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Pesca in Apnea n° 21 – Novembre 2004

| 28 ottobre 2004 | 0 Comments
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La copertina del numero 22 di Pesca in Apnea

La rivista di novembre di “Pesca in Apnea” ha un qualcosa di diverso rispetto ai numeri precedenti. Questa volta, infatti, sono presenti tre servizi che trattano l’agonismo, in un numero di pagine fuori dall’ordinario: ben 17. I temi sono: la terza Coppa dei Campioni che si e’ svolta a Limnos, in Grecia, il Campionato Italiano di seconda categoria che e’ stato disputato a San Cesareo, in Puglia, e il Secondo Campionato Mondiale di Apnea Blue Jamp Cmas che ha avuto luogo a Rovigno, in Croazia.
Questa presenza massiccia di spazio dedicato alle attivita’ competitive non e’ casuale, ma una scelta precisa, e se nei numeri precedenti cio’ non si e’ verificato e’ stato solo perché in calendario non erano previste manifestazioni adeguate in relazione ai tempi di stampa della rivista.
Diciamo tutto questo per evidenziare l’importanza che attribuiamo all’agonismo. Anche se riteniamo che la gran massa dei praticanti, e dunque dei nostri lettori, si immerge solo per passione (portare a casa un bel sarago se si tratta di un pescatore o un bel risultato se si tratta di un apneista puro), la forza trainante dell’attivita’ e’ rappresentata dal gareggiare, che e’ la vera energia vitale per tutto il settore. Pur nel rispetto delle opinion altrui, sosteniamo che qualsiasi sport non puo’ reggere al tempo e alle mutazioni di gusti e mode se non si basa su un sano senso della “duello” con un avversario, con le avversita’ o solo con la tentazione di arrendersi. Che poi il “confronto”, per ragioni culturali, sia stato sdrammatizzato e trasformato in un gioco ci sembra sacrosanto, ma le cose non cambiano di molto.
Sul numero di novembre di “Pesca in Apnea”, pero’, dopo avere parlato di campioni, nei vari gradi e categorie, ritorniamo alle cose semplici di tutti i giorni e, fra queste, vogliamo segnalare, fra i tanti, un servizio di Marco Bardi su un pescatore speciale Silvano Fabiani, un settantanovenne tutto sprint la cui grande passione e’, manco a dirlo, la pesca in apnea. Da lui, come dice Marco, molti di noi hanno tante cose da apprendere. Ma non e’ anche questa una sfida?
Ecco qui, a seguire, gli argomenti trattati sul numero di novembre di “Pesca in Apnea”.
Buona lettura a tutti.

Pag. 20: AGONISMO / TATTICA E STRATEGIA – DIARIO DALLA GRECIA di Beniamino Cascone

La terza Coppa dei Campioni ha visto al primo posto la coppia Bardi-Antonini. I due atleti hanno fatto una gara con un occhio attento al divertimento come vuole questa competizione che e’ soprattutto una grande festa dello sport e dell’amicizia.

‘ Ci hanno messo a disposizione un grosso gommone e a bordo ci assiste, come gia’ lo scorso anno a Kasos, il bravo Yannis. I campi di gara comprendono, in pratica, il versante sud-ovest e quello ovest dell’isola. Purtroppo non e’ possibile gareggiare su altri versanti, molto piu’ ricchi, perché lontani dalla sede e privi di porti. Date le precarie condizioni di salute, sia mie che di Peppe Tortorella, facciamo di necessita’ virtu’ e cominciamo a esplorare il bassofondo del campo sud’
‘ Al via ci dirigiamo all’estremita’ est e appena ci tuffiamo avvistiamo enormi banchi di salpe. Ce ne sono talmente tante, non grandi, con qualcuna che ci sembra al limite di peso, che commettiamo un grosso errore: ne prendiamo solo quattro, al peso saranno tutte valide, sperando di incontrare piu’ avanti quelle grosse viste in preparazione. Poco dopo e’ la volta di grossi cefali su cui non ci applichiamo a sufficienza. Il risultato sara’ che alla fine non avremo raggiunto il limite di dieci cefali, mentre le salpe rimarranno quattro’
‘ Purtroppo, per pochi punti perdiamo il podio a causa della superba prestazione di Salvatori e Noguera, primi di giornata con due cernie, tre dotti e due mustele. Appena possibile, chiedo a Bardi e Antonini un commento. “Per noi la cosa piu’ importante e’ divertirsi e in queste gare ci si diverte perché c’e’ un bello spirito, fair play e siamo tutti amici’
‘ La cerimonia di premiazione e’ il degno coronamento della gara. Un buon pubblico e tanti premi: ai vincitori 3000 euro e una settimana di vacanza nel VentaClub di Limnos, 2000 euro ai secondi e 1000 ai terzi. Attrezzature assegnate non alle prime squadre, in genere sponsorizzate, ma a team minori meno fortunati. E’ presente il vicepresidente del settore subacqueo della Cmas. Manolis Peristeris pensa gia’ all’edizione 2005 e siamo tutti sicuri che e’ lui l’uomo migliore per garantire il mantenimento dell’altissima qualita’ organizzativa e soprattutto sportiva della gara. Comincia ora un lungo anno di attesa’

