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Pesca in Apnea n° 26 – Aprile 2005

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La copertina del numero 26 di Pesca in Apnea

Sul numero di aprile di PESCA IN APNEA, che ora presentiamo agli amici di Apnea Magazine, a pag. 100 c’è un prezioso articoletto di appena due pagine che tutti i pescatori in apnea dovrebbero leggere per capire molto della loro attività e dunque per capirsi. Si tratta di un intervento di Marco Bardi che, nella rubrica “Campioni e Campionati”, tratta un tema spesso dibattuto (non solo per la nostra disciplina) e cioè se “campioni si nasce o si diventa”.
Nel nostro caso, naturalmente, si tratta di campioni di pesca in apnea e nell’articolo vengono subito identificate le caratteristiche che distinguono un campione. Quelle sulle quali Marco si sofferma sono tante: l’istinto, l’esperienza, la conoscenza delle tecniche, la coscienza dei propri mezzi, la volontà, il sentirsi “il sale sulla pelle’ acqua nell’acqua’ pesce fra i pesci” ecc. Tutte doti che in misura diversa possono essere presenti anche nel bravo pescatore amatoriale, ma che certamente in misura maggiore esistono nel campione. Ma c’è una caratteristica che è specifica del campione: “‘qualcosa di misterioso che viene stimolato continuamente contribuendo a fare la differenza tra un pescatore normale e uno speciale'”. Con quest’affermazione si entra nel non definibile, un “quid” particolare che esiste in alcuni senza una spiegazione possibile. Nonostante la chiarezza dell’esposizione, questa misteriosa area, dunque, non può essere del tutto esplorata. Infatti, Marco, a questo punto, per arrivare alla sintesi afferma
“CAMPIONI SI DIVENTA, MA CAMPIONI ECCELSI SI NASCE”. In altre parole, bravi pescatori subacquei, anche bravissimi, anche campioni, si può diventare, ma il sublime, la grandezza, la possono raggiungere solo in pochi, gli eccelsi. Ma chi sono i sublimi, i grandi, gli eccelsi? Leggete questo importante intervento sul numero di aprile di PESCA IN APNEA ora in edicola.

Pag. 28 / TATTICA / IMMERGIAMOCI DA TERRA di Marco Bardi

Partire per una battuta di pesca immergendosi direttamente da terra è una pratica seguita dalla maggior parte dei pescatori in apnea ed è dettata dalla necessità più che da una scelta. Ma può avere i suoi vantaggi.
Per gli amanti dei bassi fondali costieri valutiamo una serie di possibilità per rendere più efficace, comoda e sicura la battuta di pesca. Di solito si tratta di zone costiere costituite da piccole frane e ciottoli, intervallate da calette e punte. Sono i litorali costieri rocciosi che bagnano buona parte delle coste.
In questi tratti di mare è possibile incontrare quasi tutte le specie ittiche catturabili. Di solito, le principali prede sono salpe e cefali, saraghi e spigole, orate e corvine, ma anche prede minori come polpi, gronghi, murene, totani, seppie, scorfani e triglie. Negli orari e nei periodi giusti, con le condizioni meteomarine ideali, non è impossibile l’incontro anche con prede più di rango, come qualche dentice che si avvicina alla costa, qualche leccia che viene a predare i cefali, qualche pesce serra, sempre più prepotente nell’insidiarsi lungo le coste.
Una volta individuati i periodi migliori in base alle prede, è anche fondamentale imparare a capire quali sono le condizioni ottimali del mare. Ad esempio, sono fondamentali i tipi di venti e il moto ondoso, oltre alle ritmiche maree, all’orario ottimale e alla presenza di disturbo esterno. Lungo la costa, un vento può influenzare la presenza dei pesci.
La corrente a favore è già un requisito tecnico molto utile nel basso fondale. Innanzitutto ci si affatica di meno, in secondo luogo si va incontro al pesce che nuota sempre controcorrente. Quindi, a parità di tempo in acqua, si percorre un tratto di mare più ampio e sempre con la corrente ottimale. In più, c’è da considerare che il ritorno dallo stesso punto dove si entra di solito comporta almeno un tragitto (andata o ritorno) controcorrente, quindi più faticoso e meno redditizio, e almeno un tragitto da ripetere sullo stesso percorso già sfruttato in andata.

