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Pesca in apnea: Un imprevedibile Assoluto!!

| 23 ottobre 2007 | 0 Comments


Il nuovo campione portato in trionfo dal Team Omer – Foto: A. Balbi

Se il Campionato italiano di pesca in apnea 2007, conclusosi a Cinisi (PA) poche settimane fa, fosse stato un film sarebbe stato sicuramente un ottimo thriller; tantissimi, infatti, i colpi di scena che si sono susseguiti durante le due giornate di gara e che hanno portato ad un risultato su cui sicuramente nessuno avrebbe scommesso alla vigilia.

Chi avrebbe mai potuto prevedere una cocente retrocessione per quasi tutti gli atleti locali, con l’unica eccezione del solito Riolo salvatosi, per altro, solo grazie ad un’esaltante seconda frazione?

Chi avrebbe potuto anche solo ipotizzare che il prossimo anno troveremo alle semifinali atleti che hanno scritto la storia di questo sport, primo tra tutti il capitano della Nazionale, Maurizio Ramacciotti?

Ma questo campionato, tra tante luci e le immancabili ombre, ha anche dimostrato che si può partire dalle selettive per ritrovarsi in vetta alle classifiche dell’agonismo nazionale lasciandosi alle spalle campioni affermati, che ogni agonista può cullare il sogno di diventare campione italiano confidando che il suo sogno possa diventare realtà.

Gli atleti partecipano al briefing – Foto: A. Balbi

Come ogni anno i pronostici della vigilia e i commenti degli addetti ai lavori vedevano non solo favoriti ma sicuri vincitori i pescatori locali con Riolo, in cerca del sesto titolo italiano che lo porterebbe nella legenda di questo sport, davanti a Mancia; troppo importante, vista da fuori, la conoscenza dei fondali teatro delle abituali battute di pesca dei beniamini di casa.

Solo gli osservatori più attenti invitavano alla prudenza, ricordando che i fondali ad ovest di Palermo possono riservare parecchie sorprese, sia in positivo che in negativo, e che una minima variazione delle condizioni meteorologiche può cambiare in maniera radicale i piani degli atleti.

Ed allora ricostruiamo con ordine lo svolgimento dell’appuntamento agonistico più importante dell’anno.

Le procedure preliminari hanno preso il via la domenica precedente la manifestazione quando, alla presenza di un nutrito ma incompleto gruppo di atleti, erano stati ufficializzati i forfait eccellenti di Davide Petrini, impossibilitato a partecipare per un imminente intervento ad una spalla, e Paolo Cappucciati, bloccato dai medici a causa di un incidente occorsogli qualche giorno prima.

I concorrenti in attesa della partenza – Foto: A. Balbi

Era poi toccato ad Alessio Gallinucci scegliere a sorte quali, tra i quattro predisposti dall’organizzazione, sarebbero stati i campi di gara su cui i concorrenti si sarebbero confrontati per la conquista del titolo italiano.

Il sorteggio escludeva i due campi estremi, con grande rammarico degli atleti locali che avrebbero di gran lunga preferito disputare almeno una frazione sullo specchio di mare più a ponente tra quelli proposti che avrebbe offerto, non soltanto a loro, qualche punto di riferimento in più per fare carniere.

La sfida invece si sarebbe svolta su fondali sicuramente affascinanti dal punto di vista morfologico ma nei quali le prede, da troppo tempo abituate ad incontrare subacquei che adottano tecniche tutt’altro che sportive come la famigerata trainetta, si muovono nervose senza lasciare nessuna speranza riguardo alla possibilità di marcarle a meno di non andarle a cercare a quote alle quali solo in pochi sono in grado di pescare.

Durante la preparazione tutti i concorrenti hanno cercato di interpretare profondità e condizioni alla ricerca di indizi che consentissero di avere qualche pesce sicuro su cui magari iniziare la frazione e un percorso buono su cui razzolare per il resto della gara; purtroppo per loro gli unici pesci stabili erano le cernie, alcune anche di mole, avvistate in buon numero.

