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Pesca in Apnea n° 79 – Settembre 2009

| 2 settembre 2009 | 0 Comments
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La copertina del n° 79 di Pesca in Apnea

Se la scelta fosse fra comodita’ e sicurezza sarebbe facile risolvere il problema a favore di questo secondo valore perche’ il confronto assolutamente non regge.
Ma non e’ sempre cosi’ e qualche volta addirittura comodita’ e sicurezza vanno a braccetto come, per fare solo un esempio, nel caso della plancetta che puo’ risolvere molti problemi del pescatore in apnea rendendogli, fra le tante cose, maggiore liberta’ di movimento e dunque migliore utilizzo delle attrezzature e piu’ soddisfacente risultato finale. Certo quello che era una volta un concetto accettato da tutti e cioe’ che un indirizzo sacrificale era la giusta premessa per avere buon esito e’ un principio assolutamente superato da una cultura che ogni giorno prova a considerare lo sforzo come un accessorio da evitare.
In questo senso e’ sempre di piu’ indirizzata la produzione dei beni di consumo. Per raggiungere meglio l’obiettivo basta dunque avere superato il principio della difficolta’? Non e’ proprio cosi’ e se lo chiede Stefano Navarrini in un servizio che appare sul numero di settembre di Pesca in Apnea. Nell’articolo non si fa filosofia spicciola e si danno una serie di consigli pratici per rendere piu’ facile la vita del pescatore in apnea ed ottenere al contempo migliorii risultati. Le cose dette da Stefano sono tutte semplici e facilmente applicabili e siamo sicuri che saranno molto gradite da quei giovani pescapneisti che si accostano al nostro sport con entusiasmo e voglia di fare risultati.
Qui’ di seguito diamo una breve presentazione dei servizi che appaiono sul numero di settembre di Pesca in Apnea ora in edicola.

Pag. 18: TECNICA / PROPRIO COME UN PESCEdi Marco Bardi

Per catturare una preda e’ necessario scoprire come agisce e come risponde agli stimoli esterni. Queste esperienze, alla lunga trasformano il pescatore in apnea in un ‘quasi pesce’ astuto e sapiente.
‘ Le castagnole, come tutti i pesci, hanno molto sviluppato un organo sensoriale che gli permette di percepire gli spostamenti di acqua tutto intorno. Quando un pesce predatore si avvicina con l’intenzione aggressiva, le castagnole iniziano a diventare nervose e sono tese come corde di violino, pronte a scattare per salvarsi dall’aggressione’
‘ Questo spiega anche perche’ i pesci predatori, che hanno una potenza incredibile, nuotano sempre a velocita’ ridotte, ma pronti a scattare sulla preda. Se si spostassero velocemente non riuscirebbero mai a sorprendere una preda’
‘ Un pesce nei dintorni potra’ vedere un corpo in perfetta verticale, dove tra corpo e pinne supera i 2 metri e mostra una sagoma enorme che inevitabilmente mette paura. Inoltre, passare da verticale a orizzontale comporta un movimento brusco di aggiustamento che inevitabilmente spaventa ogni pesce’

Pag. 24: INTERVISTE PARALLELE / DUE PER L’ABISSOdi Stefano Navarrini

Ma quanto e’ profondo il mare? Sicuramente tanto e c’e’ chi, per viverne l’essenza, ama pescare a quote impensabili per la maggior parte dei comuni pescatori in apnea. Per saperne di piu’ abbiamo chiamato in causa due noti profondisti: Stefano Bellani e Gabriele Del Bene.