PAG. 34 / SISTEMI DI PESCA / IN TANA CON IL FUCILE LUNGO di Pietro Milano
Parlare di pesca in tana con il fucile lungo potrebbe sembrare un controsenso, ma vi sono diverse situazioni in cui il fucile lungo offre, anche in tana, inequivocabili vantaggi. Vediamo quali sono.
Ecco che entra in gioco il fucile: con un modello corto dovremmo avvicinarci molto all’entrata e le potenziali prede potrebbero insospettirsi ulteriormente e retrocedere all’interno della tana, per poi svanire. Un predatore, come siamo percepiti noi pescatori in apnea, che si avvicina molto può provocare questa reazione e il pesce può capire che la sua tana non è inviolabile. Un fucile da 50-60 cm ha realmente una gittata di 1-1.5 metri, con una precisione molto relativa. Se, poi, è armato di fiocina, anche meno. Viceversa, un 90 cm raddoppia la precisione e la gittata (l’asta lunga consente un tiro più preciso) e offre la possibilità di tenersi a una distanza più lunga dall’entrata, spaventando meno gli abitanti.
In effetti, chi bazzica assiduamente gli agglomerati rocciosi di tufo mai si presenterà a una battuta di pesca senza il fedele fucile di misura ridotta, elastico o pneumatico che sia, armato della fiocina “tuttofare” a cinque punte. Gli spacchi, spesso angusti, lasciano pochissimo tempo per un tiro mirato, spesso si spara alle ombre che svicolano nel pulviscolo e l’arma corta e armata di fiocina è spesso un vero toccasana.
Quando iniziai le gare di selezione (1981-82) fui preso con un po’ d’ironia, perché pescavo nelle gare selettive della Meloria (Livorno) con uno Sten da 90 cm con fiocina: dopo tre vittorie consecutive (record tuttora valido), iniziai a essere preso un po’ più in considerazione e a far apprezzare questa mia teoria.

PAG. 38 / A VARIE PROFONDITÀ / COSA USARE DA 0 A 5 METRI di Alessandro Martorana

Le attrezzature per la pesca in apnea, variano a seconda della profondità a cui si intende pescare. E non bisogna trascurare questo particolare neanche andando a caccia di prede in acque basse.
Chi pratica con passione il nostro sport, dovrebbe sempre essere teso alla ricerca della vera emozione della cattura, non fermandosi al lato “fisico” della pesca in apnea, ma assaporando le intense sensazioni che offre la cattura di un pesce nel modo più “sportivo” possibile. Credo di non dire niente di nuovo affermando che le nostre potenziali prede sono sicuramente più guardinghe e sospettose nei confronti dell’uomo armato di fucile subacqueo, nelle porzioni di mare maggiormente frequentate dal pescatori in apnea, solitamente situate a minori profondità rispetto a batimetrie difficilmente raggiungibili dall’apneista.
Una maschera che ci permetta di “monitorare” un vasto spazio circostante orizzontale senza ruotare il capo ci farà accorgere di un’eventuale preda in avvicinamento con un maggiore anticipo rispetto a un mascherino da profondità. Se riuscirà anche a penalizzare al minimo la visibilità verticale, ci sarà inoltre di valido ausilio, nel caso di prede come spigole e cefali, che talvolta hanno il brutto vizio di arrivare dall’alto senza che noi ce ne accorgiamo o, addirittura, entrare improvvisamente nel nostro spazio visivo facendoci sussultare, causando così una precipitosa fuga nella nostra (ora ex) preda.
Se peschiamo all’aspetto o all’agguato con visibilità di due o tre metri, non ha senso entrare in acqua con un cannone in grado di sparare ben oltre questa distanza. Andrà invece preferita la massima brandeggiabilità per poter sparare a pesci che ci sono arrivati da posizioni diverse da quella in cui tenevamo puntata l’arma. Con ottima visibilità, infatti, avremo tutto il tempo di poter spostare il fucile, usando opportuna cautela per non mettere in guardia la preda in avvicinamento.