Pag. 26: LE NOSTRE PREDE / LA SALPA – CENERENTOLA DEL MAREdi Marco Bardi

Una preda per molto tempo bistrattata, che ha avuto la forza di sopravvivere a tutte le mutazioni dell’ambiente marino e che si e’ trasformata in pochi anni in obiettivo molto ambito. La sua forte adattabilita’ ai cambiamenti del mare e la riscoperta della cucina verso le prede minori ne hanno accresciuto l’interesse. Andiamo a scoprirne la storia e le strategie di cattura.

‘ Il fatto che non fosse all’altezza di altre prede dal punto di vista culinario, poi, ne ha decretato la sua quasi totale esclusione dai carnieri. Chi rientrava dopo aver catturato qualche salpa non faceva di certo una bella figura…
Con il tempo, pero’, le cose sono cambiate. I pesci prima piu’ ambiti sono diminuiti, deboli di fronte ai mutamenti del mare e forse anche vittime di una richiesta commerciale troppo alta. La salpa ha resistito e si e’ ambientata meglio di altri pesci, continuando a frequentare i litorali costieri di ogni tipologia. Ha imparato ad affacciarsi e a scomparire con grande maestria, lasciando sorpresi anche i piu’ esperti.’
‘ Le piace stare in continuo movimento avanti e indietro per i litorali, arrivando dal largo, dove vi ritorna per scomparire. Non ama, invece, nascondersi tra i meandri delle rocce ed e’ veramente raro trovarla in tana.
Se e’ impaurita dalla presenza umana oppure da qualcos’altro, e’ probabile che si fermi sul fondale, vibrando con la coda rivolta verso l’alto. In questi casi cambia anche di colore, schiarendosi per mimetizzarsi meglio. Cosi’ si lascia avvicinare, forse convinta di essere invisibile. Gli esemplari piu’ piccoli popolano il basso fondale anche fino a pochi centimetri di profondita”
‘ Lo stesso discorso vale pure per la scelta del tiro. In mezzo a tanti pesci viene spontaneo cercare di mirare il piu’ grande scegliendo con attenzione, ma e’ molto pericoloso in termini di pesca, perché nello scegliere si rischia di vedere l’intero branco fuggire. Quindi, bisogna anche essere calmi nei movimenti, ma rapidi nel selezionare la preda’
‘ Considerando, poi, che l’onda lunga rende piu’ difficile calibrare i movimenti di un agguato sul fondo, allora diventa quasi obbligatorio scegliere la tecnica dell’aspetto, immobili tra le rocce del fondale. Quando, invece, il mare e’ calmo, ma si nota la presenza di grosse salpe che brucano sul fondo, puo’ diventare indispensabile tentare qualche agguato ben effettuato cercando di sorprendere le salpe mentre brucano’

Pag. 32: TECNICA / LE RICCHE PESCATE DI ALDO CALCAGNOdi Stefano Navarrini

E’ dall’incontro tra atleta e mezzi tecnici che nascono le grandi prestazioni: vogliamo conoscere meglio i personaggi e le aziende che li affiancano nel mondo dell’agonismo. Cominciamo con Aldo Calcagno, nome di punta della squadra Effesub, un vero professionista della pesca in apnea, che pratica da oltre trent’anni.

‘ Aldo e’ uno dei pochi pescatori in apnea professionisti, un lavoro che gli ha consentito di accumulare un’incredibile esperienza su tutti i tipi di pesci e di fondali. Cosi’, pur essendo nato tanaiolo, ha finito per adattarsi a ogni tecnica e a sviluppare mille accorgimenti, con un unico prevalente scopo: catturare pesci. Per questo pesca indifferentemente a cinque o a trenta metri, a seconda di quanto richiesto dalle circostanze, nel giusto convincimento che scopo della pesca in apnea e’ quello di prendere pesci e non di fare record di profondita’, ma non deroga da un principio fondamentale: il ritmo’
‘ Benché la corvina sia ritenuta fondamentalmente un pesce di tana, puo’ essere presente sui piu’ disparati fondali: dalla posidonia alle cigliate, dalle lastre sulla sabbia o sul fango ai relitti, dalle grotte alle franate, fin sulle dighe frangiflutti e nei porti.
Le profondita’ di pesca variano in base alle stagioni. Nei periodi piu’ freddi le corvine si trovano anche a bassa profondita’, e comunque non oltre i 20 m. Con l’innalzarsi della temperatura e’ invece piu’ redditizio cercarla in profondita”
‘ Calcagno e’ uno di quei pochi fortunati che per raggiungere il suo peso forma a volte deve… mangiare. Al di la’ di una struttura fisica longilinea, ma muscolarmente ben costruita, a portarlo sottopeso e’ spesso lo stress di un’attivita’ molto intensa, tanto che ci sono periodi in cui per recuperare un buono stato fisico Aldo se ne sta a terra e la pesca la segue solo sulle riviste’

