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Silver Surfer: il cavedano

| 19 marzo 2003 | 0 Comments
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Probabilmente alcuni di voi ricorderanno un vecchio personaggio della Marvel Comics corrispondente al nome di Silver Surfer. Si trattava di un singolare supereroe, confinato con il suo velocissimo surf argento in uno spazio limitato del cosmo.
Ebbene, è con questo soprannome che ho ribattezzato il cavedano: una freccia argentata confinata nel ristretto spazio acqueo dei bacini lacustri. Proprio così, anche se a vederlo con quella coda non sviluppatissima e quella forma spesso abbastanza tozza, si dubita che il cavedano possa produrre così alte velocità di spostamento. A spiegazione di tutto ciò vi è una eccezionale muscolatura in grado di offrire all’estremità caudale una forza senza eguali in acque interne e con pochi pari anche in mare -a parità di dimensioni. Come avrete intuito, non intendo parlarvi del cavedano in modo formale, descrivendo nomi latini riguardanti specie, sottospecie, famiglia etc.

cavedano Desidero altresì parlarvene in modo ammirevole, illustrandolo per ciò che è: la freccia del lago. L’anguilla è probabilmente la preda più comune, anche se si nasconde spesso nelle profondità dei bacini interni, mentre la tinca sovente (per sua fortuna non sempre) rappresenta un tiro ad un bersaglio lento. La difficoltà della cattura del luccio è rappresentata dalla profondità alla quale dimora abitualmente, mentre quella del persico reale è… il raggiungimento di dimensioni che ne giustifichino la cattura da parte del sub. Come dite? Come definisco il cavedano? Semplicemente il più bel tiro del lago! Infatti il ciprinide è l’unico pesce lacustre che può mettere seriamente in crisi la prontezza di riflessi e la mira del sub.

Se a tutto questo sommiamo la perenne torbidità dei laghi e la possibilità che il cavedano possa sopraggiungere da qualsiasi direzione, il gioco è fatto e credo che tutti possiate capire quanto sia difficile centrare questi evanescenti bersagli.

 

Il cavedano si incontra abitualmente nella bella stagione, da Aprile a Ottobre; visto il suo formidabile appetito e la sua larga diffusione è un incontro possibile praticamente ovunque. In estate è divertente osservare i turisti a passeggio lungo le sponde paesane del Benaco e vederli strabuzzare gli occhi alla vista di qualche grosso cavedano intento a sbocconcellare il pane destinato alle migliaia di anatre che popolano il Garda. Per quanto ci riguarda, ripeto che lo potremo incontrare ovunque, o meglio, lo potremo incontrare ovunque ci sia del cibo, vale a dire in presenza di branchi di mangianza (alborelle,trotti,vaironi etc.) oppure in prossimità degli ancora numerosi scarichi a lago del Benaco, senza contare le zone prospicienti i vari ristoranti in riva al lago, presenti lungo tutto il suo perimetro.
Ma non solo, il suo formidabile appetito e la sua velocità di spostamento portano grossi branchi anche sulle secche e le risalite del Benaco.

Il cavedano è onnivoro e si nutre indistintamente sia di sostanze vegetali che animali, anche se dopo una certa taglia la sua indole è prettamente carnivora. Anni fa pescavo volentieri in una precisa località gardesana dove dimorava stabilmente un fittissimo branco di alborelle che, manco a dirlo, rappresentava un polo di attrazione incredibile per i vari predatori lacustri: lucci, cavedani, persici e qualche volta anche trote.

cavedano2Ad ogni aspetto si veniva circondati da migliaia di piccoli guizzi argentei, con le alborelle che spesso arrivavano a sfregarsi sulle gomme dell’arbalete. Poi, improvvisamente, ecco che la brulicante palla vitale si apriva di colpo e due o tre grossi siluri argentei la bucavano di colpo per osservare più da vicino quello strano essere mimetico immobile tra le alghe. Si trattava di esemplari spesso oltre i due chili di peso. Adesso i professionisti hanno decimato questi grossi branchi di alborelle ed i cavedani si sono spostati, anche se talvolta è ancora possibile incontrarli.

Il tiro doveva essere rapido e preciso, poiché un cavedano colpito male è un cavedano perso. Pochi pesci hanno una reazione simile una volta colpiti: lo stesso luccio, anche se grosso, abbandona rapidamente le armi, ma il cavedano no! Un esemplare di un chilo può tranquillamente portare a spasso l’asta di un centodieci e non smetterà mai di combattere fino all’ultimo.

Abbiamo già accennato alle dimensioni che. per quanto è in mia conoscenza. sfiorano i cinque chili con un esemplare catturato da un cannista a Desenzano una ventina di anni fa. Personalmente, il più grosso esemplare che ho arpionato pesava quasi tre chili, anche se il più grande lo visto durante la preparazione di un campionato, quindi senza fucile, che sicuramente li superava e non di poco.

Per quanto riguarda la tecnica di cattura posso dirvi che potremo incontrare anche esemplari di media taglia anche in tana, ma il metodo classico e più divertente d’ insidiare il cavedano è l’aspetto, da praticare a profondità oscillanti dai due agli oltre quindici metri, armati di un arbalete da settanta o novanta centimetri.

Per concludere, posso dirvi che il cavedano viene spesso snobbato culinariamente. In effetti, la sua liscosità è eccessiva e fastidiosa, ma la sua qualità è, al contrario, ottima. Alcuni amici veneti dopo averlo sfilettato lo riducono a listarelle che vengono successivamente saltate nell’olio, oppure altri, dopo averlo deliscato accuratamente, ne formano piccole polpette con aglio e prezzemolo, che rappresentano uno stuzzicante antipasto. Provate.

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Silver Surfer: il cavedano scritto da Stefano Govi media voto 5/5 - 1 voti utenti

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Category: Acqua dolce, Pesca in Apnea

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