PAG. 42 / ALTRI MARI / AVVENTURA IN AUSTRALIA di Carlo Avolio

Un altro pianeta anche sott’acqua, con pesci enormi, squali e tutto quello che un vero appassionato di pesca in apnea può desiderare. Ecco la cronaca di indimenticabili giornate di mare all’altro capo del mondo.
Dal secondo giorno si incomincia a fare sul serio e ogni equipaggio, supportato da un bravo barcaiolo e da uno dei quattro tutori (campioni o ex tali di pesca sub) ha la sua “zona”, dove comincia il rituale, che si ripeterà ogni giorno: il tutore cala in acqua un “richiamo” ottico (flasher), che staziona a -15 m, con lo scopo di attirare (assieme alla pastura) e far risalire dal fondo (in media 35-40 m) i tonni “dente di cane” (dogtooth), preda elettiva per gli organizzatori alla perenne ricerca di un record o, comunque,
di una cattura che resti nella memoria fotografica del viaggio.
La sera, a cena, gli sguardi si incrociavano perplessi e i silenzi dell’oceano venivano rotti solo dal mulinello di una delle canne che “arpiona” uno squaletto (poi liberato), ma non c’è tempo per distrarsi’ Siamo a metà crociera e un briefing tecnico è d’obbligo tra noi: tutti d’accordo nel dire che in quel mare non si può prescindere dal sistema “bungie” (tubo di caucciù elastico con anima in kevlar, costosissimo e introvabile in Italia), collegato a una o più boe (anch’esse sovradimensionate per contrastare l’eventuale picchiata verso il fondo del tonno ferito).
Si naviga ancora (sempre di notte) verso sud e inizia un lento riavvicinamento alla costa.
La stanchezza comincia ad affiorare, ma le catture non diminuiscono. Mario e io, infortunati, segnamo il passo, mentre Peppe (il più regolare di noi) comincia a diminuire le quote operative. È il momento di Andrea, che, proprio nel finale, tiene alto il nome dell’equipaggio italiano. Comunque, c’è il tempo di prendere ancora carangidi (black ravelly), lampughe (dolphinfish) e ancora “piccoli” tonni.

PAG. 48 / PER CHI INIZIA / LE PRIME PREDE di Marco Bardi

Gronghi, murene, musdee, scorfani, tordi, polpi, triglie, seppie, totani e calamari sono tra le prime prede di ogni pescatore in apnea, ma con una certa attenzione le possiamo scoprire anche tra i carnieri dei più esperti. Ecco qualche suggerimento per distinguerli, catturarli e, infine, cucinarle.
Il grongo, infatti, ama arrotolarsi nei cunicoli contorti, dove si sente più protetto, e non è difficile trovarlo in posizioni veramente strane. Si pesca solo in tana, con l’ausilio di una buona lampada con luce potente e concentrata, capace di “bucare” anche il torbido, che di solito si verifica quando il grongo arretra perché impaurito.
La murena (Muraena helena), della famiglia Muraenidae, ha un corpo tipicamente anguilliforme, che può superare i 130 cm di lunghezza e i 10 chili di peso nell’area del Mediterraneo, mentre negli oceani raggiunge anche dimensioni superiori.
Il corpo è robusto e compresso ai fianchi, specialmente nella parte posteriore, dove la pinna dorsale si fonde con la caudale e quella anale. La bocca è ampia, con denti lunghi e acuminati, le narici sono evidenti e le branchie sono piccole e ovali. La pelle è priva di squame ed è bruna a chiazze maculate tendenti al giallo.
Certe volte ci si accorge di uno scorfano perché, sfiorandolo con il proprio corpo, lui fugge, facendosi anche notare. La sua fuga è sempre breve per passare a posarsi di nuovo fermo immobile a poca distanza. Illuminando le tane più buie, si può scovare facilmente perché il raggio di luce che lo investe mette in risalto il suo occhio brillante che spicca nel buio della tana e, se si tratta del cappone, la luce colorerà di rosso arancio il corpo mimetizzato altrimenti difficile da vedere.
Una volta individuato, si può dire che la cattura è molto semplice, perché lo scorfano di solito non fugge se non pressato da molto vicino.
La triglia è sempre in frenesia alimentare e si muove in continuazione. La profondità ideale è attorno ai dieci metri, ma le triglie più grandi si trovano anche più giù. Una volta catturata, non presenta alcuna difficoltà nel sistemarla nel portapesci, e anche in questo caso è consigliabile passare lo spillo da occhio ad occhio, perché le branchie sono molto delicate.