‘ Del Bene. E’ innegabile che una cattura profonda, magari di un pesce di mole, sia una grande emozione. Si sperimentano infatti molti elementi che ci gratificano: la scoperta dei propri limiti, il rischio, il confronto con la preda che sembra irraggiungibile e quello con se’ stessi. Il successo della cattura sintetizza in altre parole la nostra massima espressione di capacita’ psicofisica. Non va mai dimenticata, pero’, la grande pericolosita’ di pescare a certe quote, soprattutto se non si sono conquistate con le necessarie gradualita’ ed esperienza. Penso, tuttavia, che la pesca profonda in Italia sia stata eccessivamente demonizzata, mentre all’estero viene praticata con successo e in piena sicurezza’
‘ Bellani. Il mio pesce piu’ profondo l’ho preso in gara, a 43.5 m, durante il campionato euroafricano del 1995 a Salina. Era una zona gia’ vista in preparazione con lo scooter e, pur avendo notato la ricchezza del posto, non lo avevo considerato piu’ di tanto a causa della profondita’ e del fatto che, essendo a maggio, pescavo con una giacca da 7 mm. Per recuperare una pessima prima giornata, nella seconda decisi di tentare il recupero proprio su quella zona. Per scendere con sicurezza sul posto, avendo le mire ben precise, piazzai prima un pedagno sul fondo con una sagola di 25 m terminante con una pallina bianca che mi faceva da riferimento. Non avevo mai pescato a quella profondita’, ma presi una bella cernia di 15 kg e una corvina con cui rimontai diverse posizioni’

Pag. 29: LE BELLE IMMAGINI / L’AGGUATO IN SUPERFICIEdi Alberto Balbi

La pesca all’agguato forse e’ la tecnica di pesca piu’ creativa e soddisfacente, dove intuito ed esperienza giocano il loro ruolo fondamentale nel successo dell’azione. Abbiamo seguito sott’acqua un bravissimo pescatore in apnea che usa la tecnica dell’agguato.

‘ E’ la prima volta che vego su quest’isola, quindi inizio a osservare se vi siano scogli affioranti, passaggi a pelo d’acqua e qualsiasi altro tipo di riparo che possa permettere di sorprendere il pesce nel momento migliore, ovvero mentre mangia’
‘ Decido di attraversare in immersione strisciando sul fondo. Cio’ mi da tre risultati: intanto, sul fondo, sono quasi invisibile, a differenza di un corpo galleggiante in controluce; secondo, non emetto vibrazioni, in quanto mi tiro tra i sassi con la mano anziche’ usare le pinne e, terzo, alcuni sassi, muovendosi, emettono qualche leggero rumore, ma questo, provenendo dal fondo, anziche’ spaventare il pesce potrebbe incuriosirlo’

Pag. 36: AGONISMO / TROFEO ZAMPOLINI 2009di Marco Bardi
Anche il mare piu’ generoso puo’ riservare sorprese, ma gli atleti devono trovare sempre soluzioni per portare a terra un buon pescato.

‘ Questa novita’ ha condizionato l’andamento della competizione, che si e’ svolta alla perfezione, ma ha regalato poco pesce. L’agonista, pero’, ha il compito di trovare soluzioni anche quando il mare e’ difficile, ed e’ proprio questa la differenza che passa tra un bravo agonista e un pescatore amatoriale’
‘ Il segreto tattico che ha consentito ad alcuni di risolvere la propria competizione si e’ sintetizzato nell’avere trovato qualche piccola zona dove l’acqua era migliore e solo chi e’ riuscito a intercettare queste microaree e’ riuscito a svoltare da una situazione negativa’

Pag. 40: TECNICA / CARICHIAMO IL FUCILEdi Alessandro Martorana

Come armare in sicurezza facendo la minore fatica possibile.

‘ Naturalmente e’ superfluo affermare che qualsiasi fucile subacqueo presenta una difficolta’ di caricamento direttamente proporzionale alla sua lunghezza e, di conseguenza, alla sua potenza’
‘ Un’asta tahitiana appuntita e affilata, ben bilanciata e realizzata con l’acciaio piu’ rigido e inflessibile e’ infatti in grado di ottimizzare a tal punto il tiro che dventa meno necessario disporre di una valanga di atmosfere di precarica. Inoltre, in questo modo, oltre a rendere il fucile piu’ gestibile , gli regaleremo sicuramente qualche anno di vita in piu”
‘ A questo punto va fatta una netta distinzione, perche’ c’e’ 90 e 90. Ci sono arbalete da 90 centimetri corredati di elastici morbidi e progressivi, adatti a un utilizzo ‘tutta pesca’, e ci sono 90 superpotenti (magari con affusto in legno), a uno o due elastici circolari, che servono a colpire prede grandi e combattive in situazioni di ridotta visibilita”

Pag. 44: TECNICHE DI PESCA / IL FASCINO DEI RELITTIdi Antonio Mancuso

I relitti sommersi sono siti particolari e affascinanti, che spingono i pescatori in apnea piu’ esperti a dedicarvi molte delle loro battute. Si tratta, pero’, di una pesca non adatta a tutti, che richiede anche una notevole dose di sangue freddo.

