintura di zavorra e poi la nostra, esattamente in questo ordine perché una nostra repentina variazione di assetto potrebbe vanificare l’unico tuffo che saremo in grado di effettuare.

sincope soccorsoDovremo afferrarlo ponendoci alle sue spalle, facendo passare le nostre braccia al di sotto delle sue, sostenendogli la testa con una mano, all’altezza del mento, iniziando la risalita. Potrebbe anche bastare far passare un solo braccio sotto l’ascella, sorreggendogli sempre la testa, mentre noi nuoteremo stando leggermente di fianco.

Quest’ultima manovrà consente una pinneggiata più agevole, ancora più indispensabile se la quota è impegnativa. L’utilità di queste prese è duplice: garantire il minor attrito possibile in fase di ascesa (anche se l’assenza di zavorra ci sarà di grande aiuto) e, soprattutto, proteggere il soccorritore da eventuali reazioni inconsulte e involontarie dell’infortunato che pregiudicherebbero l’esito del salvataggio.

Raggiunta la superficie dovremo cercare di liberare il malcapitato da tutto quello che può essere di ostacolo ad una ripresa spontanea della respirazione: quindi via immediatamente maschera e boccaglio, così come sarà necessario continuare a mantenergli la testa ipertesa e fuori dall’acqua. Se abbiamo a disposizione un mezzo nautico cerchiamo di issarlo a bordo. Sarà un’operazione molto complessa da fare da soli ma possiamo aiutarci disponendo l’infortunato parallelamente al tubolare del gommone, che provvederemo poi a sgonfiare ma non del tutto; in questo modo dovrebbe risultare più a agevole afferrarlo da sotto le ascelle e trascinarlo a bordo. Valutiamo l’opportunità della rimozione del cappuccio o della muta, anche tagliandola all’altezza del torace, in rapporto alle condizioni ambientali. In inverno non è ovviamente opportuno aggiungere ad una situazione critica, anche uno shock termico o un principio di ipotermia.

soccorso sincope superficie

Fatto questo, se il compagno si sarà ripreso ed avrà magari iniziato a tossire ed espellere acqua, giriamolo su un fianco e, non appena la situazione si sarà un po’ normalizzata, ritorniamo in porto e rechiamoci presso il centro medico più vicino. Se invece perdura lo stato di incoscienza ci resterà solo da contattare i soccorsi (118 o Guardia Costiera al 1530) e, se le condizioni meteo permettono una navigazione tranquilla, andargli incontro. Può sembrare poco limitarsi solo a sorvegliare le funzioni vitali, ma dobbiamo sempre tenere conto che non siamo medici e che una manovra non necessaria potrebbe complicare non poco la situazione. A questo dobbiamo aggiungere poi che tutte le manovre di rianimazione (che comunque richiedono molta esperienza) sono impossibili da effettuare in mare e spesso anche su un natante.

Ricordiamoci che la prima sicurezza in acqua deve essere quella del soccorritore! Adesso stiamo seduti comodamente, stiamo leggendo tranquillamente e possiamo solo immaginare la scena. Ma se, augurandoci mai, ci capiterà di dover intervenire,  avremo pochi secondi per reagire emotivamente, coordinare pensiero, forza muscolare e cercare di agire razionalmente.

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