PAG. 56 / AGONISMO / IL GIUDICE DI GARA GIUSTIZIA È FATTA di Alessandro Martorana

Non nemico ma collaboratore degli atleti, non censore ma figura propositiva per lo sviluppo della pesca in apnea. Ecco chi sceglie di assumere questo non facile ruolo.
In queste pagine desideriamo rendere nota proprio l’attività di quest’ultima figura che, molto spesso, non è visibile ai più, specie quando la competizione si svolge bene e senza intoppi. Vi posso però garantire che il lavoro del giudice di gara è assolutamente importante e necessario in ogni gara di pesca in apnea, a qualsiasi livello venga svolta. Spesso è costretto a prendere decisioni di estrema responsabilità e, talvolta, controcorrente rispetto al volere di qualche atleta, che non si rende conto che alcune decisioni servono a far sì che la gara si svolga nella maniera più equa per tutti.
Abbiamo deciso, quindi, di chiedere a due giudici federali, molto conosciuti nell’ambiente agonistico, di dare voce alla figura del giudice di gara, sperando che gli atleti e gli spettatori di una gara di pesca in apnea abbiano più chiara la sua insostituibile funzione e che, oltretutto, svolge la sua attività a titolo assolutamente gratuito e volontario.
Chi, come il sottoscritto, svolge attività agonistica da qualche anno, ha sicuramente avuto modo di conoscere Francesco Lanna e Mario Borsesi e la loro disponibilità alla divulgazione della nostra appassionante attività.

PAG. 61 / AL FEMMINILE / MARES E MARINA SOTTO IL SEGNO DELL’APNEA di Stefano Navarrini

Il mare, la natura, l’apnea: uno stile di vita che caratterizza le giornate di Marina Kazankova, neocampionessa mondiale di jump blue, ma anche testimonial di un nuovo modo di vivere l’immersione free dive. Per questa giovane atleta russa, l’apnea è dunque un vero stile di vita: non solo motivo di impegno agonistico, ma anche fonte di sensazioni rilassanti e di ricerca interiore.
Marina si muove e viaggia molto, ma questo non influisce più di tanto su una certa metodicità di approccio alla giornata, perché ovunque si trovi, salvo casi eccezionali, appena sveglia Marina mette d’accordo il suo fisico con la natura. Ovvero, si concede non meno di una mezz’oretta di corsa e di stretching, possibilmente in riva al mare, perché il mare sembra ormai diventato il suo più fidato compagno di vita. Per lei che normalmente vive a Roma, il mare più vicino è quello di Ostia, ed è lungo le spiagge normalmente affollate che Marina macina chilometri in perfetta solitudine. Poca meraviglia. Marina si sveglia all’alba, senza bisogno di suonerie, e con i primi raggi del sole è già in moto lungo la spiaggia. “Questo momento è molto importante per me”, racconta, “perché correndo a fianco delle onde e respirando l’aria frizzante del mattino, entro in sintonia con la giornata e mi concilio con la natura”. La sua attività mattutina non si ferma però qui. Dopo 30-40 minuti di corsa, sempre sulla spiaggia e respirando l’aria del mare, Marina passa infatti a esercizi di stretching e di yoga che, con una buona sessione di addominali, completano il suo saluto al sole.
Marina ha un leggero e occasionale problema di compensazione, che in genere si autorisolve solo dopo molto allenamento in mare.
Pur essendo legata alla componente agonistica dell’apnea, insita nel suo carattere, Marina, che gareggia sotto le insegne del circolo foggiano Asd Pentotary di Gianfranco Ciavarella, è affascinata da uno stile di vita di cui l’apnea potrebbe essere l’asse portante.
L’apnea, dunque, come stile di vita. “Quando sono sott’acqua in apnea mi sento un po’ delfino e un po’ sirena, sto così bene che non ho più voglia di tornare in superficie, amo la pace e la tranquillità che si provano nel mondo del silenzio e mi sento pienamente voluta e accettata”. Un’idea di integrazione con l’elemento che sta anche alla base delle sue scelte tecniche, visto che Marina scende quasi esclusivamente con il monopinna.

