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Posidonia Oceanica: un mondo nascosto

| 13 novembre 2004 | 0 Comments
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Un sub all’aspetto nella posidonia – Foto Mariano Satta

Quando mi è stato proposto di scrivere un articolo sulla Posidonia oceanica la cosa mi ha, allo stesso tempo, entusiasmato e preoccupato. Mi si chiedeva, infatti, di scrivere su uno degli argomenti che mi piacciono di più, non a caso è stato il tema della mia tesi di laurea, e il rischio era quello di scrivere troppo e su cose che in realtà, a chi fa pesca in apnea, potevano non interessare.

Poi mi sono anche detta che un apneista prima di essere tale e di essere un pescatore, è un amante del mare proprio come me”Spero quindi di non annoiarvi troppo.

L’ “alga”, come comunemente viene chiamata, in gergo apneista, la Posidonia oceanica (L. Delile), è in realtà una pianta superiore (fanerogama) marina. Le piante superiori si distinguono dalle alghe, in quanto oltre ad avere una riproduzione sessuale con organi specializzati presentano la differenziazione in radici, fusto e foglie.

La Posidonia, per le sue caratteristiche biologiche, ecologiche e fisiologiche esercita un ruolo multifunzionale all’interno degli ecosistemi costieri, non ha caso si parla infatti di “Ecosistema a Posidonia Oceanica”.
Una delle maggiori peculiarità di questa pianta è la duplice modalità di crescita del rizoma (fusto), che infatti si può accrescere in senso orizzontale al substrato (rizoma plagiotropo) e in senso verticale, cioè perpendicolare, al substrato (rizoma ortrotopo).

I rizomi plagiotropi hanno la funzione di ancorare la pianta al substrato, sviluppando radici sul lato inferiore, sono i primi che si formano e vengono, in un certo senso, considerati dei pionieri, in quanto sono alla base dell’espansione della prateria.

Quelli ortrotopi crescono in altezza, consentendo il progressivo insabbiamento per la continua sedimentazione. Questo intreccio fa sì che si formi la “matte”, ovvero, una formazione a terrazzo costituita dall’intreccio di più strati di rizomi, radici e del sedimento che vi rimane intrappolato, ricoperta da piante vive solo alla sommità. La “matte” può raggiungere anche i 6 metri di altezza (anche se è molto raro riuscire a trovarne una così alta, calcolando che si accresce di un metro ogni secolo!) permettendo quindi un innalzamento del fondo marino, ed è maggiormente sviluppata nelle zone meno esposte al moto ondoso. Al contrario, nelle zone di forte idrodinamismo la matte viene erosa con la formazione di tipici canali, chiamati “intermatte”.

L’erosione può quindi potare alla formazione di strutture caratteristiche, dovute proprio alla lenta congestione della matte, adatte alla formazione di tane stabili di specie quali saraghi, corvine, scorfani tordi ecc’

La matte, infine, fornisce un ottimo substrato per l’insediamento di nuovi germogli prodotti dalla riproduzione sessuale della pianta con la produzione di fiori e frutti. La pianta si riproduce anche per via asessuale con la stoloninazzione. Con questo termine si intende un tipo di riproduzione che avviene con la moltiplicazione e accrescimento dei rizomi sia plagiotropi che ortrotopi, in un certo senso è come se la pianta creasse dei cloni di sé stessa.

La “matte” è quindi una delle caratteristiche più importanti in quanto, oltre a concorrere alla salvaguardia delle coste dall’erosione, permette la stabilità dalla pianta stessa e, quindi, la costituzione di vere e proprie praterie.

Le praterie si estendono fino a circa 35-40 m di profondità, anche se per esse è necessaria un’ottima penetrazione della luce nella colonna d’acqua. In base alla densità dei fasci fogliari, si possono distinguere praterie uniformi e continue, discontinue e a “macchie”.

