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Raduno Team Omer 2001: due assi… nella manica

| 1 giugno 2001 | 0 Comments
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Marco Bardi e Fabio Antonini

Raggiungiamo il comodo scivolo del villaggio nel primo pomeriggio. Ho l’onore ed il piacere di fare da barcaiolo a due grandi campioni e provo un misto di ansia ed eccitazione nel caricare il primo rullino nella macchina fotografica. L’emozione di assistere questi due mostri sacri della pesca subacquea è stemperata dalla verve di Marco e Fabio, seri e professionali all’occorrenza, ma cordiali e sempre pronti alla battuta. Nei momenti di relax, sono capaci di mettere a proprio agio chiunque si trovi in loro compagnia.

Terminate le operazioni di alaggio, puntiamo la prua verso sud in direzione di Punta Li canneddi. Il cielo è coperto e la superficie del mare è increspata da un moderato vento da nord est.

Durante la breve traversata, l’ecoscandaglio preannuncia un fondale molto frastagliato, caratterizzato da frequenti risalite e da picchi rocciosi. Ad un certo punto individuiamo un punto in cui il fondale da oltre 30 metri risale fino a 23-25: è il momento di scendere in acqua.

Marco veste una muta in liscio/spaccato da 7 mm che ha reso mimetica con il colore di normali bombolette spray, mentre Fabio indossa una nuova muta da 4 mm spaccata internamente e foderata all’esterno, caratterizzata da un neoprene morbidissimo dalle notevoli capacità termiche.

Appena entrati in acqua, i due si accorgono che le condizioni, purtroppo, non sono delle migliori: l’acqua è ancora molto fredda, sui 14 C° e questo non aiuta di certo.

Ma la classe non è acqua e dopo un quarto d’ora ecco che Fabio richiama la mia attenzione: ha arpionato una bella corvina di poco sotto il chilogrammo di peso su un fondale di circa 25 metri. “Peccato per l’acqua fredda!” – esordisce -“la visibilità è buona, intorno ai 20 metri; il fondale è molto bello, con picchi di granito che alla base si trasformano in grotto, spesso fessurato e ricco di rifugi. Ma non si vede una pinna!”.

Marco Bardi

Marco sta sommozzando qualche decina di metri più in là, anche lui su una batimetrica di circa 25 metri, ma dopo pochi minuti i due risalgono in gommone. Poco prima di Punta Li canneddi c’è Cala Rossa, che deve il nome alle rocce rosse tipiche di quest’area. L’insenatura è caratterizzata da molti scogli affioranti e di fronte alla punta che delimita l’ estremità settentrionale della cala l’ecoscandaglio registra un fondale interessante. I due si immergono nuovamente, ma questa volta scelgono di variare tattica: Fabio si tuffa più al largo, su un sommo distante un centinaio di metri da costa, mentre Marco si sposta un po’ più a sud e più in costa, per verificare il movimento di pesce in basso fondale e nella schiuma.

Nel frattempo il vento sembra calare e con lui il mare, ma una refola improvvisa alza di nuovo le onde e tinge l’orizzonte del bianco delle spume.

La possibilità di tenere sotto controllo i due campioni diminuisce a causa del rinnovato vigore del mare, quando ad un tratto scorgo Fabio agitare il calcio del fucile: ha appena catturato un bel limone, giunto a tiro al termine di un estenuante aspetto sul filo dei 25 metri. “Era solo e si avvicinava con una lentezza esasperante, manifestando un’incredibile diffidenza. Si è girato per andarsene quando era ancora distante e sono stato costretto a tentare la sorte”, confessa Fabio. Ma il tiro potente e preciso del suo Alluminum da 120 cm non ha lasciato scampo al carangide che finisce così a fare compagnia alla corvina. “La muta è eccezionale, ma con l’acqua così fredda non si può chiedere più di tanto ad una 4 mm. Ho freddo e temo che tra poco dovro’ risalire in gommone. Domani indosserò giacca da 7mm e pantalone da 5mm. Il fucile è una bomba, potente e preciso. L’asta da 6,3 mm rappresenta un ottimo compromesso tra velocità e penetrazione”.

Marco sta esplorando la parete che precede Cala Rossa e così, dopo aver restituito il fucile a Fabio, mi dirigo verso di lui per sentire come stia andando.

“Peccato”, esordisce Marco, “l’acqua è troppo fredda e gira poco pesce. Ho visto una bella orata sui due chilogrammi che non ne voleva sapere di venire a tiro. Per il resto, un bellissimo deserto”.

Mi allontano da Marco, che nel frattempo lascia la parete per dirigersi nuovamente verso il largo e torno incontro a Fabio. Riemerge dall’ennesimo tuffo con un bel sarago e nel passarmelo confessa di non farcela più per il freddo. Risale in gommone e mi chiede nuovamente cosa abbia preso Marco. Con un filo di imbarazzo sono costretto a dire che non ha preso niente, ma di colpo un grido richiama la nostra attenzione: Marco ha preso qualcosa!!

Marco Bardi con il dentice appena arpionato

Con la classe del grande campione è riuscito ad arpionare un bel dentice di circa tre chilogrammi.

“Uscendo verso il largo mi sono imbattuto su una risalita che da oltre venti metri giungeva fino a circa nove metri. Ai primi aspetti ho notato il comportamento nervoso di una palla di castagnole che denunciava la presenza di un predone di mole nei paraggi. Stranamente, però, non riuscivo ad avvistare la causa della loro irrequietezza. Alla fine, non sapendo più cosa fare, ho provato ad effettuare un aspetto rivolto verso il lato opposto a quello da cui, in base al movimento della mangianza, mi sarei dovuto aspettare il predatore. Proprio durante questo aspetto, dal blu si è materializzato un branco di dentici di mole.

Gli esemplari più grossi, sui sei sette Kg di peso, restavano abbondantemente fuori tiro, probabilmente disturbati per via dell’acqua fredda. Solo il più piccolo del branco si è avvicinato sino a giungere a tiro, che è stato difficile ma fortunato: quando stava per girarsi, il dentice si trovava ancora un buon mezzo metro oltre la distanza ideale per premere il grilletto, ma l’asta lo ha comunque passato di una quarantina di centimetri, così non ho avuto problemi nel recupero”.

Mentre Marco risale in gommone penso che la fortuna c’entra davvero poco nella sua bellissima cattura e che anche in condizioni così difficili due campioni come Fabio Antonini e Marco Bardi sanno dare il meglio e regalare emozioni a chi ha la fortuna di trovarsi nei paraggi.

E’ ora di tornare a terra. Il vento è calato e la navigazione è piacevole.

Respiro a pieni polmoni l’aria carica di salsedine, soddisfatto per le emozioni vissute in questa prima giornata di mare.

Raduno Team Omer 2001: due assi… nella manica scritto da Giorgio Volpe media voto 3/5 - 1 voti utenti

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