Pag. 38: UN ESAME DIFFICILE / IL CAMPIONATO DI 2A CATEGORIA 2004di Pietro Milano

Dal 23 al 26 settembre si e’ svolto a Porto Cesareo, in Puglia, il Campionato Italiano di pesca in apnea di seconda categoria organizzato dal Centro Blu Mare. Una competizione difficile, che ha fatto “sudare” parecchio i concorrenti, resa ancora piu’ complessa dal maltempo.

‘ I preparativi fervevano in banchina, alcuni consultano le mire e molti sperano in una giornata positiva.
Ci si dirige verso il campo B e si attende la messa in opera delle boe, che delimitano effettivamente lo specchio d’acqua destinato alla seconda frazione. Io, per l’occasione, mi trovo nella doppia posizione di concorrente e giornalista e noto cio’ che era avvenuto anche il giorno precedente: non si assiste a una partenza a “razzo” verso i luoghi conosciuti, ma vi e’, per molti concorrenti, un clima attendistico in cui si ha forse paura di fare la prima mossa. Poi, lentamente, qualcuno parte e molti lo seguono. La ragione e’ che alcuni non hanno nessun pesce “segnato” e sperano in quelli che hanno preparato. Il regolamento consente la pesca sulla stessa zona e anche sulla stessa tana, favorendo il piu’ preparato sia sotto il profilo atletico che psicologico, come vogliono le normative internazionali.
Il secondo campo si rivelava tendenzialmente piu’ ricco di vita (forse anche a causa di un tempo migliore) e subito alcune notizie rimbalzavano alle orecchie del mio secondo, che aveva l’obbligo di informarmi dell’andamento generale’
‘ Globalmente possiamo notare alcune cose: molti sono stati i concorrenti che hanno presentato il carniere vuoto nella prima frazione di gara (subito dopo la mareggiata), la piu’ importante per l’assegnazione del punteggio percentuale, vista l’esiguita’ del pescato del vincitore di tappa; poi molti nomi noti sono cascati e la rimonta effettuata in seconda battuta non e’ stata sufficiente a un recupero pieno. L’organizzazione ha comunque ben svolto il compito assegnatosi. Per quanto riguarda il punteggio, ci e’ sembrato di captare un certo malumore per il sistema percentuale che si basa sui risultati del vincitore di ogni singola frazione. Meglio sarebbe tenere conto anche dei piazzamenti parziali di giornata o basarsi sull’effettiva quantita’ di pesce pescato, come avveniva con il vecchio regolamento’
‘ Questo Campionato e’ stato inoltre l’occasione per vedere molti volti nuovi nel panorama subacqueo agonistico oltre che atleti di consumata esperienza, tra i quali spicca Umberto Semprucci, che vanta la bella eta’ di cinquantasette anni, a riprova della longevita’ che il nostro sport consente. Un augurio a tutti quelli che hanno dai dieci ai quindici anni in meno’

Pag. 44: TUTTO SU’ / GLI ARPIONIdi Stefano Navarrini

L’alternativa alle aste tahitiane e’ l’arpione, meno idrodinamico e quindi meno preciso delle prime, ma che offre una rapidita’ di sostituzione immediata, cosa che risulta assai utile in diverse situazioni di pesca.

‘ Anche se la forma di un arpione puo’ in molti casi apparire standardizzata, e anche se in effetti esiste una certa polivalenza di forma, e’ chiaro che un pescatore esigente cerchera’ sempre di utilizzare gli strumenti piu’ adatti a ottenere un buon risultato. Soprattutto oggi che la ricerca del perfezionismo tecnico supera a volte le esigenze di pesca e la teoria appaga spesso quanto la pratica. In altre parole, anche su un oggetto apparentemente semplice come un arpione e’ stata applicata una ricerca tecnologica che ha portato a sensibili evoluzioni di forme e di materiali, e se le forme sono l’aspetto piu’ appariscente, i materiali hanno pero’ un’importanza fondamentale’
‘ Alcune aziende hanno affrontato il tema arpioni in modo specifico, articolando la gamma di produzione sulla base della propria esperienza e di quella dei loro team agonistici. Cosi’ al di la’ dell’ormai famosa forma “delta”, vale a dire il classico e polivalente arpione presente come dotazione standard su tutti i fucili pneumatici, in omaggio a una pesca sempre piu’ raffinata e attenta al dettaglio sono nati molti modelli particolari per usi specifici’
‘ Anche se il nome non e’ certo edificante, lo “spaccaossa”, come viene definito per antica tradizione, ha lo scopo principale di ridurre a miti consigli quei pesci, in realta’ unicamente le cernie, che si fossero arroccati in tana mettendo a dura prova la resistenza (e la sicurezza) del pescatore. Nessuna azienda, come detto, ha in catalogo un arpione del genere, ma per ottenerlo basta denudare un normalissimo arpione togliendogli perno e alette’
‘ Definire l’archetipo “Delta” un arpione polivalente non e’ certo sbagliato, e va detto che con arpioni di questo tipo sono stati presi pesci di ogni specie e dimensione. Alla luce delle moderne tendenze della pesca in apnea, questo arpione puo’ pero’ essere definito piu’ come punta da tana, dove le sue alette corte ben si prestano alla cattura delle specie piu’ tipiche di quest’ambiente, senza creare troppi problemi con eventuali incastri fra le rocce. Addirittura, per minimizzare quest’ultimo problema, in molti casi puo’ essere preferibile utilizzare il modello a una sola aletta’