Matte e fasci di posidonia

Nella prateria, inoltre, è possibile un “limite superiore”, punto in cui ha inizio la prateria partendo dalla linea di costa con una linea sempre molto netta, ed un “limite inferiore” punto in cui termina la prateria (vedi figura a lato).

In questo quadro generale non vanno dimenticate certamente le foglie, che oltretutto contribuiscono alla formazione della “matte”, e che sono alla base della produzione primaria delle praterie, e quindi della rete trofica che si instaura in questo ecosistema.

Le foglie hanno una forma nastriforme e possono raggiungere anche un metro e mezzo di altezza. Si presentano in fasci con un massimo di 6-7 foglie ciascuno. Si possono distinguere foglie adulte, intermedie e giovani con una loro stagionalità.

In autunno, infatti, le foglie adulte cominciano a cadere ed in inverno cominciano a spuntare quelle nuove. Le foglie staccate dalle mareggiate si accumulano quindi lungo la linea di costa andando a costituire una formazione che prende il nome di “banquette”, offrendo un ulteriore protezione per l’erosione costiera.

Con queste caratteristiche si capisce che l’elemento cruciale di questo ecosistema è la Posidonia stessa. Associate a questa pianta si trovano infatti moltissime forme di vita, sia vegetali (come alghe incrostanti che si insediano sui rizomi e sulle foglie diventando uno dei primi anelli della catena alimentare) che animali, con forme di invetrebrati e vetrebrati.

La particolarità è rappresentata dal fatto che la Posidonia si presenta per lo più come substrato per le altre forme di vita, in quanto per le caratteristiche intrinseche del suo tessuto fogliare non viene mangiata se non da pochi specie di echinodermi (per intederci i ricci) o dalla Salpa (unico pesce che si ciba di questa pianta). Per non contare il fatto che, proprio per la sua morfologia, viene utilizzata come nascondiglio, incubatrice, alloggio ecc.

Le fronde offrono un ottimo supporto sia come cibo -le foglie sono solitamente ricoperte di microalghe e piccoli organismi invetrebrati- sia come nascondiglio: sono molte le specie che si mimetizzano all’interno dei fasci.

La matte, inoltre, offre un ottimo substrato, proprio per l’intreccio di rizomi e sedimento, per le tane o per nidi di riproduzione dove vengono deposte le uova e dove i piccoli trovano un rifugio sicuro dai vari predatori. Di conseguenza, il popolamento ittico che troviamo nell’ecosistema a Posidonia è ricco e vario, con specie che vi rimangono per brevi periodi del loro ciclo vitale, soprattutto forme giovanili, altre ancora che invece vi rimangono per tutta la durata della loro vita, altre ancora che vi si trovano solo occasionalmente.

Nella prateria trovano dimora, per esempio, il Gronco (Conger conger) e la Murena (Murena helena), che nella “matte” trovano le condizioni ottimali per le tane e la copertura di fasci come ottimo nascondiglio, oltre a garantire un ottimo punto di osservazione per l’individuazione delle prede.

Altre specie le troviamo solamente negli stadi giovanili come la Leccia (Lichia amia), che nella forma giovanile assume anche una colorazione verde scuro con bande verticali scure, che le permettono un maggiore mimetismo tra i fasci.

Anche la ricciola (Seriola dumerili) vi risiede soprattutto nelle stadio giovanile, con colorazione olivastra sul dorso e gialla-dorata sui fianchi, e i giovani al di sotto di 16 cm sono completamente gialli con fasce scure sui fianchi (per questo vengono chiamati in gergo “limoni”).

Alcune specie come la triglia (Mullus surmuletus) vivono nella prateria in quanto trovano cibo in abbondanza, nutrendosi di anfipodi, anellidi e crostacei. La Corvina (Sciena umbra) passa tutto il suo ciclo biologico nella Posidonia, pur presentando colorazione diversa tra giovani e adulti. I primi hanno colorazione nera su tutto il corpo, mentre gli adulti sono dorati/brunastri. Il Sarago faraone (Sarago faraone), come del resto il pizzuto, il maggiore e il fasciato, hanno rapporti stretti con la prateria e con altre specie, ad esempio il Tordo, e si collocano al vertice della catena alimentare.

