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Pesca in Apnea n° 23 Gennaio 2005

| 30 dicembre 2004 | 0 Comments
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La copertina del numero 23 di Pesca in Apnea

La data del numero di Pesca in Apnea che stiamo presentando parla chiaro: siamo al terzo anno di vita. All’inizio e’ stato quasi un gioco, la rivista e’ pian piano diventata una seria realta’, un importante tassello nel disegno della nostra casa editrice.
Come mai questa iniziativa piccolina e’ cresciuta cosi’?
Se l’economia non tira, se gli interessi per tutto quello che concerne il tempo libero scemano, se la subacquea in generale deve fare i conti con il problema della fidelizzazione, come mai la pesca in apnea (e con essa la nostra rivista) migliora numeri ed entusiamo? Perche’ il sorriso e’ evidente soltanto negli addetti ai lavori di questo settore, dagli istruttori ai produttori di attrezzature, dagli atleti ai negozianti, ecc., ma soprattutto in chi pratica per pura passione quest’attivita’?
La spiegazione va individuata nella ricerca di cose semplici, quelle ancora non inquinate da sovrastrutture intelletualistiche, da orpelli ideologici, da problematiche gratuite tutte caratteristiche penose del mondo in cui viviamo. Questo e’ uno sport pulito, in qualche modo ingenuo dove l’istinto naturale del predatore si sposa con il rispetto per l’ambiente dell’uomo civilizzato. Una misteriosa mescola di valori, i due poli che trovano comoda coabitazione, i due principi che si intrecciano e vanno in sintonia. Il primo e’ quello della cattura che e’ funzionale alla stessa vita, il secondo e’ quello di sentirsi in armonia con la propria coscienza il che avviene quando, inseguendo il proprio piacere, non si arreca danno a nessuno.
Ma per spiegare perché quest’attivita’ funziona e si moltiplica vanno anche ricordati tre fattori importanti, e cioe’ che il costo delle attrezzature per iniziare e quello d’esercizio di questo sport sono relativamente bassi, che in quest’ultimo periodo c’e’ stata una certa attenuazione delle nemiche bordate ambientaliste e che un certo aiuto ci e’ stato fornito dall’affermazione degli azzurri ai campionati mondiali. Gli eventi positivi pagano sempre.
Quando leggerete queste note non saranno ancora o saranno appena trascorsi il Natale e il Capodanno. Fra una lacrimuccia commossa e la voglia di baldoria vi facciamo gli auguri perché passiate queste feste in una bella casa calda di affetti e piena di buone cose e soprattutto di spigole, dentici, ombrine, saraghi, cernie eccetera, cucinate da una moglie amorosa o da una mamma affettuosa o (come dicono i maligni) da voi stessi. E per la nostra esperienza questa e’ la migliore soluzione.
Se poi fra Natale e Capodanno passerete un po’ di tempo a sfogliare e a leggiucchiare il numero di gennaio di Pesca in Apnea, ora in edicola, la cosa non ci dispiacera’ affatto. Anzi!

Buona lettura dunque e ancora buone feste a tutti gli amici di Apnea Magazine.

Pag. 20: PERSONAGGI / RENZO, IL CAMPIONE, IL MITO di Marco Bardi

Di Renzo Mazzarri si e’ scritto molto in questi ultimi anni, ma la sua esperienza di grande campione e’ talmente ampia che ci regala sempre qualcosa di nuovo.
Per la prima volta Renzo ci confessa i motivi per i quali ha smesso di fare agonismo e come mai non ha mai vinto un titolo Italiano.