Pag. 49: TECNICHE DI PESCA / D’INVERNO COME E DOVEdi Alessandro Martorana

D’inverno la musica cambia: se si vuole continuare a pescare, si deve diventare dei veri specialisti per realizzare battute di successo e per muoversi in sicurezza. Ecco una serie di suggerimenti utili indirizzati soprattutto a chi non ha ancora una lunga esperienza di pescatore in apnea.

‘ Come dicevamo, d’inverno il mare muta totalmente il proprio aspetto e lo stesso luogo frequentato d’estate diventa completamente diverso nella brutta stagione. Approfittiamo, quindi, prima che la temperatura si abbassi troppo e la visibilita’ si riduca drasticamente, per ispezionare adesso cio’ che ci sara’ utile domani. Nella stagione invernale, per forza di cose, le nostre pescate si ridurranno sensibilmente sotto il profilo del tempo trascorso in acqua e la pesante zavorra, unita a una muta di spessore elevato, renderanno ogni nostro movimento sicuramente meno agile e piu’ faticoso di quando, d’estate o in autunno, ci muovevamo nell’acqua piu’ calda con un’attrezzatura piu’ leggera e meno ingolfante. D’inverno, quindi, dovremo cercare di ottimizzare la nostra battuta frequentando siti ben conosciuti, nei quali sappiamo gia’ perfettamente come si “muove” il fondale e quali sono i tratti di mare da evitare, perché potenzialmente poveri di prede’
‘ E’ ora di andare in acqua e di proseguire la nostra perlustrazione.
Personalmente, mi capita spesso di trovare splendide zone di caccia invernale durante le vacanze estive, quando, tanto per spezzare l’alternanza delle pescate “serie”, mi prendo una giornata da passare in relax senza impugnare il fucile. In queste giornate da “bagnante” amo fare lunghe pinneggiate, alternate a qualche breve aspetto, solo con pinne, maschera, boccaglio e boa segnasub e seguendo il contorno della costa a modesta profondita’. E’ incredibile, infatti, la quantita’ di informazioni sulla presenza del pesce in bassofondo e sull’orografia del fondale che si riescono a cogliere proprio quando non stiamo pescando e non abbiamo quindi il piacevole assillo di “fare carniere”‘
‘ Se la zona che perlustriamo presenta anche bei tratti fessurati, non esitiamo ad annotarceli scrupolosamente, in previsione delle fredde giornate invernali in cui la tramontana liscia la superficie dell’acqua nelle immediate prossimita’ della costa, pulendo incredibilmente la fascia di mare vicino riva. In queste giornate di mare grigio, freddo e calmissimo, non e’ sbagliato dedicarci alla pesca in tana con un corto fucile armato di fiocina, proprio in quelle zone fessurate che ci eravamo annotati l’estate scorsa. Potremmo avere incredibili sorprese di cattura proprio in quelle tanette che d’estate non avremmo nemmeno degnato di uno sguardo’

Pag. 54: VECCHIA SCUOLA / SILVANO FABIANI: 79 ANNI TUTTI GIOVANIdi Marco Bardi

Classe 1925, sessant’anni di pesca in apnea sulle spalle e ancora in piena attivita’. Lo spirito e la passione per il mare del lucchese Silvano Fabiani hanno molto da insegnare a tutti noi…