‘ Negli anni, questi siti sono diventati piccole oasi ricche di vita, dov’e’ possibile trovare molte specie ittiche, che li frequentano sia per l’abbondanza di cibo sia per la possibilita’ di trovare rifugi sicuri. La loro presenza, quindi, favorisce la pesca in apnea e offre al pescatore l’opportunita’ di soddisfare la sua passione anche in quei fondali che, altrimenti, non susciterebbero alcuna attrattiva’
‘ Le varie specie ittiche che di solito e’ possibile catturare sui relitti sono legate principalmente alla distanza di questi ultimi dalla costa e alla profondita’ del fondale a cui essi sono situati. Troveremo principalmente pesce bianco, come cefali, spigole e mormore, nei relitti bassi e piu’ vicini alla linea di battigia, che, a loro volta, attirano voraci predatori, come pesci serra e lecce…

Pag. 49: CONSIGLI / LA VITA FACILEdi Stefano Navarrini

Facilitarsi la vita, in un’attivita’ tutt’altro che rilassante come la pesca in apnea, e’ quasi un dovere specialmente in estate, quando ogni cosa diventa piu’ difficile e la sindrome della vacanza rende tutti piu’ nervosi e stressati.

Pag. 53: LA PREDA / 10 CONSIGLI PER IL CEFALOdi Marco Bardi

Ecco gli argomenti principali per insidiare con successo il cefalo.

‘ Prima di arrivare a questo momento cruciale, ci sono molte altre valutazioni da fare, ma e’ importante ricordarsi della sua proverbiale curiosita’, perche’ e’ proprio su questo che dovremo attuare la strategia ideale per il cefalo…
‘ Quindi si effettua la capovolta prima di vedere qualche preda, cercando di scivolare sul fondo con cautela e con l’aiuto di una zavorra adeguata, spesso molto abbondante.
Si raggiunge lentamente il nascondiglio e ci si ferma ad attendere con il fucile puntato davanti alla nostra visuale…
‘ Non appena si raggiunge il culmine di alta marea, il cefalo sparisce come volatilizzato, perche’ si allontana di nuovo verso il largo. Il pescatore piu’ evoluto potra’ concentrarsi su questi momenti facendo una scelta precisa e cambiando rapidamente strategia non appena si rende conto di un successivo cambiamento del mare’

Pag. 58: QUANDO SMETTERE / OCCHIO ALLA STANCHEZZA!di Roberto Tiveron

La stanchezza e’ un fattore che non deve essere mai sottovalutato, quindi impariamo a osservarne sintomi e segnali, che terremo in giusta considerazione. I vari livelli della stanchezza.

‘ La comparsa della stanchezza e’ una situazione fisiologica e si manifesta piu’ o meno presto anche in relazione al grado di preparazione fisica e tecnica del pescatore. Generalmente, la comparsa della stanchezza fisica viene mascherata un po’ dalla situazione in cui ci si trova in acqua e, altre volte, essa puo’ essere addirittura un’arma a doppio taglio, specialmente nei pescatori di meno esperti’
‘ La soluzione piu’ logica, sempre considerando non solo questo elemento che abbiamo appena enunciato ma anche altri altrettanto importanti, sarebbe quella di programmare la propria immersione nel tempo, iniziandola a quote minori, per dare modo all’organismo di adattarsi e, quindi, di rompere il fiato, per spostarsi, dopo un po’, alle quote massime previste e ripiegare, infine, a quelle medie o basse dopo aver trascorso qualche ora in mare’

Pag. 62: DOPO LA CATTURA / PESCI E PORTAPESCIdi Alessandro Martorana

Due buoni motivi per assicurare piu’ che ene una preda al nostro portapesci: la sicurezza si non perdere il pesce e l’ottimizzazione della battuta, che non deve essere ostacolata nell’avanzamento. Ecco come regolarsi a seconda delle specie.