‘ Quale dei tre mondiali ti ha dato maggiori emozioni?
“E’ molto difficile fare confronti, ognuno vive delle emozioni con fattori diversi. Il mio primo mondiale e’ stato emozionante per la sorpresa. Un sogno che si avverava! Prima di gareggiare forse nemmeno riuscivo a crederci se mai ci avessi pensato. Poi mi ci sono trovato con sorpresa, ma anche con meriti che non nascondo, scoprendo solo allora che ero bravo e potevo crescere.
E’ stato fantastico e inaspettato, mi ricordo che ci credeva solo il capitano Giannini, e quando mi diceva che potevo farcela lo scambiavo per un visionario. “Tu hai talento, puoi farcela, vedrai che avrai un futuro”, diceva. Ma io pensavo fossero frasi di semplice incoraggiamento, e invece mi tornarono ricorrenti i giorni successivi’
‘ Cosa ti hanno detto tua moglie e tuo figlio della tua carriera?
“Mio figlio Andrea ha oggi diciotto anni e vedo con grande piacere che lui e’ entusiasta del padre per quello che ha fatto. Mi dispiace che non avesse avuto questa eta’ quando ho vinto, perché avrei voluto condividere di piu’ le vittorie per lasciargli qualcosa di piu’ concreto. Mia moglie Lorella e’ stata fondamentale perché mi ha sempre aiutato risolvendomi i problemi con il lavoro, stimolandomi sempre a vincere e a non mollare mai. Devo confessare che e’ stata proprio lei a convincermi, dopo l’abbandono agonistico ufficiale, a riprendere l’attivita’, perché mi vedeva distrutto, cambiato. Effettivamente queste ultime competizioni in Grecia, peraltro molto stimolanti, mi hanno dato tanto morale e ancora una volta Lorella e’ stata l’artefice delle mie soddisfazioni. Sono convinto che dietro un campione ci sia sempre una grande donna, altrimenti e’ difficile raggiungere certi traguardi”‘
La tua preda piu’ grande?
“Ho preso tante ricciole grosse, ma non ho mai pesato le piu’ grandi alla ricerca del record. Non erano mai esageratamente enormi, sempre pesci dai 30 ai 40 kg. Una delle piu’ grandi la presi con Umberto Pelizzari nei primi anni Novanta alle Secche di Montecristo e credo fosse di circa 45 kg. Poi ho catturato diverse cernie sui 30 kg e molti dentici imponenti, ma, ripeto, non ho mai dato molta importanza alla cattura “record”: ho sempre preferito l’insieme del carniere e il modo in cui si raggiunge il risultato. Fino ai primi anni Novanta ero stimolato ad andare solo sulle secche al largo per tentare le grandi catture, poi c’e’ stato un tracollo anche di quelle zone che all’epoca erano sconosciute”.

Pag. 28: APNEA / BRAVA E BELLA di Giorgio Volpe

Abbiamo incontrato Marina Kazankova, campionessa mondiale di jamp blue e splendida sirena: un’atleta completa, in cui i numeri eclatanti delle sue performance sono il risultato naturale di un fisico eccezionale, tenuto in costante e serio allenamento, e di una perfetta forma mentis.

‘ Marina Kazankova, testimonial della Mares, e’ la prima campionessa mondiale di apnea Cmas. Classe 1981, Marina e’ un personaggio assolutamente straordinario, che ha saputo monopolizzare l’attenzione di tutti coloro che hanno assistito al suo successo nel mondiale di Rovigno, dove ha lasciato i presenti con un palmo di naso, realizzando un record assoluto di jamp blue inatteso quanto stupefacente’
‘ Gia’, la finale… Hai stupito tutti superando i due giri, un’impresa che non e’ mai riuscita a nessuno, neanche a chi pratica apnea agonistica da anni e si e’ sottoposto a pesanti allenamenti specifici negli ultimi mesi. Per te, invece, e’ stato tutto facile.
Come te lo spieghi?
Me lo spiego innanzitutto con la mia forma fisica, che mantengo praticando costantemente tanto sport da sempre: corsa, ginnastica, arti marziali, paracadutismo, ginnastica artistica, sci, snowboard, pattini, equitazione… E’ cosi’ che riesco a curare il mio fisico in ogni aspetto e a mantenermi in forma. L’ottima condizione fisica, pero’, non sarebbe sufficiente, da sola, a spiegare questo risultato, indubbiamente frutto anche di una meticolosa preparazione psicologica: l’esperienza maturata con la pratica dello yoga mi ha aiutato molto nel training mentale, che alla fine si e’ rivelato importantissimo. Nell’apnea l’aspetto mentale risulta ancora piu’ determinante che in altri sport, soprattutto quando si tratta di raggiungere obiettivi al limite delle proprie possibilita’ fisiche’

Pag. 34: MATERIALI / PINNE: PREZZO E QUALITA’ di Stefano Navarrini

Il settore delle pinne per la pesca in apnea vede nuovi prodotti nella fascia intermedia fra i prodotti in tecnopolimero e quelli in carbonio. E’ nata cosi’ una corsa alla ricerca di vecchi e nuovi materiali da proporre a un mercato sempre piu’ esigente.