‘ Come hai vissuto questi tuoi primi cinquant’anni di pesca?
“Dopo cinquant’anni di pesca, pur constatando che il mare e’ cambiato, vado in acqua con la stessa passione, perché il mare mi regala gioia ed emozioni. Non mi sono mai fatto troppe domande su quello che faccio. Mi piace e basta, e lo faccio in modo spontaneo.
Entro in acqua alle prime luci dell’alba e non mi costa fatica, quando esco sono stanco ma soddisfatto, anche se non catturo niente. Il mare e’ generoso a prescindere dalle prede.
Ho pescato anche con le bombole, quando era consentito. Erano un mezzo per andare in mare a scoprire quello che in apnea non riuscivi a fare, ma era poco piacevole, tanto e’ vero che lo ho fatto poche volte. Era un modo per scoprire nuove avventure, nuovi fondali. Non ci si rendeva conto della situazione ecologico-sportiva perché a quei tempi era un’attivita’ di élite, “da Superman”, tant’e’ vero che la praticavano anche molti attori e politici famosi, come a dimostrare che quei subacquei erano dei marziani, dei superuomini. Poi, per fortuna, abbiamo capito e la situazione e’ migliorata’
‘ Come vivi il mare?
“Per me l’importante e’ il divertimento, la soddisfazione di sentirmi bene fisicamente! Quando rientro, di solito non faccio mai vedere il pesce a nessuno. Non permetto nemmeno a mia moglie di farlo vedere. Non condivido quelli che mostrano il trofeo come unico scopo dell’attivita’ di pesca in apnea. Mi piace rilassarmi cullato dal mare e spesso amo isolarmi dal mondo immergendomi in tratti di mare isolati. L’inverno mi consente di godere di quella pace che solo in mare riesci a trovare”.
‘ Che pescatore pensi di essere?
“Come tutti i pesca sub, sono un lupo solitario che ama andare in mare da solo perché si sente piu’ libero. Mia moglie Giuseppina e’ sempre stata in pensiero, ma adesso si e’ abituata e finalmente non mi tortura piu’ come negli anni passati. Mi conosce e ormai sa che se ho qualche dubbio rinuncio fin da subito. Qualche volta vado con mio figlio Enzo, che nel tempo non ha abbandonato totalmente la pesca, ma ci viene solo raramente”.
Cosa suggeriresti ai piu’ giovani?
“Che devono avere piu’ pazienza. Oggi, per prendere i pesci devi imparare bene a pescare e devi avere la piena conoscenza dei tuoi mezzi. Ci vogliono anni e anni di esperienza. Augurando a tutti di pescare per sessant’anni come ho fatto io, credo che di tempo per divertirsi ce ne sia abbastanza”‘

Pag. 58: ATTREZZATURE / LA MANUTENZIONE DEL TUO ARBALETEdi Alessandro Martorana

Il successo delle nostre battute di pesca dipende anche, in gran parte, dall’efficienza dell’equipaggiamento. Vediamo quali sono le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria a cui dobbiamo sottoporre il nostro arbale’te perché si conservi integro ed efficiente nel tempo.

‘ Partendo dal presupposto di trovarci tra le mani un fucile nuovo o comunque ben mantenuto, che sappiamo, quindi, essere perfettamente funzionante, dedichiamogli qualche minuto prima di infilarlo nella sacca dei fucili, nel momento in cui prepariamo l’equipaggiamento per recarci a pescare. Controlliamo, innanzitutto, che l’arbale’te non presenti ristagni salini nei punti di giunzione tra un componente e l’altro: una concrezione di sale tra la testata e l’affusto o tra l’affusto e l’impugnatura e’ sintomo certo di un trafilo di acqua di mare’
‘ Nell’eventualita’ di un’asta storta nella parte centrale, dovremo intervenire, nei limiti del possibile, usando le nostre mani: appoggiando la “gobba” su un ginocchio, cercheremo di ripristinarne la linearita’ applicando la giusta forza con le braccia.
Non dobbiamo esagerare, altrimenti rischiamo di “ingobbire” l’asta nel senso opposto. Se la piegatura e’ in corrispondenza delle estremita’, l’impresa e’ piu’ difficile e se non riusciamo a risolvere molto con pinze e morsa, saremo costretti a sostituire la freccia con una nuova’
‘ Il prossimo step e’ quello che riguarda il controllo del circuito della sagola di nylon, sia esso in monofilo che in tracciato. Naturalmente, il filo dovra’ essere perfettamente integro e non presentare nessun vizio o indurimento, che spesso e’ preludio di una rottura alla prima, decisa trazione’
‘ Una stagione di pesca, con frequenti shock termici dovuti al contatto con l’acqua dopo una prolungata esposizione al sole e numerose “frustate”, dovute alle repentine decontrazione dell’elastico nel momento dello sparo, lasciano senz’altro il segno proprio nei punti succitati. Controlliamo, quindi, che gli inevitabili “giochi” tra i componenti non diventino troppo marcati, peggiorando sensibilmente le caratteristiche meccaniche del fucile, oltre a pregiudicarne la sicurezza durante l’impiego’

Pag. 62: MONDIALE DI APNEA / ROVIGNO:LA GRANDE SFIDAdi Giorgio Volpe

Il secondo Campionato Mondiale di Apnea Blue Jamp Cmas ha visto la presenza di grandi atleti. Gli italiani hanno conquistato posizioni di rilievo, ma la vera stella della manifestazione e’ stata una bella ragazza russa.