‘ Un’ulteriore differenziazione va fatta anche in base al portapesci piu’ adatto e sul fatto se sia meglio assicurarlo alla cintura o alla boa. E’ pacifico che il portapesci cui ci riferiamo sara’ sempre costituito da un chiodo in acciaio piu’ o meno lungo assicurato a uno spezzone di sagola terminante con un anello’
‘ Queste due prestigiose prede possono essere trattate alla stregua dei saraghi, a patto che le loro dimensioni non superino i 2 kg di peso. Quando invece cominciano a diventare sensibilmente piu’ pesanti, sara’ sicuramente il caso di assicurarli direttamente al portapesci attaccato al pallone, anziche’ usare quello in cintura’
‘ Anche la spigola ‘merita’
lo stesso trattamento della corvina e, vista la copiosita’ della zona membranosa che permette al predatore di allargare a dismisura lo snodo della bocca, non e’ difficile forarla con lo spillo del portapesci e assicurarla cosi’ in maniera elegante e sicura, a dispetto della sua grande cavita’ orale’

Pag. 66: BUON APPETITO / DALLA CATTURA ALLA TAVOLA: QUESTA E’ LA PESCA IN APNEA!di Alberto Balbi

Una giornata in mare cominciata con una promessa, che e’ stata infine mantenuta: per cena si mangia dotto, e anche cucinato con maestria! Il racconto puo’ servire a trasmettere il gusto che regalano i tantio momenti di una battuta di pesca tra amici.

‘ Giunti a Marsala, sapevo di trovare le persone giuste: Pietro, Pietrino e Ciccio offrono la classica ospitalita’ siciliana senza sconti, per loro la pesca in apnea e’ amicizia e condivisione delle belle sensazioni’

Pag. 71: FUCILI: LA PROVA IN MARE / MARES ARBALETE PHANTOM FV95di Alessandro Martorana

Abbiamo provato un arbalete della nuova linea Phantom della Mares. L’affusto e’ realizzato in nylon a spssori differenziati e ha una forma a osso di seppia. Fra le caratteristiche salienti, il tiro silenzioso.

‘ La serie Phantom si articola in due sottogamme: la Carbon e la FV. In entrambe i fucili sono interamente in nylon, con la differenza che nella serie Carbon il materiale viene caricato con fibra di carbonio, mentre nella FV con fibra di vetro (come nella maggior parte delle impugnature degli arbale’te in commercio)’
‘ Finalmente, grazie alla comparsa di un sarago, abbiamo provato a puntare il fucile e la manovra e’ stata veloce e precisa. Abbiamo schiacciato il grilletto e il sarago e’ stato insagolato: non male per essere stato il primo tiro con questo fucile, sufficientemente veloce, con un contraccolpo quasi inesistente’

Pag. 76: TATTICA / QUANDO E’ UTILE L’ALTRO FUCILEdi Pietro Milano

Sono poche, ma ben definite, le situazioni in cui, sulla base dell’esperienza, la scelta del fucile e’ quasi obbligata. Vediamole.

‘ La pesca in tana nel grotto (roccia di natura tufacea) e’ una tecnica abbastanza specializzata e, come tutte le cose particolari, necessita di apposite armi: medio-corte con asta filettata per montare la fiocina (di solito con 5 punte, ma puo’ andare bene anche quelle a 4)’
‘ Gli odierni 90 cm (ci si riferisce, per gli arbale’te, alla lunghezza di fusto) hanno quasi tutti il castello e il congegno di scatto molto arretrati e, in virtu’ di questo, acquisiscono un lieve vantaggio, nell’estensione degli elastici, rispetto ai modelli di 10 anni fa’
‘ Non e’ raro, mentre siamo intenti a perlustrare i buchetti, che il dentice arrivi incuriosito e a portata di un fucile leggermente piu’ lungo. Per la ricciola di passaggio e’ difficile cogliere l’occasione: ben raramente ci dara’ una seconda occasione, ma per il dentice che ha eletto a territorio quell’area, il cambio di fucile va tentato’

Pag. 85: APNEA E ATTREZZATURE / PINNUTI, PINNE E MONOPINNA

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