‘ Se per tutti i pescatori in apnea il fucile e’ indubbiamente l’elemento piu’ polarizzante dell’attrezzatura subacquea, il secondo posto nella classifica delle attrezzature va innegabilmente assegnato alle pinne. Perché se da una parte c’e’ l’illusione che dalle prestazioni dell’arma arrivino come per incanto prede da sogno, dall’altra l’illusione si ripete immaginando che con le pinne giuste ai piedi si possano conquistare nuovi abissi. Giusto? Probabilmente, no. Sbagliato? Neanche. Come dire che in ognuna delle due teorie c’e’ un pizzico di verita’. Per quello che riguarda le pinne, ad esempio, esistono indubbiamente modelli e materiali piu’ performanti di altri, ma e’ anche vero che se in un motore, per quanto potente, non ci metti la benzina giusta, la resa puo’ anche essere pessima!’
‘ Proprio il sempre piu’ ampio ventaglio di esigenze, ad esempio, ha creato spazio a nuove tipologie di pinne, in cui, pur cercando di mantenere un livello prestazionale piu’ alto possibile, si e’ pero’ mirato a migliorare la robustezza e a contenere i costi. Questa nuova ricerca ha portato a prodotti e materiali interessanti, prodotti che hanno incontrato un buon riscontro di mercato grazie proprio al giusto equilibrio fra costi e prestazioni e che, pur essendo spesso simili, uguali non sono, mentre essendo per la loro specificita’ fortemente legati a singole aziende, non possono che essere presentati facendo riferimento alle aziende stesse’

Pag. 40: IN PRATICA / LA TEMPERATURA DEL MEDITERRANEO di Alessandro Martorana

La temperatura dell’acqua e’ importantissima ai fini della battuta di pesca e il fenomeno del termoclino, con cio’ che ne consegue, ne e’ la prova visibile. Ecco come comportarsi nelle acque del Mare Nostrum nelle varie stagioni dell’anno. Utili consigli per imparare a osservare le reazioni dei pesci e avere la certezza di riempire sempre il carniere.

‘ La temperatura dell’acqua del Mediterraneo e’ uno degli elementi di cui tener conto nella pratica della pesca in apnea. Non solo per la scelta dei migliori indumenti protettivi, da indossare a seconda della diversa situazione termica, ma anche per il comportamento delle specie che andiamo a insidiare nelle nostre battute di pesca ‘
‘ Le attrezzature
Nel periodo in cui l’acqua e’ piu’ fredda, e’ quanto mai importante coprirsi con capi di giusta taglia, buon materiale e spessore adeguato. Naturalmente, la scelta di uno spessore piu’ o meno “importante” e’ diverso se peschiamo nell’Alto Adriatico o sulle coste della Sicilia, ma la ricerca del tepore offerto da una buona muta rimane ovunque un dogma fondamentale per la pesca in apnea nel periodo freddo dell’anno. In estate, naturalmente, le cose cambiano e lo spessore della muta si riduce; resta comunque fondamentale l’uso di una buona muta se vogliamo passare qualche ora in mare in modo proficuo e piacevole senza patire brividi di freddo. In genere, in inverno, si usa una giacca con cappuccio incorporato senza cerniera di 6.5 o 7 millimetri di spessore, interno spaccato o con spalmatura Metal ed esterno liscio o foderato, a seconda dei gusti e delle abitudini. I pantaloni in genere, non superano i cinque millimetri e vanno assolutamente integrati con guanti e calzari caldi e confortevoli. Un bermuda in neoprene e’ consigliabile per eliminare le infiltrazioni d’acqua che si intrufolano tra giacca e pantalone, specie entrando in acqua in maniera disinvolta da un’imbarcazione.
I bermuda, inoltre, vanno ad aumentare lo spessore del neoprene proprio in corrispondenza delle zone del nostro corpo piu’ sensibili alle variazioni termiche: reni e addome. Considerate che, nelle giornate di freddi venti di terra, la nostra schiena, quando siamo in superficie, rimane esposta oltremisura e un’ulteriore protezione non e’ da disprezzare…

Pag. 44: TECNICA / IL PRINCIPE DEL GROTTO di Stefano Navarrini

Personaggio irripetibile Fabio Antonini, uno che il mare ce l’ha dentro e che ha
la possibilita’ di viverlo quasi quotidianamente. Con un importante palmare’s alle spalle, Fabio sembra oggi aver ritrovato nuova carica agonistica, a testimonianza che la pesca in apnea e’ sport longevo.

