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Pescasub, Apnea e Mal di Testa: 8 Possibili Cause

| 24 maggio 2018

Il mal di testa è un fastidioso inconveniente con cui, non di rado, sia gli apneisti e che i pescasub devono confrontarsi. Tuttavia non sempre è così misterioso come si pensa, e ogni volta che è possibile individuarne la causa, è anche possibile porvi rimedio. Vediamo come.

Capita spesso che gli appassionati di sport subacquei riferiscano di soffrire di cefalea, in forme e momenti talvolta molto diversi, scatenata da molteplici fattori ma tutti in stretto rapporto con l’immersione. Con il termine “mal di testa, emicrania o cefalea” si accomunano stati dolorosi che interessano il capo, ma che possono avere cause, frequenza, intensità e durata assai variabili; così come possono presentarsi sia mono che bilaterali. Inoltre il dolore può essere seguito da episodi più o meno intensi di nausea e di fastidio nei confronti della luce e del suono.

1 – Problemi Otorinolaringoiatrici

Spesso ci sono sintomatologie dolorose facciali o cranio facciali che, ad attenta analisi, non appaiono reale cefalea. Sono invece la conseguenza di una irradiazione dolorosa riflessa, mediata dalle complesse strutture nervose presenti nel capo. In questi casi il “problema” è sovente una sindrome otorinolaringoiatrica con distrurbi di ostruzione e scolo nasali, ovattamento auricolare e acufene. E poichè la zona naso-paranasale è densamente innervata, accade che il dolore venga irradiato ad una vasta area del massicio facciale. Ecco perchè nei subacquei, buona parte delle emicranie “frontali” post immersione, sono imputabili a infiammazione delle cavità sinusali, nasali e/o dei seni.

2 – Sinusiti e “false” Sinusiti

Causate dall’infiammazione delle mucose dei seni, sono responsabili di dolori violenti e pulsanti, localizzati nell’arcata sopraccigliare. Si manifestano appena scesi in acqua e peggiorano fino ad impedire del tutto l’immersione, anche a profondità esigue. Spesso, dopo il primo tuffo, può verificarsi senso di intasamento nasale e anche esplulsione di aggregati solidi di muco frammisto a sangue. Le sinusiti che affliggono il subacqueo coinvolgono i seni paranasali di tipo “chiuso” e possono richiedere la chirurgia per una risoluzione definitiva.

Ci sono poi casi (false sinusiti) in cui la sintomatologia dolorosa può apparire identica, ma la causa è da ricercare in alterazioni anatomiche che inducono una insufficiente respirazione nasale. Può essere il caso delle cisti dei seni paranasali o degli osteomi (tumori benigni) dei seni frontali. Esistono inoltre anche dolori causati dalla compressione meccanica di alcune terminazioni nervose, come nel caso di concha bullosa molto accentuata o di marcate deviazioni del setto nasale. Tutti frangenti che richiedono un approccio chirurgico.

3 – Le Allergie

Le manifestazioni allergiche acute inducono ostruzione nasale dovuta a ipersecrezione, e sono poi accompagnate da bruciore, prurito, starnutazione. I subacquei che soffrono di rinite allergica di origine vasomotoria, specie nel periodo primaverile, riferiscono spesso di soffrire di mal di testa, anche se in questo caso si tratta di una sensazione di “pesantezza”.

4 – Posture Anti-fisiologiche

L’iper-estensione del collo è una condizione frequente soprattutto nella pesca subacquea. Che si tratti di pescare in poca acqua o a quote medio/alte, spesso la necessità di osservare il fondo porta a mantenere a lungo posizioni innaturali che mettono a dura prova i muscoli del collo.

Se a questo aggiungiamo le vibrazioni e sobbalzi della navigazione, magari con mare formato, il freddo e l’umidità, il conto è presto fatto. In questi casi la cefalea origina dalla zona della nuca e si propaga rapidamente al vertice del capo e fino alla zona frontale. Il dolore, spesso violento, può essere seguito da intensa nausea e culminare con forti conati.