PAG. 66 / SEGRETI / LA VESTIZIONE DELLA MUTA di Marco Bardi

Tipologie di neoprene, la scelta della muta, la vestizione e altri accorgimenti utili per ottenere il massimo del comfort in relazione alle nostre esigenze personali.
Nella vestizione con acqua saponata, e in caso di uso prolungato della muta per più giorni consecutivi entro un breve periodo, si potrebbero presentare delle irritazioni della pelle con prurito e comparsa di piccole eruzioni cutanee molto fastidiose. Il nostro consiglio, quindi, è quello di usare un sapone neutro poco irritante con l’aggiunta di una piccola dose di crema per il corpo.
Per chi ha problemi a usare il sapone, risulta una valida alternativa quella di diluire nell’acqua del contenitore una piccola dose di olio neutro per la pelle. L’olio aiuta a rendere scorrevole la muta anche se non quanto il sapone, ma ha il vantaggio di lasciare la pelle morbida, idratata e profumata, non creando alcuna irritazione nonostante l’uso prolungato e ripetuto per più giorni.
Qualunque tipologia di muta si scelga di indossare, conviene sempre adattarla al proprio corpo durante la vestizione. Soffiando aria all’interno delle maniche, subito all’altezza dei polsi, l’aria che entra aiuta la muta a posizionarsi meglio.

PAG. 70 / NORMATIVA / A PESCA IN GOMMONE NEL RISPETTO DELLA LEGGE di Giorgio Volpe

Non si deve essere degli avvocati, ma quasi… per non rischiare di incappare in una delle tante “trappole” disseminate qua e là per la giungla di leggi e decreti che ci riguardano. A volte, anche un articolo male interpretato da un rappresentante delle Forze dell’Ordine può metterci nei guai. Leggiamo, dunque, con attenzione queste pagine e alla fine ne sapremo certamente di più.

Durante una battuta di pesca in apnea con mezzo nautico di appoggio dovremo rispettare alcune specifiche prescrizioni di legge, alcune delle quali, purtroppo, risultano a oggi confuse e non sempre bene applicate. Quale migliore occasione, quindi, per provare a offrire consigli utili ad evitare problemi durante un eventuale controllo? Non dimentichiamo che, salvo che il fatto non costituisca un più grave illecito, qualunque infrazione delle norme che disciplinano l’esercizio della pesca in apnea comporta generalmente l’irrogazione di una pesante sanzione amministrativa di 1032 euro, due dei vecchi milioni di lire.
È buona norma portare sempre con sé alcuni documenti, che potranno rivelarsi utili in caso di controllo. Purtroppo, i controllori non sono messi nelle migliori condizioni per operare, in quanto la dispersione di certe previsioni in atti poco conoscibili si riverbera necessariamente sulla loro capacità di dare un’interpretazione e, conseguentemente, un’applicazione univoca alle previsioni di leggi, regolamenti e ordinanze che riguardano la pesca in apnea. Tra i documenti che non dovrebbero mai mancare a bordo del vostro gommone ricordiamo: Circolare Ministero della Marina Mercantile n. 6227201 del 1987. Potete stamparne una scansione disponibile all’indirizzo web http://www.apneamagazine.com/gfx/circolare.gif, Ordinanza balneare e, se presente, delle attività subacquee emessa dal competente ufficio periferico delle CCPP. Molte ordinanze sono disponibili sul sito www.guardiacostiera.it. Copia del Dpr 1639/68, reperibile sul sito www.politicheagricole.it, nella sezione Normativa dell’Area Pesca e Acquicoltura, insieme con molti altri atti normativi.