‘ L’excursus storico di un campione e’ sempre ricco di episodi clamorosi, ma di un Fabio Antonini che viaggia ai vertici delle classifiche da non si sa quanti anni si finirebbero per ripetere cose gia’ scritte’
‘ Una cosa impressionante. Fabio si faceva seguire da terra da un suo amico e a meta’ percorso gli passava il portapesci pieno per prenderne un altro e proseguire. Cefali, spigole, saraghi, orate, ogni ben di Dio: siamo alla fine degli anni Settanta, decisamente altri tempi’
‘ Da buon guerriero, Fabio e’ pero’ ancora ben lontano dal deporre le armi e la recentissima vittoria nella Coppa dei Campioni, svoltasi in Grecia lo scorso ottobre in coppia con Marco Bardi, gli ha messo dentro una gran voglia di ributtarsi nella mischia’
‘ Si diverte pero’ anche a fare l’agguato nella schiuma e l’estate non disdegna di pescare ad alte quote in cerca di cernie e dentici. In ogni caso, da profondo conoscitore del mare e delle sorprese che possono sempre arrivare, Fabio monta il mulinello su tutti i suoi fucili dal 75 in su. Cosa che a suo tempo gli consenti’ anche la cattura di quella che e’ poi rimasta la sua preda piu’ grossa: una ricciola di 46 kg presa con uno Sten e asta da 9 mm, piu’ di vent’anni fa a Capo Linaro’
‘ Fabio, che e’ sposato e padre di due figlie, e’ sempre stato molto fedele anche a livello di sponsor e da non si sa piu’ bene quanti anni gareggia per i colori della Omer. Per un’azienda un personaggio come Antonini e’ pero’ qualcosa di piu’ di un testimonial o di un semplice innovatore e collaudatore di attrezzature. La frequenza con cui va in mare e la cura non proprio maniacale che ha per le sue attrezzature fanno di Fabio un vero e proprio bulldozer del mare: in altre parole, se un’attrezzatura resiste qualche mese al trattamento Antonini, la si puo’ considerare indistruttibile per il mercato. L’ultimo prodotto su cui Fabio sta “lavorando” sono le pinne con pala trasparente, ora allo studio con una nuova mescola che sembra risponda piu’ che bene’

Pag. 50: AGONISMO / LA CONQUISTA DELL’OCEANO di Stefano Navarrini

In due anni, un titolo europeo, uno italiano e un mondiale. Con la vittoria conquistata in Cile, e per di piu’ su fondali oceanici e in condizioni avverse, Stefano Bellani si afferma come uno dei piu’ grandi campioni del nostro sport. L’Italia seconda nella classifica a squadre, a pochi punti dal Cile.

‘ La vittoria di Iquique nasce dalla felice combinazione fra una squadra di indubbio valore e l’impegno, anche economico, con cui la Federazione ha affrontato questo campionato. Squadra e responsabili tecnici hanno avuto la possibilita’ di fare ben tre sopralluoghi, in tempi diversi, sui fondali in cui si sarebbe svolta la manifestazione. Gli atleti hanno quindi potuto prendere confidenza sia con le particolari caratteristiche del fondale che con i pesci, che richiedevano tecniche ben diverse da quelle cui erano abituati, pescando molto, gareggiando anche con i cileni e imparando a convivere con una presenza insolita: le foche’
‘ La formazione scesa in acqua in Cile, cosi’ come la scelta delle riserve alias barcaioli, rientra in una filosofia federale ben precisa, che alla fine e’ stata premiata nonostante le numerose critiche. Una filosofia che, accanto alle capacita’ tecniche, richiede all’atleta la massima disponibilita’ caratteriale per assicurare quella coesione della squadra necessaria per raggiungere risultati importanti. “Pur dando spazio ai singoli”, affermano infatti i dirigenti federali, “abbiamo sempre cercato di portare avanti un discorso di squadra impostato per l’oggi, ma anche per il domani”‘
‘ La vittoria di Bellani e l’ottimo secondo posto della nostra nazionale vanno valutati anche nell’ottica del paese in cui sono stati conquistati. In Cile, infatti, la pesca subacquea e’ quasi lo sport nazionale, anche perché le condizioni del mare, a partire dalla scoraggiante temperatura dell’acqua, non facilitano la pratica di altri sport e limitano la pesca professionale in acqua bassa’

Pag. 55: ATTREZZATURE / CINTURA, SCHIENALINO & CO. di Alessandro Martorana

Qual e’ il modo migliore di distribuire la zavorra? E quanta bisogna utilizzarne durante una battuta? C’e’ differenza a seconda delle tecniche di pesca e della stagione? Tutto quello che volevate sapere sui piombi e che nessuno vi ha mai detto…