‘ Dal 12 al 19 settembre, Rovigno (Croazia) ha ospitato il secondo Campionato Mondiale di Apnea Blue Jamp Cmas, cui era associata una competizione di apnea dinamica premiata dalla federazione croata. All’Italia e’ andata decisamente bene, in quanto e’ riuscita non solo a mettere le mani sul titolo mondiale maschile con l’intramontabile Gaspare Battaglia, ma anche a portare a casa un argento e due bronzi, vale a dire quattro medaglie sulle sei disponibili. A conti fatti, e’ andata molto bene anche all’apnea Cmas: dopo l’annullamento della prima edizione del campionato per maltempo, un ulteriore fallimento non avrebbe certamente giovato alla giovane disciplina’
‘ Il bilancio di questo campionato del mondo non puo’ che essere positivo: l’apnea entra finalmente nel mondo dello sport ufficiale e, anche se fra molte difficolta’, abbiamo finalmente ottenuto due campioni mondiali della disciplina. Certo, il campionato di Rovigno ha messo in evidenza dei difetti evidenti del regolamento, ma la Cmas non ha perso tempo e ha gia’ approvato una serie di modifiche
che vanno sicuramente nella giusta direzione.
Venendo alla prestazione degli azzurri, non potevamo aspettarci un esordio migliore. La nazionale che abbiamo visto a Rovigno rende merito al lavoro degli atleti del c.t. Mighali, bravo a creare un gruppo affiatato e vincente.
Dopo che avranno goduto del meritato riposo, i nostri ragazzi dovranno cominciare a pensare ai prossimi appuntamenti internazionali. Attendiamo con loro l’Europeo di Siracusa del 2005 e il Mondiale di Tahiti del 2006, con la speranza di assistere a una forte crescita del movimento’
‘ MARINA KAZANKOVA
Come ti sei avvicinata all’apnea?
Mio padre la pratica da qualche anno, e’ stato lui a propormi di fare allenamento per provare a disputare il campionato. Ho avuto modo di allenarmi per tre settimane e ho provato il Blue Jamp per la prima volta solo qui a Rovigno, praticamente cinque giorni fa. All’inizio non sapevo neanche compensare e non riuscivo a raggiungere il fondo del campo gara.
Come spieghi questa tua prestazione, allora?
Beh, in primo luogo con la mia forma fisica, che deriva dalla pratica costante di molte discipline sportive. Poi c’e’ l’allenamento mentale: io curo molto la preparazione psicologica. Non ultimo, ho tanta determinazione e voglia di vincere.
Ti aspettavi questo risultato?
Si’, ho iniziato a crederci cinque giorni fa. Quando sono arrivata non sapevo come fare a scendere a quindici metri, ma non appena ho capito che potevo farcela ho iniziato a pensare di fare due giri’

Pag. 67/74: PARLIAMO DI TECNICA

C4: PINNE IN CARBONIO FLAP
Con la nuova “creatura”, la C4 migliora ancor piu’ le prestazioni della Falcon, gia’ contraddistinta da reattivita’ e robustezza. Disponibile in tre diverse durezze, la Flap e’ stata prodotta per rendere prestazioni di alto livello con una forte attenzione per la sicurezza del subacqueo.

OMERSUB: PINZA CLIMPER
Una specifica pinza per stringere gli anellini sul monofilo dell’asta, limitando anche l’ingombro dello stesso anellino.

MAORISUB: MANOMETRO PER FUCILI OLEOPNEUMATICI
Un manometro per conoscere con esattezza in qualsiasi momento la pressione del proprio fucile oleopneumatico.

TOTEM SUB: FUCILE PELAGOS 100
Nuove migliorie per un fucile a elastici che e’ ormai diventato un punto di riferimento per gli appassionati di arbale’te.

MAT MAS: MONOPINNA MAXI EVO
Maxi Evo e’ la nuova proposta di Mat Mas destinata a diventare un’attrezzatura importante per gli apneisti.

PARISI SUB: ARBALETE IN LEGNO
Un fucile in legno con alcune rivisitazioni tecniche. Solidita’, precisione e potenza sono le sue caratteristiche.

Pag. 75: QUANDO L’ETA’ AVANZA / LA SFIDA DEL TEMPOdi Roberto Tiveron

Che cosa ci accade con il trascorrere degli anni? Il tempo incide sulla nostra apnea e sulle nostre performance di apneisti? Certamente si’, ma adeguando l’allenamento, lo stile di vita e alcune abitudini, non solo riusciremo a “tenere a bada” il tempo, ma vivremo anche meglio. Ecco “come si fa”.

