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Pescasub: in Mostra “Il Mio Mare”, con i Quadri di Roberto La Mantia


Dal 9 al 14 maggio 2018, presso C.A.E. Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo sn Testaccio (Roma) si svolgerà la mostra pittorica:

“IL MIO MARE”

con opere di  Roberto La Mantia, a cura di  Miriam Castelnuovo

“Sono un apneista, amo il mare in modo viscerale ma quello che amo è il mare sotto il pelo dell’acqua, un pianeta sconosciuto e inesplorato come un mondo extraterrestre, dove non esiste gravità e si può volare senza ali.” Roberto La Mantia

Le opere di Roberto La Mantia non si possono definire iperrealiste: se per alcuni si tratta di uno stile comunemente considerato come l’esercizio di un virtuosismo stilistico, questo artista nato 44 anni fa e cresciuto a Santa Marinella una piccola località di mare del litorale laziale, appassionato di immersioni in apnea, ritrae con il pennello molto di più di quanto si potrebbe immaginare ascoltando un racconto oggettivo della realtà.

flyer ridLe opere di La Mantia sono il frutto di una passione che egli ha coltivato fin da bambino come l’amore per il mare che si é rivelato l’elemento fondamentale per la propria crescita interiore. Al pari di un liquido sacro o di una fonte battesimale alternativa, al mare e in particolare al Mare Mediterraneo prediletto da Roberto, va il merito per aver sancito la fusione inscindibile tra animo e il forte spirito, conseguendo nell’artista quell’approccio del tutto naturale con la propria quotidianità. Egli si può dire un uomo fortunato, che si nutre di forti sensazioni ogni volta che si appresta a fare un’immersione in apnea. “Preparo il tuffo cercando di rilassarmi il più possibile facendo del training autogeno. Inizio la ventilazione facendo la respirazione pranayama come quella che si fa a yoga, 3-4 atti respiratori profondi e poi la capovolta. Giù verso il blu” .

Deve essere assai difficile riportare le emozioni che si provano a certe profondità, una volta che si è risaliti in superficie, dopo un contatto intimo e silenzioso in cui ci si sente sommersi in quest’universo per molti sconosciuto e in continuo mutamento. Immaginiamo i battiti del cuore di Roberto aumentare istante dopo istante mentre egli centellina il proprio respiro assieme al quel senso impagabile di libertà. “Il mio battesimo col mare? E’ come se ci fossi sempre andato, sono passato semplicemente dal liquido amniotico del feto, all’acqua salata del mare sotto casa.”

Una simile poesia si riscontra oltre che nelle parole nella manualità con cui Roberto La Mantia porta a temine i suoi quadri: opere ove le cernie, i san pietro, i dentici, le murene, i polpi e le ricciole senza soluzione di continuità passano da un ambiente naturale ad un altro. Le cornici infatti sono parte integrante delle opere, anche queste realizzate dall’artista: tavolame invecchiato come delle vecchie palanche o piccole travi trovate sulla spiaggia come rifiuti già destinati ad altri scopi. La memoria per Roberto è uno degli elementi di fondamentale supporto alla sua creatività e la cui esigenza egli riconferma nel maneggiare vecchi materiali come arricchimento delle suoi lavori, come custodi indiscusse di altre storie del passato.

I soggetti nelle opere di Roberto La Mantia, siano pesci o molluschi ma anche altri reperti, alcuni molto antichi come cocci o intere anfore scoperte durante le sue immersioni più impegnative, campeggiano volutamente sui supporti di vario tipo, i cui fondi sono sempre dipinti con toni del blu molto scuri. In questa scelta risiede un duplice significato: il primo si fonda sull’ingannevole considerazione di come il mare generalmente rimandi all’idea di azzurri orizzonti e di fondali trasparenti ove liberare la propria immaginazione. Il secondo invece riguarda la precisa intenzione con cui La Mantia ha voluto sottolineare il forte contrasto che si genera tra lo sfondo scuro e l’immagine ritratta, quale importante prerogativa, nonché essenza del proprio stile.

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In questo modo l’artista è riuscito a condurre l’attenzione dello spettatore sull’unico vero protagonista dei suoi numerosi lavori qui esposti, focalizzandola sull’incontro fugace tra lui e l’elemento ritratto, il cui ricordo ogni volta resta saldo nel suo cuore fino al compimento dell’opera. L’innovazione e la poesia dell’artista risiedono nel suo modo di presentare con il proprio lavoro evocazioni astratte come l’atmosfera, il tempo, il luogo e la memoria. Lo riconfermano quei casi meno comuni in cui Roberto durante l’apnea si è trovato al cospetto di reperti storici molto antichi, come le anfore sommerse, testimoni di Castrum Novum, sito archeologico di una colonia romana risalente alla prima metà del III° secolo.

L’artista ne trae ispirazione per i suoi lavori, fondendo in modo complementare la propria passione al valore intrinseco di quell’innata sapienza, che legata alla storia di quei frammenti riemerge dal mare nostrum per ritornare a splendere sulle tele e con le differenti tecniche: dall’acquerello su carta al più articolato acquerello su cemento. Ogni singola opera si concretizza come risposta empatica di Roberto La Mantia nell’osservare questo universo sommerso, fino al raggiungimento inaspettato del proprio intimo catarsi.

Testo di Miriam Castelnuovo, illustrazioni di Roberto La Mantia

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