‘ E’ sbagliato usare sempre la stessa quantita’ di piombi precedentemente determinata e valutata solo tenendo conto dello spessore della muta usata.
Chi pesca in tana o all’aspetto ha bisogno di una quantita’ di zavorra differente e diversamente distribuita rispetto a chi, ad esempio, decide di pescare all’agguato o in caduta.
Gli elementi di zavorra genericamente usati nell’arco dell’anno dai pescatori in apnea sono sostanzialmente tre: la cintura, lo schienalino e le cavigliere’
‘ Abbiamo detto precedentemente che la giusta zavorra e’ molto importante ai fini del rendimento della pescata, ma mai come nell’agguato invernale, nella risacca l’attenzione ai piombi indossati diventa cosi’ “vitale”.
Le profondita’ operative di questa tecnica di pesca sono sempre molto esigue; raramente si superano i quattro o cinque metri e spesso il mare e’ tutt’altro che calmo.
La fascia di mare nella quale opereremo e’ quella immediatamente prospiciente il litorale, e difficilmente ci troveremo a pescare molto lontani da riva’
‘ Non esitiamo, inoltre, se serve, a infilare tra la cintura e la muta qualche bel sasso piatto o cilindrico per aumentare un assetto troppo leggero. Lo stratagemma del sasso puo’ naturalmente anche essere usato in altre situazioni di pesca, non ultima quella che segue: la possibilita’ di variare istantaneamente il nostro assetto solo togliendoci lo schienalino di tre o quattro chili e assicurandolo sopra la plancetta ci consentira’ di variare la nostra tecnica di pesca, in caso decidessimo di battere la zona piu’ esterna e profonda, dandoci ulteriori possibilita’ di cattura’

Pag. 60: TATTICHE / LA PESCA A RAZZOLO di Pietro Milano

Un sistema di pesca decisamente atipico, ma praticato da pescatori con un’indole sui generis, certamente improvvisatori e creativi, che sanno passare con facilita’ da una tecnica all’altra in funzione di habitat e situazioni. Cerchiamo di vederci chiaro.

‘ Alcuni esempi chiariranno meglio il concetto.
Stiamo attraversando un fondale con predominio di alga e sabbia (un fondale non molto esaltante per molti, ma spesso ricco di sorprese) e abbiamo gia’ in mente le possibili specie che potremmo incontrare: corvine, tordi, saraghi, spigole isolate, mormore e orate. I tratti sabbiosi estesi, come quelli di posidonia molto fitta, vanno sistematicamente saltati, per concentrarsi su quelli movimentati, in cui sabbia e alga si alternano, creando passaggi, tettoie ombrose e salti anche lievi. In queste zone il pesce si sente piu’ protetto e spesso lo troviamo intento a grufolare nella sabbia, sapendo di avere un riparo sicuro nella vicina posidonia. Accadra’ che la nostra sagoma sara’ percepita come quella di un grande predatore e quelle specie, o alcune di esse, tenteranno la soluzione dell’immobilita’ assoluta per sfuggire alla minaccia; anzi, si muoveranno impercettibilmente per avvicinarsi alla posidonia e occultarsi senza per questo entrarvi interamente.
A questo punto, la tecnica individuale diventera’ fattore determinante: senza perdere d’occhio il pinnuto (in questo caso un sarago o una corvina), scendete non sulla verticale, ma leggermente discosti: il pesce restera’ ancora immobile e, non vedendovi, ma percependo la vostra presenza, reggera’ la vostra caduta, infatti la pesca al razzolo nella parte finale si e’ trasformata in pesca in caduta. Il gioco e’ quasi fatto e dovremo colpire il pesce di taglio o nel momento in cui si gira per scorrere lungo il ciglio di posidonia’
‘ Anche nel grotto (ultimo esempio che faremo) e’ possibile pescare con la solita predisposizione d’animo. Parlo di particolare predisposizione perché il pescatore in apnea che decide di operare secondo questa filosofia e’ mosso innanzitutto da una notevole voglia di conoscenza e di curiosita’ e parte con la predisposizione mentale di esplorare tratti di costa sconosciuti tratti conosciuti, ma che per distanza di tempo possono offrire diverse situazioni’