Mancia, forse troppo condizionato dal suo GPS – Foto: A. Balbi

Alla fine di ogni giornata, nel riscontrare le unanimi lamentele dei concorrenti sulla scarsità e l’inaffidabilità delle prede, gli addetti ai lavori compresi noi giornalisti si chiedevano quanta fosse l’inevitabile pretattica e quanto invece la reale condizione per cui tutta la gara sarebbe stata basata non sulla cattura di prede individuate in preparazione quanto sulla ricerca certosina dei pesci da mettere in carniere.

Un’altra incognita era inoltre costituita dal maggior numero di partecipanti rispetto ai campionati disputati nel recente passato; tanti gommoni in acqua avrebbero ulteriormente innervosito il pesce rendendone la cattura ancor più difficile e lasciando poche possibilità ad un eventuale jolly costituito da qualche pelagico in caccia, come era capitato a Bellani proprio in queste acque nel 2001.

Nei commenti tuttavia una costante, che costituiva già un punto di riferimento, era data dalle previsioni sul numero di prede che sarebbero state necessarie per lottare per il titolo, sette o otto a giornata, e per non retrocedere alle semifinali, quattro o cinque.

Bellani mette ordine nel suo carniere – Foto: A. Balbi
Villani con un cefalo catturato nella prima giornata – Foto: A. Balbi

Ancora una volta però solo la gara avrebbe potuto confermare o smentire ogni pronostico e considerazione della vigilia.

Gallinucci si ritira ma non perde il sorriso – Foto: A. Balbi

Le operazioni di iscrizione, che si svolgono nel pomeriggio di giovedì 13, sono anche l’occasione per Marco Bardi, nuovo Direttore Sportivo della nazionale, per incontrare uno ad uno tutti i concorrenti raccogliendone proposte e suggerimenti ma anche lamentele, con l’obiettivo di un maggiore coinvolgimento degli atleti nell’ambito dell’attività e delle decisioni federale.

Il venerdì, primo giorno di gara, arriva così in fretta e sulla banchina del circolo che ospita le imbarcazioni dei concorrenti qualche battuta e gli ultimi commenti sulla preparazione cercano di allentare la tensione che precede gli appuntamenti importanti.

Il campo di gara sarà quello più a ponente, in gran parte prospicente l’aeroporto di Palermo, caratterizzato per motivi di sicurezza da una fascia di rispetto fissata dalle ordinanze della Capitaneria di Porto in mezzo miglio che preclude agli atleti la pesca a terra.

Purtroppo la giornata si apre con una triste notizia: Roberto Praiola non potrà difendere il secondo posto conquistato lo scorso anno, un gravissimo lutto che lo ha colpito in nottata lo costringerà ad abbandonare la manifestazione subito dopo il termine della frazione.

La pattuglia della Polmare con le nuove moto d’acqua – Foto: S. Rubera

Alla spicciolata i gommoni lasciano il porto per dirigersi al centro del campo di gara; un veloce appello e, prima del via ufficiale, un lungo minuto di raccoglimento commemora Guido Castorina, Alberto Casu e Giuseppe Nicolicchia alla cui memoria è intitolata tutta la manifestazione.

Dal gommone della Direzione di gara un prolungato suono di sirena segnala l’inizio della prima frazione!

Chi si aspettava una partenza ammucchiata ed un marcamento asfissiante sui locali rimane deluso; i gommoni sfrecciano a tutta velocità ma si distribuiscono in modo uniforme su tutto il campo di gara e sembra quasi un paradosso riscontrare che sono proprio i locali a ritrovarsi tutti sullo stesso punto a contendersi inutilmente prede che non ci sono più.

Ci vogliono solo pochi minuti per capire che per catturare pesci si dovrà pedalare a lungo e anche questo breve assembramento si scioglie in fretta senza che nessuno abbia preso un solo pesce.