‘ Gli anni passano e, di conseguenza, anche il nostro organismo subisce modificazioni fisiologiche continue, che richiedono un costante adattamento alla pratica della pesca e dell’apnea, oltre che a uno stile di vita e a un comportamento acquatico differenti, affinché si possa sfruttare appieno l’accresciuta esperienza senza subire penalita’ dal regresso fisiologico delle prestazioni fisiche.
L’essere umano e’ in continua evoluzione e ogni individuo, ogni giorno che passa, accresce le sue conoscenze e modifica, affinandole, le capacita’ mentali e fisiche’
‘ Accadra’ che un bel giorno ci si ritrovera’ su quel posto particolare che e’ stato in precedenza teatro di emozionanti immersioni e catture, un posto che conosciamo a perfezione, al quale ci siamo adattati perfettamente, di volta in volta, e sul quale, sebbene fosse impegnativo, riuscivamo ad immergerci con grande efficacia e tranquillita’. Ci immergeremo e ugualmente ci divertiremo, rivivendo di nuovo le belle emozioni che il mare ci sa regalare.
Potra’ accadere, pero’, che dopo poco tempo ci sentiremo piu’ stanchi del solito, spossati, al punto da dover salire in barca per una breve sosta ristoratrice, oppure ci renderemo conto che facciamo piu’ fatica del solito a raggiungere quel sommetto, dove riuscivamo sempre a portare a tiro qualche bel dentice’
‘ Passati i trent’anni, questo mantenimento di forma diventa piu’ difficile, ma non impossibile: l’apparato muscolo-scheletrico non e’ piu’ nel pieno del suo fulgore, ma con un adeguato allenamento fisico specifico e mirato sara’ certamente possibile mantenerlo al top della forma fisica, garantendoci ugualmente prestazioni ottimali, grazie anche all’accresciuto sviluppo psichico. In conclusione, potremmo dire che se a vent’anni, anche allenandosi poco o niente, la forma fisica tende a degradare piu’ lentamente, dopo i trenta cio’ avverra’ piu’ rapidamente e sara’ quindi necessario un allenamento piu’ costante e continuo’

Pag. 79: CON LA FORZA DELLA MENTE / TRAINING MENTALE E APNEAdi Lorenzo Manfredini

Un appropriato impiego delle cosiddette “tecniche mentali” puo’ portarci a grandi risultati nella pratica dell’apnea. Come automigliorarsi, come rilassarsi, come assumere “energie” da una pratica essenzialmente mentale.

‘ Non solo stimoli, ma vere e proprie trasformazioni
Uno stimolo psichico non ha alcuna connotazione significativa fin quando non gliela attribuiamo con contenuti e atteggiamenti mentali adeguati.
E’ infatti il nostro modo di affrontare i problemi, e’ l’immagine che abbiamo di noi stessi, e’ il nostro atteggiamento alla vita che danno, a ogni stimolo significativo, una connotazione positiva o negativa.
Noi possiamo spostare la nostra consapevolezza dal piano dell’Io a quello del Sé, dal piano della separazione e degli attaccamenti a quello dell’unificazione e del contatto.
Imparando a intervenire sul modo di pensare positivo, abbiamo la possibilita’ di attivare contenuti mentali in grado di utilizzare i simboli archetipici connessi alla nostra coscienza intuitiva.
Con questo discorso si vuole sottolineare che l’attivita’ mentale, connessa al metodo di rilassamento, permette di metabolizzare comportamenti limitanti, per trasformarli in comportamenti innovativi e positivi’
‘ Rilassamento fisico
Questo esercizio puo’ essere realizzato sia a secco che in acqua.
In acqua si dovra’ avere l’accortezza di utilizzare la muta con maschera e boccaglio: il tutto da realizzarsi vicino al bordo vasca, in posizione prona, a pancia in giu’, completamente abbandonati. L’istruttore o gli assistenti dovranno controllare con attenzione gli allievi in modo che essi mantengano un completo abbandono relativamente al collo, alle spalle-braccia, zone sfinteriche e gambe’
‘ Le qualita’ del nostro interlocutore
Tutto questo discorso e’ rivolto a quelle persone che sono desiderose di acquisire delle tecniche di rilassamento e realizzare se stessi sia sul piano personale sia sul piano professionale di istruttori.
Non dobbiamo pensare che la velocita’ di apprendimento sia esclusivamente collegata al pensiero, dobbiamo acquisire le tecniche di rilassamento in base all’esperienza e l’esperienza si puo’ acquisire facendo training intensivi dove acquisire le tecniche di base, collegate e progressive, che mettono la persona nella condizione di approfondire le tematiche dell’automiglioramento.
Per sviluppare la consapevolezza del “so di sapere, so di sentire, so di agire, so di pensare, so quello che faccio”, occorre un adeguato processo di formazione personale.
Non si tratta, quindi, di pensare solo di essere bravi tecnici, occorre pensare di essere persone realizzate e consapevoli del proprio ruolo con le dovute responsabilita’ e maturita”

Pag. 84: BRAVI PESCATORI / TECNICA ED ELEGANZAdi Nino Piras

Un esempio di come si possa, con la passione, coniugare la professione di architetto con la pesca in apnea, senza perdere di vista i valori di entrambi e affinando per ognuno l’esperienza necessaria.