Pag. 64: RACCONTI / LA CERNIA DELLA DISCORDIA di Nino Piras

Cosa meglio delle ricche acque della Corsica per prepararsi alle
gare di pesca subacquea, soprattutto allenandosi alla cattura delle mitiche cernie? Ma a volte, e questo e’ proprio il caso di dirlo, tra il dire e il fare c’e’ di mezzo il mare e, nonostante l’impegno, di quei grandi pesci neanche l’ombra. Fino a che tra i due litiganti, il terzo…

‘ Non mi sembrava vero, io, giovane pescatore di citta’, mi sarei nuovamente confrontato nella finale del campionato italiano con tutti i mostri sacri dell’epoca, con tutti i miei idoli, sicuramente piu’ forti ed esperti di me…
Allora bisognava correre ai ripari e, parlando con i “vecchi” della mia associazione, decisi che dovevo fare piu’ esperienza sulle cernie, che a quel tempo avrebbero determinato il buono o cattivo risultato, e quindi…?
‘ Fatto, era fatto! Maurizio aveva acconsentito a queste vacanze di pesca, grazie alla conoscenza del posto che Ivo poteva vantare, ma anche alla sua proverbiale incoscienza, che ci avrebbe permesso di utilizzare il nostro gommone molto datato, frutto di uno dei nostri affari peggiori.
Ma ecco che, dopo alcune settimane, finalmente giunse la data della partenza e all’alba, sulla spiaggia di Vada, ci ritrovammo con il Passignani a stivare in quel piccolissimo gommone tutto l’occorrente per la pesca: gia’ eravamo a pieno carico, grazie anche al fatto che Ivo, in quanto ad attrezzature, ha sempre molto abbondato… Come si dice, non si voleva far cogliere impreparato!
A quel punto dovevamo caricare tutta l’attrezzatura da campeggio e vi garantisco che non era poca’
‘ Acqua cristallina, fondali meravigliosi, secche al largo piene di branchi di piccoli pesci, ma io cercavo solo una cosa… la cernia!
Il primo giorno lo ricordo come un incubo, io che cercavo di vedere un serranide da poter catturare e Ivo che invece prendeva saraghi e corvine. Cosi’ e’ stato per altri tre giorni: sveglia all’alba, le russate di Ivo, che aumentavano di intensita’ con l’aumentare della stanchezza, le partenze ritardate e la mia delusione per una ricerca che stava incominciando a infastidirmi’
‘ Calcolo sbagliato, Ivo prese una gran botta e nel muoversi, stupito di questa situazione, urto’ la testa nel tetto della tana… La situazione era critica, visto che io pensavo di aver ragione, convinto che lui non l’avesse vista e la potesse solo spaventare, mentre lui era convinto che la mia azione fosse stata scorretta, cercando di non fargli prendere il pesce…

Pag. 67: GIOVANI / BAMBINI A SCUOLA DI PESCA di Marco Bardi

Ha ottenuto un grande successo l’iniziativa culturale “L’uomo, il mare e l’ambiente”, che si e’ tenuta nel territorio di Civitavecchia. Questa volta, nell’ambito del progetto “Gioco Sport”, un inedito Fabio Antonini si e’ trasformato in docente di pesca in apnea per i bambini delle scuole estive.

‘ Nel contesto della rassegna “L’uomo, il mare e l’ambiente”, svoltasi a Civitavecchia durante tutta l’estate 2004, bisogna sottolineare l’iniziativa che ha visto il campione Fabio Antonini nelle vesti di insegnante per i bambini dei centri estivi che desideravano apprendere nozioni di base relative alle attivita’ di pesca in apnea.
Nell’obiettivo della rassegna, infatti, spiccava la volonta’ di insegnare ai piccoli allievi questo sport nel rispetto dell’ambiente, in un contesto di gioco e divertimento che, come possiamo immaginare, li coinvolge molto e sembra che sia uno dei metodi migliori di apprendimento.
In questo modo i bambini si divertono e imparano con naturalezza, curiosita’ e rispetto ‘
‘ Il fatto piu’ curioso e’ che le bambine erano piu’ interessate alla pesca in apnea che a quella con la canna, quasi a sottolineare che il futuro di questa disciplina si potrebbe dipingere sempre piu’ di rosa. Chissa’!
Questi bambini sono stati proprio fortunati ad avere avuto l’occasione per conoscere il mare sotto questo aspetto e l’opportunita’ di approfondire l’educazione ambientale marina, tentando un approccio migliore con l’acqua e con l’apnea. Per loro il mare sara’ qualcosa da scoprire e da custodire, a differenza delle generazioni precedenti che hanno visto nel mare l’ignoto, con le conseguenze che ne derivano’

Pag. 70: AGONISMO / UN APPUNTAMENTO CON LA A MAIUSCOLA di Marco Bardi

In un clima di grande competizione, nel “memorial” in ricordo di Giuseppe Nicolicchia, la Sicilia si e’ unita di nuovo ed e’ tornata a brillare con la partecipazione di nomi eccellenti da troppo tempo lontani dagli appuntamenti.

