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Pesca Ricciola: Regione che Vai, Taglia Minima che Trovi

| 1 agosto 2018

La ricciola è senza dubbio uno dei sogni del pescatore ricreativo, sia subacqueo che di superficie. Si tratta però di un pelagico che già da alcuni anni versa in grande sofferenza, i suoi stock ittici si sono drasticamente ridotti e forse sarebbe il caso di pensare ad un piano di tutela, a cominciare dall’istituzione di taglie minime appropriate che, come vedremo, sono tutt’altro che omogenee nel nostro stivale.

La Taglia Minima Nazionale

Le disposizioni nazionali fissano, per varie specie ittiche, delle taglie minime al di sotto delle quali sono vietati il prelievo e la commercializzazione. Per tutte le specie che non sono esplicitamente ricomprese nel tabellario, si fissa una taglia minima comune di 7 centimetri. La ricciola, purtroppo, fa proprio parte del gruppo dei “dimenticati”, e può quindi essere prelevata quando la sua lunghezza è appena superiore a quella di un pacchetto di sigarette.

Le Eccezioni Regionali

Non tutte le regioni italiane sono però uguali, quelle a statuto speciale godono di una autonomia legislativa che ha permesso loro di introdurre delle misure maggiormente restrittive, valide tanto per la pesca sportiva quanto per quella professionale, come attualmente succede in Sicilia e Sardegna. Le taglie minime fissate dalle normative, sia nazionale che regionali, sono valide per i profesisonisti e per i ricreativi, e non possono MAI essere derogate, neppure durante le gare.

Sicilia: Tutta Apparenza e Poca Sostanza

Nella più grande delle isole italiane il prelievo delle forme giovanili di ricciola è stato disciplinato mediante due decreti assessoriali emanati nel 1995. Il primo, quello del 10 gennaio ’95, stabiliva che: “È posto divieto nei compartimenti marittimi della Sicilia dell’esercizio della pesca di forme giovanili di ricciola che non abbiano raggiunto il peso di 500 grammi [omissis]”.

Successivamente, anche dietro richiesta di una cooperativa di pescatori del palermitano, il decreto venne modificato (19 ottobre ’95) limitando il divieto al solo periodo fissato dal 20 luglio al 15 settembre di ogni anno. Non si trattò di una scelta autonoma, quanto più della conseguenza alla pressione che l’ICRAM esercitò sulla regione nel 1994, sollecitando di scegliere tra il fermo biologico nei mesi di agosto e settembre o l’introduzione di limiti di misura e peso per limitare i danni prodotti in particolar modo (a detta dell’ICRAM!) dalla pesca sportiva.

Appare evidente che il limite siciliano è del tutto inadeguato a garantire una qualsiasi tutela della specie, men che meno se applicato soltanto per due mesi all’anno. Si è trattato del classico contentino elargito nel tentativo di non scontentare nessuno, professionisti in particolare, che ci hanno messo davvero poco a farsi modificare il decreto originario a proprio uso e consumo.

Sardegna: Un Buon Punto di Partenza

Sempre nel 1995 anche la Sardegna scelse di imporre delle taglie minime più stringenti rispetto a quelle previste dalla normativa nazionale, stavolta non solo per la ricciola ma per un nutrito elenco di specie ittiche. Con il decreto assessoriale 412 del 10 maggio 1995, per la ricciola venne stabilita la misura minima di 60 centimetri, che equivale ad un pesce di almeno un paio di chili. Il limite, tutt’ora vigente, risulta in vigore per tutto l’anno.

Cosa Dice la Biologia

I dati che ci fornisce la biologia non sono purtroppo confortanti. La Ricciola è un pesce maestoso che raggiunge dimensioni veramente importanti, ma a dispetto di un accrescimento abbastanza rapido, raggiunge la piena capacità di riproduzione piuttosto tardi. La prima maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 3 anni, ma i maschi sono realmente pronti al primo ciclo riproduttivo non prima dei 4 anni, mentre le femmine non prima dei 5. Stiamo parlando di pesci con un peso variabile dagli 8 ai 10 kg, taglie molto diverse da quelle minime previste dalle nostre normative.

Un Concreto Piano di Tutela

È senza dubbio arrivato il momento di fare qualcosa prima che la Ricciola raggiunga uno stato di sofferenza tale a doverne vietare del tutto il prelievo. Il piano di ricostituzione del Tonno Rosso ci insegna che il primo elemento che influisce davvero sugli stock ittici è uno stop o una forte regolamentazione della pesca professionale. Se a questo aggiungiamo che la Ricciola è quasi esclusivamente vittima delle reti da circuizione e degli esplosivi, con cui vengono sterminati i montoni durante la riproduzione, si capisce bene quanto sia ormai impellente porre un freno a questo scempio.

A questo proposito vale la pena citare il tentativo infruttuoso di arginare la pesca con il cianciolo sulla costa occidentale della Sardegna nel 2012. Il divieto, imposto per decreto, durò pochi mesi e venne poi smontato con il contributo delle università di Sassari e Cagliari che, in buona sostanza, certificarono che il cianciolo non aveva un impatto ambientale ed ecologico tale da pensare di metterlo al bando. Intendiamoci, anche allora il motore del provvedimento non fu la consapevolezza di dover tutelare una risorsa, quanto più quella di ostacolare un grosso peschereccio non sardo che, con tutte le autorizzazioni del caso, si era spostato sull’isola per sterminare i ricercati pelagici con una tecnica che sull’isola è praticamente inesistente.

Quali Misure Adottare

Inutile negare che anche la pesca ricreativa tutta dovrebbe dare il suo contributo ma con una sana dose di buon senso. Sarebbe innanzitutto ora che la ricciola avesse una taglia minima dedicata. I 60 centimetri imposti della Sardegna, per quanto non sufficienti come ci dimostra la biologia, potrebbero già essere un importante punto di partenza. Da più parti si è poi caldeggiato un fermo biologico nei mesi riproduttivi ma, atteso che la riproduzione dei pesci non si fissa con il calendario e che quindi il periodo fertile può arrivare a coprire un arco temporale da maggio a ottobre, sarebbe forse più sensato pensare ad un limite di pezzi come già in vigore per le cernie e per il tonno rosso.

Sulla pesca professionale c’è poco da dire, più che un fermo biologico sarebbero proprio alcuni strumenti da bandire totalmente. E se gli esplosivi sono già vietati da un pezzo (ma impunemente ancora usati) sarebbe ora di fare ampia luce sul concreto impatto ecologico delle reti da circuizione. Che il mondo scientifico, o meglio parti tuttaltro che trascurabili di esso, continuino a sostenere che la distruzione indiscriminata dei montoni riproduttivi, non solo delle ricciole ma di tutti i pesci del nostro mare, non sia una pratica esecrabile, ritarda sempre più la possibilità di intervenire, con il rischio che sia poi troppo tardi.

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Category: Approfondimenti, Articoli, Medicina e biologia, Normativa

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