‘ Marco, quando hai cominciato a pescare?
Fin dai 12-13 anni mi divertivo a prendere polpi e murene durante il periodo estivo sull’esempio di mio padre. A circa 19 anni, a forza di leggere le riviste con i campioni e di vedere le foto dei loro carnieri, ho deciso di dare una svolta alla mia carriera di pescatore di polpi estivo, iscrivendomi al Centro Sub Bergamo, societa’ che aveva una squadra agonistica di pesca in apnea con attivita’ rivolta prevalentemente nei laghi (abitavo a Monza). Da allora la progressione nel mondo delle competizioni e’ stata molto rapida: nell’86 ho vinto il campionato italiano acque interne e sono entrato a far parte della squadra ufficiale della Cressi-sub; nell’89 mi sono trasferito a Riomaggiore (Cinque Terre), dove la pesca e’ divenuta una professione per circa cinque anni, e questo e’ servito enormemente a fare il salto di qualita’ in acqua salata’
‘ Cosa ti ha spinto al ritiro dopo un’esperienza cosi’ intensa?
Tutta la mia carriera di pescatore subacqueo e’ stata ostacolata da problemi di sinusite e soprattutto dalla tendenza del timpano destro a infiammarsi. Tradotto in pratica, preparare una gara sotto i 15 metri per piu’ di quattro-cinque giorni mi provocava stati infiammatori che mi costringevano a fermarmi per diversi giorni o addirittura a disputare la gara in condizioni menomate. In sostanza, confrontarsi con campioni del calibro di Mazzarri, Riolo, Bardi, Molteni, Bellani, Ramacciotti, Antonini, Cappucciati, Cottu, Piras, De Silvestri, Agostini ecc., gia’ molto piu’ forti di me in valore assoluto, con una preparazione del campo gara inferiore o nulla (quindici giorni era la media della preparazione media) e senza scendere in profondita’, era una sfida troppo impari. Un po’ come giocare a calcio in serie A con una gamba ingessata’

Pag. 88: EVENTI / APNEA MAGAZINE: FESTA GRANDE AL RADUNO

La famosa e-zine che in pochi anni e’ diventata un punto di riferimento su internet per molti appassionati di apnea e di pesca, anche quest’anno ha organizzato il consueto raduno tra amici. Passione, allegria e amicizia, le parole d’ordine. Dovunque racconti di pesca e bicchieri di vino toscano hanno intrattenuto i partecipanti.

‘ Una forte tramontana sferzava le alte piante che circondano l’agriturismo Vecchio Mulino di Roselle, in provincia di Grosseto. L’acqua della piscina brillava in contrasto tra la brezza di terra e il colorito sole di fine settembre. In lenta ma continua crescita la zona si popolava di personaggi. Dai loro sguardi s’intuiva che ognuno di loro aveva rubato un pezzetto di mare e lo trasportava nel cuore. Per non parlare, poi, di quelli che si presentavano armati di lunghe spingarde, quasi volessero cercare pesci nella piscina o nelle calde acque termali adiacenti al luogo del raduno. Stiamo infatti parlando proprio di un raduno di pescatori in apnea, quelli che hanno l’aureola di mare anche quando sono in piena campagna toscana. Apnea Magazine, il punto di riferimento web del settore, ha celebrato il suo secondo raduno, proprio il 25 settembre, a fine stagione, in un periodo ottimo per incontrarsi e raccontarsi tutte le avventure estive’

Pag. 90: RIABILITAZIONE / UN GINOCCHIO PARTICOLAREdi Luca Bartoli

Il ginocchio puo’ essere soggetto a diverse patologie, tutte accompagnate da problemi funzionali e, spesso, da forti dolori. Ecco il caso di un problema al ginocchio abbastanza diffuso.

Pag. 92: CAMPIONI&CAMPIONATI / IL PERCORSO DELLE COMPETIZIONIdi Marco Bardi

In questo numero, vogliamo trattare l’argomento dell’agonismo partendo dalle basi. Ci giungono numerose richieste di spiegazioni su come affrontare le prime competizioni, come iscriversi, quali sono i percorsi da seguire.

Pag. 94: MEDICINA / I TRAUMI CRANICIdi Massimo Malpieri

Sono innumerevoli le situazioni, andando in mare e per mare, in cui si puo’ battere la testa, a volte con conseguenze banali, altre volte gravi. Esaminiamo l’argomento delicato dei traumi cranici e vediamo come possiamo renderci utili subito all’infortunato, prima del ricovero ospedaliero.

Pag. 98: DOVE ANDARE / PUGLIA: I FONDALI DI UGENTOdi Antonio Mancuso

Un itinerario lungo un tratto di costa salentina dove sono state disputate alcune importanti competizioni a livello nazionale: i Campionati Italiani di seconda categoria del 1994 e quelli di prima categoria del 2000

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