‘ Al via i concorrenti si sono distribuiti lungo l’intero campo di gara, e gia’ dai primi movimenti si riusciva a intuire che le prede scovate in preparazione avevano disertato l’appuntamento. Molti spostamenti continui indicavano la necessita’ di tentare su zone nuove. L’unico momento emozionante e’ stato quando Solli e Riolo si sono trovati sulla stessa tana, particolare, questo, che poi ha decretato la loro differenza di classifica. Solli ha anticipato Riolo di quel tanto che basta per sfruttare al meglio la zona’

Pag. 72: ATTREZZATURE / VELOCE E SILENZIOSO di Pietro Milano

Due caratteristiche possono essere la carta vincente per aver ragione della piu’ difficile delle prede. Vediamo, dunque, come si possono apportare delle semplici modifiche “fatte in casa”, per rendere il nostro fucile molto piu’ efficiente.

‘ Com’e’ noto, esistono, ormai, due scuole di pensiero: gli estimatori del fucile ad aria compressa (oleopneumatico) e gli “sfegatati” dell’arbale’te. Personalmente, provengo dalla vecchia scuola (vecchia davvero!) del fucile pneumatico, ma mi sono adattato alla nuova scuola talmente bene da usare alternativamente entrambi i fucili, a seconda delle situazioni, con la medesima soddisfazione:
per la normale azione diportistica preferisco la “gomma”, quando sono in competizione molte volte passo al pneumatico, per la velocita’ di caricamento e per la presenza del variatore di potenza. In ogni caso, la velocita’ della freccia si puo’ ottimizzare in entrambi i fucili, con i vantaggi che ne derivano (maggiore velocita’, a parita’ di massa, vuol dire maggiore penetrazione)’
‘ Proseguiamo, poi, con alcune “minuzie” che possiamo apportare da soli per migliorare il fattore in oggetto: se l’asta non e’ perfettamente lucida (qui stiamo rasentando la paranoia!) e appuntita, passiamola con la pasta abrasiva per levigarla e con la lima miglioriamo la punta per agevolare la penetrazione nelle carni della preda: una freccia acuminata supplisce a una perdita fisiologica di potenza degli elastici’
‘ Sugli elastici gli interventi che potremo adottare sono gia’ noti a buona parte dei pescatori, ma vale la pena ricordarli per l’incremento che danno alla velocita’ della freccia e, soprattutto, per la silenziosita’ del tiro: si eliminano, dunque, le ogive di plastica o di metallo in favore di una “cosa” che non saprei come denominare, ma che qualche artigiano gia’ ha in catalogo come accessorio: salvando, infatti, gli archetti snodabili di un’ogiva di serie con i suoi dadini, questi si inseriscono all’interno dell’elastico, previa molatura a cono dei terminali di gomma dopo che questi siano stati liberati dalle boccole filettate. Successivamente, si leghera’ strettamente l’elastico con due o piu’ nodi parlati, per far si’ che i dadini (meglio utilizzare due perline forate che non rovinano l’interno dell’elastico e sono leggermente piu’ grandi) e l’archetto non fuoriescano durante la trazione che avviene nel caricamento del fucile’

Pag. 77/85: PARLIAMO DI TECNICA

SPORASUB: PINNE GRAFIBER
Un paio di pinne con buone caratteristiche tecniche di performance e robustezza, prodotte con tecnologie industriali ma con rifiniture artigianali di grande qualita’. Ogni pinna e’ esteticamente diversa dall’altra grazie a un mimetismo personalizzato.

EFFESUB: FUCILE LINEA EUROPA BLACK TEAM
Il fucile Black Team si pone al vertice della gamma Europa con una ricca dotazione di serie. Particolarmente riuscito e’ il “blocco” pistola-mulinello, esempio di pulizia del disegno, unito alla compattezza.