PAG. 76 / APNEA / L’IMPORTANZA DELLA RESPIRAZIONE di Roberto Tiveron

È proprio il caso di dire che dobbiamo imparare a respirare: un atto spontaneo che ripetiamo dal momento della nascita, ma che spesso non viene eseguito nella maniera più corretta, e ciò ha la sua importanza, specialmente quando ci si prepara a scendere sott’acqua in apnea.
La maggior parte degli atleti, specialmente coloro che hanno iniziato a praticare la disciplina in età infantile, hanno sviluppato il meccanismo della respirazione probabilmente in maniera corretta, poiché sarebbe impossibile o alquanto limitante praticare sport senza essere in grado di permettere all’organismo gli giusti scambi gassosi necessari alle principali funzioni vitali e all’attività muscolare.
Un apneista che si rispetti basa moltissimo la sua immersione su una corretta ventilazione eseguita pochi istanti prima della discesa. Quali sono i benefici di una corretta respirazione? Innanzitutto, come abbiamo già accennato, la corretta ventilazione permette di ossigenare l’organismo in base alle richieste e, durante il movimento, tutto l’apparato muscolare in maniera adeguata; e poi permette di eliminare velocemente le scorie prodotte dai processi energetici e di fornire immediatamente nuovo comburente (ossigeno), consentendo un pronto recupero e scongiurando il rischio di affanno.
Per provare a verificare di poter condurre una corretta respirazione in modo efficace, si può agire in maniera semplice, facendo alcune prove o esercizi. Ricordiamo che la respirazione, in particolare la respirazione Pranayama, alla quale ci ispiriamo, è suddivisa in tre fasi: la fase addominale, quella più importante e punto di partenza dell’azione, seguita dalle fasi toracica e clavicolare.

PAG. 81 / GUIDA TECNICA / CRESSI: MUTA PESCA TEAM STRETCH

La nuova serie delle mute Pesca Team è realizzata totalmente in materiale ultra stretch, che garantisce all’apneista comfort e morbidezza. Come nella precedente serie, la termicità è consentita dal sistema acqua-stop, che è presente su tutte le estremità dell’indumento.

PAG. 84 / GUIDA TECNICA / OMER: PORTAPESCI DA CINTURA

Un kit portapesci da cintura permette di alloggiare delle prede intorno al corpo del sub, evitandogli di andare alla boa dopo ogni cattura. Ci sono anche altri importanti risvolti tecnici da valutare.

PAG. 86 / GUIDA TECNICA / SEAC SUB: MUTA SEA ROYAL

Una muta longeva e robusta, adatta a chi si avvicina alla pesca in apnea ma anche a chi, più esperto, desidera comunque un capo protettivo, funzionale e comodo da indossare.

PAG. 88 / GUIDA TECNICA / DESSAULT: GIACCA DUO 2005 E PANTALONI XTEND E ABYSSE 2000

Un “sistema” protettivo per l’apneista, studiato per andare incontro alle esigenze dell’apneista più esperto. Materiali d’avanguardia e ottimo taglio sono le sue caratteristiche principali.

PAG. 90 / PRESENTAZIONE / PURAPNEA: ARBALÈTE EROS 100

Un fucile con interessanti soluzioni tecnologiche e costruttive. Grande potenza e precisione di tiro sono l’effetto dell’innovativo progetto Eros.

PAG. 91 / PRESENTAZIONE / MAORISUB: MULINELLO WHITE FISH

Un mulinello di piccole dimensioni che racchiude però la stessa tecnologia e le stesse caratteristiche di affidabilità dei modelli “maggiori”.

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