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Pescasub Illegale: Agonista e Agente di PS Scoperti e Fermati in Zona A in AMP

| 14 dicembre 2017 | 0 Comments

Il racconto di questa vicenda richiede una doverosa premessa: tutte le volte che abbiamo trattato notizie riguardanti pescatori subacquei colti a pescare illegalmente, abbiamo usato come fonte giornalistica i lanci delle agenzie stampa, che spesso contenevano dati (generalità o iniziali dei soggetti coinvolti) forniti direttamente dalle autorità di vigilanza. In questo caso le cose sono molto diverse perchè la stampa locale, solitamente attenta e puntuale su questi fatti, non ha pubblicato nulla eppure l’evento è ormai da qualche giorno di dominio pubblico tra molti appassionati. Poichè il silenzio della stampa, e di riflesso anche il nostro, è stato da alcuni interpretato come una forma di protezione, abbiamo deciso di descrivere questa storia, pur con tutti i limiti che la situazione ci impone.

catalano

Chiaramente non faremo i nomi nè forniremo particolari atti a riconoscere i protagonisti, ci troviamo sempre di fronte ad una questione i cui particolari ci sono stati riportati da fonti che, per quanto assolutamente attendibili, non sono oggettive e incontestabili come lo sarebbe il resoconto dei fatti, esposto durante una conferenza stampa, da chi ha materialmente condotto l’operazione di controllo. Aggiungiamo inoltre che una richiesta diretta di conferma o smentita dell’accaduto, inoltrata tanto alle autorità di controllo quanto all’ente parco, non ha fino ad oggi avuto riscontro.

Dove e Quando

amp_cartina_sinis_2011I fatti risalirebbero a circa due settimane fa e si sarebbero svolti in Sardegna, all’interno del perimetro dell’Area Marina Protetta del Sinis – Isola di Mal di Ventre (Oristano). Precisamente attorno allo Scoglio del Catalano, una delle due zone A (tutela integrale) della riserva, che dista rispettivamente 5,6 miglia dalla costa e 6,1 dall’isola di Mal di Ventre.

Come si sarebbero svolti i fatti

Le fonti concordano nel riportare che i due subacquei, uno agonista e l’altro si dice appartenente ad una forza di polizia, si sarebbero diretti in gommone verso lo scoglio del Catalano e, raggiuntolo, avrebbero iniziato a pescare; non è chiaro se alternandosi in acqua o ancorando il mezzo.

Successivamente, alla vista di una motovedetta, uno dei due si sarebbe dato alla fuga a bordo del mezzo nautico, lasciando in acqua, in prossimità dell’isolotto, il compagno. Questi sarebbe stato poi trovato dai militari (secondo alcuni perchè, dopo essere stato nascosto per diverso tempo, si sarebbe sentito male e avrebbe guadagnato gli scogli per dare di stomaco) e fatto salire a bordo. Nel corso della perlustazione sarebbero anche stati ritrovati dei fucili carichi abbandonati sul fondo.

Per quanto riguarda il “fuggiasco”, le fonti differiscono leggermente: alcune affermano che sarebbe stato inseguito, raggiunto e fermato, mentre altri riportano che il suo nome sarebbe stato fatto dal compagno “abbandonato” e, contattato telefonicamente, gli sarebbe stato intimato di presentarsi immediatamente al comando onde evitare di complicare ulteriormente la sua situazione. I due sarebbero stati denunciati penalmente, alle autorità competenti, per violazione delle norme sulla legge quadro delle aree marine protette.

Conseguenze

Le zone A sono sottoposte a tutela integrale, sono quindi vietate TUTTE le attività umane, perfino la semplice navigazione. Pescare (ma anche compiere una qualsiasi altra attività vietata) in queste zone comporta sanzioni di carattere penale, il che significa che chi viene colto a praticarvi pesca illegale viene denunciato e, al netto delle eventuali sanzioni accessorie immediate (confisca pescato e attrezzature), andrà incontro ad un processo.

Commento

Che la zona teatro di questo fatto, forse anche pe rla distanza da terra, sia spesso oggetto delle attenzioni dei pescatori di frodo lo dimostrano appunto le cronache locali, l’ultimo fatto simile in quella zona risale proprio a pochi mesi fa. Tuttavia stavolta, l’assenza di qualsivoglia riscontro oggettivo, potrà essere legittimamente interpretato dai lettori in maniere diametralmente opposte. Magari però questo unico articolo, e la discussione che logicamente ne scaturirà, produrranno le conferme, o le smentite ufficiali, che abbiamo cercato e aspettato senza successo per giorni.

Aggiornamento 8 gennaio 2018

La stampa locale, con qualche “settimana” di ritardo, ha pubblicato un articolo sulla questione il 6 gennaio. On-line trovate solo un estratto mentre la versione integrale è stata pubblicata solo sull’edizione cartacea la cui scansione potete trovare cliccando qui. Come potete leggere, per quanto ancora una volta non ci siano nè nomi, i fatti raccontati sono esattamente quelli che avevamo esposto e che in poco tempo si erano diffusi ovunque in rete si parli di pesca in apnea.

Dopo questa conferma, pare che alcuni agonisti, non solo isolani, stiano pensando di scrivere una lettera con la quale sollecitare la FIPSAS ad interessarsi della vicenda presso le autorità, in qualità di parte interessata e soprattutto lesa, per conoscere i nomi dei tesserati coinvolti e prendere, se necessario, opportuni provvedimenti.

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