Basteranno due prede ad Inserra per un lusinghiero sesto posto – Foto: A. Balbi

Mentre le catture stentano ad arrivare Alessio Parisi è costretto al ritiro da una violenta colica intestinale che gli impedirà anche la partecipazione alla seconda giornata; dopo circa un’ora di gara chi sta meglio non ha più di tre pesci mentre sono ancora molti i carnieri desolatamente vuoti.

La sorpresa sembra essere Micaletti, che già nelle prime battute mostra due belle ricciole e un denticiotto; purtroppo, come molti ormai sanno già, l’epilogo di questa storia sarà molto meno piacevole del suo inizio.

Franco Villani comincia a catturare prede con regolarità e pare destinato ad essere uno dei protagonisti di questa giornata; il forte pescatore bresciano, più abituato alle acque dei laghi, dimostra di essere perfettamente a suo agio anche in mare mettendo a frutto il periodo di adattamento fatto nel trapanese.

Per Pisci un quinto posto finale che lo conferma ottimo pescatore ed atleta – Foto: A. Balbi

Tra i big solo Stefano Bellani sembra confermare il suo blasone mentre arranca Maurizio Ramacciotti, che sarà solo quindicesimo nella classifica di giornata.

Il jolly però lo pesca Alessio Gallinucci che, cambiando strategia subito dopo la partenza, mette da parte un rischioso pellegrinare tra un segnale e l’altro, preferendo cominciare a razzolare a ritmo sostenutissimo; la fortuna, che insieme al talento ha sempre un ruolo importante nelle gare, gli dà una mano e lo conduce su un orlo dove il laziale catturerà in rapida successione sette saraghi in peso per completare la specie poco dopo con altri tre pesci.

In un campo di certo non ricco di prede, ritrovarsi prima di metà gara già con un carniere così importante, è sicura garanzia di un risultato di prestigio.

Cambiare all’ultimo momento la scelta fatta alla vigilia non porta invece fortuna a Nicola Riolo che decide di percorrere il campo da ovest verso est; alla partenza finirà nell’unica mischia che si viene a creare e si ritroverà per il resto della gara a percorrere un itinerario sul quale qualcuno era già passato prima; la sua classe non si discute ma l’errore rischia di costargli carissimo e da chi si proponeva di vincere in casa il suo sesto titolo assoluto era lecito attendersi qualcosa di meglio.

Con questo carniere Riolo rimane in prima categoria – Foto: A. Balbi

Lo spunto vincente manca anche a Sandro Mancia, sempre tra i primi ma più indietro rispetto alle previsioni che lo vedevano favoritissimo; in una fase concitata della frazione pesca spalla a spalla su una tana con Carlo Inserra, catturano due saraghi a testa ma mentre Mancia si allontana, convinto che la tana abbia ormai dato tutto, il fortissimo atleta catanese dimostra tutto il suo talento e cattura un altro sarago che sarebbe potuto risultare determinante per il palermitano.

Inserra continuerà a razzolare catturando saraghi di mole (due dei quali proprio sotto l’obiettivo della nostra telecamera, n.d.r.) utilizzando, forse unico tra tutti i concorrenti, esclusivamente la tahitiana, e giovani ricciole di poco entro il peso minimo.

Sebastiano Pisci e Bruno De Silvestri scelgono di impiegare una parte significativa della frazione pescando oltre i trenta metri dove il pesce sembra essere meno nervoso; una grossa corvina e tre specie diverse permetteranno all’atleta sardo di fare un bel salto in classifica malgrado i soli 4 pesci totali mentre Pisci, con 5 pesci, lo segue a ruota staccato alla fine di soli 4 centesimi di punto percentuale.

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VIDEOCLIP BY GIONNI MARTI

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Category: Agonismo, Articoli, Pesca in Apnea

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