OMERSUB: CALZARE MARCO BARDI 3/5 MM
Marco Bardi, che da’ il nome a questo calzare Omer, e’ riuscito a riunire in un unico prodotto tutte le aspettative che di solito si cercano in un calzare con alcune migliorie innovative.

TOTEMSUB: ARBALETE ACQUA 90
Un arbale’te costruito con materiali di qualita’ e buone rifiniture. Precisione, brandeggiabilita’ e assetto sono i punti di forza del fucile.

MAREA: MUTA SHARK SKIN MIMETIC
Muta mimetica liscio-spaccato che unisce i vantaggi
delle “senza fodera” alla robustezza di un capo foderato.

Pag. 86: IN APNEA / TEORIA DELLA PINNEGGIATA di Roberto Tiveron

Per l’apneista pinneggiare in maniera corretta significa riuscire a coprire lunghe distanze in tempi brevi e consumare meno ossigeno, a tutto vantaggio dell’apnea stessa. In queste pagine vi spieghiamo come raggiungere un livello ottimale di pinneggiata con pochi, importanti accorgimenti.

‘ Il sistema piu’ efficace e’, molto spesso, la ripresa video, in cui ci si puo’ rivedere e, con buona probabilita’, e’ facile prendere atto di come sia importante dedicare del tempo alla correzione o alla nuova impostazione della tecnica della pinneggiata, quando ce ne sia bisogno.
I vantaggi oggettivi per cui vale sempre la pena dedicare tempo e attenzioni alla corretta impostazione della propria pinneggiata sono cosi’ evidenti che sarebbe sciocco non avvantaggiarsene’
‘ Il sistema piu’ semplice per verificare l’equita’ di spinta tra la falcata anteriore e quella posteriore e’ quello di provare a percorrere un breve tratto in apnea dinamica in piscina: se la posizione assunta dal corpo sara’ parallela alla superficie dell’acqua, essa sara’ il risultato di un equilibrio sostanziale tra l’azione dei due arti, anche se bisogna considerare che nell’apnea dinamica la posizione corretta del corpo assumera’ sempre una posizione compensatoria leggermente picchiante, con lo scopo di contrastare la spinta di Archimede’
‘ Nuotando con calma, potremo osservare il movimento delle gambe: dovremo fare si’ che, specialmente durante la falcata posteriore, l’arto sia quasi completamente disteso, con il piede in estensione, permettendo alla pala di effettuare la giusta pressione sull’acqua.
La falcata di andata partira’ con il movimento d’anticipo della coscia e del ginocchio e con il segmento ginocchio-caviglia, che velocemente si riallineeranno al segmento superiore
ginocchio-anca, fino alla fine della falcata anteriore’

Pag. 92: FILO DIRETTO CON MARCO di Marco Bardi

Qual e’ il giusto metodo per caricare l’arbalete? Esistono degli accessori che possono facilitare questa operazione? Affacciandosi in una tana e’ meglio usare la torcia oppure no? Esistono profondita’ e tempi di apnea ideali per catturare prede importanti? E’ importante la pulizia del boccaglio? Da cosa puo’ dipendere l’acidita’ di stomaco in immersione? E poi… che cos’e’ il “fissapinne”?

Pag. 94: MEDICINA / BRONCHI E POLMONI di Massimo Malpieri

Continuiamo a parlare delle malattie da freddo, le piu’ tipiche di questa stagione, se non prendiamo le dovute misure di sicurezza. Impariamo a conoscere questi malanni dai sintomi.

Pag. 96: CAMPIONI & CAMPIONATI / GLI SPONSOR, ANIMA DELLO SPORT di Marco Bardi

Quali sono i meccanismi che ruotano attorno alle sponsorizzazioni degli atleti?
Nel suo piccolo, anche questo settore ha le sue necessita’.
Analizziamo un insieme di situazioni.

Pag. 98: DOVE ANDARE / CALABRIA
PALMI: NEL CUORE DELLA COSTA VIOLA
di Antonio Mancuso

Un itinerario lungo un tratto di costa calabrese, a breve distanza dallo Stretto di Messina, che, grazie alle forti correnti, alla profondita’ di tutto rispetto e alla ricchezza di queste acque, non manchera’ di stupire.

Pag. 104: SAPORE DI MARE / PESCI NEL PIATTO E’ SULLO SCHERMO di Alessandro Martorana

Questa sera siamo a cena a casa di Fabrizio D’Agnano, titolare della Totem Sub. Ci aspettano un dentice al cartoccio, cous-cous di scorfano e deliziosi croissant con mazzancolle.

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