5 – Brusche Variazioni di Temperatura

L’improvviso contatto con acqua particolarmente fredda, sia nel caso di termoclino marcato che di immersione invernale, può provocare l’insorgere di violenti mal di testa. In questo caso la causa è la stimolazione termica dei recettori (nella zona intorno agli occhi) del nervo trigemino, che può andare incontro a nevralgia, e irradiare diffusamente a tutto la testa il dolore.

6 – Un Boccaglio non Adatto

Può capitare di essere portatori di una alterazione anatomica dell’articolazione temporo-mandibolare che, a causa dell’utilizzo di un boccaglio non adatto al proprio apparato dento-mascellare, finisce per infiammarsi e generare dolore. Anche in questo caso ha un ruolo fuorviante il nervo trigemino che irradia il dolore in zone distanti. Accade così di sentire male nella zona dietro gli occhi, sulla fronte, le tempie o addirittura alla cervicale.

7 – Mancato rispetto dei Tempi di Recupero in Superficie

Non sostare in superficie almeno lo stesso tempo che si è trascorso in apnea, può provocare un ristagno di CO2 nel sangue, che non viene opportunamente smaltita con la respirazione. Un accumulo di biossido di carbonio può indurre una cefalea (in questo caso ipercapnica) per due ragioni: o per aumento dell’afflusso di sangue nei territori cerebrali, con aumento della componente liquida dei tessuti, oppure per liberazione di sostanze acide nella circolazione cerebrale.

Una situazione in cui spesso si manifesta la cefalea ipercapnica è, ad esempio, dopo un percorso in apnea dinamica, magari durante un allenamento in piscina. Il suo insorgere deve essere tenuto in debita considerazione perchè potrebbe essere un campanello d’allarme per l’insorgere di samba o sincope.

La cefalea ipercapnica si manifesta tipicamente con un intenso dolore nella zona della nuca, spesso pulsante, che è tuttavia temporaneo ma può tendere a manifestarsi nuovamente se si prosegue l’allenamento. Deve essere considerato un chiaro segno di sofferenza dell’organismo.

8 – L’Acido Lattico

Dopo aver parlato delle cause che scatenano il mal di testa contestualmente all’immersione, ci resta da affrontare la causa dell’emicrania in assoluto più frequentemente riportata da pescasub e apneisti: quella di fine immersione. Si manifesta temporalmente da 20 a 40 minuti circa dopo la conclusione dei tuffi, anche questa induce dolenzia nella zona della nuca, talvolta pulsante e con possibilità di irradiazione diffusa al capo. Raggiunge il culmine dopo circa 1 o 2 ore, per poi scemare ma con tempistiche molto variabili da un soggetto ad un altro. Terminato il dolore permane comunque un senso di stordimento che può insistere fino al giorno seguente.

La causa è da ricercarsi in un massivo rilascio di cataboliti acidi nel sangue, che sono responsabili di una vera e propria intossicazione cellulare. Tale rilascio consegue al progressivo scemare degli effetti di vasocostrizione periferica indotti dal Diving Reflex e dal Blood Shift. Insieme al sangue, una grande quantità di acido lattico (prodotto del lavoro muscolare durante l’immerisione) viene liberata nel torrente ematico, generando una concentrazione di sostanze irritanti che inducono la risposta dolorosa dell’organismo.

Riassumendo

Come abbiamo visto, le potenziali cause responsabili dell’insorgenza di una emicrania nell’apneista possono essere varie e molto diverse tra loro. A complicare la questione c’è anche il fatto che alcune di queste sono spesso compresenti e possono dar luogo ad un cocktail esplosivo e di non facile comprensione. Ma in fondo non c’è da spaventarsi, andando per esclusione è possibile molto spesso capire su che cosa agire: rivolgendosi ad un otorino specialista in medicina subacquea e iperbarica, con la terapia giusta, l’allenamento e qualche volta la chirurgia, è possibile tornare a godersi il mare a pieno e senza preoccupazioni.

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Category: Articoli, Medicina e biologia

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