E’ importante, per un corretto rispetto del mare e del suo equilibrio, sapere che ad esempio nel periodo della riproduzione il Sarago faraone ha una macchia gialla sotto gli occhi, o il Sarago pizzuto si riproduce in settembre-ottobre, mentre il maggiore da gennaio a giugno, e nel Sarago fasciato è possibile osservare un cambiamento di colorazione della testa, che diventa blu scuro.
Anche in questo caso la Posidonia offre un ottimo “reparto maternità”. Per quanto riguarda questo aspetto della prateria, è importante notare come alcune specie trovino le condizioni ideali per la riproduzione esclusivamente nella Posidonia.

Possiamo poi osservare la Mormora (Lithignathus mormyrus), anche se negli ultimi anni è diventata non così frequente, l’Orata (Sparus auratus) che nel corso del suo ciclo vitale ha un cambiamento sessuale passando, a 2-3 anni, da maschio a femmina. L’Occhiata (Oblada melanura), invece, si muove in branchi, a volte molto numerosi e come le altre specie si rifugia nelle foglie di Posidonia per trovare rifugio da possibili predatori (che non necessariamente sono solo altri pesci!).

La specie che troviamo in tutte le praterie di Posidonia è sicuramente la Salpa (Sarpa sarpa), anche perché è l’unico pesce che sembra gradire come cibo le foglie di questa pianta, che invece non vengono mangiate da altre specie erbivore.

Sulle foglie è possibile anche riconoscere il morso della Salpa, e quindi distinguerlo da quello di altri animali (invertrebrati come il riccio Paracentrotus lividus). Tra le particolarità di questa specie c’è anche il fatto che nello stadio giovanile è carnivora, mentre da adulta è esclusivamente, o quasi, erbivora. Di norma si sposta in branchi numerosi ma è possibile trovarla in gruppi di pochi esemplari.

Ed infine la specie principe che troviamo nelle praterie sono sicuramente i Labridi (per intenderci i Tordi). Di questa specie sicuramente colpisce la varietà dei colori e quindi i cambiamenti di livrea, soprattutto legati al momento della riproduzione. Tra questi, sicuramente, uno dei generi di maggiore interesse per chi fa pesca in apnea è il Tordo verde (Symphodus roissali) che, comunque, preferisce stare ai margini della prateria. Il “verdone”, come preferite chiamarlo, presenta colorazioni diverse tra maschi e femmime. La livrea femminile ha di base colore verde scuro con macchie bianche, arancio, e beige e striature marroni e verdi sul muso, mentre la colorazione maschile è di base marrone rossastra, con macchie e fasce giallastre, rosse e verdi. Interessante comportamento è quello tipico del momento delle fecondazioni, quando il maschio costruisce un nido utilizzando le alghe e cercando rifugio a ridosso della prateria dove le femmine deporranno le uova.

Il Tordo pavone è sicuramente quello che, tra le specie di interesse venatorio, raggiunge le dimensioni minori, e presenta una variazione cromatica molto vistosa. Il maschio è quello che sfoggia colori molto sgargianti soprattutto nel periodo della riproduzione e a differenza del Tordo verde non costruisce tane, preferendo semmai rifugiarsi nelle fenditure della matte, ma la femmina deposita le uova direttamente sulle foglie della Posidonia e di alghe che vivono associate alla prateria. Infatti, come detto in precedenza, la struttura delle prateria offre protezione e riparo soprattutto ai piccoli, che trovano tra le foglie e i rizomi un ottimo nascondiglio dai predatori.

A questo punto penso di avervi annoiato abbastanza con questo breve excursus sulla prateria, ma allo stesso tempo spero di avervi dato qualche informazione da poter utilizzare per il vostro divertimento e, soprattutto, per il rispetto del mare.

Category: Articoli, Medicina e biologia, Pesca in Apnea

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